scritto da Fabio (Pinco11)
Nell’oramai lontano 2001 esce Kardinal und König: Das Kartenspiel, di Michael Schacht. Due anni dopo il gioco (edito allora dalla Spiele aus Timbuktu dell’autore stesso) è riedito con il nome di Richelieu dalla Ravensburger e si conquista una raccomandazione nel concorso dello Spiel des Jahres.
Passano ancora quasi tre lustri ed ecco la Thundergryph (con versione italiana della GateOnGames) rivitalizzare il gioco, fornendogli una nuova ambientazione e un makeup grafico utile ad adeguarne la veste ai migliori standard qualitativi di oggi, così un classico del passato riprende vita e non mostra affatto i segni del tempo.
Vi sto parlando oggi di Spirits of the Forest, ultima incarnazione del Kardinal dell’epoca, per 1-4 giocatori, con tempo medio di 20 minuti a partita, gioco a base di collezione set e maggioranze, dalle regole semplici, tanto da essere proponibile praticamente a chiunque, ma non altrettanto facile da padroneggiare 🙂
L’AUTORE
Michael Schacht è uno degli autori più noti sul panorama internazionale e, attivo da un ventennio, ha su BGG ben 24 pagine (da 10, anche se comprensive di espansioni) di titoli sui quali ha lavorato.
In genere preferisce proporre giochi di difficoltà contenuta ed è in questo settore che ha ottenuto i suoi maggiori riconoscimenti, come lo
Spiel des Jahres del 2007 con
Zooloretto. Tra i suoi titoli più noti, oltre a quelli che completano la serie dei –
loretto (
Coloretto, Aquaretto, …), abbiamo
Mondo (a tessere, tipo
puzzle),
Hansa, Africana, China, Valdora.
VEDIAMO DI CHE SI TRATTA IN POCHE PAROLE
I componenti di gioco consistono in 48 tessere, che raffigurano teorici spiriti della foresta, divise in 9 diversi colori. Su ogni tessera è sempre presente almeno un simbolo rotondo (spirito corrispondente al colore) e può essere presente anche un ulteriore simbolo tra fuoco, luna e sole (fonti di potere).
A inizio partita le tessere sono disposte casualmente su quattro righe da 12, formando una griglia, e su otto di esse (in posizioni predefinite) sono collocati, sul lato bianco, 8 dei 14 gettoni bonus.
Il flusso del gioco è assai lineare, perché, semplicemente, al proprio turno il giocatore al quale sta può prelevare dal tavolo una tessera (potendo sempre scegliere solo tra quelle agli estremi delle quattro righe) o al massimo due (se sono dello stesso colore e se entrambe contengono un solo simbolo rotondo dello spirito), mettendole di fronte a sé. Se è prelevata una tessera con sopra un gettone, si otterrà anche il gettone in questione, il quale può attribuire un bonus di uno spirito per fine partita o altri benefici. In aggiunta è possibile piazzare su di una qualsiasi tessera una delle proprie tre gemme, prenotandola per sé per il futuro e ciò impedirà agli avversari di prelevare quella tessera, se non sacrificando allo scopo una propria gemma.
Al termine della partita (esaurite le tessere)
per ogni colore e per ogni fonte di potere si verifica chi possiede più simboli e quel giocatore otterrà tanti punti quanti simboli ha, mentre gli avversari che non hanno nessun simbolo di una categoria otterranno 3 punti di
malus. Chi ha più punti, vince … 😉
COME SI PRESENTA
La Thundergryph è un editore giovane (animata dall’italo-spagnolo Gonzalo Aguirre Bisi, ha proposto titoli come Overseer, Tang Garden, Tao Long e Dead Men’s Dobloon), ma ha capito che per emergere su Kickstarter, canale di prima commercializzazione dei propri prodotti, si deve spendere una certa attenzione nella predisposizione della veste grafica dei giochi editi e Spirits non rappresenta un’eccezione a questa regola.
Le carte di una volta sono state così sostituite da tessere in cartoncino spesso e in luogo del monocolore originale ecco degli elaborati motivi ornamentali, per cui il gioco, messo sul tavolo, fa la sua impressione. Ancora di più lo fa nella versione deluxe di Kickstarter, dove al posto delle gemmine di plastica i giocatori ricevettero delle sorte di pigne/sassi di plastica simpaticamente istoriate e tesserine in legno (o nella collector, con stones ancora più pregiate e altri addon).
Layout grafico lineare, quindi, ma per nulla spartano, con unico possibile appunto che posso muovere legato a un paio di tinte (grigio e beige) che possono, soprattutto alle prima partite, quando ancora non si è fatto l’occhio ai simboli, confondere un attimo.
Spirits è davvero un bel giochino, facile da spiegare e per nulla banale, che in sostanza sintetizza e
concentra in un gameplay immediato il succo della meccanica delle maggioranze.
Ad ogni turno, infatti, il giocatore altro non fa se non selezionare una delle otto tessere disponibili (a volte meno) e prenderla, facendo attenzione, in più, a che non ci sia eventualmente l’occasione di prelevare due tessere invece che una. Fermandosi qui il tutto può sembrare banale, ma in realtà giocando, già alla prima partita (almeno se qualcuno il gioco lo conosce già) si comprende
come una certa lungimiranza sia richiesta, programmando in qualche modo le mosse.
La prima tattica essenziale che si sperimenta è così quella di
procurarsi il maggior numero di occasioni per il prelievo doppio, bloccando opportunamente con le proprie pietre (
prenotandole, quindi) le tessere chiave e subito a seguire intuibile è il vantaggio che si ha nel prelevare le tessere coperte dai gettoni bonus.

Poi si inizia ad alzare un attimo lo sguardo e si prende a tenere d’occhio con una certa attenzione quali colori stanno seguendo gli altri e come ci si possa, in caso, infilare in una maggioranza. Qui il numero di tessere di ogni colore diventa basilare e si inizia a comprendere come mai quel dato sia presente in modo così evidente sulle tessere. Ad ogni turno i possibili esiti delle maggioranze, quindi, si spostano e l’unico modo per opporsi alla marea delle scelte altrui diventa l’accorto utilizzo, appunto, delle proprie pietre di prenotazione.
Il tutto, chiaramente, resta sempre nell’ambito di un titolo che nasce e resta come adatto per tutti e questo credo che sia, in fondo, il suo maggior pregio, ovvero il fatto di poter essere proposto anche ad assoluti neofiti, così come a giocatori più esperti, restituendo ottime sensazioni ad entrambi, con un gameplay che dona longevità a prescindere dalla limitata durata della partita.
Con il numero dei giocatori varia, poi, anche l’esperienza di gioco, anche se ho trovato che il titolo tende a scalare adeguatamente pure nella versione a due che, sebbene non sia (nel mio gusto personale) la migliore, garantisce un controllo maggiore. Il multigiocatore, invece, per quanto nel passaggio tra una mossa e l’altra il campo di gioco possa variare sensibilmente, risulta sicuramente molto vivace ed è interessante vedere come si possa riuscire a puntare anche a semplici maggioranze relative, mentre in due quella normale è assoluta …
La durata a partita, infine, è contenuta normalmente nell’arco di una mezz’oretta (salvo pensatori seriali) ed è tale da stimolare anche possibili rivincite.
Annoto poi che è presente una versione solitario del gioco, che prevede di iniziare con le tessere coperte (salvo le otto agli estremi) e consente di prelevare ad ogni turno una tessera, attribuendo al morto quella sul lato opposto della medesima riga (ci sono poi dei gettoni extra che vanno all’avversario).
CONCLUSIONI
Spirits of the Forest è un gioco di maggioranze dalle regole semplici e lineare, che si spiega in poco e che si può proporre a un pubblico assolutamente ampio (alla fine è un family, anche se con un pizzico di cattiveria, legata alla dinamica stessa delle maggioranze).
Grazie a un paio di accorgimenti (vedi le pietre per prenotare prese future o i gettoni bonus) propone un livello di sfida e profondità tale da poter attrarre anche i giocatori più esperti, per cui si propone come un valido filler o come titolo da serata per famiglie.
Si ringrazia la GateOnGames per la copia di review fattaci pervenire.