Ma quanto sono belle le nostre care librerie Kallax piene stracolme di giochi da tavolo? Con tutte quelle scatole colorate affiancate, divise per genere, autore, iniziale del titolo, affezione, prezzo, ambientazione, etc., che ci guardano e ci regalano attimi di soddisfazione sparsi durante tutta la giornata… uno splendore!
C’è però un morbo, una malattia, che può attaccare le vostre librerie e diffondersi, a macchia d’olio, sciupando quella soddisfazione e insinuando una punta di ansia: la “sindrome delle zero partite”. È una sindrome in grado di farvi sprofondare nella vergogna, come quando fate un peto in un ascensore affollato, e di rovinare quel bel quadretto di famiglia che avete costruito anno dopo anno, stipendio dopo stipendio, acquisto incauto dopo acquisto incauto, offerta imperdibile dopo offerta imperdibile. Non è problema isolato, anzi, generalmente parte da una scatola e si diffonde rapidamente, proporzionalmente al numero di Kickstarter che avete finanziato. E a nulla serve nascondere le scatole malate in seconda schiera… arriverà il giorno in cui le vedrete sbucare dai pertugi, esplodere da ogni buco come bomboloni troppo pieni di crema, gettando il vostro stomaco in subbuglio e costringendovi a prendere quelle 30 gocce di melatonina ad azione rapida.
Ebbene, vi scrivo ciò perché io oggi ho appena debellato il morbo, vaccinato la libreria, sigillato il portale infernale dal quale arrivavano, inciso glifi di difesa su ogni mensola. Ho intavolato il mio ultimo gioco a zero partite: Smallworld of Warcraft! Era lì da anni, da quell’offerta imperdibile su Amazon, dove lo comprai a prezzo stracciato… e in lingua teutonica (e io ovviamente non parlo la lingua teutonica!).
Vai piccolo raggio di Sole, unisciti ai tuoi compagni già giocati e vola libero nel paradiso degli acquisti necessari e giustificabili!

MOON COLONY BLOODBATH
Moon Colony Bloodbath è un gioco euro competitivo di Donald X. Vaccarino (Dominion) per 1-5 giocatori, durata 45-90 minuti, edito nel 2025 da Rio Grande Games.
L’umanità decide di costruire una colonia sulla Luna. E fin qui nulla di nuovo. Senonché, invece di mandarci Samantha Cristoforetti e soci, invia fattoni, professori matti, robot fuori controllo e sprovveduti vari… e senza neanche un libretto di istruzioni! Questa è l’assurda ambientazione di Moon Colony Bloodbath, un gestionale a base di carte e combo, dove dovrete costruire un motore di gioco e successivamente smontarlo pezzo per pezzo. Obiettivo? La sopravvivenza.
Quasi a sorpresa nella selezione del Kennerspiel des Jahres, se non fosse per l’autore (Dominion e le sue millemila espansioni sono storia dei giochi da tavolo!), staremmo forse parlando di un vero underdog.
Vediamo insieme perché, un po’ sotto traccia, questo gioco stia mietendo sempre più sostenitori!

GRAFICA E MATERIALI
La grafica di Moon Colony Bloodbath unisce il tema spaziale a un mondo semi-distopico anni 50-60’, dove l’impresa di impiantare una colonia sulla Luna sembra avere lo stesso peso di una scampagnata il giorno di Pasquetta. Adorabile! Sia la copertina che le tantissime carte rendono perfettamente il tema che, può piacere o meno, ma risulta quantomeno molto originale.
Rimanendo sulla grafica però, non posso che sottolineare quanto sia discutibile la scelta dei disegni delle “mele”, dei “pacchi” e dei “crediti”. Sinceramente si poteva fare meglio, con poco sforzo in più.
I materiali lasciano parecchio a desiderare, in quanto non presentano nessun elemento sopra le righe. Assenti completamente componenti in legno e/o plastica, viene da chiedersi come mai, vista la produzione low-cost, non si sia optato per una scatola più compatta (che magari poteva portarsi dietro un prezzo più ragionevole!)!!!

REGOLAMENTO
L’biettivo è costruire una colonia lunare funzionante e fiorente, ma soprattutto capace di resistere agli innumerevoli disastri che capiteranno, cercando di sopravvivere fino alla fine, o finché le altre colonie non vengono smantellate dai robot e dalle catastrofi. La valuta di questa capacità di resistenza è rappresentata dalla popolazione, che viene aggiunta o pagata volta per volta (purché rimanga sempre in attivo).
Il cuore del gioco risiede nella meccanica di deck-building condiviso, dove il da farsi (comprese le azioni a disposizione di ogni giocatore) viene scandito dalla pesca delle carte da un mazzo comune. Il risultato di questa pesca può essere un effetto da applicare immediatamente a tutti i giocatori (alcuni benefici, molti distruttivi) o un’azione da intraprendere. Ciascun giocatore la sceglie per proprio conto e in simultanea tra:
- MINE: si ottengono 4 crediti (la valuta del gioco);
- FARM: di ottengono 4 mele (il “cibo” del gioco);
- RESEARCH: si pescano 2 carte edificio e si aggiungono alla mano;
- RESTOCK: si ottengono 2 pacchi (valuta “alternativa”, utile per innescare combo con alcune carte dedicate);
- BUILD: si gioca una carta edificio dalla mano, pagandone il costo, costruendola di fatto e rendendo così attivi suoi effetti immediati e/o permanenti e mettendo a disposizione della colonia la popolazione che ogni edificio porta in dote.
Quando il mazzo comune termina viene rimescolato. Considerate che ogni turno il mazzo cresce di dimensioni, grazie agli innesti di eventi e robot (nefasti), tecnologie che voi aggiungerete tramite carte edificio, carte vantaggio (che funzionano su un solo giocatore) e carte twist (realmente imprevedibili).

IMPRESSIONI
Moon Colony Bloodbath è un gioco un po’ per tutti, un po’ per pochi.
Per tutti perché si gioca con pochissime regole e il divertimento è assicurato.
Per pochi perché, se lo si vuole giocare bene, bisogna entrare nell’ordine di idee che ogni azione deve essere accuratamente scelta e individuata come la più vantaggiosa. Un errore tattico, infatti, potrebbe costare carissimo. Inoltre, è importantissimo ricordare le carte che costituiscono il mazzo, per sapere in anticipo cosa ancora deve uscire e potersi così preparare. Anche la scelta di cosa costruire deve essere ponderata. Un edificio che non rende perché costruito con presupposti sbagliati o in un momento non propizio potrebbe costare l’intera partita… anche se ve ne accorgerete solo alla fine!
Infatti, Moon Colony Bloodbath parte tranquillo e largo, dandovi l’errata impressione che avrete tempo e modo di costruire un motore di gioco efficiente e funzionante. Ma ad un tratto le cose cominceranno a precipitare in maniera repentina e inaspettata, portandovi improvvisamente ad essere a corto di azioni e a dover smontare quel motore che pensavate di poter ancora rifinire e ampliare, nell’esigenza (unica) di tamponare l’emorragia di popolazione che si innescherà (e lo farà di sicuro, statene certi!).

Se non inventa nulla in termini di meccaniche base (azioni, costruzione edifici, effetti da concatenare, etc.), restituisce nel complesso un’esperienza abbastanza unica, che mischia sopravvivenza a logiche tipicamente euro, con questa curva che parte dalla costruzione per finire inevitabilmente alla distruzione (e anche la scelta di cosa distruggere ha il suo perché…!). E tutto questo entusiasmo lo restituisce in un tempo di gioco abbastanza contenuto (circa 60 minuti) e con un divertimento di fondo, quasi sadico, nel veder sfuggire di mano a un tratto il controllo della partita e ritrovarsi quasi spettatori di fronte a ciò che si è costruito con incastri perfetti.
“Ma White Winston, sei proprio sicuro che sia un gioco nelle corde di giocatori euro, come te?”
Cari i miei consumatori di cannabis lunare, capisco le vostre perplessità ma, credetemi, lo è. Perché, anche se non ve ne accorgerete, tutti quei turni (pochi) passati a costruire e pianificare, in realtà premieranno comunque la configurazione migliore della base, anche quando le cose sembreranno volgere al caos. Semplicemente, è un’esperienza diversa da tutte le altre. Da provare.
Volendo fare un paragone azzardato, la sensazione che restituisce è un po’ quella del costruttore di Mini4Wd (ricordate quelle macchinine giapponesi che andavano un po’ di anni fa?): progettate la macchina, la assemblate e poi la fate partire nel circuito, dove correrà da sola mentre voi la state a guardare, per capire se siete stati efficienti nelle fasi precedenti. Ecco, la sensazione è un po’ quella… perché da un certo momento in poi, sarete quasi completamente in balia degli eventi e non potrete far altro che osservare la vostra colonia sopravvivere, o morire tra atroci sofferenze.

IL SOLITARIO
Moon Colony Bloodbath è il classico gioco semplicemente perfetto per l’esperienza in solitario: poche regole, tempo contenuto, alto tasso di sfida, longevità e voglia di migliorarsi che vi spingeranno a concatenare tante partite.
Non c’è nessun bot ma solo voi contro… i bot (mi riferisco ai robot della colonia che remano contro di voi costantemente!)! La sfida sarà prima sopravvivere e poi contare i punti in base al numero di robot che sarete riuscire a inserire nel mazzo (più sono, più diventa difficile).
Tra l’altro, visto la simultaneità delle azioni e l’assenza di interazione, l’esperienza che restituisce il solitario è paritetica rispetto a quella di una partita multigiocatore.

CONCLUSIONI
Moon Colony Bloodbath è un gioco che stupisce, pur senza innovare in maniera radicale. Risulta di fatto adatto un po’ a tutti, grazie al regolamento snello e al tempo di gioco contenuto, ma si presta anche al gioco più competitivo e con logiche di ottimizzazione tipicamente da eurogamer. La fortuna è presente e incide, in maniera orizzontale (cioè uguale per tutti) sulla pesca degli eventi, in maniera verticale sulla pesca degli edifici.
Nonostante la produzione molto sottotono e il costo non proprio in linea con questa, la grafica e l’ambientazione riescono comunque a renderlo un minimo accattivante (un minimo…).
Nel complesso, Moon Colony Bloodbath è un gioco che mi ha positivamente sorpreso, sia per il solitario, che ha tutte le carte in regola per affermarsi tra gli appassionati, che per il gioco in gruppo. Non è un titolo imprescindibile… ma sicuramente lo segnalerei come in grado di distinguersi rispetto alla massa di uscite, tanto da giustificare anche la nomination al Kennerspiel des Jahres.
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