First Giants Cover

First Giants Museo di Paleontologia

First Giants museo di paleontologia è un gioco di collection set a tema dinosauri edito da Asmodee nel 2026. Creato da Matthew Dunstan, Brett J. Gilbert ed illustrato da Maud Chalmel, Jessica Cognard è pensato per 2-5 giocatori dai 10 anni e ha una durata di circa 30 minuti.

“Dinosauri, rettili volanti e mammiferi giganti… create la mostra più prestigiosa! Studiate i Fossili, Esponete le vostre scoperte Padroneggiate il tempismo”

First Giants setup

Componenti e Materiali

La scatola di First Giants è perfettamente dimensionata per il contenuto: decisamente più compatta rispetto al classico formato quadrato a cui molti giochi da tavolo ci hanno abituato e caratterizzata da una forma rettangolare.

Fin dal primo contatto sorprende per il peso, una sensazione più che giustificata dalla quantità di materiale presente all’interno. Troviamo infatti 65 carte, 4 plance Sito di Scavo, 5 plance Museo, 20 pedine in legno, 8 segnalini Notizia, 33 segnalini Set, 80 ambre, 84 segnalini Punto Vittoria, il segnalino Primo Giocatore il regolamento e un’appendice.

Tra tutti i componenti, le ambre sono probabilmente l’elemento più scenografico. Hanno una presenza notevole sul tavolo e contribuiscono a trasmettere una sensazione di abbondanza e qualità che va oltre quanto sarebbe stato necessario per un family game di questa durata. Anche le pedine in legno seguono la stessa filosofia produttiva, aggiungendo un tocco di pregio a un’edizione che punta chiaramente a distinguersi anche sotto il profilo dei materiali.

Le carte sono ben realizzate e valorizzano efficacemente il tema paleontologico, con dinosauri e creature preistoriche rappresentati in modo accattivante. L’iconografia risulta sempre chiara e leggibile, mentre il forte contrasto cromatico delle carte quando vengono trasferite nel museo aiuta a colpo d’occhio a distinguere le diverse aree di gioco. Più in generale, tutto il comparto grafico dimostra una notevole attenzione alla pulizia e alla chiarezza visiva: informazioni ben organizzate, simboli intuitivi e una leggibilità costante durante tutta la partita.

Nel complesso, First Giants dà l’impressione di voler offrire qualcosa in più rispetto allo stretto necessario, e ci riesce. Tra ambre, componenti in legno e una presentazione molto curata, la qualità percepita è elevata e contribuisce a rendere l’esperienza piacevole già dall’apertura della scatola dando una sensazione quasi di lussuosa abbondanza.

on the table First Giants

Come si gioca

In First Giants siamo paleontologi che cercano di costruire il museo con la collezione migliore di fossili.

A ogni turno facciamo una scelta tra due azioni. Possiamo piazzare una delle nostre pedine in uno dei Siti di Scavo, purché lì non ci sia già una nostra pedina, e prendere una delle due carte disponibili. La carta va nel nostro Studio, la parte alta della plancia. Alcune carte fanno subito un effetto, altre restano attive per tutta la partita.

L’altra azione è recuperare tutte le nostre pedine dai siti. Quando lo facciamo possiamo scegliere cosa ottenere per ogni pedina: un’ambra oppure un fossile da spostare dal nostro Studio al Museo, cioè la parte bassa della plancia. Quando esponiamo un fossile dobbiamo anche pagarlo in ambre. Ogni carta ha un costo che corrisponde alle dimensione, più i dinosauri sono grandi, più ambre servono. Peccato che le ambre siano limitate.

I punti arrivano soprattutto dal Museo. I fossili si combinano tra loro in due modi: in serie della stessa famiglia, quindi stesso colore in ordine di valore, oppure in set di specie diverse ma della stessa dimensione. Quando iniziamo una combinazione mettiamo un segnalino Set tra le carte. Se poi la completiamo, quel segnalino si gira e vale punti extra. Non ci sono limiti a quante collezioni diverse cominciamo ad esporre nel museo.

Ci sono anche obiettivi che premiano chi ha più carte di un certo tipo o di una certa dimensione. Possono cambiare proprietario durante la partita, ma quando chiudiamo un set diventano definitivi. L’ultimo modo per afre punti è utilizzare le carte all’interno dello studio prima di archiviarle, alcuni effetti permettono di fare punti direttamente o convertire ambre in punti.

scoring in First Giants

Opinioni e Dinamiche

First Giants è un gioco di set collection che funziona con grande pulizia e immediatezza. Il turno è essenziale, gli effetti delle carte sono numerosi e permettono comunque di costruire piccole combo e catene interessanti, soprattutto quando si impara a leggere bene le sinergie tra i vari fossili. Una delle decisioni più ricorrenti e significative riguarda proprio il continuo bilanciamento tra Studio e Museo: mantenere le carte nello Studio permette di attivare effetti potenzialmente molto profittevoli a lungo termine, mentre trasferirle nel Museo significa trasformarle in punti, rinunciando però ai loro benefici. Questa tensione, pur semplice, resta costante per tutta la partita.

A questo si aggiunge la gestione delle azioni di raccolta delle pedine, che può essere sfruttata per ottenere ambre, e per accelerare indirettamente la costruzione delle proprie collezioni, al prezzo di scegliere meno carte. Infine, un ulteriore elemento di pressione è dato dalla corsa agli obiettivi, che possono incidere in modo significativo sull’esito della partita e che obbligano a valutare anche il ritmo degli avversari e se sia o meno profittevole ritirare le proprie pedine anche qualora ne avessimo ancora disponibili.

Nonostante la struttura estremamente snella, il gioco offre quindi diversi livelli di decisione: ottimizzazione delle combo, gestione del timing tra motore e punti, e attenzione agli obiettivi condivisi. Non introduce meccaniche realmente nuove nel panorama del genere, e si inserisce chiaramente nel solco di Elysium, di cui rappresenta una versione più asciutta ed elegante. Il lavoro fatto è soprattutto di sottrazione: si prende un sistema già noto e lo si rende più rapido, leggibile e immediato, senza però aggiungere complessità superflua.

Solidità e cura

Il risultato è un titolo molto solido, coerente e piacevole da giocare. Non sorprende con idee inedite, ma convince per la sua scorrevolezza e per la sensazione di controllo che restituisce durante tutta la partita. È il classico gioco che meccanicamente ci sembra già di conoscere, ma che si gioca volentieri e si rigioca senza fatica.

In questo senso, First Giants è anche un buon esempio di come oggi la qualità dei materiali e della presentazione giochi un ruolo sempre più importante: quando un sistema non porta innovazione radicale, è proprio la cura complessiva, estetica, chiarezza e produzione, a determinare quanto il gioco riesca a distinguersi e a lasciare una buona impressione al tavolo.

Le carte di First Giants

Bilanciamento

In rete si legge talvolta che il gioco presenti un problema di bilanciamento con le carte di valore 3, considerate da alcuni troppo costose da esporre nel Museo e quindi meno convenienti, al punto da rendere più efficiente puntare quasi esclusivamente sulle carte a basso costo o sulle alternative come le uova jolly permettono di “saltare” il loro utilizzo.

Questa lettura, però, non mi trova in accordo e soprattutto credo sia propria delle prime partite, quando non si ha ancora piena consapevolezza delle sinergie possibili tra le carte. A un primo impatto, è vero che le carte da 3 richiedono un investimento maggiore per essere esposte e possono sembrare meno efficienti sul piano immediato della conversione in punti, tuttavia, con l’esperienza emerge un aspetto fondamentale: le carte di valore più alto sono spesso anche quelle che meglio alimentano il motore nello Studio.

Il potere dello studio

Proprio lì diventano centrali, perché sono in grado di attivare sinergie più forti, legate alle famiglie e alle combinazioni di effetti, generando vantaggi ricorrenti sia in termini di raccolta di ambre sia di accelerazione della costruzione del proprio ecosistema di carte. In quest’ottica, il loro “costo” per essere esposte non è tanto un limite di bilanciamento quanto una conseguenza della loro potenza nello Studio: sono carte che rendono di più mentre restano in gioco e che quindi richiedono una decisione più ragionata prima di essere convertite in punti.

Il risultato è che il sistema, nel complesso, non appare sbilanciato, ma semplicemente meno leggibile nelle prime partite di quanto non sia realmente. È vero che all’inizio può venire naturale privilegiare carte più economiche o immediate, ma con la conoscenza del gioco si capisce che anche le carte più costose hanno un ruolo preciso e molto potente, soprattutto nella costruzione di strategie più efficienti e che tengano conto delle combo tra le carte.

tutte le carte

Correttezza Paleontologica

Un aspetto particolarmente riuscito di First Giants è la cura con cui viene trattato il tema paleontologico. Oltre al regolamento, il gioco include una piccola appendice che non si limita a spiegare in modo chiaro gli effetti delle carte, ma fornisce anche per ciascun dinosauro e creatura preistorica una breve descrizione informativa.

È un’aggiunta semplice ma molto efficace, che arricchisce l’esperienza senza appesantirla e che dimostra una volontà di andare oltre il puro aspetto ludico. Dal punto di vista della rappresentazione scientifica, il lavoro svolto appare sorprendentemente accurato per un titolo family. Le informazioni riportate sono coerenti e, secondo quanto riportato anche da alcune fonti online specializzate, non si tratta di un approccio puramente decorativo al tema, ma di una selezione abbastanza attenta e rispettosa delle conoscenze paleontologiche.

Naturalmente il gioco non pretende di essere una simulazione scientifica, ma riesce comunque a evitare molte delle semplificazioni o imprecisioni tipiche dei giochi a tema dinosauri. Il risultato è un equilibrio riuscito tra accessibilità e divulgazione leggera: il tema non è solo un pretesto estetico, ma contribuisce in modo concreto a dare identità al gioco e a renderlo più interessante anche dal punto di vista informativo.

segnalini in First Giants

Le età per giocarci e in quanti ci gioco

First Giants è indicato con un’età consigliata di 10+, una soglia che trovo sostanzialmente corretta. Il gioco, infatti, può anche essere avvicinato da giocatori più giovani, intorno agli 8 anni, ma già si entra in un territorio in cui le decisioni non sono più puramente intuitive: le carte vanno lette con attenzione, le sinergie tra effetti richiedono un minimo di pianificazione e la gestione tra Studio e Museo implica un ragionamento che, in media, si sviluppa con maggiore naturalezza dalla quarta o quinta elementare in poi.

Per quanto riguarda la scalabilità, il sistema si adatta abbastanza bene al numero di partecipanti grazie alla modulazione dei segnalini Set, che diminuiscono con meno giocatori ma restano invariati nelle partite a 4 e 5. Questo contribuisce a mantenere una buona densità di gioco e una durata complessivamente stabile nelle varie configurazioni.

In termini di esperienza al tavolo, però, in 3 o 4 giocatori il gioco dà il meglio di sé: il ritmo è fluido, il tavolo gira con continuità e il tempo tra un turno e l’altro resta sempre contenuto, mantenendo alta l’attenzione sulle scelte degli altri. In 5 giocatori la partita tende invece ad allungarsi leggermente in 2 giocatori, al contrario, il gioco risulta più controllabile ma anche meno vario, con meno interazione indiretta e meno cambi sulla board centrale.

obiettivi

Conclusioni

First Giants è un gioco di set collection estremamente pulito, rapido e ben costruito, che rielabora in chiave più accessibile e fluida un’idea già nota. Dietro a un regolamento semplice si nasconde comunque una buona profondità, fatta di sinergie tra carte, gestione del timing tra Studio e Museo e attenzione agli obiettivi, che diventano più evidenti con l’esperienza.

Non è un titolo che introduce qualcosa di davvero nuovo nel genere, ma funziona molto bene nel suo intento: essere leggibile, scorrevole e immediatamente soddisfacente. La qualità dei materiali e la cura della produzione contribuiscono in modo importante alla resa complessiva, dando al gioco una forte identità sul tavolo.

Ringraziamo Asmodee per la copia review

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