Rising Cultures scatola

Rising Cultures

Rising Cultures è un gioco competitivo di carte e civilizzazione asimmetrico piuttosto profondo nel quale dovremo dovremo far prosperare la nostra nazione. Edito nel 2025 da Berry Games, questo gioco creato da Francesco Testini e Aske Christiansen ed illustrato da Stefan Sonnberger è pensato per 2 giocatori dai 12 anni e ha una durata di circa 45 minuti.

“Scegli la tua civiltà e forgia il tuo cammino verso la gloria! Sfida il tuo avversario per dare vita alla civiltà più prospera e influente che il mondo abbia mai conosciuto! “

COMPONENTI E MATERIALI

Rising Cultures si presenta con una scatola quadrata di 20 centimetri per lato ed al suo interno troviamo una dotazione essenziale ma molto funzionale al tipo di esperienza che vuole offrire.

Abbiamo, infatti, quattro civiltà asimmetriche (Impero Persiano, Impero Romano, Califfato Abbaside, Antico Egitto) ciascuna composta da:

  • 24 carte dedicate
  • 1 plancia personale (fronte/retro)
  • 1 Cartoncino grande con la panoramica riepilogativa

Oltre ai materiali specifici delle civiltà troviamo:

  • 15 carte Provincia
  • 28 monete
  • 1 Segnapunti
  • 1 segnalino progresso

La quantità complessiva dei componenti non è enorme, ma è coerente con la natura del gioco: un titolo da duello rapido, dove la profondità nasce dalle scelte e dalla gestione delle carte più che dalla sovrabbondanza di materiali. In ogni caso le carte sono telate e il catoncino delle plance è spesso e robusto, tutto ben adatto allos copo e con una resa grafica verosimile che aiuta sicuramente ad immergersi nell’ambientazione.

COME SI GIOCA

Una partita a Rising Cultures si sviluppa in sette turni, ognuno suddiviso in tre fasi.

Si parte con la rendita: si controllano le entrate sbloccate sulla propria plancia e sulle carte già giocate e si prendono dalla riserva le monete corrispondenti. È un momento rapido ma cruciale, perché misura l’efficienza del motore economico costruito fino a quel momento.

La seconda fase è il cuore del gioco. Ogni giocatore pesca quattro carte dal proprio mazzo civiltà e può spendere monete per cambiarne alcune, cercando combinazioni più favorevoli. Delle quattro carte se ne potranno giocare fino a tre, alternandosi con l’avversario. Ogni carta è multiuso: può essere scartata per ottenere monete, impiegata per aumentare la forza militare allineando uno dei tre simboli (spada, cavallo o scudo) sulla plancia, utilizzata per ampliare le risorse permanenti, in modo non troppo distante da Seven Wonders, oppure giocata come edificio o leader per attivarne gli effetti, pagando le risorse richieste e potendo sostituire eventuali mancanze con monete.

Quando si costruisce un edificio o si attiva un leader, è possibile far avanzare il livello di progresso della propria civiltà scartando una carta risorsa già in gioco. Questa scelta permette di sbloccare nuove abilità, bonus o punti vittoria, ma comporta un sacrificio che può rallentare lo sviluppo nel breve periodo. È una decisione che crea una tensione costante tra crescita immediata e consolidamento.

Nella terza fase si verificano le carte Provincia: chi soddisfa le condizioni richieste, di solito legate alla maggioranza in uno specifico simbolo militare, conquista la carta ottenendo punti vittoria ed eventuali effetti immediati o futuri. Si controlla poi il limite massimo di sette monete, si riattivano eventuali carte utilizzate e si passa al turno successivo.

Essendo un duello asimmetrico, l’esperienza rende al meglio giocando due partite e scambiandosi le civiltà, così da misurarsi ad armi pari e apprezzare davvero le differenze strategiche.

Rising Cultures Carte

OPINIONI e DINAMICHE

Rising Cultures si inserisce nel filone dei duelli a tema civilizzazione con un’identità molto precisa. Il cuore del sistema sta nel fatto che ogni carta può essere giocata in quattro modi diversi: come risorsa permanente, come potenziamento militare, per il suo effetto diretto (edifici o leader) oppure semplicemente trasformata in monete.

Questa flessibilità genera, turno dopo turno, una piccola crisi decisionale continua. Il giocatore sa che vorrebbe fare tutto, ma non può farlo. Deve scegliere cosa sacrificare e quando, e proprio da questa rinuncia nasce la tensione della partita, che cresce progressivamente fino agli ultimi round.
La progressione è un altro elemento chiave. A un certo punto il livello di sviluppo aumenta al punto da far “girare” la plancia civiltà: si entra nell’ età dell’oro, con parametri più alti, maggiore forza militare e nuove possibilità strategiche. È un momento che dà la sensazione concreta di evoluzione e scandisce bene il ritmo della partita.

Molto riuscita è anche l’asimmetria tra le civiltà, che non è solo cosmetica ma incide davvero sul modo di giocare. Il Califfato Abbaside, ad esempio, utilizza un sistema particolare di carte denominate “Grandi Menti”, le quali a loro volta generano risorse speciali utili a realizzare grandi opere: una civiltà più tecnica, quasi da costruzione combinatoria.

L’Impero Romano è invece più pragmatico: può pagare due monete quando conquista una provincia per evitare di perdere una carta militare, rendendo l’espansione più sostenibile. L’Impero Persiano beneficia di entrate economiche aggiuntive e di una gestione più elastica dei leader in alcune fasi della partita, favorendo una strategia più solida e lineare. L’Antico Egitto introduce le carte Nilo che introducono un nuovo livello di interazione tra i giocatori.

Il risultato è un gioco che, pur nella sua struttura compatta, offre approcci differenti e invita naturalmente a rigiocare scambiandosi le civiltà. Non è solo una questione di poteri diversi, ma di mentalità diversa con cui affrontare la stessa tensione decisionale.

Rising Cultures Civiltà

L’ELEFANTE NELLA STANZA

Il paragone viene naturale. A prima vista Rising Cultures e 7 Wonders Duel condividono diversi elementi: carte con simboli che vengono “archiviate” per costruire, sviluppo militare, crescita progressiva della propria civiltà. Ma, superata la superficie, le differenze sono più numerose delle somiglianze.

In 7 Wonders Duel il cuore dell’esperienza è il tabellone condiviso con la disposizione delle carte. Ogni scelta modifica le opzioni dell’avversario, ogni carta presa può aprire opportunità o regalarne di migliori all’altro. L’interazione è continua e diretta: si gioca molto più “contro” qualcuno che “per” qualcosa. La strategia cambia costantemente in base a ciò che fa l’avversario, e forzarlo verso decisioni scomode è parte integrante del gioco.

In Rising Cultures, invece, il focus è quasi interamente sulla costruzione della propria civiltà. L’interazione esiste, soprattutto nella competizione per le Province e nelle maggioranze militari, ma è meno invasiva. Non possiamo realmente alterare le giocate dell’altro o impedirgli di sviluppare il suo motore: dobbiamo piuttosto ottimizzare il nostro, massimizzando le scelte e accettando i compromessi imposti dalla gestione multiuso delle carte.

Anche le carte hanno un peso diverso. In Rising Cultures ogni carta porta con sé un effetto, una funzione, una possibilità di combinazione; raramente è solo “materia prima”. In 7 Wonders Duel, molte carte sono essenzialmente risorse o strutture lineari, con meno testo e meno effetti specifici. Questo rende Rising Cultures più denso, più articolato, forse anche più complesso.

In definitiva, pur riciclando alcune meccaniche che rendono alcune fasi di gioco “chiare” e con un senso di “le conosco” Rising Cultures è un gioco più gestionale e progressivo, con meno interazione diretta ma con un maggiore senso di crescita e controllo della propria civiltà rispetto a 7 Wonders Duel che rimane una sfida serrata fatta di controllo e pressione costante sull’avversario . È meno “ti costringo a sbagliare” e più “costruisco meglio di te”.

ESPANSIONI IN ARRIVO?

La presenza di quattro civiltà differenti suggerisce chiaramente che Rising Cultures abbia un potenziale di espansione molto alto. Se pensiamo anche solo alle grandi civiltà della storia, dagli Aztechi ai popoli mesopotamici, per citarne alcune, il terreno tematico è vastissimo.

È facile immaginare che gli autori, Francesco Testini e Aske Christiansen, possano in futuro introdurre nuove fazioni con meccaniche dedicate, qualora il gioco trovi la giusta accoglienza. Naturalmente l’asimmetria è uno degli elementi più delicati da bilanciare, quindi ogni eventuale aggiunta richiederà grande attenzione.

Già nella scatola base si percepisce una differenza di accessibilità tra le civiltà: Persia e Roma risultano più immediate e lineari, ideali per le prime partite, mentre il Califfato Abbaside richiede maggiore esperienza per essere compreso e sfruttato al meglio. Una volta padroneggiato, però, rivela una potenza e una profondità notevoli. Questo introduce un elemento di scoperta che è parte integrante dell’esperienza: Rising Cultures non è un gioco che si esaurisce alla prima partita, anzi. Richiede di conoscere bene le carte, di capire le sinergie, di intuire le combo possibili e di pianificare la crescita nel medio periodo. Solo con questa familiarità si riesce davvero a esprimere il potenziale della propria civiltà.

LE ETA’ PER GIOCARCI

Rising Cultures è consigliato a partire dai 12 anni e il target risulta corretto, perché si tratta di un gioco chiaramente rivolto a giocatori esperti, capaci di costruire un motore efficiente, gestire scelte cruciali e pianificare a medio-lungo termine massimizzando le opportunità a ogni turno. Non a caso, su BoardGameGeek presenta un complexity rating pari a 3, indice di una profondità strategica significativa soprattutto considerando che è un gioco di carte.

CONCLUSIONI

Rising Cultures si conferma un titolo molto interessante per chi cerca un gioco di civilizzazione a due giocatori con profondità strategica e gestione di risorse. Pur condividendo alcuni tratti con 7 Wonders Duel, come le carte multiuso e i simboli da “consumare”, l’esperienza è molto diversa: il focus non è forzare l’avversario a fare scelte sbagliate, ma far crescere la propria civiltà nel modo più efficiente possibile.

Le scelte multiuso delle carte creano una tensione costante, perché ogni turno il giocatore deve bilanciare economia, forza militare, edifici e progresso. Ogni civiltà ha la propria identità e stile di gioco, e imparare a padroneggiarle richiede tempo, rendendo il titolo più gratificante man mano che si acquisisce esperienza.

La fase di progresso e la rotazione della plancia introducono un senso di evoluzione tangibile, dando la percezione concreta che la civiltà stia realmente crescendo. La conquista delle province mantiene un livello di interazione, ma senza togliere centralità alla propria strategia personale. Il gioco premia chi ama costruire engine e sinergie, piuttosto che chi cerca un duello di pressione costante sull’avversario.

La combinazione di asimmetria, scelte multiuso e progressione rende Rising Cultures un titolo adatto a giocatori che vogliono sentirsi architetti della propria civiltà. In sintesi, è un gioco che cresce con il giocatore, con una curva di apprendimento appagante, alta profondità strategica e una tensione controllata. Perfetto per chi ama pianificare, ottimizzare e scoprire gradualmente tutte le possibilità offerte dalle carte e dalle civiltà. Una sfida mentale che premia la visione d’insieme e la capacità di adattamento.

Ringraziamo Berry Games per la copia Review.

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