Sieg Zion !!!
Zaku MKII
Immaginatevi di prendere il posto di Von Braun alla NASA e di sentire di avere sulle spalle il destino di un’intera nazione e gli occhi del mondo puntati addosso. A vostra disposizione, un budget risicato, un pugno di astronauti coraggiosi e una serie di tecnologie promettenti ma terribilmente inaffidabili, fino a quando non le testerete ovviamente. L’obiettivo? Conquistare lo Spazio prima degli altri.
Questa non è la trama di un film, ma è quanto sentirete sulla vostra pelle mentre state giocando a Leaving Earth.
Un titolo che non simula semplicemente la corsa allo spazio tra il 1956 e il 1976, ma ve ne fa vivere il peso, la gloria e gli immancabili fallimenti.

Massa e spinta: Il dilemma del pianificatore visionario
Il perno centrale dell’esperienza è un duplice dilemma che tormenterà ogni vostra decisione: quello del pianificatore visionario e quello dello scienziato prudente.Come pianificatore, il vostro compito è risolvere una magnifica matrioska di problemi ingegneristici.
Ad esempio per mandare una sonda su Marte, vi servirà un razzo capace di spingerla fuori dall’orbita terrestre, visto che ovviamente ha un peso. Ogni componente aggiunto è peso extra, che richiede più spinta, che a sua volta pesa di più.
Questo ciclo, apparentemente impossibile da risolvere, si trasforma in una sfida mentale incredibilmente appagante.
Risolvere l’equazione di spinta, massa e difficoltà per ogni manovra vi regalerà una soddisfazione immensa: quella di aver domato le leggi fisiche tramite il vostro intelletto.
Potrebbe non sembrare divertente ma, fidatevi, lo sarà!
Vi sorprenderete a ragionare ricorsivamente, partendo dal punto di arrivo e calcolando tutto fino alla partenza.
La scommessa dello scienziato: tra collaudi e salti nel buio
Come scienziato, invece, dovrete fare i conti con l’incertezza.
Ogni nuova tecnologia, dalle capsule pressurizzate al rendez-vous orbitale, è solo una promessa. Il suo successo non è garantito finché non la testate nel vuoto cosmico, pescando una carta Esito che può decretare un trionfo, un piccolo intoppo o un disastro catastrofico.
Il gioco vi spinge a gestire il rischio: oserete lanciare una missione con componenti non testati, affidandovi alla fortuna? O investirete preziosi milioni in test a terra per rimuovere gli esiti negativi dal mazzo, ma perdendo tempo prezioso rispetto a qualche vostro avversario che non ha avuto le vostre stesse remore?

Realpolitik Spaziale: Vent’anni di Guerra Fredda sul Tavolo da Gioco
Il flusso di gioco si snoda lungo venti anni, ognuno dei quali è una corsa. Ogni inizio anno incassate il vostro budget, poi vi gettate in una sequenza di turni flessibile, dove chi è in svantaggio gioca per primo. Ogni turno potete fare di tutto : acquistare componenti, assemblare un razzo, testare una tecnologia o passare, in una danza strategica dove ogni mossa è ponderata.
Inizialmente, sembra una gara a chi arriva primo.
Ma presto ci si accorge che la realpolitik spaziale è più complessa.
Il gioco si prende una licenza storica permettendovi di negoziare tecnologie con gli avversari , cosa impossibile nella realtà della Cortina di Ferro. Al contrario, fedelissima alla storia è la gestione del budget: quando un rivale compie un’impresa, il vostro governo, punto nell’orgoglio, vi stanzierà fondi extra. Un’elegante meccanica che alimenta la competizione e vi fa sentire in corsa proprio come lo furono la Russia e gli USA in quel periodo.

…il primo a camminare sulla Luna è Yuri Gagarin, a bordo di un razzo Atlas però !

L’Identikit del giocatore: Dedizione, calcolo e lungimiranza
È bene chiarire, tuttavia, che Leaving Earth non è un’esperienza adatta ai neofiti. Si tratta di un titolo esigente, che si rivolge a un pubblico di giocatori esigenti. Sicuramente giocatori amanti della pianificazione e che non si facciano spaventare da calcoli che, seppur semplici, richiedono attenzione. Il gioco, che può essere affrontato anche in modalità solitaria, richiede una dedizione non indifferente: una partita completa può facilmente superare le tre ore.

La magia dei futuri alternativi : Yuri Gagarin su un razzo Atlas
Ciò che porta Leaving Earth da ottimo gestionale a capolavoro, a mio modesto parere, è la sua
aderenza tematica. Ogni regola, ogni componente, serve a raccontare una storia. I pericoli delle fasce di Van Allen, la difficoltà di un atterraggio morbido, la necessità di rifornimenti per gli astronauti: tutto è lì, integrato in modo perfetto. Il gioco diventa un generatore di storie “quasi vere”, di futuri alternativi in cui magari il primo a camminare sulla Luna è Yuri Gagarin, a bordo di un razzo Atlas però!

Conclusione
Purtroppo, la sua reperibilità è un’impresa degna di una missione spaziale.
Ma se doveste trovarlo, sappiate che non state acquistando solo un gioco, ma un omaggio all’ambizione umana. Al di là dei calcoli e della competizione, Leaving Earth evoca il senso di meraviglia di un’epoca in cui l’umanità intera alzò lo sguardo verso le stelle, non più solo per mirarle ma per raggiungerle.
Permettendo la cooperazione, ci ricorda che la conquista dello spazio non fu solo una gara tra nazioni, ma anche uno sforzo collettivo, un’avventura condivisa per spingere i confini della conoscenza. E alla fine della partita, che siate vincitori o vinti, vi resterà addosso la sensazione di aver partecipato a qualcosa di grande, nobile e, soprattutto, indimenticabile.
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