scritto da
FΛB!O P.
I vombati sono noti prevalentemente per due caratteristiche: hanno il marsupio volto verso il basso (non verso l’alto come gli altri marsupiali) e producono feci di forma cubica. Probabilmente non è la prima creatura che viene alla mente quando si pensa all’Australia o alla Tasmania, né è inflazionato al livello di altri animali nelle ambientazioni dei giochi da tavolo, ad ogni modo dopo la recensione di Wie die Wombats magari vi sarà un po’ più familiare ^_^
Inserito nel catalogo dell’editore Zoch Verlag nel 2023, sta per uscirne come un altro paio di titoli che abbiamo visto nelle ultime settimane (Burg Appenzell, Chance It). Ideato da Thomas Schneider-Axmann per 1-6 giocatori di almeno 8 anni, è un collaborativo indipendente dalla lingua della durata di circa 20 minuti, in cui stimare la quantità di vombati sulle carte e disporle in ordine crescente. Facile, no? No. Una clessidra scandisce i round in tempo reale…
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Queste colline brulicano di vombati! Ma quanti saranno? L’istituto di ricerche sui vombati può soltanto cercare di stimarli. E ha bisogno di guardiani di vombati esperti, proprio come voi, per riportare l’ordine in questa confusione a quattro zampe. Riuscirete ad aiutarli a finire le loro ricerche?

I COMPONENTI
La scatola di Wie die Wombats, di dimensioni 162×162×48mm, contiene:
- il regolamento (EN, FR, DE, IT);
- 40 carte incarico (8 per ogni livello di difficoltà da 1 a 5);
- 65 carte vombato (numerate da 11 a 75);
- 2 carte freccia;
- 2 carte riassuntive (in 4 lingue);
- 1 clessidra da 90 secondi;
- 1 tavola dei punti da +30 a -20;
- 1 pedina vombato in legno.
Stiamo sostanzialmente valutando un mazzo di carte da 56×87 mm. Non sono telate, ma nemmeno particolarmente delicate. Io non le imbusterei, sia perché si mescolano una volta sola durante la preparazione, sia perché la superficie plastica potrebbe riflettere e compromettere la visibilità. Le illustrazioni di Dennis Lohausen sono sempre piacevoli e simpatiche (uno dei vombati in copertina si mangia pure il logo della Zoch).
Clessidra, segnapunti e pedina fanno il loro mestiere. Il regolamento è quasi troppo dettagliato per un gioco così semplice. Ricco di esempi, le uniche sbavature che posso rilevare sono un paio di parole lasciate da tradurre. In definitiva i materiali sono adeguati allo scopo.
Ho girato anche un video di unboxing:

LE REGOLE, OVVERO: COME SI GIOCA?
Preparazione: Mescolate le 65 carte vombato con i vombati visibili. Create 5 mazzi da 11/12/13/14/15 carte per i round 1/2/3/4/5. Posate coperta una carta incarico casuale del livello 1/2/3/4/5 sul relativo mazzo. Disponete le carte freccia ortogonalmente per delimitare un angolo dell’area di gioco. Tenete la clessidra a portata di mano. Collocate la pedina vombato sulla casella 0 della tavola dei punti.
Svolgimento: All’inizio di ogni round, voltate la carta incarico dell’attuale round. Guardatela con calma: c’è uno schema che dovete riprodurre con le carte vombato. La quantità di vombati per carta dovrà aumentare nella direzione della freccia. Quindi capovolgete la clessidra e sparpagliate tutte le carte vombato del round. Nel vostro turno potete svolgere una delle seguenti azioni:
- giocare una nuova carta vombato, orizzontalmente o verticalmente annessa a una già calata (la prima è a piacere);
- togliere una carta vombato dallo schema e riporla tra quelle disponibili di questo round;
- invertire due carte che sono già state giocate.
Vi è permesso consultarvi tra di voi in qualsiasi momento. Per ogni incarico potete girare la clessidra fino a due volte. Quando non volete più modificare nulla, stendete la clessidra orizzontalmente. Sul retro di ciascuna carta scoprite quanti vombati raffigura e controllate se la quantità è crescente.
Se avete fatto solo uno o nessun errore, segnate punti pari al numero del round 1/2/3/4/5. Se ci siete riusciti senza errori e senza girare la clessidra, raddoppiateli. Per ogni errore in una fila ricevete 1 punto negativo, -2 per ciascun capovolgimento di clessidra. Spostate la pedina vombato avanti o indietro del numero di punti ottenuto e continuate con il prossimo round. La partita finisce anticipatamente se toccate la casella -20, altrimenti termina dopo il 5° round e sarete valutati in quattro scaglioni di bravura.
Il regolamento completo di Wie die Wombats lo potete trovare qui.

CONSIDERAZIONI & IMPRESSIONI
Wie die Wombats è più difficile di quanto inizialmente credavamo. Naturalmente, la differenza tra 20 e 60 vombati si vede al volo; tra 35 e 45 dovrete soffermarvi qualche attimo in più; tra 57 e 58 vi resterà il dubbio finché non rivelerete le carte. Gli animali sono piccoli e potrebbero essere benissimo dei pallini: pure i loro colori concorrono a creare confusione. Il tutto va fatto rispettando lo schema del round e sotto la pressione del tempo: il compito principale della clessidra non è infliggervi penalità, bensì impedirvi di contare.
Di per sé, questi coccolosi marsupiali offrirebbero un’ambientazione gradevole e rilassata. Poi però la sabbia comincia a scorrere! Chi ha un buon occhio sarà più facilitato, quelli più resistenti alla tensione possono riuscire meglio di altri. Sarebbe semplice se almeno fosse solo una fila, invece righe e colonne si incrociano più volte nella specificità di ciascuno schema. Questo richiede programmazione o rimaneggiamenti, per non rimanere senza carte inferiori quando servono anche verso la fine.
Ma ci sono pure buone notizie! Ogni carta può darvi al massimo 2 punti negativi, uno orizzontalmente e uno verticalmente. Dovete infatti confrontarla “solamente” con quella immediatamente precedente nelle due direzioni. Con la pratica, chiaramente, in Wie die Wombats tutto diventa un po’ più facile. Se da un lato il colpo d’occhio è un’abilità innata e il lavorare sotto stress può avere lievi potenziamenti, la capacità di leggere uno schema e interpretarlo in base alle carte disponibili migliora tantissimo.
Alice, che è sotto l’età consigliata, ci ha giocato con noi fin dalla primissima partita. Il suo essere la regina di Dobble e – soprattutto – di Mysterix le ha fornito gli strumenti giusti per essere di grande aiuto. Una intuizione interessante è quella che a volte è più utile osservare il vuoto tra i vombati che non la loro presenza, per capire in che ordine appoggiare le carte: gli animali sono tutti differenti per posizione e colore, mentre il bianco delle carte sempre bianco è.

A proposito di carte, dovendo mescolarne due mazzi, temevo il peso della fortuna in Wie die Wombats. Il dispetto peggiore che può farvi la dea bendata è infilare tante carte consecutive nel mazzetto del round. Mediamente ci sono un paio di coppie così. Con uno schema “amichevole” questo aspetto non è drammatico. Cosa intendo? Ad esempio potrebbero esserci posizioni distanti tra loro in cui servono carte basse o alte, pertanto potrei piazzare in relativa tranquillità un 61 e un 62 agli antipodi che vicini mi farebbero sudare. L’autore ha fatto un ottimo lavoro di bilanciamento all’interno dei livelli delle carte incarico. È un gioco dove l’abilità può compensare la casualità e il margine d’errore può essere gestito con strategia e comunicazione.
Mi sono fatto l’assist per analizzare l’interazione. Sebbene le azioni siano a turno, potete discutere liberamente durante il round. Questo crea un clima molto collaborativo, dove parlarsi in modo rapido ed efficace è fondamentale. Ogni giocatore contribuisce alla risoluzione dell’incarico e il successo dipende dalla capacità del gruppo di ragionare insieme. Si verificano continuamente dei frangenti “Secondo me sono da invertire” vs “Lasciamole così, vanno bene“, favorendo il dialogo, il confronto di idee e la costruzione di soluzioni creative. Se lo intavolate spesso con le stesse persone, vi dimenticherete delle categorie di punteggio per divertirvi a battere il vostro risultato migliore.
Che siate in tanti o in pochi (addirittura da soli), Wie die Wombats non cambia di uno iota. Si utilizzano sempre tutte e 65 le carte vombato nel corso di 5 round. Non ci è mai servito più di un capovolgimento di clessidra e la durata si attesta tra i 20 e i 30 minuti, in qualunque taglia. In solitaria non è così spassoso come in compagnia, tuttavia funziona ed è altrettanto difficile. La scalabilità oscilla dai più punti di vista in 4-6 giocatori (con il rischio di confusione) ai più turni personali in 2-3 (con maggiore pressione individuale).
La rigiocabilità è solida, grazie alla varietà delle carte incarico (8 per livello) e alla natura cooperativa. Il punteggio finale con una scala di valori premia la qualità e invoglia a migliorarsi, rigiocando per ottenere un risultato più “vombastico”. Se avete paura che si imparino le carte a memoria (Ah, quello è il 57!), non c’è pericolo. E quando sarete diventati bravi a stimare le quantità, una variante viene in vostro soccorso! Su alcune carte incarico c’è un vombato rosso o bianco: durante questi round prendete in considerazione solo il numero di vombati di quel colore, gli altri non contano. Quelli fulvi spiccano, ma gli albini si confondono ancora di più…
Lati negativi?
Wie die Wombats, come ogni cooperativo, soffre di squilibri interni, nel momento in cui non si gestiscono bene le dinamiche tra i partecipanti. Il giocatore alfa – colui che tende a prendere il controllo della situazione, decidendo le mosse per tutti e riducendo gli altri a meri esecutori – potrebbe in effetti presentarsi. Un carattere dominante può facilmente imporre la sua visione, favorito dallo stress temporale (sabbia) che spinge il gruppo ad affidarsi a chi sembra più sicuro o veloce.

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Ecco qui in elenco le cose che Alice (6 anni e 10 mesi) e gli altri bambini che hanno giocato con lei hanno potuto imparare – o ripassare – giocando a Wie die Wombats:
- il ragionamento spaziale, necessario a riempire uno schema rispettando direzioni e quantità crescenti;
- a stimare il numero di vombati, facendo ipotesi e confronti, allenando il pensiero probabilistico;
- a comunicare efficacemente, spiegandosi con chiarezza, ascoltando gli altri e coordinandosi;
- a collaborare per superare la sfida, lavorando in squadra, a volte fidandosi;
- a gestire il conflitto quando le opinioni divergono, trovando un compromesso rapido e funzionale;
- a contenere l’ansia da prestazione e l’urgenza, in cambio di una maggiore accuratezza;
- l’autoregolazione emotiva, per evitare il sistema di penalità;
- chi sono i vombati, se già non conoscevamo questo curioso marsupiale.

LE ETÀ GIUSTE PER GIOCARCI
Sulla scatola di Wie die Wombats è stampigliato 8+ e, come già intuito, noi siamo andati sotto, con soddisfazione. Complici certamente le capacità di Alice, la sua esperienza ludica pregressa e la meccanica collaborativa del gioco, è stato tutto molto naturale. Non serve saper leggere e tecnicamente nemmeno contare. Alla fine, è un titolo per tutta la famiglia, per nongrandi e adulti, da godersi insieme nella mezz’oretta scarsa che dura.
Nel complesso è un gioco divertente in ogni fascia d’età, da non sottovalutare: pare così semplice e immediato, con gli schemini e gli animaletti… ma bisogna tenere d’occhio la clessidra. Mi ha sorpreso positivamente, devo dire, e per me si inserisce tra i giochi-ponte, in cui si passa dalle scatole per bambini a quelle per famiglie. In particolare se nel vostro nucleo familiare piacciono i cooperativi, allora la raccomandazione è scontata. L’altra sera ha intrattenuto cinque hardcore gamer, facendosi apprezzare apertamente: cosa chiedergli di più?

MIA MOGLIE DICE COSE
«Gioco di carte facile da capire e da giocare.
Più interessante di quello che si potrebbe pensare a una prima spiegazione.
A me è piaciuto molto, lo trovo divertente e per niente banale.
Mettere in ordine di quantità tutti quei disegnini minuscoli, di colori diversi, sembra una passeggiata, invece la confusione è dietro l’angolo.
Per me gli ideatori hanno avuto una bella pensata. Con poco materiale hanno creato un titolo molto originale, fruibile da tutti e divertente da rigiocare.»
MIA FIGLIA DICE COSE
«È abbastanza difficile, ma giocando si migliora in fretta. I vomby sono così cariiini. Invece mi danno fastidio tutte quelle penalità. Ma la cosa peggiore è Ambra che si agita quando la clessidra sta finendo.»
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