come acqua sulle ali di un’anatra
LarryG
Avevo organizzato una piccola vacanza fuori porta in Croazia con mia moglie, mia sorella e mia nipote, e l’occasione di provare Duck & Cover è calzata a pennello. Tra un salto al mare cristallino e una passeggiata sotto il sole, volevamo qualcosa di semplice e veloce da fare prima di cena o durante la sera prima di coricarsi a letto. Ecco che Duck & Cover si è rivelato il gioco perfetto per quei momenti: rapido, spensierato e adatto per tutte le età.

Le prime partite in quattro sono state spassose, leggere e ci hanno strappato qualche risata. Poi l’abbiamo provato in cinque ed è stato ancora più vivace con la stessa leggerezza di prima. Alla fine è diventato il nostro filler da fine giornata perfetto per staccare la testa e divertirsi senza pensieri.
In Duck & Cover ogni giocatore ha un mazzo tutto suo di dodici paperelle numerate e coloratissime da mischiare e disporre a faccia in giù in una griglia 4×3 davanti a sé.
L’obiettivo? Fare meno punti possibili.
L’ambientazione non è dichiarata ma le illustrazioni buffe e la logica del gioco fanno pensare a una vasca da bagno piena di papere impazzite che schizzano acqua ovunque se non stai attento a metterle in riga.
Contenuto e Materiali
Le carte sono il cuore del gioco e colpiscono subito per i colori accesi e lo stile allegro delle immagini. Ogni giocatore ha una famiglia di dodici paperelle a tema (alieni, pirati, dolci e altre trovate simpatiche) che danno carattere al mazzo senza appesantire l’esperienza.
L’ambientazione resta leggera e suggerita ma il tono visivo e le meccaniche aiutano a calarsi in un mondo un po’ assurdo dove le papere vanno gestite prima che si accatastino in un gran caos di splash.

La scatola è piccola e maneggevole, perfetta da infilare in valigia o nello zaino. Io l’ho portata in vacanza e ha fatto il suo dovere alla grande. Dentro ci trovi tutto per iniziare subito: i mazzi dei giocatori, quello del Capitano con due carte speciali (Max e Ripeti), un blocchetto segnapunti e un regolamento chiaro, in italiano e spagnolo, che si legge in un attimo.
Come si gioca
Ogni giocatore sceglie un mazzo tematico di paperelle e lo sistema casualmente davanti a sé in una griglia 4×3. Ogni carta ha un numero da 1 a 12 e rappresenta una paperella pronta a spostarsi o saltare addosso alle compagne.
A ogni turno si gira una carta dal mazzo del Capitano, che mostra un numero. Se hai quella paperella ancora visibile, puoi muoverla in uno spazio vuoto adiacente (Duck) oppure coprire una carta vicina (Cover). Se copri una pila, sposti l’intera pila. L’importante è che tutto resti ortogonalmente adiacente a qualcosa, anche se esce un po’ dai confini della griglia iniziale.

Se invece quel numero non ce l’hai più perché la carta è già stata coperta… non resta che emettere un dignitoso “Qua qua”. Quando tutti dicono “Qua qua”, la carta si scarta e il gioco va avanti. Ogni tanto dal mazzo spunta anche una carta speciale: Max, che obbliga a muovere la carta col numero più alto, oppure Ripeti, che ripete l’effetto dell’ultima carta pescata.
Il round finisce in due modi: se uno impila tutte le sue carte in un’unica pila (bravo), oppure quando si accumulano troppe carte scartate (bravi tutti, ma più lenti). Alla fine del round, ogni giocatore somma i numeri delle paperelle rimaste scoperte, che sono i cosiddetti punti splash. Se sei riuscito a chiudere la pila, il tuo punteggio sarà negativo e questo è un bel vantaggio per la vittoria.

Impressioni
La bellezza di Duck & Cover è che non ha nessuna voglia di prendersi sul serio. E va benissimo così.
È uno di quei giochi che, al primo “Qua qua”, smette di essere un semplice passatempo e si trasforma in una scena comica da ricordare. Durante le nostre partite in vacanza c’è stato un turno in cui abbiamo starnazzato tutti insieme così in sintonia che ci è scappata una bella risata. Il ritmo è veloce e c’è sempre quell’attimo di incertezza prima di decidere se coprire una carta o spostarla, un rompicapo che non ti aspetti da un mazzo di paperelle.

Certo, non è il gioco che rivoluzionerà le tue serate ludiche, ma è perfetto per chiudere in leggerezza una sessione più impegnativa, o per coinvolgere amici e parenti che normalmente si spaventano davanti a regolamenti troppo corposi.
Ogni mazzo ha una sua personalità, dalle paperelle storiche a quelle fantasy, e questo dà colore alla partita senza appesantirla. Io ho un debole per la Pennywise del mazzo arancio … sarà il ghigno o il palloncino, ma con il suo punteggio basso finiva spesso in cima alle mie pile. Mia nipote invece ha adottato il mazzo viola con le star dello spettacolo e ha iniziato a dare nomi alle carte (Spoiler: io dico che è Britney Spears la paperella numero 2).
Ma è proprio lì che Duck & Cover secondo me dà il meglio, devi prenderlo per un gioco da “fine pasto”, magari post-cena in vacanza quando lo zio sta spiegando per la terza volta perché dovevi investire in Bitcoin nel 2018. Sai che fai? Tu tiri fuori le paperelle e sistemi la griglia, e in pochi minuti la tavolata torna a sorridere.
Non male per un gioco che si spiega in meno di due minuti.
Considerazioni finali
Facile? Sì. Banale? No.
Il motore di Duck & Cover è una gestione combinatoria dell’informazione parziale, con un algoritmo di minimizzazione che mi ha ricordato quello di 6 nimmt! (6… prendi e perdi!).
Ogni turno offre una scelta che si basa sia sulla memoria dei numeri già giocati che su una stima delle probabilità di ciò che potrebbe uscire, un po’ come un gioco di ‘intuito probabilistico’, dove le probabilità residue vengono aggiornate turno dopo turno.

Al di là di ogni ragionamento su numeri e probabilità il gioco funziona quando lo prendi per ciò che è: un passatempo leggero e spensierato. Niente strategia complessa né colpi bassi ma solo paperelle da impilare, un po’ di fortuna e una risata pronta a scattare. In venti minuti fa il suo lavoro e lo fa bene.
E se volete provarlo è anche disponibile su BGA. “Ma dove LarryG?” … Semplice, Qua qua
Si ringrazia l’editore per la copia review
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