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cogo71
I tappeti Tabriz sono particolari tappeti persiani annodati interamente a mano nelle botteghe dell’Iran. Il nome si deve alla città iraniana di Tabriz punto di riferimento proprio per la manifattura di questa tipologia di tappeti che hanno uno stile unico e caratteristico. La città è anche famosa per il gran bazar, uno dei più estesi e antichi “mercati” dell’area mediorientale, citato addirittura da Marco Polo nel suo libro.
Nel gioco da tavolo Tabriz sono presenti entrambi questi aspetti infatti i giocatori dovranno tessere e vendere tappeti di lusso completando le commissioni di cittadini comuni, mercanti e nobili muovendo i propri assistenti sul tabellone che rappresenta proprio la vivace città mercato di Tabriz, dove potrete trovare le materie prime e le tinture necessarie per la produzione.

Tabriz è un gioco di Randy Flynn (il designer di Cascadia) che si basa sulle meccaniche di movimento e piazzamento lavoratori, sull’utilizzo di carte contratto (prese da un classico mercatino) ha un tabellone parzialmente modulare e prevede anche il lancio di dadi. È pensato per 1-5 giocatori di almeno 10 anni d’età e la durata di una partita può variare tra i 30 e i 60 minuti. Siamo di fronte ad un “family plus” illustrato da Syd Fini e pubblicato originariamente da Crafty Games grazie ad una campagna Gamefound e portato in Italia da Pendragon Game Studio che ringrazio per la copia di review fornita per realizzare questa recensione.
I MATERIALI
La scatola di Tabriz è importante: ha una base quadrata di ben 33 cm ed è alta 7 cm circa. Le dimensioni così generose si sono rese necessarie principalmente per poter contenere il playmat (Gran Bazaar) a doppia faccia in neoprene che costituisce il tabellone di gioco a cui si aggiungono 5 schede giocatore, 17 tessere doppia faccia in cartone che costituiscono Negozi, Commercianti e Vicoli della piazza. In più troviamo 120 cubetti in legno di diverso colore che rappresentano i materiali in gioco, 13 dadi in legno (in tre colori differenti) 5 indicatori talento e 5 indicatori prestigio, un segnalino primo giocatore, un segnalino prestigio, 15 pedine apprendista sagomante in legno in 5 colori diversi, 91 carte, 66 gettoni moneta in tagli differenti e per finire 2 regolamenti: uno per la modalità standard e uno specifico per il solitario.
Tutti questi materiali possono essere tenuti perfettamente in ordine grazie a degli scomparti e a un contenitore in plastica con diversi vani per raccogliere le varie componenti e dotato di coperchio che può essere utilizzato anche come riserva comune durante le partite.

La produzione è di alto livello ed è evidente che derivi da una campagna crowdfunding Gamefound: oltre al playmat, infatti molti segnalini sono sagomati e dipinti e anche i semplici cubetti sono di ottima qualità. Unici componenti un gradino sotto il resto sono le plance giocatore decisamente sottili.
La grafica e le illustrazioni di Syd Fini sono piacevoli. Ho trovato la stampa del tabellone un filo opaca, ma forse dipende dalla resa del materiale utilizzato. L’iconografia è chiara e non lascia alcun dubbio.
Il regolamento è molto ricco e in certe parti fin troppo verboso, ma è ricco di esempi e ad eccezione delle regole di qualche scheda “negozio”, che necessita di un paio di riletture attente, difficilmente sarete costretti a riprenderlo in mano per chiarirvi le idee.
COME SI GIOCA
Come al solito vi ricordo che questo paragrafo non sostituisce un’attenta lettura del regolamento, ma devo dire che Tabriz mi ha davvero sorpreso in quanto a semplicità delle regole, pur presentando una certa profondità.
In qualità di tessitori di tappeti, in Tabriz dovremo muovere i nostri 3 apprendisti all’interno del gran bazar per procurarci le materie prime necessarie, andando a caccia dei migliori affari nei negozi e nelle botteghe dei commercianti.
Con i materiali acquisiti poi dovremo produrre i tappeti che soddisfino le commissioni e guadagnare prestigio, monete e migliorare il nostro talento. La partita termina quando un giocatore avrà soddisfatto 9 commissioni, o quando il suo talento avrà raggiunto il quattordicesimo livello.
Il tabellone è costituito da un tappetino a doppia faccia per cui dovremo utilizzare il lato corrispondente al numero di giocatori seduti al tavolo e porre su di esso le tessere Negozi, Commercianti, Vicolo e Cortile che si distinguono grazie a angoli e tagli differenti. In posizione centrale va poi messa la tessera Meydan da cui partiranno tutti i nostri apprendisti ad inizio partita.

Nel regolamento sono anche indicate le tessere consigliate per la prima partita (riconoscibili grazie ad un’icona particolare) e quelle per la modalità “botteghe avanzate” per chi conosce già il gioco.
Dopo aver piazzato le tessere, ogni negozio va rifornito con i materiali che propone in vendita: lana (cubetti bianchi), tintura vegetale (cubetti verdi), fibre di cammello (cubetti gialli), tintura carminio (cubetti rossi) e l’immancabile seta (cubetti viola).
Per le tessere cortile o vicolo invece lanceremo i dadi del colore indicato e li piazzeremo nello spazio corrispondente mantenendo il risultato ottenuto (che consiste in uno dei materiali sopra elencati).
Si mescolano separatamente e poi si piazzano coperti i mazzi dei tre tipi di commissioni: karmandan (marroni), bazaari (rosse) e ashraf (blu).
I giocatori scelgono un colore e prendono la scheda corrispondente, le pedine dei tre apprendisti, l’indicatore prestigio e quello del talento; questi ultimi due segnalini vanno messi sui rispettivi tracciati sulla posizione zero, mentre gli apprendisti partono come detto dalla tessera centrale Meydan.
Tutti i giocatori prendono 10 qeran, la valuta del gioco, e in più, a partire dal secondo di turno, anche ulteriori monete e/o materiali per compensare l’ordine di gioco, quindi tutti pescano 4 commissioni karmandan ne tengono 2 e scartano le altre: a questo punto si è pronti per partire.
Una partita a Tabriz dura un numero imprecisato di round. Ogni round eccetto il primo comincia con una fase bottega, dopodiché in ordine di turno e in senso orario, ogni giocatore effettuerà tre turni. Quando un giocatore raggiunge una delle due condizioni che attivano la fine della partita gli altri avranno la possibilità di effettuare un ultimo turno e chi ha maggior prestigio sarà dichiarato vincitore.
La fase bottega (che come detto non si effettua soltanto ad inizio partita) consiste nei seguenti passaggi da svolgere in quest’ordine:
- Rifornire le tessere del tabellone.
Nell’angolo in alto a destra di alcune tessere c’è un’icona a forma di mano sotto cui si trova un certo numero di icone risorsa che rappresentano l’ammontare di risorse da aggiungere da sinistra verso destra, negli spazi riservati ai materiali, scartando gli eventuali materiali in esubero. Se però al termine del tracciato si trova un’icona a forma di “X” e ci sono ancora materiali da piazzare, si dovranno rimuovere tutti i materiali dalla tessera, per quel round il negozio non avrà materiali in vendita. - Ripristinare gli apprendisti.
Semplicemente si devono rimettere in piedi le pedine degli apprendisti. - Lanciare di dadi.
Per ogni tessera su cui sono presenti dei dadi, questi vanno rilanciati, aggiungendo i materiali corrispondenti al risultato dei dadi, in base alle specifiche regole delle tessere - Azioni bottega.
i giocatori che hanno soddisfatto delle commissioni possono effettuare le azioni previste dalle carte completate che consistono in entrate aggiuntive, o nella possibilità di scambiare / convertire dei materiali. - Passare l’indicatore primo giocatore.

Il turno dei giocatori prevede invece i seguenti passaggi da svolgere in ordine:
- Si muove uno degli apprendisti che non si è ancora mosso in questo round.
Il movimento si effettua seguendo le orme raffigurate sul tabellone spostando la pedina fino a 3 tessere, quindi la pedina viene rovesciata ad indicare che quell’apprendista si è già mosso in quel round. Non è possibile lasciare un apprendista sulla tessera dove ha terminato il round precedente. Unica eccezione è la tessera centrale di Meydan in cui i nostri apprendisti posso rimanere per più turni e che possono raggiungere da qualsiasi punto del tabellone senza rispettare il vincolo dei 3 “movimenti”. - Si risolve l’azione indicata sulla tessera in cui si è concluso il movimento dell’apprendista.
Dopo aver sdraiato la pedina dell’apprendista si può svolgere l’azione corrispondente. Vedremo in dettaglio le azioni tra qualche riga. - Opzionalmente si può completare una delle commissioni della propria mano.
Se si posseggono tutti i materiali richiesti da una carta commissione che si ha in mano è possibile completarla. I materiali andranno restituiti alla riserva, mentre la carta verrà posizionata sotto la propria scheda in modo che sia visibile solo l’ultima striscia: le azioni visibile in questa parte della carta commissione potranno essere svolte durante la prossima azione bottega.
Vale la pena spendere due parole sulle commissioni: ogni carta è divisa in tre aree, dall’alto verso il basso troviamo, quella dei materiali richiesti per soddisfare la commissione, quella delle ricompense immediate che possono comprendere, monete, punti talento e persino punti prestigio ed infine, nella parte più bassa le azioni bottega da svolgere nella corrispondente fase del round.
Le commissioni Karmandan (marroni) richiedono pochi materiali e più economici, e prevedono ricompense soprattutto in queran, le Bazaari (rosse) si possono realizzare solo dopo aver raggiunto il livello 2 di talento e richiedono più materiali e più difficili da reperire, ma offrono ricompense molto interessanti anche in termini di talento e prestigio, infine le commissioni Ashraf (blu) richiedono un livello di talento maggiore o pari a 6 e ovviamente dei materiali più pregiati e difficili da reperire, ma ricompensano i giocatori che le soddisfano con molti punti talento e prestigio e hanno delle azioni bottega davvero potenti.

Completando nuove commissioni, aumenterà il nostro talento di cui terremo traccia spostando in avanti il segnalino sul percorso della propria scheda giocatore; avanzando su questo tracciato sbloccheremo nuove abilità e negli ultimi due step persino dei punti prestigio.
Nelle schede Negozi i nostri apprendisti potranno acquistare materiali in cambio di qeran. Ci sono negozi specializzati in un singolo tipo di materiale e negozi che invece ne vendono di 2 tipi, in ogni caso i materiali vanno acquistati da destra verso sinistra
Nelle schede Commercianti, invece è possibile scambiare materiali di tipi diversi: si può scegliere solo uno degli scambi disponibili, ma questo può essere ripetuto più volte in base al numero indicato sulla scheda.
Le tessere Vicolo si trovano ai bordi del gran bazar ed hanno regole speciali che prevedono l’utilizzo dei dadi. In Tabriz abbiamo tre tipi di dadi di colore diverso che “producono” materiali differenti. I dadi neri presentano facce con materiali di valore inferiore; quelli grigi materiali di valore intermedio e quelli bianchi invece presentano i materiali più preziosi.
Il risultato del lancio dei dadi determinerà le materie che potranno essere acquistate in questi vicoli ognuno dei quali presenta diverse possibilità ma in linea di massima presentano meccaniche di “push your luck” (tenta la fortuna) per cui potreste fare affari più convenienti rispetto ai prezzi dei negozi, ma anche prendere brutte fregature.
Nelle tessere Cortile, agli estremi del bazar, invece è possibile trovare fornitori più raffinati e quindi le merci più pregiate. Queste tessere sono di due tipi: il primo si comporta più o meno come un normale negozio che vende seta (il materiale più pregiato in Tabriz) mentre l’altro fa uso dei dadi e come le tessere Vicolo segue le proprie regole particolari.
IMPRESSIONI
Tabriz segue la strada già aperta da altri titoli sfoggiando un tabellone sotto forma di playmat in neoprene double face (il lato da utilizzare dipende dal numero di giocatori al tavolo) piuttosto ingombrante e se a questo aggiungete le plance giocatore, la riserva dei materiali, le carte commissioni con i relativi scarti, è facile intuire come si renda necessario un tavolo bello grande soprattutto se si gioca in cinque.
La prima impressione è quella di trovarsi di fronte ad un gioco che è una specie di crasi tra Istanbul e Flamecraft, in realtà si discosta da entrambi questi due titoli, sia per le meccaniche e anche per quanto riguarda la difficoltà, infatti secondo me, si colloca sicuramente un gradino sotto il titolo di Rüdiger Dorn.

Uno degli aspetti che ho apprezzato di più di Tabriz è che il regolamento è snello e chiaro sin da subito: in fondo potremmo riassumerlo così: sposto i miei 3 assistenti su una delle location per procurami le materie necessarie per completare un tappeto e non appena avrò la combinazione di materiali corretta riscuoto fama e talento e cercare la vittoria finale.
Il twist di questo titolo sta nella risoluzione di alcune tessere che introducono la meccanica del “push your luck” infatti nelle posizioni in cui troviamo i dadi oltre all’alea del risultato dei lanci, avremo la possibilità di tentare la fortuna e cercare di procurarci materiali a prezzi persino più convenienti dei classici negozi. Ovviamente bisogna comunque tenere d’occhio la nostra disponibilità economica per non rischiare la bancarotta.
Per il resto Tabriz non introduce particolari innovazioni, anche se ho apprezzato il fatto che la permuta dei materiali (cedo 3 cubetti lana per averne 1 di tintura carminio) è stata interpretata come un vero e proprio scambio tra commercianti e non come una semplice equivalenza matematica.
Essere primi a svolgere il proprio turno può essere importante soprattutto nei primi round, ma Tabriz si è rivelato piuttosto largo e anche quando i giocatori che ci precedono fanno man bassa delle materie di alcuni negozi svuotandoli completamente, c’è sempre la possibilità di procurarsele in qualche altro modo.
Ecco, l’interazione tra giocatori è tutta qui, nel “rubarsi” le materie prime, per il resto Tabriz è un po’ un solitario di gruppo, cosa che non reputo un difetto, ma semplicemente non lo rende adatto ai giocatori che amano l’interazione ai massimi livelli, ma lo rende perfetto per neofiti in cerca di nuove emozioni, o per un target family.
Altra cosa che ho apprezzato di Tabriz è la progressione: la partita parte pianino, ma già dopo due/tre round le nostre capacità di provetti tessitori ci consentiranno di soddisfare le commissioni più difficili e la partita accelera notevolmente. Con un po’ di esperienza alle spalle, si è in grado di leggere le potenzialità degli effetti che si risolvono durante la fase bottega dando un boost importante ai nostri turni per cui anche la scelta di quali commissioni completare sarà più consapevole.
Con giocatori alle prime armi, i primi round tendono a dilatarsi un pelo troppo e soprattutto in quattro o cinque, la cosa potrebbe risultare indigesta a qualcuno, ma bastano davvero pochi turni per capire come programmare le proprie azioni mentre gli altri stanno finendo le loro mosse, immaginando anche possibili alternative.

L’incidenza della fortuna è abbastanza marginale, nonostante la presenza di carte e dadi: quando si pescano nuove commissioni è sempre possibile scegliere tra più alternative e anche per quanto riguarda i dadi sono i giocatori a calibrare quanto rischiare scegliendo dadi più o meno remunerativi/costosi.
Dopo qualche partita devo dire che Tabriz mi è apparso più tattico e strategico di quanto mi fosse sembrato inizialmente, infatti una volta acquisita un po’ di esperienza, saremo in grado di giocare con il timing delle azioni e aspettare il momento giusto per concludere un buon affare: ad esempio se un negozio o un commerciante hanno tutti gli slot per le merci pieni, sarà possibile acquistarle tutte pagando solo per i primi tre. Ho trovato questa cosa piuttosto tematica visto che anche nella realtà in questi bazar i commercianti adorano contrattare.
La rigiocabilità, è garantita dalle tessere negozi/commercianti che sono a doppia faccia e dalla presenza di una modalità avanzata che senza stravolgere le regole, modifica la configurazione iniziale e la tessera centrale aumentando sufficientemente la varietà delle partite.
Per finire vi lascio un’osservazione sulla modalità in solitario: Tabriz offre 5 diversi “rivali” controllati dall’IA, ognuno con un focus diverso, punteggi finali diversi e, naturalmente, una difficoltà progressiva. Tutti questi bot, tuttavia, hanno in comune la facilità di utilizzo.
CONSIDERAZIONI FINALI
Tabriz si presenta con degli ottimi materiali: primo fra tutti il tabellone, che invece di essere di classico cartone è stato sostituito con un playmat in neoprene; in più abbiamo pedine e segnalini sagomati, cubetti in legno colorato, carte piuttosto grandi e un comodissimo inserto in plastica per tenere tutto in ordine sia durante le partite che quando riponiamo la scatola in libreria. Forse un filo troppo sottili le plance giocatore, ma niente di drammatico.
Grafica e disegni sono nella norma e comunque piacevoli, anche se i colori stampati sul playmat non rendono al meglio e anche la scelta cromatica relativa ai segnalini degli assistenti, pur discostandosi dai soliti rosso, blu, giallo, verde, ecc. non mi ha convinto del tutto. Buona l’iconografia piuttosto immediata.
L’ingombro sul tavolo è importante, ma per il resto, il gioco può vantare una buona ergonomia inoltre la dipendenza dalla lingua è limitata esclusivamente al regolamento e a tal proposito devo dire che il manuale è davvero grande e nel complesso scritto e tradotto bene con moltissimi esempi.

L’ambientazione è tutto sommato originale, ma molto poco percepita: da questo punto di vista Tabriz è decisamente un gioco “german”, infatti nel giro di un paio di turni vi ritroverete ad esclamare “piazzo qui il mio omino e prendo due cubetti bianchi ed uno giallo”, altro che lana e fibra di cammello!
La scalabilità mi è parsa buona anche se non ho mai avuto occasione di provare il gioco in 2. Grazie al differente tabellone di gioco, le partite funzionano bene con qualsiasi numero di giocatori seduti al tavolo anche se il risultato finale cambia molto se al tavolo sono seduti giocatori che hanno già provato il titolo, rispetto a chi affronta Tabriz per la prima volta: nel primo caso il gioco è decisamente più veloce e il downtime quasi inesistente. In cinque è possibile che passi un po’ di tempo tra un turno e l’altro, ma nulla di drammatico.
La rigiocabilità e la varietà sono garantite da set up variabili e dall’ordine di uscita delle carte, ma le scelte da fare sono all’incirca sempre le stesse anche per via di una interazione tra giocatori ridotta ai minimi termini.
Tabriz rimane comunque un titolo molto fluido che scorre piuttosto bene e che consente anche di imbastire un minimo di tattica, pur rimanendo soprattutto un titolo strategico in cui a vincere sarà chi gestirà meglio quello che il round mette a disposizione.

Per concludere, reputo Tabriz un gioco originale adatto a introdurre giocatori alle prime armi a meccaniche per loro nuove. Ho apprezzato come le commissioni soddisfatte diventino un piccolo motore produttivo che se ben calibrato può fare la differenza; rispetto ad altri titoli che diventano una semplice corsa ad accumulare punti vittoria, Tabriz costringe i giocatori a qualche riflessione in più e la vittoria finale non è mai dovuta ad eventi particolarmente fortunati, ma sarà appannaggio di chi avrà giocato meglio.
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