Sii serio! Gioca per imparare! [nonsolograndi]

Vado un po’ fuori degli schemi oggi e racconto la recentissima esperienza ludica vissuta nella Scuola Elementare frequentata da mia figlia Letizia. Grazie al Collegio Docenti e al progetto Sii Serio! Gioca per imparare, ho potuto passare un pomeriggio in ognuna delle cinque classi del plesso, con risultanti interessanti e sorprendenti che ho piacere di condividere.

Il sei febbraio del duemilaquattordici, con la recensione de Il Frutteto iniziai a scrivere recensioni di giochi per bambini … primo in Italia a scriverne in modo continuativo e strutturato in particolare con il paragrafo a cui più  tengo molto, ovvero: Cosa si impara in questo gioco, presente in tutte (!) le circa quattrocento recensioni da me fatte. Con il tempo ho acquisito conoscenza del mondo ludico e ho cercato di approfondire, con diverse letture, i temi inerenti la didattica ludica. L’esperienza di scrittura e alcune prove sul campo mi hanno permesso di affrontare, per la prima volta, un progetto in ognuna della classi della scuola. Ecco il ‘racconto completo’ di questa avventrura.  

Il Progetto

Obiettivo generale del progetto è stato quello di provare a rafforzare le competenze di linguistiche seguendo le logiche del metodo Feuerstein, alla base del quale c’è la convinzione che il sistema cognitivo di ciascun individuo si possa modificare, a prescindere dall’età, attraverso attività esperienziale. L’intero metodo è basato sul concetto di Modificabilità Cognitiva Strutturale (o anche M.C.S.), ovvero la possibilità, per gli esseri umani, di modificare la propria struttura neurale attraverso esperienze vissute.

Obiettivo principale del progetto è stato quello di insegnare a pensare attraverso l’esperienza ludica, così i fruitori acquisiscono competenze giocando e senza avere la percezione (lo stress) di acquisizione delle stesse; diviene fondamentale far sì che il momento dell’apprendimento sia legato a sensazioni positive come gioia, allegria, stupore; che possano lasciare nella memoria di chi si sta formando un ricordo piacevole, legato all’esperienza ludica: si impara giocando, insomma.

La Prima

I Giochi: Fantastory [Chicco] – Tessistorie [Raven]

Costruire una storia quando stai ancora imparando a scrivere e leggere; probabilmente la classe più sfidante sia per questo motivo sia perché molto numerosa (per il piccolo plesso di riferimento) con 22 bambini. Si inizia creando sei gruppo per giocare a Tessistorie, ognuno dei piccoli giocatori con un animale in mano, si inizia la storia e i piccoli gruppi scelgono l’animale può adatto in base agli aggettivi del protagonista del pezzettino di storia, con una qualche difficoltà nell’accordarsi nella scelta. Poi singolarmente votano l’animale più adeguato con qualche difficoltà nel capire che la scelta è unica e che si dovrebbe votare con un criterio. La storia continua e … ogni gruppo costruisce il suo finale, anche con l’aiuto di maestra, educatrice, sostegno e … del sottoscritto. Dalle due ore schedulate riusciamo a ritagliarci ancora un po’ di tempo per giocare a Fantastory suddividendo la classe in due sottogruppi e raccontando la nostra storia come suggerita dalle carte, esperienza piacevole con le carte che ci hanno aiutato molto e con i grandi che aiutano a rendere coerente la storia.  

La Seconda

I Giochi: Sweet Dreams [Red Glove] – Zoom Ortografoni [Erickson]

E’ la classe più piccola, con soli otto alunni, ma è quello di cui ero più timoroso, primo perché è l’unico dove non ho rapporti con nessuna delle famiglie e secondo perché c’è un caso di autismo abbastanza grave. Si parte con Sweet Dreams per rompere il ghiaccio, giocandolo, come è giusto che sia, in maniera cooperativa. Iniziamo a costruire la storia e noto che, difficilmente, la scelta cade sulle azioni (verbi) se non quando strettamente necessario a continuare con un minimo di coerenza, il primo giro evitiamo il Mangiasogni, poi si parte con il secondo giro e con le due maestre che ‘aggiungono’ le difficoltà e noto che la storia fa fatica a progredire e ci si inceppa un pochino è ora di cambiare gioco! Si parte con Zoom Ortografoni, è il gioco perfetto per i bimbi di seconda che stanno proprio lavorando sui suoni, facciamo due squadre, anche per lavorare sulla comunicazione e sulla condivisione; la LIM ci aiuta a ricordarci le parole e dobbiamo capire chi ha rubato la Bacchetta al Direttore d’Orchestra prima del Concerto e perché, con gli indizi (parole) che abbiamo raccolto durante la nostra indagine. I bambini faticano ad assommare indizi per costruire una storia coerente che porti ad individuare ad uno dei personaggi e, allora, provo io con la mia versione, che convince tutti. Abbiamo un colpevole! Chiudiamo buttando tutte le parole di Parolandia e ognuno sceglie dalle tessere puzzle per creare la sua frase, un minimo di attività individuale dovevamo sperimentarla, le frase sono lunghe, buffe, strampalate e non sempre logicamente corrette, mi i bimbi si divertono e questo è importante.

Si conclude la sessione di giochi la maestra che mi dice: “temevamo molto questa attività, è andata davvero bene, invece; dovremmo pensare più spesso ad altre vie di didattica, specialmente in questa classe”. Rebecca mi chiede: “ma quindi tutti i mercoledì pomeriggio da ora in poi faremo lezione con te?” Sarebbe bello Rebecca, ma la bandierina è piantata!

La Terza

I Giochi: Sweet Dreams [Red Glove] – .Zoom Ortografoni [Erickson] La terza è un’altra classe difficile, un bambino autistico selettivo e iper-funzionale e uno non certificato … ma che dovrebbe esserlo. Partiamo rompendo il ghiaccio don Sweet Dreams, giocando tutti insieme con un bel tavolo in cerchio e facciamo il record di Sweet Dreams, con i piccoli giocatori che si aiutano molto uno con l’altro, superiamo le venticinque carte posizionate (tante!) ci divertiamo facendolo diventare quasi una cantilena e il via si può partire con il nuovo gioco. Scelgo Zoom Ortografoni proiettando la scheda sulla LIM e dando la stessa scheda (diversamente dalla seconda dove le schede erano differenti) ai due gruppi, sono in tanti e hanno un vocabolario più ampio e quindi è più facile trovare parole comuni che possano poi diventare indizi per risolvere il caso. Ma perché hanno rubato l’Orsetto di Pezza? E’ stato il Giocattolaio, perché gli mancavo proprio un orsetto fatto così e l’ha rubato guardando il suo orologio. E’ stato un po’ faticoso contenerli e farli partecipare tutti attivamente, ma credo sia andata abbastanza bene.

La Quarta

I Giochi: Fabula Deck for Kids [Sefirot] – Il Libro della Giungla  [Red Glove] – Polywords [Red Glove]

La quarta è la classe di mia figlia! Tutti sanno che il papà di Letizia a casa ha più di cinquecento giochi (!!!) e che gli piace tanto giocare e far giocare; la maggior parte di questi bambini li conosco da sei anni e più o meno tutti sono già venuti da noi e hanno preso in mano almeno un gioco dalla libreria, si parte in vantaggio! Un rompighiaccio e comunque utile e la scelta ricade su Fabula Kids, si crea tutti insieme una storia con la promessa di raccontarla a casa e fare un ‘disegno’ della storia appena creata (il vero twist del gioco!), poi si va con Polywords un gioco a suo modo geniale che funziona esattamente al contrario di come uno si aspetterebbe da un gioco in cui si cercano parole, si deve trovare la parola più comune possibile (e magari anche più breve possibile) siamo in undici, mi fido dei miei piccoli giocatori, e do una scheda ad ognuno, forte delle due scatole in mio possesso e della classe di soli dodici bambini; si parte citta con la R .. Ravenna (!!!) no dai doveva essere il più comune possibile, i brividi mi salgono a supereroe con la A … tutti ma è facile (e tutti che scrivono (aironmen!!!) ve beh si sono divertiti e si passa a Il Libro della Giungla con quattro piccole, ognuna con tre giocatori, ogni squadra sceglie e battezza il suo lupo, che battezza e che sarà il protagonista dell’avventura, poi uno dei personaggi del libro l’orso Baloo, la pantera Baghera, il coccodrillo Jacale, la tigre Shere-Kan, proprio uno per squadra, distribuiamo uno spunto ad ogni piccolo giocatore e sulla lavagna si proiettano tutti gli spunti, un paio di carte avventura a squadra, con l’incipit e la conclusione e poi ogni squadra costruisce la sua storia. Viene preso tutto davvero molto seriamente (forse la squadra con i tre maschietti della classe prende un po’ troppo come uno scherzo e non come un’attività seria il tutto) e le storie che leggeranno sono lunghe (continuano a chiedermi minuti per poterle completare), ben strutturate, cercando di usare il maggior numero di spunti possibili, con l’obbligo, detto da me, di metterne uno della propria mano e uno della plancia spunti. Buon lavoro ragazzi (e maestra!).

La Quinta

I Giochi: Polywords [Red Glove] – Parolandia [CreativaMente] – Sweet Dreams [Creativamente]

Sono i più grandi, molti li conosco (beh in un paese è più facile e li conosco per vari canali) e provo un approccio un po’ diverso usiamo Polywords come ‘rompighiaccio’ e per creare l’atmosfera, i ragazzi non sono pochi e quindi si opta per fare delle coppie, assortite dalla maestra, e si parte con Polywords (già sopra raccontato) una sola piccola nota per il personaggio storico con la lettera N, Napoleone sì, ma anche Nelson, Nerone e Newton … beh ne sapete ragazzi; il ghiaccio è rotto bene e si passa a Parolandia, ancora a squadre, con i ‘più bravi’ come capitani a creare le squadre. Si inizia con ogni squadra a creare la sua frase partendo dalle dieci tesser puzzle in possesso; tre minuti per creare una frase e poi tutti contemporaneamente a metterla sul tavolo, creata una base, si passano le tessere, si ricrea la propria mano e poi un nuovo giro con quattro minuti di tempo, adesso, però abbiamo anche una base da cui partire e poi agganciarci, in una meccanica alla Scrabble, terzo giro cinque minuti ed un tavolo molto ricco, si riflette sui colori del puzzle, e si fa un po’ di analisi grammaticale e un po’ di analisi logica. Molti (ma non tutti) hanno notato la piccola finezza della colorazione della tessera in base alla grammatica. Visto che abbiamo finito in meno del tempo preventivato facciamo anche un giro, competitivo, a Sweet Dreams … poca fantasia e poca memoria ragazzi!

Considerazioni Personali / Impressioni

Non è la prima volta che mi capita di andare nelle scuole a provare a fare didattica ludica, ci ho sempre creduto e non fosse che ho già un lavoro penso che potrebbe quasi essere una prospettiva interessante. Sono stato in passato, sia alla scuola Materna sia alla Scuola Primaria, in classi o dove c’erano i mie figli o delle maestre ‘amiche’, è la prima volta che mi trovo a collaborare in un contesto assolutamente estraneo alla mia rete relzione e devo dire che è andata bene.

La didattica ludica ho potenzialità altissime, specialmente con bambini disfuzionali per i metodi di apprendimento classici, la dimostrazione è proprio nella ‘temuta’ seconda elementare, anche se in onestà ammetto come sia sicuramente più facile relazionarsi con otto bambini piuttosto che con venti. Inoltre, va anche considerato come la ludodidattica rappresenti anche una buona strategia inclusiva, perché alunni con difficoltà dal punto di vista dell’apprendimento possono avere successo nel gioco e possono così avere un ruolo positivo all’interno del gruppo dei compagni.

Mi ha stupito, particolarmente, la scarsa fantasia che hanno questi bambini, in tutte le situazioni dove c’era da immaginare, così anche se le carte suggerivano, in qualche modo, la storia o se le parole aiutavano a individuare un colpevole, i piccoli giocatori erano molto vincolati al reale e al visuale, posso attribuirlo ad una fruizione passiva (TV, Smartphone, etc ..) e contemporaneamente a una fruizione molto strutturata che lascia scarso spazio all’immaginazione.

Ogni sessione si è conclusa con una domanda semplice: “cosa avete imparato?”, le risposte certe volte mi hanno sorpreso, anche perché non esattamente corrispondenti alle dinamiche che si sono instaurate durante il gioco; come sono diverse le percezioni che abbiamo del vissuto!

Un ultima nota per una certa difficoltà che ho notato nel prendere decisioni condivise, confermandomi come, sin da piccoli ci sia una certa difficoltà a comunicare e a condividere, non so se una caratteristica tipica del età (probabile) che si è accentuata nella nostra società (molto probabile).

In Conclusione

Ho parlato di un’esperienza personale, costruita sul vissuto e sull’autoformazione che mi sono fatto in questo più che decennio, giocando a centinaia di giochi con i miei figli e i loro amici per una formazione molto esperienziale. Ci sono corsi, ci sono strumenti, inizia a esserci anche una bibliografia (come non citare il libro di Andrea Ligabue), per approfondire aspetti relativi all’importanza delle didattica ludica per migliorare/potenziare le funzioni cognitive. Finalmente il parlare di gioco come strumento di educativo e di didattica nelle scuola non è più visto con supponenza o con diffidenza.  

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Ringrazio tutti gli editori e Red Glove in particolare per aver fornito i giochi con cui è stato possibile lavorare in classe.

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