Fabio (Pinco11)
STEPHENS PRIME IMPRESSIONI
Dal duo Costa – Rola (Moesteiro , Lata , Cafè , Dom Pierre ) e dalla loro Pile Up Games (in Italia localizzato su Giochistarter) ecco a noi Stephens , gestionalino di peso medio ambientato nel mondo dell’industria del vetro. La dedica è ad un imprenditore inglese (William Stephens) che investì in un settore nel Portogallo del XVIII secolo.
La difficoltà è stimata dagli utenti di BGG in 3.24 (quindi sul livello di un Marco Polo, che viaggia su 3.18) e le logiche sono quelle della collezione set, gestione risorse e contratti.

STEPHENS IN POCO
Al proprio turno il giocatore sceglie una delle otto sezioni su tabellone nella quale sia ancora presente un cubetto (risorsa), lo preleva ed esegue l’azione corrispondente OPPURE utilizza un proprio dischetto lavoratore (che preleva dalla propria scheda, liberando possibili potenziamenti).
Il lavoratore è utilizzato per ‘attivare’ una carta professione, che viene scelta dall’offerta (pagandone il costo) e collocata sul lato di uno dei settori del tabellone che alloggiano le ideali ‘fabbriche’ di vetro (in alternativa si va a piazzare il gettone su uno spazio disponibile di una carta professione già presente).
L’attivazione degli spazi azione, invece, consente di far produrre le carte professione precedentemente piazzate in quella sezione (tutti i proprietari ottengono i relativi benefici) o di prelevare apposite carte contratto (punti a fine partita) o investimento (bonus risorse e punti a fine turni).
La partita prosegue sino a quando almeno un giocatore raggiunge una barriera di punti (determinata dinamicamente, scendendo la barriera alla fine di ogni turno) e vince chi ottiene più punti nelle classiche varie classi di calcolo.

COME SI PRESENTA
La produzione di Stephens, al netto della presenza dei classici cubetti e dischetti d’antan, si rivela idonea, con una grafica gradevole e con materiali che, almeno a fine partita, fanno la loro adeguata presenza scenica sul tavolo.
Qualche piccola riserva resta sulla dimensione delle carte professione, che rappresenterebbero il fulcro del motore di gioco.
Il tema di fondo, legato alla industria del vetro, è di quelli eminentemente cosmetici, ma si annota come l’editore cerchi di valorizzare la storia del proprio paese.
COME GIRA STEPHENS
Il livello di difficoltà di Stephens risulta contenuto, almeno per gli appassionati del genere gestionale, grazie ad una struttura di fondo piuttosto lineare. L’idea è infatti quella di scegliere, al proprio turno, se investire sul piazzamento di una carta professione, cosa che consente di generare un primo tipo di piccolo ‘motore di gioco’ per acquisire risorse, oppure sulla acquisizione di carte obiettivo (punti a fine partita) o investimento (rendite), o ancora sulla attivazione del ‘motore’ delle carte professione.
Ci sono, quindi diverse scelte disponibili da armonizzare e si deve cercare di massimizzare gli effetti di ogni cosa, sapendo sfruttare anche le mosse altrui, visto che l’attivazione delle professioni è svolta dal singolo giocatore, ma beneficia tutti i proprietari di carte professione nell’area attivata. Ciò dà vita di frequente a più o meno volontarie alleanze tra chi ha piazzato in certe sezioni o, in altri partite, a corse ad occupare tutti equamente ogni settore.

SENSAZIONI
L’aspetto più simpatico e riuscito di Stephens è probabilmente quello di proporre diverse scelte di potenziamento e costruzione di piccoli “motorini”, senza appesantire troppo il flusso del gioco, riuscendo a rimanere nel contesto di una difficoltà complessiva da peso medio. A seconda delle partite, poi, l’attivazione delle professioni può diventare centrale o secondaria, a seconda di come sia gestito il piazzamento e questo può donare un poco di varietà al gameplay.
Sul lato opposto il rischio in agguato è quello che si può far fatica a costruire veri e propri motori stabili e che con il passare dei turni alcuni possano concentrarsi più che altro sul far scattare le condizioni di fine turno (esaurimento dei cubetti in due aree), per velocizzare il timer, rendendo difficile misurare i tempi effettivi a disposizione. C’è poi anche un tot di alea, legato all’uscita delle carte professione, per cui la sensazione di vero controllo a volte pare sfuggire.

CONCLUSIONI
Stephens è un peso medio incentrato sulla costruzione di piccoli motori produttivi ideato dal suo Costa – Rola, ambientato nel Portogallo del XVIII secolo, che propone alcune idee legate alla efficiente micro gestione delle proprie risorse.
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