Fabio (Pinco11)
DOM PIERRE – PRIME IMPRESSIONI
Tra i titoli attesi ad Essen (dove poi è stato però presente solo in vendita e non in demo) adocchio, nei mesi precedenti, anche Dom Pierre, ideato dal duo portoghese Costa & Rola (Moesteiro, Cafè, Six Castles, Yinzi) ed edito dalla Pile Up Games e dalla R&R Games, titolo dedicato a seguire le orme del monaco benedettino Dom Pierre Perignon, impegnandoci, nel teatro ideale della Francia di fine XVII secolo nella selezione di uve per produzione vinicola.
Le meccaniche sono quelle della gestione azioni e risorse, per un prodotto destinato ad un pubblico esclusivamente di gamer esperti, come attesta il 3.79/5 di difficoltà percepita dagli utenti di BGG. 2-4 giocatori, un ottimistico 60-120′ a partita sulla scatola ed un bel 12+ (deve essere un dodicenne davvero ben svezzato ..) di età consigliata.

DOM PIERRE IN POCO
Paradossalmente la estrema sintesi del gioco è possibile (qui invece il link al sito della casa per maggiori info), perchè la sua struttura di base è sufficientemente lineare, con sole sei azioni tra le quali scegliere, al proprio turno, quale eseguire.
Abbiamo tra di esse la raccolta di uva (che si svolge grazie ad un sottogioco di piazzamento su di una griglia), quindi la sua pressa (producendo, in 10 comodi passaggi, bottiglie o botti di vino), la sua vendita ai clienti finali dei vari paesi, lo spostamento di lavoratori in vari settori, la visita al villaggio (per ottenere vari bonus) e la gestione delle carte obiettivo. In alternativa è possibile recuperare omini per ottenere denaro.
Tre delle azioni richiedono, per essere compiute, il pagamento di monete, che sono una risorsa, come si apprende ben presto giocando, assai ‘stretta’ e al compimento di ogni azione si procede a far salire l’apposito segnalino ad essa connesso sulla propria plancia, che aumenta il costo, ma anche la potenza di ogni azione.
Come sempre, quando scattano le condizioni di fine partita, chi ha più punti, vince.

COME SI PRESENTA
Personalmente ho acquistato la versione ‘standard’, quindi niente segnalini uva ‘morbidosi’, ma un risparmio di qualche decina di euro 🙂
Nel commentare i materiali devo dire che essi risultano nel complesso classicamente ‘adeguati allo scopo’, con un buon bilanciamento tra pezzi in legno (uva, meeple e manciate di dischetti), tessere (quelle dell’uva pressata e le monete) e carte (obiettivo ed ordini). Non c’è niente che mi faccia gridare al miracolo, ma il tutto il suo impatto scenico sul tavolo lo fa, per cui direi che ci siamo. Il fatto che non mi vengano in mente specifiche lamentele (forse giusto le monete sono poco appariscenti) è a sua volta un buon segno.
L’ambientazione è abbastanza sentita, visto che in ultima analisi ci si procura uva, la si pressa e vende, dando quindi il feedback tipico di una azienda vinicola (al netto, ovviamente, delle meccaniche secondarie del gioco).

COME GIRA DOM PIERRE
Se la sintesi delle regole può avervi fatto pensare ad un peso medio, provvedo subito a fermarvi, per non darvi false aspettative. Siamo infatti di fronte ad un titolo che ricorda chiaramente, per struttura, un Lacerda e che restituisce, giocato, sensazioni del tutto similari a quel tipo di prodotto.
Abbiamo, quindi, un set di regole di base sufficientemente lineare, con relativamente poche azioni da compiere, che poi però si articolano, spesso, in numerosi ‘comodi passaggi’ e sottoregole, che per certi aspetti donano spessore al tutto e per altri complicano la vita del giocatore.
Nel contempo sono proposti dei ‘sottogiochi’, ciascuno con le proprie logiche, che presiedono allo sviluppo di alcune delle azioni e anche la stessa gestione e costo delle azioni sono legati, appunto, ad una sottostruttura apposita.

FLUSSO DELLA PARTITA
L’approvvigionamento di uva, per fare un esempio di una azione standard, prevede che si peschino segnalini dalla sacca (uno per ogni livello di forza dell’azione), quindi che si piazzi ciascuno in una casella, indicando poi un colore dei segnalini già presenti che si trovino intorno ad essi, ottenendo in cambio una tessera vendemmia di quel valore. Però si deve ricordare che se hai il bonus ‘vintage’ potrai contare anche il segnalino che piazzi, così come se hai omini collocati nella piantagione su gettoni di quel colore potrai rimuoverne uno per alzare il valore. Ripeti poi l’azione per il numero di volte indicato dalla tua forza e ricorda che non puoi mettere più di una tessera di un colore per ogni ‘tino’. Ricorda anche che puoi metterle solo nei tini dove non hai ancora bottiglie o botti …
Questa, per altro, è una delle azioni relativamente più facili, per cui comprenderete come alla prima partita si faccia una certa fatica ad entrare pienamente nel gioco, dovendo essere memorizzati parecchi passaggi e nel contempo, come accennavo, il denaro è una risorsa difficile da ottenere e che deve essere gestita con oculatezza, per cui ogni azione ha un ‘peso specifico’ di rilievo e non è per nulla difficile ritrovarsi in certe fasi di gioco, soprattutto alle prime partite, “impiantati”, sprecando un paio di azioni per inserire omini sul tabellone, per poi toglierli per avere denaro.

PARTITE SUCCESSIVE
Gradualmente, poi, ci si prende la mano e si diventa dei piccolo maghi della pressa e delle spedizioni, attenti ad ogni giro a massimizzare i punteggi ottenuti, con l’effetto ‘excel‘ che fa tanto la gioia degli amanti del calcolo, anche perchè se si riesce a superare certe soglie scattano forti bonus e prestigio. Tutto gira, comunque, in modo ordinato e collegato e la sensazione è quella del classico orologio a ruote dentate.
Passando a ciò che mi convince di meno mi lasciano un poco interdetto le carte obiettivo, in quanto alcune di esse richiedono un impegno a lungo termine per essere realizzate, mentre altre appaiono sin troppo ‘immediate’ e, soprattutto verso fine partita, il fattore alea incide (se escono carte che chiedono cose che hai già fatto, sei a cavallo …) e la cosa non è così gradita in un titolo così esigente.
Non pensate, infine, di mettere su dei motori ultraperformanti, di quelli che vi aprono il gioco e restituiscono quantità di risorse, dovendo qui, invece, lottare per far crescere la vostra pianticella di un millimetro alla volta, con fatica e stando attenti ad ogni miniregoletta e bonus.

SENSAZIONI
Il lavoro è fatica. Il mondo è difficile ed il denaro scarseggia. Fare le cose bene non è mai così facile e richiede attenzione e tempo. Questi concetti dovrebbero riepilogare le sensazioni trasmesse dal gioco 🙂
Diciamo che il piatto è di quelli elaborati, che richiedono una forte predisposizione al gusto del cinghiale e, nel curriculum del già giocato, almeno un Lacerda (o simili), per poter apprezzare quello che gli americani chiamano un “acquired taste“.
Baroccheggiante e dotato di sottoregole, dovrebbe dare soddisfazione a chi apprezzi questo tipi di logiche, mentre risulterà meno gradevole per gli amanti della linearità e dei motori a crescita costante.
ALTRI PARAMETRI DI DOM PIERRE
Pensando alla scalabilità direi che il gioco gira sostanzialmente in modo simile in tutte le conformazioni, anche se in certe sezioni il fatto di essere almeno in tre aiuta a donare varietà (refresh) di turno in turno. Eviterei, invece, la partita a quattro nella primissima esperienza, se tra i presenti avete pensatori seriali, in quanto questo titolo sollecita un certo tempo di riflessione e di fusione di meningi.
L’interazione è poi presente, anche se essenzialmente in forma indiretta.
Sulla rigiocabilità direi che lo sviluppo delle azioni ‘in comodi x passaggi’ richiede di intavolare il gioco, possibilmente, sena attendere troppo tempo dalla precedente esperienza, per evitare di dover ripartire da zero con l’apprendimento 🙂
Da ultimo segnalo, per i nostalgici di Viticulture, che Dom Pierre condivide con esso l’ambientazione e la natura gestionale, ma assolutamente non le meccaniche. Sono quindi due prodotti decisamente diversi, come uno Champagne ed un passito 🙂

CONCLUSIONI
Se siete alla ricerca di un nuovo Lacerda ed il vostro autore preferito sta tardando ad infornare la sua nuova creazione (o volete forse spendere qualcosina di meno, visto il prezzo tutto sommato contenuto, sotto ai 50 euro) Dom Pierre, cinghilino baroccheggiante, dovrebbe fare al caso vostro.
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