Fabio (Pinco11)
Benvenuti alla seconda puntata di Hobbyettivo Asia, la rubrica che vi porta giochi da tavolo dall’affascinante cultura orientale!
Nonostante sia una nuova rubrica, abbiamo già un contributo da un illustre redattore, nonchè il fondatore di GSNT, il nostro onnipresente PINCO11!. Non era una cosa programmata, ma visto il titolo, gli abbiamo ruba….ehm chiesto, se potevamo inserire la recensione nella nuova rubrica, ed eccoci qui!
MOVING WILD – FILLER
L’editrice giapponese Oink Games si è fatta un nome grazie alla sua linea di giochi di carte compatti ed ingegnosi, con il bel successo colto, nel recente, grazie al loro Scout, entrato addirittura nella top 100 di BGG.
Il titolo del quale ci occupiamo oggi è Moving Wild e propone ai giocatori la sfida di saper indirizzare gruppi di animali impegnati nella loro ideale migrazione verso i migliori habitat, ottimizzando la loro collocazione nel miglior modo possibile.
La difficoltà è contenuta, rendendolo adatto ad un pubblico grosso modo familiare, mentre le meccaniche sono quelle del draft alla 7 Wonders e collezione set.

MOVING WILD IN POCO
Il gioco si svolge nell’ambito di tre ‘round’, al termine di ognuno dei quali ha luogo una fase punteggio.
L’idea è quella che all’inizio di ogni round i giocatori ricevano un tot di carte (varia a seconda del numero giocatori e del round) e ne scelgono una che pongono coperta di fronte a se, passando le successive. Si ripete il tutto fino ad esaurimento delle carte e si procede quindi a piazzarle (ognuno colloca le proprie di fronte a se coperte).
Il piazzamento prevede che accanto ad ogni carta ‘zona’ (area card – migliorabile grazie ad apposite carte ‘improvement‘) si possano piazzare animali fino alla sua massima capacità di occupazione (ogni carta animale ha dei pallini che la indicano), facendo attenzione al fatto che ogni area può ospitare solo animali di certi tipi, nonché al fatto che diversi animali hanno requisiti speciali propri (per esempio è ‘bene’ non mettere insieme prede e predatori …).
Alla fine di ogni round si contano i punti donati dagli animali che ognuno è riuscito a sistemare, ricevendo penalità per zone non occupate al massimo ed animali non alloggiati.
COME SI PRESENTA
Moving Wild è contenuto nella classica scatolina (qualcosa meno di 11×7 cm) tipica dell’editore e contiene un set di carte compatte, un poco più strette dello standard, per lasciare posto nella scatola ai gettoni di cartone segnapunti. I materiali sono di buona qualità e le illustrazioni sono sull’astratto, ma gradevoli. Nell’insieme direi che siamo nel campo dell’adatto allo scopo, con unica possibile lamentela legata al testo descrittivo delle (sintetiche) caratteristiche degli animali, scritto piccolino.
Il prezzo, considerando che siamo di fronte ad un gioco di carte, resta leggermente alto (siamo vicino ai 20 euro), ma comprensibile, trattandosi di prodotti abbastanza pecualiari.
L’ambientazione prescelta è simpatica e (diversamente da quanto accadeva in Scout) anche sufficientemente resa dalle meccaniche.

COME GIRA MOVING WILD
Siamo di fronte ad un titolino sbarazzino e simpatico, che propone una ennesima variante sul tema della collezione set e drafting alla 7 Wonders, sulla scia di titoli come Sushi Go.
L’idea intorno alla quale tutto gira è stavolta quella del saper riuscire ad inserire in ogni ‘scatola’ (come tale possiamo pensare ogni carta ‘zona’) il giusto assortimento di cose (ossia gli animali), cercando in ogni giro di pesca di selezionare quelli giusti per massimizzare il riempimento di ogni ‘scatola’ e per armonizzare gli animali alloggiati.
Mentre in un Sushi Go si vanno a scegliere certi tipi di carte per ottenere punti sulla base dei vari set raccolti, qui si è compiuto un passetto in più nel senso della profondità, visto che si devono persegure diverse strade convergenti.
COSE DA FARE
Abbiamo così da una parte la basica necessità di riempire ogni zona con il giusto tipo di animale (che corrisponde ai tipi di habitat che la carta zona e gli animali hanno, es. le anguille vanno nell’acqua) e quella di ottimizzare gli spazi disponibili. Nel contempo è vietato mettere prede con predatori e diversi tipi di animale recano requisiti speciali per ottenere dei bonus, così come ci sono diverse carte ‘miglioramento’ che potenziano le carte zona (le ‘scatole’).
Niente di mostruosamente complicato o che non possa digerire in una partita, ma comunque è un qualcosa che richiede, giusto per gli utenti meno esperti, una partitina di allenamento.
Nel contempo Moving Wild resta un fillerino senza troppe pretese, per cui preavviso che il controllo non è mai assoluto, tenendo conto che tende a decrescere con l’aumentare nel numero dei giocatori. Il draft alla 7 Wonders, infatti, fa tornare in mano le carte residue dalle altrui scelte e se si gioca in 2 o 3, si può anche programmare cosa ci potrà eventualmente tornare in mano dopo le scelte degli altri. Aumentando i presenti, cresce invece il fattore alea, diventando tutto più caciarone.

CONCLUSIONI
Moving Wild è un simpatico filler basato su collezione set e draft alla 7 Wonders. Ben pensato, compatto e gradevole, è il classico titoli da spiaggia, più che valida alternativa ad un classicissimo Sushi Go.
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it