scritto da
FΛB!O P.
Buona domenica a tutti!
I Giocatori in scatola della Tana dei Goblin di Vittorio Veneto ci invitano al loro consueto appuntamento di gennaio, dedicato esclusivamente alle uscite dello scorso anno. Il format è quello della convention per hardcore gamer, senza alcuna suddivisione tra dimostratori e pubblico: tutti portano i propri giochi del 2024 e si formano spontaneamente i tavoli. Purtroppo arrivo leggermente in ritardo e perdo il giro per sedermi subito al tavolo con cogo71, al quale cedo la parola per la prima sessione.
Buona lettura!
Pillole
[Andrea-cogo71] Beyond The Horizon • 2-4 giocatori • 14+ • 90-120′ • giocato in 4 alla prima partita • 120 minuti più 25 per la spiegazione

Seguito spirituale di Beyond The Sun che vede come autori, lo stesso Dennis K. Chan, a sui si sono affiancati Adam Hill, Ben Pinchback e Matt Riddle. È un gestionale di cui ci ha parlato un po’ di tempo fa Pinco nella sua accurata recensione, a cui vi rimando per i dettagli tecnici. Qui mi limiterò a fornirvi le impressioni di gioco, i pregi e i difetti.
Seduti al tavolo insieme a me c’è il padrone di casa Alberto (presidente dei Giocatori in Scatola), Marco di Balena Ludens e Valerio, insomma tutti giocatori esperti e navigati e tutti conosciamo già Beyond The Sun, per cui la spiegazione non prende troppo tempo, visto che questo titolo ne re-implementa alcuni aspetti ricalcando però il flusso di gioco.
Le differenze macroscopiche con il progenitore riguardano senz’altro l’ingombro sul tavolo, che è ulteriormente aumentato, e la mappa modulare costituita da esagoni che si sviluppa nel corso della partita, a differenza del sistema solare su cui ci si muoveva nel predecessore. A questo aggiungete i poteri diversi per ogni fazione e una fase in più nel turno di gioco, che però si esplica solo dopo un paio di turni, perché come nel titolo precedente anche questo Beyond The Horizon parte piano per poi aumentare le opzioni disponibili a partita in corso.
Sicuramente sono state aggiunte alcune meccaniche che limano alcuni dei difetti di Beyond The Sun, ma che complicano un pochino il flusso di gioco, alzando leggermente l’asticella della complessità.
A parte l’ergonomia dei guerrieri/esploratori sicuramente rivedibile, uno dei punti critici di questo titolo è l’interazione davvero troppo blanda almeno per me. La presenza dei “guerrieri” mi aveva fatto sperare in qualcosa di diverso… Per il resto al tavolo Alberto si è espresso apertamente a favore di questo titolo, mentre Marco ha preferito Beyond The Sun, perché più lineare e diretto e devo dire che dopo questa unica partita anche io la penso così. Tutti comunque abbiamo convenuto che per dare un giudizio più esauriente sarebbe stato necessario fare almeno un altro paio di partite, per cui se ce ne sarà l’occasione senz’altro lo giocherò ancora. Per la cronaca Alberto ci ha surclassato con 96 punti, io mi sono classificato secondo con 71, precedendo di soli 2 punti Valerio e un po’ di più Marco, che però è stato penalizzato dalla fine anticipata della partita.
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[F/\B!O P.] Moving Wild • 1-6 giocatori • 8+ • 15-30′ • giocato in 3 di cui 2 alla prima partita • 30 minuti con spiegazione

Sono bastati 10 minuti di troppo per trovare tutti i gamer mattutini già organizzati in tavoli con spiegazioni avviate. Mi aggiro intorno alle scatole a disposizione e ben presto due nuovi arrivati si aggiungono al mio scrutare. Tengono d’occhio una manciata di titoli corposi, ma vorrebbero provarli con qualcuno che già li conosce, per non dover leggere il regolamento. La cosa sembra di non prossima realizzazione, per cui viriamo su un giochino con poche regole e già noto ad almeno uno di noi.
Nel corso di tre round di draf, costruirete il vostro tableau di carte habitat e animali. Le carte del gioco mostrano uno o più dei tre tipi di habitat, un animale o un “miglioramento” che può essere collocato su un habitat per modificarlo. Nel caso degli animali, ci saranno informazioni sull’habitat richiesto, su quanto spazio occupano e se possono condividerlo con altre specie. È indicato anche il punteggio, soggetto al moltiplicatore sulle carte habitat. I tableau vengono valutati al termine di ogni round, con punti di penalità per gli habitat non pieni e per gli animali non ospitati. Le carte possono essere completamente ricombinate tra un round e l’altro.
Giovanni lo spiega agilmente, dal momento che il draft è una meccanica arci-nota e che le carte sono sostanzialmente auto-esplicative. Sono piccoline, perciò non è facile rendersi conto di cosa serve agli altri (o di cosa equivarrebbe a un bastone tra le ruote), però come prima partita mi basta e avanza organizzare il mio parco. Cerco di selezionare carte habitat quando ne ho quasi riempito uno e carte animale quando ho ancora capienza. Ovviamente questa macro-strategia non risulta sempre attuabile, in particolare verso la fine dei round, quando le carte che ci passiamo sono progressivamente meno come numero e come interesse. Sfrutto pochissimo la possibilità di riassegnare le bestie agli habitat (Giovanni e Simone sono più bravi in questo), però incappo raramente nei malus e dunque va bene così. Alla fine vinco pure, pensa te. La sensazione conclusiva è che risulti: ottimo per introdurre i nuovi giocatori alla meccanica del draft; innocuo per giocatori più navigati, non colpisce al cuore, può dare soddisfazioni. Sta in una taschina, dura poco, è un rompicapo crescente da risolvere per tre volte. La sua eventuale recensione potrebbe candidarsi a rientrare nella nuova rubrica Hobbyettivo Asia…
[F/\B!O P.] Forest Shuffle: Alpine • 2-5 giocatori • 10+ • 60′ • giocato in 5 di cui 3 alla prima partita • 60 minuti con spiegazione

I nostri tempi combaciano con quelli del tavolo a fianco, così Davide e Giulia si uniscono a noi. Quest’ultima convince/costringe Simone a illustrare questo gioco, visto che è tra i suoi preferiti del momento. Obietto che non è del 2024, come richiederebbe il tema della giornata ludica, ma mi si fa notare che l’espansione lo è, sicché è tutto in regola e possiamo pendere dalle labbra dello spiegatore.
Iniziate con sei carte in mano, ciascuna rappresentante un tipo di albero o due abitanti della foresta (animaletti, piantine, funghi, ecc.) divisi a metà in verticale o in orizzontale. Al turno, potete pescare due carte (dal mazzo o dall’offerta) oppure giocare una carta dalla mano (pagandone il costo). Se è un abitante, va infilato per metà sotto a un albero. Quando viene pescata la terza carta inverno (posizionata verso fine mazzo durante la preparazione), la partita finisce immediatamente, dopodiché contate i punti in base alle abilità degli alberi e degli abitanti. Vince chi ne totalizza di più.
Il regolamento è sufficientemente semplice e lineare da mettere a proprio agio anche i novellini come me. Uno degli aspetti più stimolanti è che le carte si pagano scartando altre carte, pertanto non è infrequente il trovarsi a decidere cosa sacrificare per poter calare quello che si ritiene più profittevole. Tra le mie carte iniziali ho un albero e un muschio che mi forniscono 10 PV se la mia foresta presenta alberi di 8 specie diverse: mi sembra una bella promessa e le dedico la mia partita, cosa che mi aiuta ad avere in mente una chiara linea di azione. Vedo che tra gli avversari c’è chi accumula lepri o altri animali che vanno in combo, mentre io mi affido al sottobosco (aggiungo diverse attivazioni per pescare carte extra) e a un moltiplicatore sugli uccelli. Come conseguenza la mia foresta ha un aspetto molto verticale. La fine arriva all’improvviso e non riesco a piazzare il terzo pipistrello, che mi avrebbe dato i 15 punti per arrivare secondo. La vittoria è ovviamente di Simone. L’espansione aggiunge 36 nuove carte con 2 nuovi alberi e qualche trovata interessante rispetto alle regole base. Rilassante come una passeggiata nel bosco.
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[F/\B!O P.] Odin • 2-6 giocatori • 7+ • 15′ • giocato in 6 di cui 5 alla prima partita • 20 minuti con spiegazione

Dopo pranzo finalmente i nostri percorsi si riuniscono e sono in grado di giocare una partita con cogo71 prima di dover scappare. Al tavolo c’è ancora Davide dal gioco precedente, Valerio dalla segreta dei tre forni, Michele e infine Cetto: forse vi ricorderete di lui, encomiabile dimostratore e intrattenitore dell’area Far West a Ludica 2024.
Il mazzo contiene carte di sei colori, numerate da 1 a 9. Al vostro turno passate oppure giocate lo stesso numero di carte (o una in più) di valore superiore a quelle sul tavolo. Devono essere dello stesso numero o colore e le cifre vanno ordinate dalla più grande alla più piccola. In questo secondo caso, prendete una delle carte che avete superato e scartate le altre. Se tutti passano consecutivamente, l’ultimo ad aver giocato ricomincia con una carta. Quando un giocatore ha esaurito la mano, gli altri segnano 1 punto per ogni carta ancora in possesso. Appena qualcuno ha 15 o più punti, vince chi ne ha meno.
La nostra partita dura un paio di round e probabilmente le cose più memorabili sono le giocate di Valerio, che a un ingenuo “Ora dovresti avere tutti 9 per non passare” risponde calando un 99999. Le decisioni da affrontare sono grosso modo di tre tipologie: quali carte giocare, quale raccogliere e quando aumentare le cifre. Non si tratta banalmente di sbarazzarsi di più carte il prima possibile, perché bisogna sempre tirarne su una e non è detto che la nuova aggiunta possa essere utile alla mano esistente. Inoltre, avere set grandi non è vantaggioso in maniera assoluta, perché si può giocare solo una carta in più rispetto al set attuale. Quindi, se aveste un set da 5, potreste essere costretti a spezzarlo in 2+3 se non si arriva almeno a 4 sul tavolo. Ai presenti è sembrata una versione semplificata di SCOUT, che personalmente mi ha divertito di più. Se vi ho incuriosito e volete provarlo gratuitamente online, lo potete trovare su Board Game Arena.
[Andrea-cogo71] Pixies • 2-5 giocatori • 8+ • 30′ • giocato in 3 alla prima partita • 25 minuti più 5 per la spiegazione

Pixies è un gioco leggero di draf di carte e collezione set, che vi vede raccogliere e piazzare secondo una griglia 3×3 piccole creature nel corso di 3 turni. Le carte vengono pescate dal mazzo centrale, cambiando ogni volta l’ordine di pesca: il primo a pescare sarà l’ultimo al round successivo. Le creature vengono posizionate in base al loro numero sulla griglia (immaginate la tastiera di un cellulare). Si ottengono punti in diversi modi: convalidando le carte ovvero posizionando una carta su un’altra (nell’ordine corretto di numero), collezionando i vortici raffigurati sulle carte, con l’area contigua più grande dello stesso colore che fa guadagnare un certo numero di punti per carta a seconda del turno, e ci sono anche punti negativi per ogni X mostrata sulle carte. I punti vengono conteggiati in 3 round e vince chi ne ottiene di più.
Mi siedo al tavolo con Chicca (giurata del Goblin Magnifico) e Luca. Chicca ci spiega le regole, consultando di tanto in tanto il regolamento, ma il gioco è davvero semplice pur cui dopo appena 5 minuti siamo pronti a partire. Le illustrazioni sulle carte sono molto particolari, ma ben presto ci si concentra soltanto sul numero e il colore della carta, visto che sono quelli che determineranno il nostro punteggio.
Inizialmente si bada solo a quello, ma man mano che riempiamo la nostra griglia dovremo accaparrarci i numeri che ci mancano, o costringere il nostro avversario a piazzare una carta a faccia in giù, se il numero raffigurato è già presente nella sua area di gioco. Ecco, per essere un giochino leggero questo aspetto cattivello poteva essere interessante, e invece…
La partita si trascina per tre turni senza particolari sussulti. Forse in tre giocatori il gioco risulta troppo “lasco”, ma decisamente non è scattata la scintilla per nessuno dei presenti al tavolo. Per la cronaca Chicca ci ha battuto, mentre io che avevo puntato sulle aree dello stesso colore, disinteressandomi dei vortici e delle X presenti sulle carte, finisco ultimo, ma i punteggi finali sono stati tutti molto vicini.
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[Andrea-cogo71] CubeMelt: Getting Dicey! • 1-5 giocatori • 8+ • 20′ • giocato in 5 • 20 minuti più 5 per la spiegazione

Sta in una scatolina cubica di circa 7 cm di diametro, pubblicato da Origame, un editore di Singapore e ideato da Daryl Chow che forse qualcuno di voi potrebbe conoscere per The Artemis Project o Overbooked. CubeMelt è uno di quei giochi più difficili da spiegare che da giocare, ma è maledettamente accattivante (“catchy”, come direbbero gli anglofoni).
Si tratta fondamentalmente di una variante di Yatzee, con alcuni twist davvero interessanti e divertenti in cui i giocatori vestono i panni di un irresistibile cubetto di ghiaccio assetato di amore e avventura. I giocatori tirano e rilanciano (massimo altre 2 volte dopo il primo lancio) a turno i dadi per cercare di ottenere 20 punti Amore o Avventura e vincere la partita prima di sciogliersi definitivamente. Tuttavia, il colpo di scena è che se si tira una faccia in più rispetto alle altre, i risultati si applicano agli avversari! Ovviamente sulle facce dei dadi ci sono anche punti negativi che accelerano il nostro processo di scongelamento e quindi la nostra liquefazione.
CubeMelt è un filler davvero divertente e che vi farà fare un sacco di risate, ma nulla è stato lasciato al caso, a cominciare dal packaging: il cubetto dove sono stati riposti i dadi e le plancette dei 5 personaggi è fantastico. I dadi sono customizzati e le illustrazioni molto carine in stile manga (a me ricordavano i personaggi di Doraemon). I segnalini in legno sono sagomati e – seppur piccolini – si adattano perfettamente alle plancette composte da due quadrati affiancati.
I poteri pazzi dei 5 cubetti di ghiaccio previsti per la versione asimmetrica fanno il resto: io avevo il cubetto ninja, ma c’erano anche il gatto, il drago, il cavaliere e l’unicorno che ha vinto. Purtroppo credo che difficilmente questo gioco arriverà in Italia e al momento sembra introvabile su qualsiasi store europeo. L’unica possibilità è sperare di trovarlo l’anno prossimo a Essen (o a Essen Acappella).
CONTENUTI AUDIO E VIDEO
Sul canale YouTube di Giochi sul Nostro Tavolo questa settimana ho caricato un unboxing. Si tratta di La Torre Stregata (Der verzauberte Turm), un best-seller dal catalogo della Zoch, ideato da Inka e Markus Brand. Venerdì ne potrete leggere la recensione nella rubrica nonsolograndi.
Nel podcast di questa settimana Fapos dialoga con Luca Borsa, un autore di giochi, ma anche un divulgatore, un educatore e un ingegnere! Con lui andremo a vedere come i giochi da tavolo siano uno strumento potente per diversi scopi e come sempre più categorie di persone si affaccino a questo mondo. Andremo pure a scoprire l’importanza della SAZ (Associazione autori di gioco) e di IDeAG per il nostro panorama ludico. Una puntata ricca di “dietro le quinte” che vi aprirà gli occhi su molte cose!
ENIGMI E SALUTI
Vi sottopongo un nuovo caleidoscopio. Con l’ultimo vi ho – finalmente! – messo in seria difficoltà, perciò questa volta abbasserò leggermente il tiro…

Giocate, pensate e commentate. Alla prossima!
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