Fabio (Pinco11)
MEN – NEFER PRIME IMPRESSIONI
Menfi, Memphis, Mit Rahina sono altri dei nomi con i quali è nota l’antica città egiziana di Men – Nepher, alla quale è dedicato il titolo del quale ci occupiamo oggi, ideato da German Millan (noto anche per Sabika, Bitoku e Bamboo). Prodotto dalla spagnola Ludonova (per 1-4 giocatori, 60′-120′, 14+).
Cinghiale di peso medio stimato su BGG in 3.77 (quindi vicino al 3.90 di Darwin’s Journey) a base di piazzamento lavoratori, con spruzzate di raccolte set, combo, tessere azione e via dicendo. Si tratta di un prodotto destinato ad un pubblico di utenti esperti, che vede i giocatori impegnati nello svolgere diverse attività legate all’ambientazione prescelta, come costruire piramidi, sfingi, preparare siti funerari, adorare divinità egizie e così via.
MEN – NEFER IN POCO
Alla sua base il gioco è un piazzamento lavoratori, ma strutturato in un modo del tutto peculiare.
L’idea infatti è quella che in ciascuno dei tre macro turni in cui si articola la partita si svolgano un totale di nove ‘fasi azione’ per giocatore. Tre di esse consisteranno nel piazzamento di un lavoratore in una delle apposite cinque sezioni della griglia centrale (che consentirà di svolgere le azioni indicate nella tessera azione posta sopra al lavoratore che si è prelevato nella propria scheda). Altre tre nell’attivazione vera e propria di un lavoratore piazzato (svolgendo l’azione della griglia) e tre nel prelievo di nuove tessere azione (per il prossimo macro turno, svolgendo una piccola azione bonus).
Le varie azioni, che siano quelle della griglia, delle tesserine o ‘bonus’, consentono di interagire con le varie aree specializzate presenti sul tabellone e/o con la propria scheda personale.
Le principali sezioni sono quelle dedicate alla navigazione sul fiume (dove si acquisiscono la risorsa ‘pesci’ – cibo e gli obiettivi), quella che presiede alla costruzioni delle piramidi (a caccia di rendite in punti e del piazzamento di appositi segnalini che ancora premiano con punti i progressi in certi ambiti) e quella legata al progresso nel tempio (dove si offrono doni e si fanno avanzare le sacerdotesse e di conseguenza si sale nell’obelisco, che attribuisce rendite in punti).
Per il resto si vanno a sbloccare e poi piazzare (quindi in due step) mummie e sfingi, si collezionano cartigli e si progredisce in appositi tracciati.
Ogni macro turno ha luogo una fase punteggio, valutando i progressi (o le penalità) nei vari ambiti, chiudendosi il tutto alla fine del terzo giro.
COME SI PRESENTA
Il livello di produzione di Men – Nefer è complessivamente buono e l’impatto visivo immediato è attraente, grazie sia alla grafica curata di diversi componenti che alla presenza di numerosi segnalini in legno sagomati e stampati che contribuiscono ad evocare l’ambientazione dell’antico Egitto prescelta.
Qualche doglianza si può avanzare, comunque, per la dimensione ridotta di diverse icone, un poco sacrificate per dare spazio alla grafica (come nelle tessere dei vasi canopi). Alla primissima partita la cosa può essere spiazzante, anche se poi è mitigata memorizzando i vari effetti.

COME GIRA MEN – NEFER
Siamo di fronte ad un titolo strutturato e complesso, che richiede una spiegazione comunque relativamente impegnativa (superiore in genere alla mezz’ora) ed una fase di apprendimento che si sviluppa almeno per una buona metà della prima partita. Questo perché deve essere metabolizzata la particolarità dell’articolazione del macro-turno di gioco, che prevede, come accennavo, che il vero e proprio piazzamento lavoratori rappresenti solo uno dei tre step di utilizzo di ciascuna delle tre caselle che sulla propria plancia ospitano i tre meeple ‘apprendista’.
Almeno tre sono le sezioni primarie nelle quali si deve operare per maturare delle rendite di punti (che pagano per ben tre volte, per cui una crescita repentina in un settore può garantire un botto di punti complessivi).
Sul contorno ci sono poi numerose altre cose da fare, tipo sbloccare e piazzare mummie, sfingi ed occhi di Horus, utili ad acquisire risorse (ce ne sono due) e ad avanzare in altre tracce che attribuiscono a loro volta punti o penalità.
La ‘sintonia fine’ poi prevede anche la presenza di ulteriori fonti di punteggio o bonus ‘minori’, giusto per dare più spessore possibile ad ogni scelta.

SENSAZIONI
Men – Nefer è stato accolto in modo piuttosto entusiasta dalla community dei gamers, tanto da finire nelle prime posizioni delle varie classifiche del post fiera (al momento, per esempio, è 8° nel Ranking Tracker di BGG). Gode di un voto medio superiore all’8, per cui la sensazione di fondo è quella di essere di fronte ad un degno successore di Bitoku, titolo nel quale compariva già l’idea dei sue ‘step’ di utilizzo del lavoratore.
Pur basato su logiche note, Men – Nefer cerca di trovare una sua identità proprio nella logica particolare della divisione in tre passaggi separati (da svolgersi ciascuno in un turno) di quello che avrebbe potuto essere un articolato turno unico, che avrebbe potuto vedere la esecuzione della azione centrale, di quelle bonus sulla tessera ed il prelievo di una nuova tessera per il turno seguente. Lo spezzare questo flusso in tre turni, arricchendo poi ciascuno di essi, contribuisce a donare varietà al flusso del gioco ed a capire come organizzarsi, anche per via dei costi crescenti di certe sezioni del tabellone (legati alla altrui presenza) ed alla classica lotta per il miglior posto al sole (leggi ‘occasioni’) tra i giocatori.

LO SPESSORE
Tutto ciò rappresenta il lato più splendente del gioco, che punta sulla profondità della riflessione e sulla varietà di cose da fare.
Nel contempo, chiaramente, abbiamo anche le potenziali facce opposte della medaglia, perchè diverse cosette appaiono essere decisamente ‘di contorno’ e premiano in modo a volte sin troppo contenuto gli sforzi mentali richiesti per far collimare tutto.
Per esempio, nel prelievo delle tesserine azione si dovrebbe fare attenzione a far collimare il simbolo della tessera prescelta con quello indicato in una apposita traccia, ma le tesserine escono in modo abbastanza casuale ed il valore del premio è limitatissimo. Lo stesso vale per i mezzi simboli sui cartigli da far combaciare per ottenere poi un modesto ritorno in un tracciato che valorizza pochi punti.
La mia lettura del gioco è quella che siano presenti cose DA FARE necessariamente ed altre che se le fai avrai dei piccoli benefici, ma che se non le fai va bene ugualmente, per cui una delle cose da capire è dove indirizzare il grosso della propria attenzione e cosa sia decisamente meno prioritario.
Chi ama la linearità potrebbe quindi non gradire troppo questa dispersività di fondo.

PARAMETRI VARI
La scalabilità è buona, perché il gioco resta lo stesso a livello concettuale in qualsiasi numero di giocatori. Aumentandone il numero, però, si sentirà di più il costo di svolgere azioni in sezioni affollate ed un poco il senso di competizione, al prezzo di un allungato tempo di attesa tra una azione l’altra.
L’interazione è contenuta, in quanto indiretta, ma la presenza altrui, soprattutto nelle partite a quattro, si sente eccome.
La rigiocabilità è discreta, garantita dal ciclo casuale di diversi elementi di gioco.

CONCLUSIONI
Men – Nefer è un interessante cinghiale incentrato su di una particolare articolazione dei turni di gioco, che prevedono l’alternanza di diversi tipi di azioni. Strutturato e di spessore, rappresenta il piatto ideale per un pubblico di gamers.
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