Fabio (Pinco11)
BITOKU – PRIME IMPRESSIONI
In Bitoku siamo chiamati ad intraprendere il difficile cammino verso la trascendenza, con l’obiettivo di diventare i prossimi spiriti della foresta. Per farlo dovremo sfruttare l’aiuto di Yokai, Kodama ed altri pellegrini, cogliendo le occasioni fornite per ottimizzare gli effetti dei nostri spiriti guardiani (dadi).
Tutto questo è sullo sfondo di un cinghialotto di discreto peso, per 1-4 giocatori, con tempo a partita (ottimista e senza spiegazione) di un paio d’ore, età 12+.
Il livello di difficoltà percepito è quantificato su BGG in 3.71 su base 5, ponendolo di qualche spanna sotto ad un Imperial Steam (4.12) e grosso modo sui valori di Carnegie (3.80).
Autore ne è l’emergente German Millan (Sabika) ed editore è la Devir, che ha in distribuzione il gioco in questo periodo in Italia.

BITOKU IN POCO
La struttura del gioco è in realtà piuttosto lineare ed è questo che ha fatto si che il coefficiente di difficioltà rimanesse sotto il 4.0. Al proprio turno il giocatore infatti sceglie semplicemente tra: a) giocare una delle tre carte che ha (trattenuto) in mano ; b) posizionare uno dei propri tre dadi in una delle caselle azioni sul tabellone o c) spostare uno dei dadi piazzati in precedenza facendogli ‘attraversare il fiume’ oppure d) passare e chiudere il turno.
La chiave del tutto e ciò che rende Bitoku un cinghialotto è la gran varietà di effetti che possono essere ottenuti grazie alle carte ed azioni, visto che a fianco del più classico ‘ottieni una delle 4 risorse’ vi è la possibilità di acquisire uno dei mille tipi di tessere presenti nel gioco (alcune delle quali hanno anche dei ‘sottotipi’) e/o carte.
Quasi ogni cosa, a suo modo, consente (in modo diretto o indiretto) di ottenere punti, essendo presente una significativa diversificazione delle fonti di essi.
Alla fine del quarto (macro)turno di gioco la partita ha termine e si provvede ad attribuire la classica listata di punti finali.

COME SI PRESENTA
Il primo impatto con il tabellone, un poco per tutti i miei commensali, è da far sanguinare gli occhi, nel senso che la presenza di numerose illustrazioni e dei mille colori utilizzati contribuisce e non poco a creare un generale senso di smarrimento, nel quale è complice anche la presenza di una miriade di tessere di vario tipo, tutte dotate di un set di (spesso autonome) iconcine effetto.

In realtà, lo dico spezzando una lancia a favore del gioco, nel corso della partita le cose tendono a leggersi in modo adeguato (giusto le iconcine dei ‘sassi’ sono piccirille assai …) ed alla fine i disegni contribuiscono alla tematizzazione del tutto, per cui direi che i componenti risultano, tirando le somme, adeguati allo scopo. Tutto questo con il piccolo bonus di un prezzo che resta nella fascia dei 60 euro, andando così controtendenza in un momento in cui i cinghiali, anche non deluxe, tendono a viaggiare oltre i 70.
L’ambientazione è resa, come accennavo, da una grafica decisa e da illustrazioni lussureggianti, oltre che dall’abbondante utilizzo di termini legati alla ‘mitologia’ di riferimento.

COME GIRA BITOKU
Premetto che normalmente, almeno ai primi intavolamenti, una bella oretta per srotolare il tutto sul tavolo e proporre un sunto delle regole vi andrà via tutta. Nel contempo lo stesso manuale ovunque mette le mani avanti per dire che siamo di fronte ad un titolo complesso, però devo dire che alla fine della fiera Bitoku, se ben spiegato, risulta, per la categoria e target di riferimento (cinghiali per gamers), un titolo dotato di giusto spessore e varietà, ma non troppo ‘calcoloso’, nè particolarmente soggetto a paralisi da analisi.
In sintesi, devo dire di averlo trovato un buon gioco, che merita di essere provato.

GAMEPLAY PULITO
La chiave che consente a Bitoku di non impatanarsi sta nella scelta, intelligente, compiuta nel delinearne la struttura di fondo e nel proporre le varie scelte. Nell’arco di un ‘macroturno’ infatti andiamo a giocare tre carte e piazzare (ciascuno fino a due volte) tre dadi. Le carte sono quelle che ognuno sceglie di tenere in mano (tra le 4 usualmente disponibili) ad inizio turno e consentono di svolgere azioni piuttosto rapide, mentre i dadi offrono tecnicamente molte scelte, ma nel corso del turno gli spazi vanno a riempirsi, per cui i tempi di riflessione (ed è una cosa positiva) vanno per certi aspetti a ridursi, invece che aumentare, nel corso della partita.
Diverse cose, infatti, tendono a perdere di utilità una volta che si sia impostato il proprio ‘motorino di punti’, per cui si tende a concentrarsi su alcune strade e si perde meno tempo a valutare le opzioni. Ad esito di un’ora di spiegazioni, del resto, vi attendevate di poter, già nella prima partita, contenere il tempo totale in un paio d’ore di gioco?
Simpatica è poi anche l’idea dei dadi, che non rollano mai, con valori soggetti a continui incrementi (con tesserine apposite) e decrementi (quando si passa il fiume).

UN FIUME FATTO DI MILLE RIVOLI
Per impostare una metafora, la foresta di Bitoku è sicuramente ricca di fiumi (del resto una delle mosse consente di spostare i dadi da una riva all’altra del corso d’acqua), che sono alimentati (parlando di punti) da mille rivoli. L’idea di fondo, così, è quella che si ottengano punti da una gran quantità di fonti, ciascuna delle quali deve essere curata, ma che non ha mai la possibilità di ‘spaccare il gioco’ da sola. L’attenzione, dunque, deve essere tenuta altra per tutta la partita ed è difficile vedere qualcuno ‘schizzare via nel corso dei primi turni’.
Anche le meccaniche utilizzate sono numerose, con gestione risorse, gestione azioni, mille tesserine, costruzioni di motori produttivi, spruzzate di maggioranze ed un filo di deck building. Delle idee avute sul cosa infilarci dentro, il game designer pare proprio non aver buttato via proprio niente 😉
TUTTO E’ COLLEGATO ..
C’è, è vero, un possibile senso di smarrimento quando si vanno ad esaminare le varie tesserine e tesserotte, a partire, per esempio, dai cristalli, che sono tanto simpatici, ma che, nella loro natura di una sola delle varie tipologie di tesserine, sono a loro volta suddivisi in tre categorie (una dà rendite ad inizio turno in risorse, una in punti vittoria e la terza è collegata invece all’uso dei dadi) e possono essere collocati in due diversi posti sulla plancia personale.
Tutte e tre i tipi sbloccano poi degli ‘pellegrini’, che possono a loro volta essere utilizzati come moltiplicatore per i punti vittoria delle pietre o per fargli intraprendere il percorso della ‘saggezza’ nel tabellone centrale, nel corso del quale, guarda caso, è possibile scegliere tra ottenere punti e/o conseguire traguardi, a loro volta indispensabili per le carte obiettivo e/o svolgere azioni bonus speciali.

Tutto, come avrete intuito, è collegato, ma il motore resta, per certi versi, spesso ‘aperto’, nel senso che è possibile indirizzare gli effetti di diverse cose per venire incontro alle esigenze del momento, senza che tutto debba essere focalizzato necessariemente a lungo termine. Questo consente, come accennavo, un approccio meno calcoloso ad un gioco che invece, tra le mille tesserine e stradine, poteva far pensare a mille sottoregole.
PARAMETRI VARI
L‘interazione è presente, perchè la presenza di dadi altrui nelle caselle nel bosco blocca certe azioni (il valore …), anche se le numerose tesserine che incrementano i valori consente di girare spesso intorno a ciò. Nel contempo la corsa per le carte, la logica di maggioranza dietro ai percorsi dei kodama e la spruzzatina di interazione diretta dietro a questa unica meccanica fanno aumentare ulteriormente la coscienza della presenza altrui.
La scalabilità è buona, grazie agli sforzi compiuti (vedi diverse tessere apposite da inserire nel tabellone ad incastri) per proporre un diverso numero di spazi a seconda dei giocatori.
La rigiocabilità è garantita dal buon numero di carte e tessere di vario tipo, la cui uscita casuale impone di adottare diverse strategie di partita in partita.

CONCLUSIONI
Bitoku è un valido cinghialotto, che riesce nel compito di proporre un gameplay sufficientemente lineare, pur associato alla previsione di una miriade di modi per fare punti e di tessere e tesserine. Molte le meccaniche proposte, richiede un certo impegno iniziale, solo per memorizzare i vari effetti, ma poi ha il pregio di scorrere liscio, grazie a regole ben ripulite.
Titolo interessante, gode mentre scrivo di un voto medio di 7.9 su BGG, che lo rende uno dei 5-6 cinghialotti che maggiormente sono emersi nell’ultimo biennio, per cui merita un’occhiata.
Segnalo che Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it e ringrazio l’editore per la copia di review concessa.
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