Scritto da Fabio (Pinco11)
Alla scorsa Essen Imperial Steam era rientrato nella ristretta lista dei cinghiali da tenere d’occhio ma, complice il suo esaurimento già il giovedì e la sua presenza su di un solo tavolo (e nemmeno presidiato, per la maggior parte del tempo, da dimostratori) , ero tornato senza essere riuscito nè a provarlo, nè a comprarlo, lasciandomi una certa attesa.
Alla prima prova su strada con copia altrui, finalmente fatta prima di Natale, ha fatto poi poco dopo seguito l’arrivo della mia ed altre partite, che hanno confermato come si tratti di un titolo davvero meritevole, validissimo successore di titoli come Steam e Brass.
Autore ne è il finora poco noto Alexander Huemer (nel suo curriculum il solo Lignum) ed editore la Capstone (2-4 giocatori, 120′, 12+, indipendente dalla lingua), il peso specifico è elevato (su BGG è un 4.11 su 5 di difficoltà) e le meccaniche primarie sono la gestione azioni e risorse e la costruzione reti.

IL GIOCO IN POCO
Siamo idealmente catapultati nel vecchio impero Austro Ungarico, nel quale vogliono, grazie al nostro aiuto, compiere un passo decisivo nella costruzione di una bella rete ferroviaria. Noi, da buoni investitori, cogliamo l’occasione e ci buttiamo a pesce.
La partita si svolge attraverso otto macro turni, alternandosi i giocatori nello scegliere in ogni giro che li compone una delle undici azioni disponibili, utilizzando allo scopo uno dei propri segnalini azione (il cui numero aumenta nel corso della partita). Lo scopo finale è quello di costruire una efficiente rete ferroviaria e, possibilmente (ma non necessariamente) di raggiungere la città di Trieste (partendo da Vienna). Tra le azioni compaiono quelle che permettono di acquisire lavoratori, ingegneri e/o risorse (comprandole dal mercato o prelevandole dalle proprie fabbriche), di costruire fabbriche (che però producono solo one shot), di costruire tratte ferroviarie (spendendo risorse), di acquistare treni, di prenotare obiettivi di fine partita e così via (oltre, naturalmente, al classico cercatore d’oro alla Puerto Rico ed al “passo e non rompere, che sono messo male”). Da notare che sono poi possibili le classiche azioni aggiuntive opzionali, tipo quella che consente di trasportare merci alle città che le richiedono o cedere proprie azioni ad ipotetici investitori per ottenere denaro, al prezzo però di dover restituire, per ciascuna azione ceduta, il 10% dei propri denari di fine partita. Opzione, quindi, da utilizzare cum grano salis.
A fine partita si procede al classico conteggio dei punti, che in questo caso si identificano con i soldi ottenuti, per cui il più ricco sarà il vincitore.
COME SI PRESENTA
Sin dalla prima apparecchiatura sul tavolo si percepisce con chiarezza di trovarsi di fronte ad bel cinghiale setoloso, tanto che il setup può portare via, alla prima partita, anche una mezz’oretta, se lo fai da solo prima che arrivino gli amici. Ci sono diversi set di tessere città disponibili a seconda del numero di giocatori, le tessere azione, le carte obiettivo, una manciata di cubetti risorsa, la scheda per l’acquisto dei lavoratori, le schede personali, le tessere treno e via dicendo, per cui il tavolo buono da 8 ospiti lo potrete sfruttare davvero bene, senza paura di lasciare troppi spazi vuoti.
I materiali nel complesso risultano tutti più che adeguati allo scopo, con una grafica curata il giusto, ma non tale da distogliere il colpo d’occhio e con componenti idonei, ma mai sfavillanti. Per esempio le risorse sono rappresentate dai classici cubetti ed il denaro è reso grazie a delle carte plastificate che fanno il loro dovere, ma che chiaramente fanno meno figura di monete o fiches. Si avverte quindi che lo sforzo è stato quello di inserire pezzi adeguati, ma nello spirito di contenere il prezzo all’interno di una fascia ancora accettabile, in quanto, spingendo più in alto l’asticella, si sarebbe arrivati tranquillamente a superare il centone, mentre si è rimasti nella fascia tra i 60 ed i 70 euro (salvo occasioni). Piccola pecca da pignolino è la scelta grafica nell’evidenziare i percorsi difficili con un tratto nero, che un pelo all’occhio meno allenato si confonde (così come qualche tessera città poteva essere resa con colori un attimo più vivaci), per il resto direi che sono contento, anche se non estasiato, dei materiali.
L’ambientazione, come accade nella maggior parte dei ferroviari, si sente, già solo per il fatto di mettere giù dei binari e di costruire una rete di collegamenti, ma è resa anche da piccoli tocchi con i quali si è cercato di dare riscontro a fatti storici (come il premio riconosciuto a chi abbia collegato due specifiche città, che richiesero la posa di numerosi ponti ferroviari).
COME GIRA?
Bene, dannatamente bene ed il 7.8 di voto medio del quale gode al momento su BGG conferma questa mia impressione, frutto di alcune partite. I miei commensali (5-6 diversi) sono risultati abbastanza unanimi nel riconoscergli una indubbia solidità, così come una profonda affinità con la produzione di Wallace, avendo a mente Brass e Steam.
Nell’avvicinarsi a questo titolo, dunque, ci si deve attendere un livello di difficoltà significativo (anche qui BGG ci è di soccorso, avendolo gli utenti classificato come un 4.12 su scala da 1 a 5), ma incentrato, alla fine, su meccaniche note e su azioni che risultano piuttosto intuitive (acquisisci risorse, restituiscile per costruire reti, piazza binari, prendi lavoratori, guadagna denaro, ….) per cui, nell’insieme, una volta che si sia spiegato il gioco ai propri commensali, le classiche domande chiarificatrici nel corso della partita arriveranno, ma saranno assai meno frequenti di quanto si possa immaginare in un titolo di questo spessore. Questo è un bene e conferma come le regole siano state affinate il giusto, lasciando un buon margine di riflessione, ma epurando il tutto dalle classiche sottoregolette che affossano spesso il divertimento e che si dimenticano in un amen.
Dopo le prime mosse, quasi obbligate (lo stesso manuale consiglia in tal senso nelle ultime pagine), il gioco va poi ad aprirsi rapidamente, mano a mano che ognuno sceglie il proprio percorso iniziale e si parte a sgomitare come dei forsennati.
L‘interazione, lo sottolineo, resta sempre indiretta, nel senso che non verrà mai nessuno a bruciarti i treni o rubarti le risorse, ma, in un titolo nel quale si gioca sempre sul filo della singola banconota, quando qualcuno svolge una certa azione prima di te, facendoti aumentare i costi per fare qualcosa, parte spesso una piccola litania di imprecazioni mentali (o vocali, a seconda della compagnia …). E’ possibile, soprattutto nelle partite a 2 o 3 giocatori, che il tabellone non risulti poi così affollato nella parte di costruzione della rete, ma il pestarsi i piedi resta comunque il sale che insaporisce il tutto e spesso si tratta di una questione di giusto timing nel privare gli avversari di possibili opzioni. I costi per le risorse (ma anche delle fabbriche e della forza lavoro), per esempio, crescono mano a mano che ne vengono acquistate e le carte obiettivo, pur rappresentando un rischio (se non li soddisfi pui perdere denaro), devono essere prelevati prima che qualcuno te lo soffi davanti agli occhi.
A fronte di tutta questa complessità, ci si stupisce poi nel riscontrare come il gioco fluisca, a livello di tempi, in modo molto più rapido e liscio di quanto si potrebbe pensare. Intendiamoci: il paio d’ore buone è facilissimo che una partita anche solo a tre giocatori (spiegazione esclusa) ve prenda tutte, ma (salvo pensatori seriali) in genere quando si riflette si tende a concentrare la pausa di pianificazione all’inizio del turno, seguendo poi, nelle mosse successive, il filo di una catena di azioni che si è programmata, dovendosi fermare solo qua e là, in coincidenza, normalmente, con il simpatico intervento di qualche commensale che ha fatto qualcosa atto a rompere la perfetta pianificazione impostata.
Chi abbia già giocato Steam o Brass, come accennavo, coglierà i tratti distintivi del Wallace pensiero, in particolare nella parte legata al trasporto dei cubetti riorsa, ma si tratta qui di una forte ispirazione, ma senza che ciò faccia mai avvertire una vera ripetitività tra Imperial Steam ed i citati predecessori. In altri termini, potete tranquillamente pensare di possederli tutti nella vostra collezione, senza con ciò avere indebite ripetizioni. La pecualiarità di Imperial Steam sta nell’aver amalgamato le logiche alla Wallace con una propria struttura gestionale ben studiata e solida, che gira assai bene.
Diversi sono i tocchi che fanno percepire l’attenzione spesa nella fase ideativa, come per esempio i tre set di tessere città da utilizzare a seconda del numero di giocatori, utili a garantire una buona scalabilità, o le carte da utilizzare per il setup cambiando la posizione delle tessere città senza sbilanciare il tutto. Questo non vuol dire che l’esperienza di gioco resti identica con ogni conformazione di giocatori, perchè comunque in due, se ciascuno sceglie una direzione nella quale stendere le proprie rotaie, si mantiene la sensazione di avere tanto posto, mentre in 4 si ha quella di essere come bloccati in ascensore con tre amici simpaticamente oversize , tutti schiacciati come sardine. Il gioco gira e ci si diverte in tutti i modi, ma chiaramente, se siete di quelli che amano farsi le proprie cose senza gente che ti rompe troppo, probabilmente preferirete la versione a due o qualcos’altro 🙂 La longevità si presenta come potenzialmente buona, grazie ai setup variabili.
CONCLUSIONI
Imperial Steam è un bel gestionale cinghialoso a sfondo ferroviario, che intreccia efficacemente la logica di costruzione reti con una sovrastruttura di gestione azioni e risorse, ottenendo un prodotto solido, che gira come un orologio e dotato di buona profondità (difficile, ma non inutilmente complicato).
Ha un debito di ispirazione con Brass, ma ha carattere ed idee idonee a farne un titolo dotato di adeguata autonomia e personalità e non un semplice copycat. A mio avviso uno dei migliori titoli di peso dell’annata 2021.
Ricordo che il gioco è disponibile anche nel negozio online Egyp.it
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