Scritto ieri sera da
Figlio di Griffin
Buona domenica a tutti!
Ieri sera sui nostri tavoli siamo stati a capo di popoli in crescita, siamo stati becco contro becco, abbiamo errato in spazi siderali e abbiamo fatto scintillare le nostre scimitarre.
Buona lettura.
[cogo71] Hadara • 2-5 giocatori • 10+ • 45-60′ • giocato in 3 su BGA • 32 minuti circa

Costretto, per cause di forza maggiore, ad accontentarmi della trasposizione digitale di questo gioco provato per la rima volta ad una “Essen a Cappella” evento organizzato dagli amici dei Giocatori in Scatola di Vittorio Veneto, mi lancio in una partita contro 2 utenti sconosciuti: uno svedese e un belga, nessuno dei 3 alla prima partita.
A suo tempo Hadara mi era piaciuto molto, forse per un certo retrogusto alla 7 Wonders, ma non ho mai perfezionato l’acquisto forse per la mancanza quasi totale di interazione.
Si tratta di un gioco di civilizzazione “light” che usa meccaniche come il draft di carte e il set collection per consentire ai giocatori di progredire su quattro diversi tracciati presenti nella plancia personale (denaro, forza militare, cultura e agricoltura) e far progredire la propria civiltà all’interno di 3 differenti epoche al termine delle quali chi avrà collezionato il maggior numero di punti vittoria sarà decretato vincitore.
All’interno delle 3 epoche si susseguono le stesse fasi in cui i concorrenti si alternano nello scegliere una tra 2 carte pescate da uno dei mazzetti corrispondenti ai 4 tracciati a cui si aggiungono le carte viola che consentono combo e boost differenti di volta in volta. La carta scelta potrà essere aggiunta alla propria collezione se acquistata, oppure produrrà un certo introito (differente a seconda dell’epoca in cui ci troviamo) se venduta. Le carte non scelte finiscono scoperte in una pila degli scarti e torneranno in gioco nella successiva fase di scelta.
La partita fila via veloce ed io scelgo una tattica equilibrata che punta soprattutto a collezionare monete e forza militare (rispettivamente carte gialle e rosse) senza dimenticare però gli altri tracciati. Il giocatore del Belgio sembra seguirmi prediligendo però le carte blu della cultura, mentre, a sorpresa, lo svedese snobba completamente le carte verdi e le gialle cercando di compensare acquistando tantissime carte viola che fanno avanzare un po’ su tutti i tracciati e pagando la differenza alla fine di ogni epoca quando non ha abbastanza cibo (tracciato verde) per mantenere la popolazione. Tattica stranissima che non ho mai visto prima…
Tra una fase e l’altra e tra le epoche c’è la possibilità di annettere colonie e scolpire statue: modi alternativi per progredire sui tracciati di cui sopra. Inoltre si possono acquistare medaglie che forniscono punti in più a fine partita in basse alla collezione delle carte accumulate.
Finisco secondo con 163 punti a 7 dal vincitore ma con ampio margine sullo svedese che chiude a 101. Non so se il giocatore scandinavo abbia tentato di “rompere il gioco” o ha trovato avversari più tosti di altre volte, o semplicemente non è stato fortunato con l’uscita delle carte…
Come dicevo si tratta praticamente di un solitario di gruppo, anche se i giocatori in grado di tenere a mente le carte uscite potrebbero giocare anche contro gli avversari vendendo le carte che potrebbero favorirli. È un gioco che gira velocemente e in maniera fluida più semplice da giocare che da spiegare, ma che dopo una partita di rodaggio può essere proposto quasi a chiunque.
Personalmente credo che potrei trovare un posticino nella mia collezione per questo titolo magari a fronte di un’offerta irrinunciabile… È vero che l’edizione in italiano dovrebbe essere terminata da tempo ma ricordo che il gioco è praticamente indipendente dalla lingua.
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[Matte] Wingspan: Asia • 1-2 giocatori • 10+ • 40-70′ • giocato in 2 • circa 60′, compresa spiegazione

Domenica pomeriggio da Bonny, poco più di un’ora prima che arrivino altre persone per poi andare al cinema. A cosa giochiamo? Io propongo un Wingspan. “Ma non avevi detto che non ti piaceva? Ne avevi parlato anche nel podcast” mi controbatte. “Quando mai? Non è uno dei miei giochi preferiti ma il suo lo fa sempre egregiamente” “Ok, allora ti faccio provare Asia, che è solo per due”.
Wingspan Asia è tre cose in una: gioco a sé per 1-2 giocatori, espansione di carte del gioco base, espansione che porta il numero di giocatori fino a 7 con una nuova modalità. La meccanica è esattamente quella di Wingspan base, ovvero giocare uccelli nel loro habitat per poi attivare le loro abilità e fare punti.
In aggiunta c’è una plancetta che permette ai due giocatori di piazzare un proprio segnalino ogni volta che si gioca un uccello rispettando alcune condizioni: si piazza il segnalino in base all’habitat dove si è giocato l’uccello, in uno spazio che mostra una caratteristica comune con l’uccello giocato (ad esempio ha quel tipo di nido, mangia un particolare cibo, ha il becco girato verso destra o sinistra, ecc…).
Questa plancia oltre a dare eventuali bonus istantanei (aggiungi una carta alla tua mano, prendi un cibo dalla mangiatoia, ecc…) permetterà a fine partita di fare punti per il maggior gruppo contiguo di segnalini.
Io ho cercato fin da inizio partita a dare importanza a questa plancia, giocando uccelli che potessero farmi piazzare i segnalini in spazi adiacenti, ovviamente cercando di ottimizzare le abilità con le carte obiettivo segrete.
Poco prima del calcolo dei punti sono arrivate anche le ragazze con cui avevamo organizzato la serata cinema, che hanno però preferito optare per restare a casa e cenare e giocare tutti assieme. Mission: Impossible? Quello al cinema sicuramente rimandato, quella a casa riuscita!
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[F/\B!O P.] Unsettled • 2-4 giocatori • 14+ • 60-90′ • giocato in 3 di cui 2 alla prima partita • 150′ con spiegazione

Nell’organizzare la serata, restiamo un po’ in bilico sul numero dei partecipanti, perché alla fine è estate per tutti. Non che sia un grosso problema, dal momento che a casa di Orso ci sono scatole per tutte le taglie. Alla fine ci assestiamo su un onesto 3 e il nostro anfitrione ha voglia di portarci in gita a Wenora.
È un’avventura cooperativa di sopravvivenza, in cui non ci sono nemici né combattimenti, ma è lo stesso molto facile morire. I giocatori svolgono 4 azioni a turno, in qualsiasi ordine. Possono muovere il robot, possono analizzare l’ambiente con esso (per trovare risorse, materiali e informazioni), possono muovere il loro personaggio per esplorare il pianeta e poi devono assegnare i loro tre dadi focus, modificando i valori come indicato, agli spazi azione. Ce ne sono sei sulla scheda personale e altri sparsi per i materiali comuni. È obbligatorio collocare uno dei dadi sul riposo. Spostarsi sul tabellone modulare può avere dei malus di tempo, ma anche dei bonus. I giocatori cercano pure di progredire in tre branche scientifiche, necessarie per superare le sfide. Ogni partita ne presenta tre casuali.
Le regole sembrano ostiche, ma in realtà si olia tutto in pochi turni. Per fortuna, perché il tempo è la risorsa numero 1 del gioco: bisogna far tutto in una ventina di round, ma potrebbero essere meno, a seconda dei malus subiti. Ci dividiamo i compiti un po’ a spanne: Orso esplora, Daniele raccoglie, io investigo. Spartiamo anche le tre tipologie di conoscenze scientifiche, con l’idea di essere pronti a tutto. I primi due compiti li svolgiamo abbastanza agilmente, aiutati anche dalle tessere del pianeta in posizioni favorevoli. L’ultimo, invece, sviluppa una meccanica peculiare di questo pianeta e – senza fare spoiler – posso dire che è il più impegnativo di tutti. Ci richiede molta coordinazione e valutazioni “a tavolino” dei possibili scenari da imboccare. Di alcune azioni gratuite ottenute con le scoperte scientifiche facciamo un uso smodato, altre è come non averle. I personaggi sono sempre più stremati e intralciati dalle carte allucinazione. Per il successo finale, puntiamo tutto sul fatto che l’ultima richiesta sia di tornare alla nave (Orso dice che è una delle possibilità). È una candida speranza, poiché qualsiasi altra cosa significherebbe sconfitta. Con l’ultima azione dell’ultimo round risaliamo tutti a bordo: senza l’imbeccata dell’unico ad averci già giocato, non ce l’avremmo mai fatta. Ora sono diviso tra la curiosità di scoprire le altre linee narrative di questo pianeta (perfetto come iniziale) e quella di visitarne altri (l’assonanza tra Grakkis e Arrakis non è casuale).
[Davide-Simarillon] Saladin • 2 giocatori • 14+ • 45’ • giocato ovviamente in 2 • 60 minuti con spiegazione

Ci sono appuntamenti fissi della ‘mia estate ligure’ ed uno di questi è una serata gioco con uno dei tanti amici di BLOG che risiedono in Liguria. Quest’anno ho l’onore di ospitare il sig. FaPos a casa! E riusciamo a provare Saladin un gioco che mi incuriosiva particolarmente e quindi è il primo titolo che giochiamo.
Saladin è un gioco della serie “Pronti per la Battaglia”, in cui vengono rappresentate due battaglie intraprese da un famoso condottiero medioevale. Saladin ricrea le famose battaglie di Hattin e Arsuf, dove Saladino fu contrastato dalle schiere crociate di Guido di Lusignano e poi da quelle di Riccardo Cuor di Leone e ogni giocatore comanda uno degli eserciti coinvolti nello scontro.
Ad ogni turno i giocatori scelgono, in base a chi è in mano l’iniziativa di impartire un ordine ad uno dei propri vessilli contro un vessillo nemico; le azioni si scelgono tra quelle disponibili sulla carta del vessillo che si manda in battaglia e un tiro di dadi verificare la forza dell’azione intrapresa. Ad ogni azione corrisponde una reazione del vessillo attaccato. Si gioca ad Arsuf, io prendo Saldino e a Fapos l’onore (o onere?) di interpretare i crociati.
Partita strana, mi sembra, inizialmente, impossibile vincere, poi mi sembra di vincere facile e alla fine perdo … per usura. Ho sicuramente sbagliato alcune mosse tattiche e peggio ancora ho completamente sbagliato la mia strategia (ma alla prima partita può anche starci). Mi ha dato il senso della battaglia? Un po’ sì e un po’ no. Mi ha lasciato voglia di rigiocarlo? Sicuramente sì, avessi avuto più tempo ci avrei fatto subito una seconda partita. Ho sentito l’ambientazione storica? Più di quello che mi immaginassi dalla lettura del regolamento e dal poco che avevo visto in rete.
Non mi è piaciuta l’incidenza del tiro del dado, per me un po’ troppo elevata. Ok la statistica e il calcolo delle probabilità, ok la guerra e i dubbi delle azioni che si intraprendono e i relativi esiti, ma due o tre tiri sfortunati/fortunati di seguito possono condizionare un po’ troppo la partita. PROMOSSO con riserva.
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CONTENUTI AUDIO E VIDEO
Sul canale YouTube di Giochi sul Nostro Tavolo questa settimana un video ad opera del nostro instancabile F/\B!O P.
Nel video ci mostra descrizione dei componenti con apertura della scatola di Emoji Twist!, di Arno Steinwender, gioco da tavolo edito da Ravensburger.
Puntata speciale, invece, per la sezione del nostro [Podcast] che sente le voci di Luca Ciglione e di Davide Jaccod parlare della nuova edizione 2023 del GiocAosta, con Davide gran capo-organizzatore dell’evento!
ENIGMI E SALUTI
Chiedendovi di cantare salirò giocando… volevo farvi indovinare Can’t Stop! la scorsa settimana.
Questa domenica vi chiedo di dirmi “a cosa sto giocando se devo prendermi cura delle mie carte con dadi senza numeri”.
Giocate, rispondete (stavolta) e commentate. Alla prossima sfida!
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