Fabio (Pinco11)
JOAN OF ARC RECENSIONE – LA FAMIGLIA ORLEANS DI ALLARGA
Nel 2014 esce Orleans, gestionale incentrato sulla simpatica meccanica di bag building (una variante del deck building), che ottiene un ottimo successo, tanto da essere seguito da vari pacchetti di espansione. La famiglia Orleans vede poi nel 2017 l’ingresso di un cugino, ovvero Altiplano, incentrato sulle stesse logiche di fondo, anche se arricchito da nuone idee. Nel 2019 è poi la volta di Orleans Stories (che non incontra un gran favore di pubblico), mentre la scorsa fiera di Essen vede il battesimo di Joan of Arc: Orleans Draw and Write, ossia la versione rolla e scrivi del famoso predecessore (ideato dal duo Stockhause – Hendrikson ed edito da DLP Games, mentre l’edizione italiana è a cura di Cranio Creations).
1-5 giocatori, 30-45′, 12+ di età sono i numeri sulla scatola, mentre il livello di difficoltà è stimato in 2.36 su base 5, decisamente più accessibile rispetto ad Orleans (3.02), qualcosa di più rispetto a leader della categoria come Cartographers (1.89) o Welcome to (1.83), ma di una spanna sotto ad Hadrian’s Wall (il più di peso dei rolla e scrivi con il suo 3.11).

JOAN OF ARC IN POCO
Ogni giocatore riceve una scheda personale (sul lato A c’è la versione normale, sul B quella per il solitario – fruibile anche per 2), quindi si prepara sul tavolo l’offerta di 20 edifici (ne avanzano 10, così da dare varietà al gioco) e si parte.
Ad ogni turno si pescano alcuni gettoni lavoratore dalla sacchetta (ce ne sono 27) ed ognuno ne sceglie uno, applicando sulla propria scheda l’effetto desiderato tra quelli concessi dal tipo di lavoratore prescelto (sono 6 diversi). Tra le varie cose che si fanno c’è il riempire di merci diverse il proprio magazzino, acquisire denaro (che si spende per diverse attività), costruire edifici (che danno nuove opzioni o bonus per l’uso dei lavoratori) o muoversi sulla mappa presente sulla scheda, raccogliendo nel farlo merci e/o costruendo punti di scambio commerciale.
Come tipico di molti rolla (anche se qui è un pesca/scegli e scrivi) e scrivi il fulcro del tutto sta nei bonus e nelle conseguenti combo che si attivano al raggiungimento di certi miniobiettivi (es. completa riga o colonna di merci o monete, …).
A fine partita ecco poi il calcolo dei punti, frutto della valutazione di diversi parametri. Qui le regole in inglese.

COME SI PRESENTA JOAN OF ARC
La scatola è di quelle di formato relativamente grande, per poter alloggiare le schede giocatore ed all’interno abbiamo, oltre al blocco di schede di carta, le classiche matitine di cortesia, una sacchetta con i gettoni lavoratore in cartoncino spesso ed un paio di mazzi di carte, uno per gli edifici ed uno per il solitario.
Nell’insieme il tutto risulta adeguato allo scopo, anche se diverse piccole pecche minori non fanno brillare il gioco sotto l’aspetto della componentistica. Diverse delle icone stampate sono infatti di formato piuttosto piccolo ed un paio di colori possono dare qualche dubbio se giocherete con illuminazione non perfetta (marrone scuro – grigio), visto che in diversi spazi il disegno all’interno del cerchietto è confuso. Per il resto consiglio di utilizzare penne o pennarelli al posto delle matite, il cui tratto non è granchè visibile. Non elevato, infine, è il numero di schede presenti (una cinquantina) ed il fatt di avere sul restro una scheda per il solo play dimezza la dotazione per chi lo userà solo per le partite con gli amici.
L’ambientazione, infine, è la stessa di Orleans, quindi abbastanza estetica se ha riguardo al suo rapporto con le meccaniche di gioco, ma perfettamente resa se si pensa alla volontà di ricordare il titolo suo predecessore.

LE LOGICHE DI FONDO DEL GIOCO
L’obiettivo di ricordare Orleans è perfettamente raggiunto, in quanto ci ritroviamo con Joan of Arc a svolgere molte attività che ricordano chiaramente quelle nelle quali si era impegnati giocando il predecessore. Eccoci quindi ad utilizzare omini – lavoratore di diversi tipi per svolgere attività diverse, nonchè a percorrere le vie della Francia del tardo medioevo, con sensazioni che fanno tanto dejavu.
Nel contempo, però, il tutto è declinato rigorosamente nel contesto di un rolla e scrivi, per cui non pensate di potervi mettere a costruire il vostro sacchetto come facevate in Orleans, perchè questa meccanica è qui del tutto assente. L’esperienza di gioco è dunque del tutto diversa rispetto all’ispiratore.
L’idea, infatti, è quella di dover saper cogliere le opportunità offerte dalla variabilità del mercato per poter completare il più rapidamente possibile le varie linee/percorsi/colonne/combinazioni presenti nella propria scheda, sbloccando così preziosi bonus e generando di sovente alcune combo di effetti a cascata.

IL FLUSSO DELLA PARTITA
La spiegazione iniziale risulta, ad onor del vero, non troppo complessa, in quanto i gettoni lavoratori sono solo sei e gli effetti di base non troppo numerosi, per cui si riesce in un quarto d’oretta ad essere tutti in grado di giocare.
Altra cosa, invece, è il padroneggiare il tutto, in quanto dietro ogni angolo (o meglio in ogni sotto settore della propria scheda) si celano i vari bonus che scattano al completamento di varie cose e solo gradatamente, nel corso della prima partita, si coglie quanto sia importante concentrarsi e su cosa. Parimenti un certo senso di smarrimento lo possono dare i venti edifici potenzialmente da costruire, per padroneggiare pienamente i quali servono in genere 2-3 partite o più, tenendo conto anche del fatto che di ognuno di essi è disponibile una sola copia, per cui di volta in volta si può scegliere solo ciò che altri ti hanno lasciato. Nel contempo sono gli edifici a fare la differenza, perché senza di essi di solito si fa poca strada ed indirizzano le strategie.
Il bilanciamento tra l’uovo oggi (ossia il raccogliere merci e denaro, per puntare ai bonus one shot) e la gallina domani (ossia la costruzione di edifici) è essenziale, in quanto l’investire troppo sui motori produttivi può far rimanere fatalmente indietro nella raccolta di bonus, per quanto porti vantaggi in certi parametri di fine partita.
COMBO
L’effetto combo si sente, non forte come in un Ganz Schon, ma ben avvertibile, mentre il flusso del gioco è in genere fluido, salvo alcuni momenti chiave nei quali lo scattare di 2-3 effetti a cascata può provocare dei tempi di attesa necessari perchè chi ne beneficia completi le sue attività.
Occhio anche (dopo la prima partita) a rileggere bene le regole perché ce ne sono due o tre che tendono a sfuggire e che servono per evitare che il motore ‘sforzi’ troppo. Quindi, se vedete che fate troppi punti, fate attenzione 🙂

PARAMETRI VARI
Parto dalla interazione perchè l’altrui presenza si sente davvero molto di più di quanto potessi immaginare. Scorrendo rapidamente la scheda, infatti, si può vedere come un buon numero di effetti bonus siano rappresentati da icone a fondo giallo: ciò vuol dire che essi saranno ottenuti SOLO da chi li raggiunga per primo, cosa che può impattare anche pesantemente sugli effetti finali ottenuti. Nel contempo c’è poi la mappa a destra nella scheda ed anche qui una volta che un giocatore abbia costruito un punto di scambio in una città preclude che lo stesso possa fare ogni altro avversario, per cui, pur rimanendo nell’ambito di quella indiretta, l’interazione è indubbiamente elevata.
Quanto alla scalabilità direi che il gioco, pur rimanendo uguali le regole, varia nettamente a seconda dei giocatori, in quanto la corsa per i bonus e per gli edifici diventa, con il loro aumentare, decisamente più ingombrante. Nel contempo, però, come effetto collaterale, anche i tempi di gioco tendono ad allungarsi.
In due il tutto, comunque, gira bello rapido, anche se l’altrui ingombro si sente leggermente meno.

COME E’ STATO ACCOLTO
In verità non si è sentito parlare moltissimo di Joan of Arc nel tamtam di internet, forse per via del proliferare di versioni rolla e scrivi di titoli famosi (se ci penso tre secondi mi vengono in mente, sempre tra i poco diffusi, quelle di Imperial Settlers, di Troyes o di Florenza), ma gode comunque su BGG di un discreto 7.4 di voto medio mentre scrivo.
Personalmente l’ho trovato, al netto delle pecche delle icone, abbastanza godibile e dotato di quel tot di varietà utile a poterlo rigiocare diverse volte. Nel contempo la sensazione è che certi edifici abbiano dei potenziali decisamente superiori ad altri, portando ad una corsa a mettere su propri quelli o a una paralisi della costruzione per evitare di renderli disponibili che fa tanto partenza della gare di ciclismo su pista.
Nel complesso, quindi, simpatico e da provare: io ci ho giocato una ventina di partite, trovandolo più accattivante di quanto non mi fosse sembrato dopo il primo paio di match.

CONCLUSIONI
Joan of Arc è la versione rolla (o meglio pesca) e scrivi di Orleans, dal quale mutua ambientazione, grafica ed ispirazione. Solido e dotato di sufficiente spessore, rientra nella fascia dei titoli di questo genere di difficoltà media. Buona l’interazione, anche se non troppo innovativo, può ingolosire i fan del predecessore, ma anche dei rolloni più speziati.
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