[Solo sul mio tavolo] Tiletum

Il Natale è dei bambini, dicevano.

E a dirla tutta, c’avevano anche un po’ ragione. La luce che si accende nei loro occhi al sol sentire la parola ”Natale” è davvero unica… ma noi grandi potremmo ancora avere un po’ di quella luce, solo che troppo spesso abbiamo dimenticato come si fa!

In casa mia, escludendo mio figlio grande che sta percorrendo la via del Padawan (ma ancora è indietro), tolta una partita al rintocco dell’ora di mai con mia mamma, e la partita che farò con mia moglie in punto di morte come ultimo desiderio, ecco… dei giochi da tavolo non c’è granché traccia. Anzi, diciamo pure che non c’è un bel niente. E quindi, durante le vacanze di Natale, non ho neanche speranza di vedere intavolato qualcosa dopo pranzo o nel pomeriggio di Santo Stefano (l’altro giorno ho sentito mia suocera proporre di restaurare la tombola dopo il pranzo e volevo morire…!!!). Vi dirò di più: quando arriva un pacco in studio, contenente l’ennesimo gioco, mio babbo mi guarda sempre con un misto di compassione e denigrazione, come dire “povero… ancora con ‘sta roba da bambocci?!?”. Anche mia moglie è a suo modo allergica ai giochi in generale… per lei giocare è come lavorare. Non lo considera uno svago, un momento di relax, ma piuttosto un modo in più per stressare la propria mente. E invece, nonostante col tempo anch’io abbia dovuto smussare una certa voglia di giochi (soprattutto Lego e videogiochi), per oggettiva mancanza di tempo, tengo ancora stretta la gioia che mi pervade all’apertura di una scatola delle nostre. Ma non è un problema di mia moglie o dei miei, quanto più di buona parte della nostra società, che ha dimenticato ormai il significato del gioco in genere, che lo ha relegato a un aspetto della giovinezza o peggio ancora dell’infanzia, bollandolo come qualcosa del quale bisogna disfarsi una volta cresciuti, pena la bollinatura di “immaturità”.

E se invece la vera maturità fosse quella di capire come trasformare questa pratica in un’accezione più adulta, mantenendo però la stessa genuina, splendida gioia che provoca fin da quando siamo bambini? E se il gioco fosse semplicemente una delle chiavi per rendere la vita così seria, dura e impegnativa, un po’ più serena e spensierata? Il massimo che può capitare giocando, è soffrire la fame in Agricola o essere dilaniati da un alieno in Nemesis, dopotutto.

Curiosità: si stima che il 25% dei giochi regalati a Natale negli USA siano comprati da adulti, per adulti.

Il Natale è dei bambini… e dei grandi che si sono ricordati come si fa. E degli americani.

TILETUM

Tiletum un gioco euro competitivo di Simone Luciani e Daniele Tascini (autori anche di Tzolkin, Marco Polo, Marco Polo 2), per 1-4 giocatori, durata 60-100 minuti, edito nel 2022 da Board&Dice e localizzato nello stesso anno da Giochix.

Il duo di autori che ci ha regalato alcuni tra i migliori eurogame di sempre, torna finalmente insieme, dopo anni di silenzio, per un gioco ambientato in Belgio, nella città di Tielt (nell’antichità Tiletum), crocevia di mercanti e sede di importanti fiere, con meccaniche a base di dadi e combo.

Leggere sulla scatola i due nomi Luciani e Tascini uno accanto all’altro non può lasciare indifferente nessun eurogamer che si rispetti; le aspettative però sono certamente alte viste le loro carriere. Saranno riusciti nell’impresa di non deludere il proprio pubblico di appassionati?

GRAFICA E MATERIALI

Tiletum sembra un gioco di 10 anni fa: materiali assolutamente “normali” e funzionali all’uso, senza alcun lusso o zuccherino di sorta.

Brutto? Assolutamente no. Semplicemente manca di effetti “wow” ai quali siamo ormai un po’ abituati, soprattutto a causa del crowdfunding.

Grafica nel complesso gradevole e molto efficace per la lettura della simbologia. Materiali buoni e funzionali, anche se l’uso eccessivo dei mini token in cartone rende il setup davvero lungo e macchinoso (soprattutto nelle partite a 2 e 3 giocatori, dove è necessario scartare i token 3+ e/o 4).

Un mezzo punto in più lo darei giusto per i dadi, grandi e pesanti, piacevoli al tatto. Un mezzo punto in meno lo darei però ai dadi, cromaticamente non così chiari, associati alle risorse corrispondenti.

Per il resto non ho altro da segnalare. Giusto o sbagliato che sia, questo è un gioco che punta decisamente tutto sulla sostanza, piuttosto che sull’apparenza.

REGOLAMENTO

Se siete giocatori abituali e magari avete già giocato ad altri titoli di Luciani e Tascini (anche singoli o con altri autori), troverete il regolamento di facilissima assimilazione, grazie anche al fatto di essere ben scritto e sviluppato.

Se cercate una descrizione un pochino più approfondita delle regole, vi rimando all’articolo scritto dalla nostra Valeria – MeepleOnTheRoad.

Se vi basta giusto sapere l’essenziale, sappiate che il cuore del gioco è una variante della gestione/selezione dadi. Ogni round se ne tira un numero determinato dai giocatori al tavolo. Ogni dado riporterà un colore (proprio) e un risultato, che verrà associato ad una certa azione. Scegliendo quindi un dado dalla ruota dove andranno raggruppati, si andrà a scegliere di conseguenza:

  • l’azione da svolgere (5 + 1 jolly);
  • il colore del dado associato al risultato che determinerà il numero e la tipologia di risorse da prendere immediatamente;
  • il numero di punti azione con i quali svolgere l’azione, che non sarà altro che l’altra faccia del dado scelto (a 6 corrisponde 1, a 5 corrisponde 2, e così via).

Con le azioni e le risorse via via accumulato si dovranno risolvere contratti, attirare personaggi illustri nei propri edifici, costruire cattedrali e partecipare a fiere, per ottenere più punti possibile. Il tutto condito da continue combo, offerte dai token sparsi un po’ ovunque su mappa e azioni.

IMPRESSIONI

Partiamo da una nota di colore. L’ambientazione non è mai stata il pezzo forte dei giochi di Luciani e Tascini… ma questa volta devo dire che si sente ancora meno del solito, se possibile. Caro Tascini, sei sicuro di voler continuare a chiamare i tuoi giochi per forza con nomi astrusi che cominciano con la “T”? Perché, oltre ad avere ambientazioni davvero evanescenti e poco sentite, hanno pure nomi che non entrano facilmente in testa… io ci penserei al prossimo giro!

Detto questo, Tiletum è un gioco di sostanza, vecchio stampo, nel senso buono del termine. Gli autori hanno ripreso tanti elementi, i migliori direi, dai loro vecchi successi (Tekhenu, Marco Polo, Grand Austria Hotel, Newton,… i primi che mi vengono in mente), per rimetterli insieme e creare un mix di una fluidità ed efficacia davvero fuori dal comune. Questo gioco fila liscio come pochi altri, offrendo la possibilità di incastrare combo una dietro l’altra, alla ricerca della mossa perfetta, che a cascata trascini con sé più bonus possibili e consenta di sviluppare più punti.

Premesso che io adoro i giochi di combo, la soddisfazione che crea il riuscire ad individuare esattamente quel dado, che generi proprie le risorse mancanti, i punti azioni giusti da spendere nell’azione più redditizia, che faccia raccogliere un paio di tesserine bonus, che a loro volta inneschino un’altra azione, che generi altri punti e che metta in condizioni al turno successivo di sparare un’altra cannonata di combo… è impagabile!!!

Per quanto riguarda la strettezza, siamo a un buon livello; le risorse in qualche modo si riescono sempre a raccattare, ma la difficoltà è capire cosa conviene ogni volta fare e a discapito di cosa. Molto spesso infatti l’azione più redditizia è quella che bilancia tatticamente risorse e punti azione, associati al tipo di azione in quel momento più conveniente.

Come conseguenza di quanto scritto pocanzi, come succede spesso per i giochi di combo (tipo Grand Austria Hotel), occhio alla durata collegata alla scalabilità. In 2 fila liscio in tempi contenuti, in 3 si arriva a una durata standard di 2 ore o poco più, in 4 dipende molto da chi c’è al tavolo. Il grande numero di conseguenze che si porta dietro ogni scelta, può portare a paralisi da analisi anche importanti!

IL SOLITARIO

Arriviamo quindi alla vera nota dolente di questo gioco: il solitario. Troviamo il solito David Turczi, ormai universalmente consacrato come maestro degli automi.

Ebbene, mi spiegate dove starebbe tutta questa maestria, nel momento in cui per imparare il solitario devo leggere un secondo regolamento, il turno dell’automa dura a volte più del mio, devo spendere un sacco di tempo su e giù tra i vari algoritmi da sciogliere ad ogni azione, per ottenere poi la stessa forbice di variabilità nel punteggio finale che mi fa assomigliare il risultato a un lancio di dadi??? Per carità, il solitario funziona e vi divertirete comunque, perché è il gioco a divertire. Ma non venitemi a dire che Turczi sa progettare gli automi perché questa volta ha toccato davvero il suo massimo in termini di inutile complicazione.

CONCLUSIONI

Se quello che cercate in un gioco euro è l’originalità, la scintilla di novità, Tiletum non fa per voi.

Se, invece, adorate i giochi eleganti, fluidi, strutturati, profondi, dove ogni mossa va ponderata e la qualità del suo incastro poi si ripercuote a fine partita nel punteggio finale, allora Tiletum è il gioco giusto.

Tanti modi per fare punti (non lo definirei un’insalata però perché ogni modo rappresenta una strategia), tante combo a disposizione, tanta soddisfazione nell’azzeccare quella singola scelta che ti permette di inserire tutti i tasselli al loro posto.

Gioco vecchio stampo, frutto del lavoro di due autori che sanno perfettamente come progettare giochi euro, che girino bene e con un certo equilibrio. Fosse uscito un po’ di anni fa sarebbe balzato subito in alto nelle classifiche; oggi forse è un po’ tardivo, ma ha quel gusto classico che piacerà tanto agli intenditori del genere.

Il solitario, invece, è l’ennesimo lavoro eccessivo di Turczi, con un automa inutilmente complicato e dalla resa che non giustifica la quantità di regole. Sia chiaro, vi divertirete comunque, ma solo perché Tiletum è un buon gioco di partenza. Secondo me, è arrivato il momento di smettere di considerare Turczi un buon autore di solitari, tanto da coinvolgerlo in così tanti giochi euro; esistono ormai esempi molto più performanti, con una quantità di regole infinitamente più piccola.

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