scritto da Fabio (Pinco11)
Il gioco di cui ci occupiamo oggi risale al lontano 2019, quindi una sorta di era geologica fa (siamo nel precovid) ed avevo avuto occasione di vederlo in anteprima alla nostra GiochiCON di Genova, portato dalla Cranio che stava per localizzarlo. Poi mi era passato di mente ed ora eccomi qui a colmare questa piccola lacuna nelle recensioni di questa classe di titoli, che mi affascina in particolare.
Vi parlo qui di Era: Il Medioevo, ideato da Matt Leacock (si, proprio quello di Pandemic) ed edito da Eggertspiele con edizione italiana della Cranio Creations, per 1-4 giocatori (45-60′, indipendente dalla lingua, 8+).
Era, rivolto ad un pubblico di utenti appena un filo sgamati (è una sorta di livello successivo al family), propone a ciascun giocatore la sfida di costruire il proprio reame, indirizzando al meglio i risultati dei tiri dei dadi e sfruttando, per tenere traccia dei progressi, la ricca componentistica Lego-Like proposta nella scatola. Il genere è quello dei roll and write (rolla e scrivi), ma pimpato al massimo e miscelato con logiche tipiche dei gestionali.

Era: Il Medioevo: IL GIOCO IN POCO
Ad inizio partita ogni giocatore riceve la propria plancia personale di plastica, la quale riproduce una griglia 14×14, con appositi buchini predisposti in ogni casella per fissare le miniature degli edifici che si andranno a collocare nel corso della partita. In altre sezioni della scheda si tiene traccia delle risorse ottenute (4), delle penalità e dei punti vittoria (cultura).
Ognuno riceve i propri pochi edifici di partenza, che colloca a proprio piacimento ed un set di dadi di partenza e si parte.
Ogni turno è articolati in vari passaggi, ossia:
1) tira i dadi. Qui tutti tirano i propri dadi in contemporanea, fruendo di un paio di reroll (non per i dadi che mostrano teschi, salvo eccezioni)
2) colleziona risorse. Ognuno aggiunge alla propria riserva (spostando i pippottini sulla propria scheda personale) le risorse mostrate dai dadi
3) sfama i lavoratori, ossia sottrai un cibo per ogni dado che possiedi (se non li hai, prendi penalità)
4) applica i disastri corrispondenti al numero di teschi che i tuoi dadi mostrano
5) costruisci edifici, acquistando dalla riserva i polimini edificio che desideri (quando è previsto, preleva un dado)
6) preleva risorse dagli avversari più deboli (chi ha meno spade di te e non è protetto da scudi).
Terminato il processo controlla se è arrivata la fine partita (sono esauriti un tot di edifici). Se non è arrivata, riparti con un altro turno, altrimenti fermati e segna i punti che gli edifici ti danno.

COME SI PRESENTA
Siamo di fronte, con Era: Il Medioevo, ad un classico titolo overproduced, nel quale lo spirito è quello di stupire i giocatori con materiali che colpiscano l’occhio.
Quello che avrebbe potuto essere uno dei tanti giochi che vertono sull’assemblaggio di polimini, proponendoli magari in forma di cartoncini spessi, è stato così trasformato in una titolo che attrae l’attenzione sin dal primo disinscatolamento, grazie alla marea di miniature in plastica dei numerosi edifici in dotazione. Il prezzo di acquisto ne ha risentito, ma il gioco ha ottenuto l’attenzione alla quale ambiva, percorrendo la stessa strada battuta in passato, per esempio, da Splendor con le sue fiches di plastica.A voler essere pignoli la bellezza dei materiali impatta un poco anche sulla piena leggibilità del tutto, ma passate le primissime partite si tende a memorizzare le varie forme e l’aiuto giocatore presente negli schermini in dotazione aiuta a non confondersi.
A loro volta i pezzi in alcuni frangenti sono diretti da spingere e le icone sui dadi non sono enormi, ma sono tutte pignolerie, perchè alla fine il gioco, come aspetto visivo, spacca e basta.
Sulla ambientazione diciamo che siamo nel medioevo, ma se cambiavano le forme degli edifici potevano realizzarne una versione moderna senza cambiare una virgola nel gameplay.
COME GIRA
Era: Il Medioevo recepisce lo stato dell’arte (del momento di uscita) dei rolla e scrivi e ripropone il tutto in un prodotto ben impacchettato e ripulito. Abbiamo qui per prima cosa la simultaneità e leggerezza che ha fatto la fortuna di questo genere, con il quasi totale azzeramento dei tempi di attesa. Tutti, infatti, tirano i dadi in contemporanea e svolgono, ciascuno nella propria scheda / tabella, le varie azioni, con rari momenti di attesa che servono per scandire il flusso del turno o per verificare, in caso di scarsità di edifici, se qualcuno può prendere per primo ciò che resta.
Poi ecco la fase di rollaggio dei dadi, con i classici reroll tanto amati dai fan dei cubi rotolanti, ma nel contempo sullo sfondo ci sono le logiche tipiche dei gestionali, con raccolta di risorse e loro utilizzo per costruire il proprio motore produttivo, da indirizzare inizialmente sul potenziamento della produzione e poi sulla raccolta di punti vittoria.

Gli ingredienti
Le regole di base di Era: Il Medioevo sono sufficientemente spartane da attrarre al tavolo anche quasi neofiti (del resto i materiali sono fatti apposta per far sedere al tavolo il grande pubblico) e nel contempo c’è varietà e spessore sufficiente per ingolosire anche i gamers. Questi si possono sbizzarrire nel cercare di capire come arricchire il proprio pool di dadi (costruendo i giusti edifici) e come incastrare i vari edifici in modo tale da massimizzare gli spazi disponibili, senza però prendersi troppi rischi per gli eventi calamitosi.
Nel giocare emerge quindi, un poco per volta, anche la natura gestionale del tutto, tanto che anche nel tirare i dadi i più esperti si ritaglieranno il loro tempo (derogando qui alla logica della leggerezza e creando così dei tempi di attesa) per riflettere su come al meglio indirizzare i risultati.
Nelle partite successive alcuni inizieranno anche a scommettere sul numero di teschi, prendendosi magari dei rischi per poter colpire gli avversari evitando disastri sulla propria scheda (un teschio in più o in meno può significare dover bruciare un proprio edificio o mollare agli avversari delle belle aree bruciate da infilare nella propria scheda).
Parimenti dovrà essere curata anche la costruzione delle mura (che raddoppiano il valore degli edifici contenuti) e posta adeguata attenzione al timing di fine partita, tutti elementi che donano spessore al gameplay.
Interazione e scalabilità
C’è nel piatto poi anche una certa dose di interazione, legata sia agli eventi che alla fase di prelievo risorse di fine turno, ma la altrui cattiveria, a meno che qualcuno non scelga di puntare tutto su questo aspetto, alla fine non risulta mai così determinante da decider da sola le partite.
La scalabilità è buona, visto che si fanno le stesse cose, tanto in 2 che in 4. Nel multigiocatore c’è però un filo di imprevedibilità e caos in più …
Un capolavoro?
Abbiamo, quindi, interazione, varietà, profondità e ci sono anche leggerezza e pianificazione. Siamo dunque di fronte ad una pietra miliare del genere?
No, direi di no, visto che il gioco, alla fine, sulla classica piattaforma BGG gode al momento di un 7.2 di voto medio, che lo rende il classico titolo che potrebbe piacervi come no.
Cerchiamo quindi di capire se sia o meno la vostra cup of tea.

A CHI PIACE ?
Direi che il pubblico ideale del gioco di Era: Il Medioevo è rappresentato dagli amanti dei rolla e scrivi a base di incastro di polimini, che desiderino un qualcosa di potenzialmente più profondo rispetto al semplice puzzle spaziale.
La presenza di elementi di costruzione di un motore produttivo, l’arricchimento del pool di dadi e la varietà degli edifici (aspetto poi collocato nelle varie espansioni) ha fatto la loro gioia ed il fatto che il titolo abbia avuto un riscontro entusiasta da certe fasce di pubblico (cosa confermata dalla uscita degli addon) conferma come il risultato ottenuto sia più che buono.
PERCHE’ POTREI INVECE LASCIARLO PERDERE?
Come tutti gli overprodotti Era: il medioevo porta con se le delizie e le croci tipiche di questa scelta produttiva. E’ infatti bello da vedere, ma è anche maledettamente ingombrante sia sul tavolo che sullo scaffale, cos’ come ha dei componenti davvero ben realizzati, che donano un bel dejavu a chi abbia coccolato per anni i propri Lego, ma che nel contempo costa 3-4 volte il prezzo di un titolo come Cartographer, che è potenzialmente uno dei suoi maggiori competitor.
Anche in quest’ultimo, che personalmente considero come probabilmente il miglior rolla e scrivi a tema Tetris, abbiamo infatti dei polimini da inserire, ma il tutto scorre più rapidamente e le meccaniche sono state sfrondate da ogni elemento sovrabbondante, per andare diretti al punto. Per chi volesse esplorare questa alternativa, ecco il link alla mia review di Cartographers.
Il rischio, insomma, è quello che tutto la sovrastruttura, sia di componenti che di regole gestionali, renda il gioco, alla fine, una sorta di nè carne nè pesce, essendo più impegnativo di un rolla e scrivi puro e troppo leggero per essere un vero gestionale di peso medio.
CONCLUSIONI
Era: il medioevo è un bel rolla e scrivi in versione deluxe, che propone, al posto della scheda di carta tipica della categoria una griglia, delle plance personale in plastica sulle quali si montano nel corso della partita numerose miniature di edifici, con un indubbio effetto wow d’insieme.
Nel piatto, insieme agli ingredienti di base tipici della categoria citata, ne compaiono poi altri tipici dei gestionali, con la possibilità, per esempio, di arricchire in corso di partita il proprio pool di dadi e di ottenere un flusso di risorse. Il sapore, alla fine, si avvicina più a quello di un cibo elaborato che a quello dei più leggeri roll and write.
Ottimo per chi cerchi di coniugare nello stesso gioco diverse logiche ed apprezzi i prodotti ben curati nei materiali, mentre potrà agevolmente farne a meno chi prediliga titoli più snelli o preferisca indirizzarsi su fasce di prezzo più contenuto.
Per chi fosse interessato, il gioco è reperibile anche nel negozio online Egyp.it
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