scritto da LucaCiglione
Stavo passeggiando allegramente per
Modena Play quando sono stato attirato da alcune scatole enormi, che facevano la
loro figura su un tavolo di fronte a noi.
“Wow un gioco gigante, non posso tirarmi indietro.”
Ed è così che mi sono trovato a giocare a Shifting Stones.
Al termine della mia partita avevo imparato due cose:
1) non sempre grande è meglio;
2) giocare a Shifting Stones era davvero semplice.
Con grande stupore dei lettori nel post della Play che leggete sopra,
scrivevo una verità scomoda: “Il gioco con le scatole giganti si era rivelato
meno ergonomico della controparte reale.”
In molti mi facevano notare che “per fortuna, ci sarebbe pure mancato che
muovere scatole giganti risultasse un’esperienza migliore”.
A questo punto, pungolato nel vivo del mio orgoglio, volevo dare al gioco una
recensione degna e priva di ovvietà come quella sopra. Ed eccoci quindi alla
genesi di questo pezzo.
Shifting Stones è un gioco edito da Studio Supernova,
creato da J. Evan Raitt, illustrato da Kwanchai Moriya. Permette partite da 20 minuti per
1-5 giocatori a partire dai 8 anni di età.
MATERIALI
Nella scatola quadrata troviamo:
- 9 tessere quadrate con fronte e retro di diversi colori (le nostre Stones);
- 48 carte Obiettivo;
- 5 carte Riepilogo Azioni (e primo giocatore);
-
5 carte Riepilogo Colori (che mostrano le corrispondenze tra fronte e
retro delle tessere); - il regolamento.
Materiale come vedete ridotto, ma non banale. Le tessere delle pietre sono
davvero spettacolari, realizzate in cartoncino spesso, hanno le immagini in
rilievo, sono quindi piacevoli da maneggiare e molto belle da vedere.
Le carte sono telate di dimensione standard.
GAMEPLAY
Per i più pigri lascio subito qui il tutorial, che comprende anche il
commento, per gli altri potete continuare sotto.
Le regole del gioco sono davvero semplici e intuitive.
Posizionate le 9 tessere delle “Stones” al centro del tavolo in una griglia
3×3, ogni giocatore pesca quattro carte dal mazzo. Su ogni carta è presente un
pattern che dovremo replicare spostando e flippando le tessere e un punteggio
che realizzeremo qualora riuscissimo a replicarlo.
Al nostro turno potremo:
- scartare una carta per invertire ortogonalmente due tessere;
-
scartare una carta per capovolgere una tessera (mostrando così il disegno posto
sul dorso); -
giocare una carta per realizzare punti (se le tessere sul tabellone sono
disposte come nel disegno della carta); - passare e pescare due carte (non eseguibile in due turni successivi).
Le carte hanno punteggi che variano da 1 punto (per quelle più semplici) a 5
punti (per quelle più difficili da realizzare).
A seconda del numero di giocatori la partita termina una volta che un
giocatore avrà realizzato da 8 (5 giocatori) a 12 obiettivi (2 giocatori).
IMPRESSIONI
Il gioco a prima vista mi era sembrato un po’ banalotto, non ve lo nascondo,
poi, giocandoci, mi son reso conto che la prima impressione era abbastanza
fallace.
Shifting Stones richiede, infatti, un notevole sforzo di ottimizzazione:
dovremo cercare di ottimizzare il turno corrente basandoci sulla
situazione di tabellone lasciataci dagli avversari, senza poter fare troppe
tattiche che durino da un turno all’altro.
Soprattutto all’aumentare dei giocatori, infatti, il tableau verrà
completamente scombinato, rendendo ogni nostra programmazione vana.
Un’altro aspetto al quale bisogna cercare di porre attenzione è la convivenza
tra il numero di obiettivi realizzati e il loro valore. Realizzare obiettivi
da pochi punti potrebbe renderci più rapidi, ma non sempre il punteggio finale
premia la velocità.
La mossa di passare e pescare carte, inutilizzata da me nelle prime partite, è
invece fondamentale per permettere di realizzare obiettivi con punteggio alto,
fornendoci addirittura 5 mosse.
La cosa più bella del gioco è l’equilibrio. Tutti i giocatori sono solitamente
vicini nel punteggio e ogni singola mano è sempre tesa e può portare alla
vittoria o alla sconfitta.
Tema spinoso: c’è alea? Non nego che la fortuna possa fare la differenza tra
vittoria e sconfitta: essendo tutti sempre così vicini, pescare un obiettivo
che è già presente sul tabellone o per il quale manca magari una singola mossa
può spostare a nostro favore la partita, così come il non pescare altro che
obiettivi con un punteggio basso potrebbe in parte limitarci.
Tuttavia ammetto che – eccetto una singola partita, nel quale uno dei miei
avversari ha beccato ben due obiettivi da 5 punti praticamente realizzati –
nelle altre partite tutto si è svolto senza avvertire questa problematica,
anche perché le combinazioni di tessere sono davvero tante e comunque i
giocatori le muovono continuamente.
IN QUANTI CI POSSO GIOCARE
Il gioco scala bene in ogni configurazione. Sicuramente in 2 giocatori è notevolmente diverso rispetto a quando si gioca in 3 o più, perché è l’unico caso nel quale si può riuscire a programmare almeno due turni di gioco, cosa come detto sopra impossibile in tutti gli altri casi.
Esiste anche una modalità solitario, nella quale creeremo un mazzetto di 16 obiettivi e dovremo usare le carte nel solito modo per reclamarli uno dopo l’altro. Qualora in un turno di gioco non riuscissimo a realizzarne neppure uno perderemo una vita. A quattro vite perse il gioco terminerà con la sconfitta.
La variante funziona e ha il flavour del gioco base, ci fornisce inoltre un buon livello di sfida.
CONCLUSIONI
Shifting Stones si dimostra un gioco semplice, ma non banale. Adatto a essere
proposto a giocatori occasionali e alle prime armi, potrà essere approvato
anche da giocatori più scafati che ne apprezzeranno la strettezza del
punteggio e la cattiveria nel non perdonare ogni singolo errore.
La durata contenuta lo rende un ottimo filler, impreziosito da una
realizzazione di qualità, che lo rende anche piacevole da intavolare.
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