La scatola in questione è quella di DIVE, titolo di Romain Caterdjian e Anthony Perone pubblicato nel 2021 dalla Sit Down! in lingua francese (ma ne esiste già anche una versione in inglese). Il gioco vede da 1 a 4 coraggiosi sub dagli 8 anni in su confrontarsi in una sorta di gara di apnea dalla durata di 20-30 minuti a partita. La scatola prevede una piccola espansione che si può introdurre già dalla seconda partita e rendere parte integrante del gioco. Inclusa anche una semplice modalità in solitario.
DIVE si gioca in una serie di round tutti uguali che si susseguono finché un giocatore non raggiunge la casella n.23 del tracciato del punteggio, vincendo la partita. Il round è costituito da alcune fasi che si svolgono sempre nello stesso modo. La prima fase è quella in cui i giocatori osservano il mare dall’alto e cercano di indovinare a quale livello (cioè su quale carta) si nascondono squali e creature amiche (tartarughe verdi, tartarughe rosse e mante viola), programmando la loro discesa nelle profondità grazie ai gettoni aria. Questi presentano un doppio lato, “squalo” e “no squalo”, e dei numeri: il compito dei giocatori è quello innanzitutto di capire se i vari livelli sono infestati da squali poi, se indovinano, competere in “capacità polmonare” (i valori sui gettoni) per accaparrarsi i bonus dati dalle creature amiche. Finita la programmazione segreta, si ha una fase di analisi (o controllo) in cui ogni carta mare viene appoggiata sul cartoncino bianco ed esaminata alla ricerca di squali e creature, per procedere poi con la distribuzione dei punti ai giocatori che ce l’hanno fatta.
Non c’è alea in questo gioco, in quanto le carte oceano vengono sì mescolate, ma poi rimangono tutto il tempo a faccia in su e indovinare cosa contengono sulla base della presa di rischio è il cuore di DIVE. Non è mai una questione di fortuna, bensì di colpo d’occhio. Non c’è nessun altro elemento randomico, se non nelle partite in solitario in cui si usano le carte del saggio del villaggio.
DIVE non presenta problemi di scalabilità, si gioca nello stesso modo in 2 e in 4 giocatori. Personalmente lo apprezzo di più in 3 o in 4 perché acquisisce un maggior senso il potere delle mante che fanno raggiungere l’avversario più avanti sul tracciato dei punti: in 2 sarebbe un semplice rincorrersi a vicenda. Ma, ripeto, il cuore del gioco è identico. Due parole qui sull’avventura in solitario: il vecchio del villaggio gioca contro di noi con il sommozzatore nero e utilizza delle carte con una programmazione sempre corretta che varia costantemente e può portarci via potenzialmente un sacco di punti bonus dati dalle creature amiche. Io non amo giocare da sola contro l’automa, ma mi piace tantissimo inserirlo nelle partite a più giocatori, perché è un bell’elemento di disturbo che non si può non tenere in considerazione nella programmazione.
La longevità del gioco – e quindi la sua rigiocabilità – è buona: le carte oceano vengono mescolate, ruotate e capovolte di continuo, non possono esistere due round uguali, figuriamoci due partite. Naturalmente il flusso del gioco è sempre quello, quindi dopo un po’ può venire a noia, ma credo che continuerò a tirare DIVE giù dallo scaffale di tanto in tanto per farlo provare a nuovi amici, perché si basa su un’idea davvero originale. L’uso dell’espansione, ovvero la presenza di “compagni di gioco” marini che ci offrono un potere da usare one-shot in partita, garantisce un po’ di varaibilità.
A chi consiglio questo titolo? Alle famiglie, ai neofiti, ai più piccoli… ma anche a chi ama semplicemente il mare e rimarrà affascinato dal sistema delle carte trasparenti che si sovrappongono e rivelano piano piano cosa nascondono gli abissi. Il sistema di presa di rischio, preponderante soprattutto quando si scende in acque profonde (e che potrebbe farci perdere un intero round, se non ben calcolato), strizza l’occhio anche ai giocatori più scafati e abituati a ben altro genere di gioco.
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