11 maggio 2021. Ore
22:00…
Nell’oscurità della notte appare sui
cellulari di redazione un misterioso pacchetto. Parte istantaneamente una
scommessa sul suo contenuto ma nessuno si avvicina anche minimamente a quello
che realmente contiene. La mattina dopo questo pacchetto lascerà le colline
del Chianti ed arriverà dopo 48 ore in Sicilia…
Insieme
alla coppia più famosa di GSNT, InteresseLudico, abbiamo deciso di
intraprendere questa avventura durata circa un mese per scrivere questa guida
a 6 mani sull’utilizzo delle nuove tecnologie di stampa 3D al fine di
migliorare l’esperienza ludica aggiungendo e personalizzando componenti di
gioco.
L’articolo, volutamente generico, vedrà me (TheUncle)
impegnato nella parte iniziale, cioè nella scelta della stampante, dei
materiali e qualche consiglio per le configurazioni e gli InteresseLudico
nella preparazione dei pezzi e nella loro decorazione. Per qualsiasi consiglio
o approfondimento fateci sapere nei commenti!
La scelta della
stampante.
Il primo passo da fare per approcciarsi alla stampa 3D
è quello di capire quale tecnologia si vuole adottare per la realizzazione dei
propri componenti. Le metodologie di stampa 3D al momento sono 2, quella FDM
(che tratteremo) e quella a Resina (che accenneremo). Le due tecnologie, molto
diverse tra loro, hanno entrambe i loro pregi ed i loro difetti.
Partiamo col dire che l’investimento iniziale per entrambe le
tecnologie si attesta intorno ai 200/300 euro per stampanti che offrono una
discreta qualità di stampa. Salendo di prezzo ovviamente si trovano soluzioni
che offrono prestazioni migliori anche in termini di velocità e superficie di
stampa che però, trattandosi di lavori per giochi da tavolo, sono fattori a
mio avviso trascurabili.
Passiamo quindi ad
elencare le differenze tra le due tecnologie di stampa.
Le
stampanti a resina si basano sull’utilizzo di una speciale resina liquida foto
polimerizzante che, se irradiate da un fascio luminoso per un numero x di
secondi, diventa solida. La superficie di stampa corrisponde ad uno schermo
con risoluzioni fino a 4K che permette quindi una definizione altissima. La
stampa avviene “illuminando” uno strato per volta immergendo dall’alto nel
liquido una base che via via si allontana dallo schermo per creare lo
spessore.
Una volta terminata la stampa (può durare anche molte,
molte ore) questa dovrà essere lavata da residui di resina e lasciata seccare
sotto una luce UV per diverse ore. Il risultato finale è solitamente
paragonabile alle miniature in commercio. Di contro abbiamo però una serie di
fattori non da poco. In primis i vapori del materiale di stampa sono
potenzialmente dannosi e quindi non è consigliabile stampare, ad esempio, in
una stanza da letto. Sempre per lo stesso motivo i materiali di stampa vanno
trattati con mascherine e guanti protettivi. I tempi di stampa ed il
trattamento finale richiedono molto, molto tempo per essere completati
(esistono macchine che lo fanno ma costano almeno altri 200 euro) e la
superficie di stampa molto spesso è paragonabile a quella dello schermo di uno
smartphone.
Le stampanti FDM
(Modellazione a Deposizione Fusa) invece si basano su una tecnologia di stampa
completamente differente. Una testina di stampa ad alta temperatura scioglie e
deposita vari strati di un filamento (che può essere di diversi materiali)
dello spessore medio di ⅕ di millimetro muovendosi sui tre assi (x,y e z). Una
volta terminato il pezzo e ripulito da eventuali supporti ed eventualmente
rifinito con una carta abrasiva a grana molto fine, il risultato sarà già
pronto all’uso e comunque con una discreta quantità di dettagli anche se non
ai livelli della stampa a resina. Su grandi superfici di stampa, tuttavia, la
differenza tra le due stampanti è meno percepibile in quanto i dettagli,
aumentando di dimensione, riescono ad essere stampati tranquillamente anche
dalle FDM.
Se da una prima analisi può sembrare uno scontro
impari, è sulla versatilità che una stampante a filamento vince a mani
basse.
Solitamente le superfici di stampa a disposizione di una
stampante FDM sono notevolmente più ampie di quelle di una stampante a resina
(sotto i 300 euro si trovano stampanti capaci di utilizzare superfici di 30cm
per lato) e, soprattutto, la quantità di materiali stampabili è decisamente
più alto. Si possono lavorare “plastiche” di varia natura (PLA, PETG, ABS) e
materiali gommosi (TPU). Esistono inoltre materiali “arricchiti” (es. con
pietre, legno, metalli etc) che vanno ad innalzare notevolmente i progetti che
si possono realizzare con una stampante a filamento. Queste bobine sono
disponibili in diverse pezzature (di solito 250, 500 e 1000g) e colorazioni
che permette di stampare direttamente il pezzo nella colorazione finale. Ad
esempio, potete stampare le miniature con del filamento grigio (come potete
vedere dalle immagini) ed il risultato sarà praticamente indistinguibile o
comunque molto simile dalle miniature nella media dei giochi in scatola in
commercio. Esistono, come detto, decine di tonalità di colori ed addirittura
filamenti multicolor che quando andrete a stampare daranno risultati sempre
differenti, come potete vedere dalla stampa delle plance per il gioco “Le Case
della Follia”.
Adesso i giocatori delle Case della Follia avranno le loro plance personaggi personalizzate.
C’è quindi da
valutare bene l’acquisto dell’hardware. Se la stampante a resina è quindi
indicata a chi si vuole occupare di piccole stampe dettagliate (es,
modellismo, gioielleria), quella a filamento si consiglia a chi vuole una
periferica in grado a soddisfare un ventaglio di utilizzi più ampio,
soprattutto in campo hobbistico (oltre agli arredi per le Case della Follia e
Cthulhu Death May Die ci ho stampato vari oggetti per casa, per il mio
acquario ed inoltre uno stand per il mio notebook).
Dal
Web: La differenza tra una stampa a resina (sinistra) ed una a filamento
(destra)
Dal Web: Zoom della stampa a resina (destra) ed una a
filamento (sinistra). Ogni strato FDM è 0,2 mm.
Nell’articolo
vedrete le foto della stampante da me utilizzata, la Creality Ender 3 V2 che,
ad un prezzo di 200 euro, mi ha permesso di fare praticamente qualsiasi cosa
io avessi bisogno. La scelta è ricaduta su questo modello in particolare
esclusivamente perché la community Creality è forse quella più popolosa del
web ed i pezzi di ricambio sono solitamente economici e facilissimi da
reperire. Esistono comunque alternative allo stesso prezzo che restituiscono
risultati eccellenti a prezzi simili come, ad esempio, l’Artillery Hornet, una
delle ultime FDM nate che sembra offrire risultati ottimi.
Se
doveste fare la mia stessa scelta ed optare per una FDM, ecco una serie di
consigli.
Per fare i primi esperimenti io consiglio di utilizzare i
filamenti in PLA o PLA+, una speciale “plastica” di origine naturale molto
versatile che permette risultati discreti. Per stampe più resistenti si può
optare per un innocuo PETG (si, quello delle bottiglie) o l’ABS (quello dei
Lego) che però in fase di scioglimento rilascia vapori tossici (non è
possibile stamparlo in stanze chiuse). Ci sono poi una serie di upgrades quasi
obbligatori per una stampante di questo tipo, come ad esempio le molle di
calibrazione (ho scelto quelle più rigide) ed un BLTouch, un dispositivo che
si monta in una ventina di minuti e che permette l’auto calibrazione del
piatto di stampa. Come ultimo consiglio c’è quello di valutare bene “aiuti”
esterni per migliorare l’adesione delle stampe sul piatto. Ho notato che più è
dettagliata la stampa (ho stampato un vaso in simil bronzo con uno spessore di
0.16mm) più fa fatica il filamento ad aderire al piatto riscaldato. Io uso
della comune lacca per capelli, una spruzzata leggerissima e velocissima che
funziona benissimo. Ricordatevi poi di lavare bene la superficie di stampa con
alcool isopropilico (si trova facilmente anche su amazon).
Ed ora,
cosa stampiamo? E soprattutto, COME?
Bene, abbiamo scelto la nostra
stampante, abbiamo scelto il materiale ed ora, cosa stampiamo? Beh, qui si
apre un mondo di opportunità. Esiste il mondo open source di Thingiverse che
offre praticamente QUALSIASI COSA stampabile e quello a pagamento di siti come
MyMiniFactory che vende progetti professionali ad altissima qualità.
Diciamo
tuttavia che Thingiverse, nella sua infinita libreria, offre una discreta
quantità di alternative qualora non si trovi esattamente quello che stiamo
cercando. Il sito comunque permette di trovare già upgrades ai vari giochi da
tavolo più famosi in commercio (es. Terraforming Mars, Tainted Grail, Catan,
Dominion, le Case della follia, Gloomheven etc.) che si possono facilmente
scaricare e stampare.
Scelto e scaricato il
progetto dovremo metterlo in pasto ad uno slicer, un programma che si occupa
di dividere l’oggetto in tante “fettine” sottili che, sovrapposte, daranno
vita alla vera e propria creazione 3D. Anche di questi programmi ne esistono
un bel po’. Io ad esempio uso CURA (che forse è il più conosciuto) che mi
permette di creare dei setting personalizzati per ogni tipo di filamento, come
ad esempio una stampa più dettagliata in caso di complementi d’arredo stampati
con filamenti “silk” o più rapida per oggetti meno particolari (come ad
esempio un porta schede di memoria).
Una volta finito di
“affettare” il progetto, si salva il tutto su una schedina di memoria e si
mette nella stampante per farla cominciare a stampare (ovviamente dopo averla
calibrata a dovere).
Gloomhaven: scrigni, trappole, scale e librerie
Come vedete è possibile
organizzare il piatto di stampa per stampare contemporaneamente più oggetti.
Il tempo in genere è leggermente più lungo della somma dei due tempi di
stampa. Per capirsi, stampare una miniatura richiede circa 1h di tempo, due
miniature identiche in contemporanea richiederanno circa 2h10min. Tenete
presente che per un piatto pieno come quello nella foto sono state necessarie
circa 20 ore di stampa.
Bene, ho stampato, ed ora?
Gloomhaven: rocce, colonne, cristalli e stalagmiti
Una
volta finita la stampa, bisogna ripulirla dai supporti di plastica in eccesso,
e potrete farlo con diversi mezzi. I più semplici, sono comuni utensili da
scultura o fai-da-te. Consigliamo di dotarvi di tronchesina, pinza, carta
abrasiva/vetrata sottile, lime, un bisturi ben appuntito e uncinetti,
reperibili in diversi tipi di negozi: per modellismo, ferramenta, merceria, e
altri. Un altro consiglio è usare un dremel o un cacciavite multiuso. Questo
strumento è un trapano meno potente che si utilizza per lavori di fino in vari
campi. I dremel veri sono più potenti, durevoli, adatti a lavori lunghi e
vanno attaccati a una presa, il cacciavite invece è poco duttile, riscalda
velocemente, e bisogna essere già più pratici per usarlo in maniera
appropriata, e il suo grosso pregio è essere dotato di una batteria interna e
quindi utilizzabile ovunque, anche sul tavolo della sala da pranzo, distanti
da una presa di corrente. Generalmente i prezzi si attestano dai 40 euro a
salire, e contengono vari attrezzi che servono a diversi scopi.
Gloomhaven: le colonne pulite dai supporti di stampa
questo proposito, qualora vogliate usare un dremel o simile, vi consigliamo di
iniziare a fare pratica su model kit economico a volte presenti in negozi
online o di cinesi, o ancora, di stampare qualcosa di facile e non troppo
complesso. La pulizia è un processo che richiede una buone dose di pazienza e
manualità. Una volta finito, specie se usate un dremel, potreste aver bisogno
di qualcosa per pulire il pezzo dal pulviscolo causato dall’erosione della
plastica, a questo proposito vi consigliamo di utilizzare semplicemente una
bacinella, uno spazzolino da denti e del detergente neutro. Se la pazienza non
è una vostre virtù ed aveste accidentalmente danneggiato la
miniatura, sappiate che esiste una pasta per modellismo (noi usiamo marca
Tamiya) che serve proprio a ricostruire parti mancanti.
Per
quanto riguarda la pittura, sostanzialmente non è tanto differente dal
dipingere una miniatura vera e propria, quindi tutto quello che sapete
sull’argomento e le varie guide che trovate in giro (qui quella scritta da Yuri) valgono anche per le
stampe 3D. Senza andare in dettagli che allungherebbero la guida a dismisura,
vi anticipiamo che è fondamentale possedere un primer, ovvero una speciale
vernice solitamente in formato bomboletta spray (esistono anche non spray ma
sono meno semplici da usare) da usare come base per ogni qualsivoglia
colorazione si abbia intenzione di utilizzare. Trattandosi di stampe 3D, un
buon trucco può essere quello di utilizzare primer dall’effetto più grossolano
(comprati ad esempio in negozi di bricolage invece che in quelli di
modellismo) poiché vanno a ricoprire le cavità tipiche di una stampa 3D
avvicinando ancora di più il risultato a una miniatura in commercio.
Cthuluh
Death May Die adesso ha scale e gallerie stampate e dipinte…
Dopo
aver steso il primer in un luogo ben areato, basta lasciare asciugare una
mezzoretta e la miniatura è pronta a essere dipinta. Qui subentra il vostro
know-how, ma se siete completamente a corto di nozioni, sappiate che esiste
una serie di colori (es. i Contrast di marca Games Workshop) che una volta
posati vi faranno ottenere effetti di luce e ombre senza andare ad agire
ulteriormente con altri strati di colori acrilici come i Vallejo o, meglio
ancora, i Citadel. Saremo però chiari, a costo di sembrare crudeli: dipingere
è una cosa che può fare chiunque, dipingere ottenendo buoni risultati invece
no. Serve tanta pratica, serve gusto nello scegliere i colori, mano per tenere
il pennello (o l’aerografo o qualsiasi mezzo usiate), occhio e precisione. Ci
sono tanti tutorial su youtube, tanti artisti su twitch che potreste seguire
per iniziare, mentre per diventare veramente bravi e mettere anche un tocco
personale nella pittura di miniature serve tanta pratica. Sappiamo che in
questo ultimo paragrafo abbiamo imbastito la fiera delle ovvietà, ma vogliamo
ribadire che in certe cose non esistono scorciatoie o bacchette magiche.
Ed ora, per voi, la prima foto di Gloomhaven con un paesaggio pimpato (i pezzi
devono ancora essere dipinti).
Prima della
cura…
… e dopo!
In queste foto avete visto:
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