Il 2020 ha segnato il 40° anniversario del debutto su console dell’iconico gioco arcade Space Invaders, oggi vi presento un gioco da tavolo che me lo ha ricordato prepotentemente: Bossin’ Space.
COMPONENTI
La scatola è nel formato 24×24 cm, al suo interno troverete:
- tabellone di gioco;
- plancia migliorie;
- 162 carte;
- 1 astronave sagomata in cartone;
- 5 sagome Boss;
- 13 token;
- 11 cubetti di plastica;
- regolamento multilingua.
Aprendo la scatola, ma anche guardandone solo la copertina, i nostalgici o gli appassionati di retrogaming saranno catapultati nell’atmosfera degli anni ’80, con i classici invasori a 8 bit; le illustrazioni, infatti, richiamano fortemente gli irresistibili pixel, ma risultano anche molto intuitive, agevolando l’apprendimento del regolamento.
Sono proprio le carte il componente principale del gioco, sono in tutto 162 suddivise in diversi mazzi: carte comandi, comandi migliorati, equipaggio, pericoli e nemici. In particolare il mazzo nemici è strutturato in 3 differenti livelli, dai più deboli ai più forti, con l’aggiunta di 5 carte per ogni boss.
COME SI GIOCA
La partita si svolge in diversi round, ogni giocatore sceglie una carta equipaggio che ha un’abilità unica e dopo aver distribuito le carte comandi, si rivelano 4 carte pericolo sul tabellone, disponendole in fila.
CONSIDERAZIONI
Proprio come nel famoso videogame, le astronavi nemiche appaiono dall’alto, dovremo resistere agli attacchi, schivarli, contro attaccare i nemici e affrontare infine il boss senza mai perdere di vista l’indicatore del surriscaldamento, pena l’esplosione di Star Nib!
Affronteremo costantemente i nemici che, a poco a poco, diventeranno sempre più forti e tenaci, grazie alla struttura dei 3 diversi livelli di difficoltà che dona una buona variabilità, anche se la sorte, in alcuni momenti, in base a come vengono rivelate le carte pericolo, potrà apparire anche punitiva.
Il surriscaldamento dell’astronave è un potenziale pericolo che ci accompagnerà per tutta la missione spaziale. Far surriscaldare Star Nib è questione di un attimo, capita soprattutto se si utilizzano le armi più potenti o se si usa l’EMP che permette di ignorare la carta pericolo successiva.
Il raffreddamento non è complicato, ma inibisce l’uso di una carta comando e in certi momenti, in cui i comandi sembrano già esigui, sarà arduo decidere quale ignorare.
Le scelte che i giocatori devono compiere non sono semplici, devono affrontare costantemente nuovi pericoli ottimizzando la programmazione delle carte scelte in segreto; questo aspetto richiede una buona dose di coordinazione e lungimiranza da parte dei giocatori ed è quello che dal mio punto di vista accresce il gioco di squadra, formando un vero e proprio team.
Mi piace il principio della “programmazione” dell’astronave, in cui i giocatori selezionano le carte comando e le dispongono in una sequenza in base a ciò che fanno i nemici, lo trovo anche propedeutico per i nongrandi a sviluppare la capacità computazionale in maniera molto divertente !
Esiste il rischio del giocatore alfa visto che si discute tutti insieme sulla programmazione, c’è però anche la possibilità di smorzarlo, visto che ad ogni round viene assegnato un capitano differente a cui spetta la decisione conclusiva, inoltre può utilizzare l’abilità speciale del personaggio che ha ricevuto durante la fase di setup, tutti effetti utili ma che in alcuni momenti possono rivelarsi essenziali.
Come in ogni valido cooperativo, vincere è abbastanza difficile, difatti il livello di sfida è sufficientemente alto e la velocità con cui i nemici si moltiplicano è sconcertante, tanto che bisogna essere abili nel gestire la situazione e servirà una vera collaborazione tra i giocatori per conquistare la vittoria.
Ho apprezzato molto l’ampia gamma di configurazioni per modulare la difficoltà, scegliendo per esempio un boss più tosto o utilizzando carte pericolo aggiuntive, suddivise in 4 difficoltà dal facile all’estremo; ma non solo visto che gli autori hanno limitato i miglioramenti dell’astronave, starà, quindi, ai giocatori decidere quali perseguire in base alle situazioni che dovranno affrontare.
L’upgrade dell’astronave poi ha un assortimento di tutto rispetto, si può incrementare il numero di missili da sparare, la potenza del raggio laser o si può arricchire la scelta delle carte comando; si possono persino aggiungere fino a due vite in più o raffreddare l’astronave in maniera più efficiente.
La scalabilità è buona: l’esperienza di gioco è interessante e piacevole con qualunque numero di giocatori; la sfida può essere affrontata anche in solitario, simile a quella multigiocatore con alcune differenze, ma non troppo eclatanti da far sembrare di giocare a qualcosa di diverso.
La durata è verosimile a quella dichiarata, anche se potrebbe diventare più lunga con un gruppo di giocatori particolarmente portati all’eccesiva analisi.
Il regolamento è chiaro ed esaustivo, anche se in inglese/francese il gioco risulta comunque indipendente dalla lingua. Ogni carta è spiegata in maniera molto dettagliata, ma grazie ad un’iconografia efficace le varie abilità saranno acquisite senza difficoltà.
La curva di apprendimento non è affatto ripida e il titolo, sebbene sia consigliato dai 10 anni, si può a mio parere un pochino anticipare.
IN CONCLUSIONE
Bossin’ Space mi ha piacevolmente stupita, non solo per il richiamo agli arcade e a Space Invader ma pure per il gameplay fluido e per la fase di programmazione molto concitata. La crescente difficoltà e la tensione che aumenta round dopo round, rispecchiano un titolo divertente e coinvolgente che richiede un lavoro di squadra tra i giocatori coeso e non indifferente.
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