“Io e mia sorella non rivedemmo più i nostri genitori. Restammo soli al mondo. Ma da quella prigionia imparammo un paio di regole. Primo: mai entrare in una casa fatta di dolci. E secondo: se vuoi uccidere una strega, arrostiscila per bene.” [Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe, 2013]
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“Zia, ci racconti una storia per farci addormentare?”
“Bambine, ma non siete un po’ cresciute per una fiaba della buona notte?!”
“Zia, ma sei tu che ci dici sempre che non si è mai abbastanza grandi per le fiabe… e per i giochi in scatola!”
“Ah, giusto… Allora vi racconterò una storia un po’ particolare, metà fiaba e metà gioco.”
“Come si intitola questa storia, zia?”
“La Casa di Pan di Zenzero.”
“Ma non era di marzapane?!”
“Che ci volete fare, piccine mie: lo zenzero va più di moda in questi anni. Accontentatevi. E non interrompetemi che cominciamo!”
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In questo titolo, i giocatori impersonano una strega che vive in una buonissima e coloratissima casa di pan di zenzero. Purtroppo, però, ogni strega si trova a dover difendere la propria dimora dagli ingordi personaggi delle fiabe, che non fanno altro che cibarsi di finestre zuccherine, porte caramellate e comignoli di marshmallow. Le streghe dovranno costruire la propria casa secondo certi criteri sfruttando i gusti dei diversi personaggi in modo da poterli attirare e intrappolare… per mettere fine a questa piaga ed evitare di ritrovarsi senza un tetto sulla testa! Alla fine del gioco, la strega che avrà ottenuto più punti grazie alla cattura di vari personaggi e il raggiungimento di obiettivi specifici sarà celebrata come la strega più furba della foresta incantata!
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“Zia, c’è qualcosa che non va in questa fiaba… Da quando Pollicino e Cenerentola sono cattivi mentre la strega è buona?”
“Bambine, imparerete presto che nella vita non tutto è come sembra e che in ognuno di noi convivono sempre due anime, una gentile e una più… birichina.”
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MATERIALI
In una scatoletta compatta troviamo una moltitudine di materiali colorati: 4 schede giocatore in cartone; 60 tessere di costruzione doppie di un tale spessore che raramente si vede in giochi dal taglio family; 28 tessere jolly; 22 tessere Scala; 72 segnalini di Pan di Zenzero (18 per ogni colore); 40 carte personaggio; 20 carte Bonus (o “obiettivo”); un blocco segnapunti; e una scheda riassuntiva. È davvero tanto materiale – e di buona fattura, per giunta – se pensiamo al target di questo titolo e al prezzo a cui lo si può trovare ultimamente nei negozi. Io ne sono pienamente soddisfatta.
COME SI GIOCA
Ogni strega ha a disposizione una scheda-giocatore distribuita casualmente e formata da una griglia di 3×3 caselle contenenti varie tipologie di pan di zenzero e tre possibili simboli (Freccia, Scala o Gabbia); inoltre, dispone di una riserva personale di 15 tessere doppie riportanti due tipi di pan di zenzero – anche queste distribuite casualmente – con cui dovrà costruire la propria casa. LA CASA DI PAN DI ZENZERO si gioca su turni: ogni strega svolge la sua azione prima di passare la mano al giocatore successivo in senso orario; poiché ogni azione prevede l’utilizzo di una tessera doppia, ciascuno giocherà esattamente 15 volte prima del conteggio finale dei punti.
La partita termina quando tutti hanno esaurito le loro 15 tessere doppie. Si sommano quindi i punti dati dai singoli personaggi catturati, dai tre obiettivi (se conquistati e risolti) e dai pezzetti di pan di zenzero eventualmente avanzati per scoprire chi è il vincitore.
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“Bambine, dimenticate che siamo in un mondo incantato e tutto è possibile quando ci sono di mezzo le streghe. Anche voi non fate altro che divorare i biscotti che ci sono nel barattolo rosso in cucina, ma poi lo trovate sempre pieno… Non è anche questo un controsenso?”
“Ma è la nostra mamma che lo riempie, zia! Mica dobbiamo dirtelo noi!”
“Allora forse anche la vostra mamma è un po’ strega…”
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CONSIDERAZIONI GENERALI
Gioco dal taglio family mascherato da titolo esclusivamente per bambini solo per la presenza dei personaggi delle fiabe e del tema molto easy. Tuttavia, non ci illudiamo: questo LA CASA DI PAN DI ZENZERO non è proprio elementare. Un minimo di impegno – e cervello – lo richiede: per massimizzare i segnalini di pan di zenzero guadagnati con ogni piazzamento, per riuscire a sfamare più personaggi possibili in un’unica mossa (sono solo 15 turni, non lo dimentichiamo!), per riuscire ad accaparrarsi gli obiettivi più remunerativi prima degli avversari e per avere un approccio furbo nei confronti degli altri, magari sottraendo loro proprio il personaggio che, vedendo i segnalini raccolti, sembrano puntare. È comunque assodato che l’età indicata sulla scatola sia corretta: semplicemente i bambini (o i neofiti) lo giocheranno in modo sequenziale (“faccio questo per ottenere quello”) prendendo segnalini e poi decidendo quali personaggi sfamare, mentre gli adulti (o i gamer più esperti) lo approcceranno con un po’ più di strategia e sguardo alle mosse future.
Non è sicuramente un titolo che consiglio agli hard gamer, nemmeno come filler rilassante. È invece un titolo ottimo per “iniziare” nuovi giocatori ai giochi in scatola perché funziona grazie a quelle che vengono considerate meccaniche basilari (piazzamento tessere, collezione set e risoluzione contratti) che bisogna imparare a padroneggiare prima di passare a meccaniche più complesse. Inoltre, i colori accesi e l’artwork fumettoso attrarranno i più piccini molto più che i grandi.
L’interazione, come potete immaginare, è indiretta, visto che ognuno opera su una propria plancia personale, e si limita al “ti rubo questo personaggio o questo obiettivo che puntavi anche tu”.
A proposito di rigiocabilità e longevità, LA CASA DI PAN DI ZENZERO offre partite molto simili in termini di strategia e flusso di gioco. Quello che garantisce un po’ di variabilità è la totale casualità delle schede personali, delle tessere doppie che ognuno ha a disposizione e delle carte personaggio che di volta in volta escono sul tavolo. Tuttavia, credo che lo tirerete fuori anche dopo diverse partite se vi viene a trovare il cugino che non ha mai giocato da tavolo o se dovete intrattenere l’amichetto di vostro figlio.
La scalabilità è buona, il gioco funziona in 2 tanto quanto in 4 persone al tavolo. Naturalmente in 4 le carte personaggio si avvicendano sul tavolo molto più rapidamente (costringendo i giocatori a riadattarsi di continuo) così come ci sarà una corsa molto più agguerrita agli obiettivi migliori. Ma sostanzialmente il flusso di gioco non cambia.
A me che sono una bimba un po’ cresciuta questo family piace un sacco. Sarà che, da brava Peter Pan, mi sento a mio agio tra gli altri personaggi delle fiabe. Non lo considero minimamente un titolo esclusivamente per i più piccoli, anzi: un bell’esercizio di visione spaziale e strategia a medio termine anche solo per tenere il cervello allenato quando non si ha molto tempo per giocare.
Lo propongo spesso ai neofiti e il riscontro è quasi sempre lo stesso: “Bello e facile, ma lo immaginavo ancora più semplice!”. E come tanti altri giochi, aspetta solo di essere scoperto.
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“E così la strega riuscì a salvare la sua casetta di pan di zenzero dai personaggi affamati, dando una bella lezione a ciascuno di loro! E visse a lungo felice e contenta.”
“Zia, ma questa storia non ha né capo né coda! Non si capisce niente!”
“Bambine, la linearità è per i noiosi. Siate creative! Mandiamo a quel paese gli schemi precostituiti e lasciamo ampio spazio all’immaginazione! Non preferireste essere una streghetta alternativa piuttosto che la classica principessa bella e gentile?”
“Ma a noi piacciono le principesse, zia…”
“Allora siate principesse guerriere, come Mulan. Oppure principesse ribelli, come Pocahontas. O principesse coraggiose, come Merida. Siate diverse!”
“Vuoi dire che domani guardiamo un cartone animato della Disney, zia?”
“No, vi insegno a giocare a Villainous.”
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GAME ON.
Come sempre, ricordo che il gioco è disponibile sullo Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it, in offerta nel momento in cui scrivo!
“Nelle fiabe non si insegna ai bambini che esistono i draghi, quello lo sanno già. Si insegna ai bambini che i draghi si possono sconfiggere.” [Roberto Benigni, attore, comico e regista]
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