scritto da Fabio (Pinco11)
Benvenuti, o creatori di mondi, all’annuale competizione destinata alle divinità che si dilettano nella costruzione di habitat ideali per ospitare future forme di vita.
Questo il possibile presupposto di
World Shapers, ideato da
Mariusz Milewski, prodotto dalla
Board and Dice (per 1-4 giocatori, età 10+, dipendente dalla lingua per via delle carte con testo, anche se semplice, 30′ a partita –
qui le regole in inglese), titolo dalle meccaniche piuttosto semplici e lineari, che mescola al suo interno logiche di
drafting (scegli una carta tra quelle che hai in mano e la tieni, passando le altre al vicino, e così via), di collezione set, il tutto con una spruzzata di
SimCity.
IL GIOCO IN POCHE PAROLE
All’interno della scatola troviamo poco più di una cinquantina di carte (oltre a 8 tessere colonna, un blocchetto segnapunti e una manciata di pietrine blu), divise in 4 colori di base, ossia rosso, blu, verde e giallo, corrispondenti agli elementi (fuoco, acqua, terra e aria), con alcune carte jolly.
A inizio partita si piazzano le quattro tesserine (per il gioco a 2) elementi, utili per capire in quali colonne si andranno a impilare le carte e si parte, distribuendo ad ogni giocatore 6 carte (il numero di carte varia a seconda del numero di giocatori).
Ognuno quindi procede, in simultanea, a scegliere una delle carte della propria mano e la pone di fronte a sé coperta. Quando tutti hanno scelto, si rivelano le carte e ciascuno pone la carta scelta di fronte a sé, nella colonna corrispondente al colore della carta (dove vuole se è un jolly). Alcune carte producono un effetto immediato, altre (le più numerose) effetti permanenti (es. vale come due simboli di quel tipo) o attribuiscono punti vittoria a fine partita, fissi o variabili (a seconda delle carte che la circondano). In alternativa all’utilizzo della carta prescelta ponendola di fronte a sé è possibile anche scartarla per avere un cristallo (uno a turno può essere posto su di una carta di fronte a sé, potenziandone gli effetti) oppure scambiarla con una delle tre carte nell’offerta pubblica (pagando, per farlo un cristallo) ponendo quella presa sempre di fronte a sé.
Si procede così fino a esaurimento delle carte e si distribuisce poi una nuova mano per un nuovo
round. Al termine del secondo
round (4 giocatori) o del terzo (2)
round si contano i punti.
Scatolina compatta, belle illustrazioni e componenti gradevoli, rendono subito l’idea di una produzione curata, nella logica, che informa i titoli della casa, di una forte attenzione all’impatto visivo del prodotto.
Messo sul tavolo il tutto fa la sua bella presenza e attira senza dubbio l’occhio.
L’ambientazione, invece, è molto sfuggente e appena tratteggiata, per cui la frasetta che ho inserito come esordio della recensione di fatto sintetizza efficacemente i presupposti del gioco.
Unica annotazione negativa che muovo, quanto ai materiali, è quella legata ai caratteri utilizzati per le scritte sulle carte, che sono davvero piccolini e avrebbero potuto essere più grandi, considerando che il box che le ospita è di dimensione generosa.
Si tratta, come avrete intuito dalle premesse, di un titolo che si propone come rapido e adatto a un pubblico ampio, fruibile dunque anche quale filler tra un titolo più ciccioso e l’altro.
L’idea di partenza è quella, alla 7 Wonders, del drafting (scegli una carta e passa le altre) e la carta prescelta viene semplicemente collocata di fronte a sé a formare una griglia, con l’aggiunta, che semplifica le cose e riduce i tempi di riflessione, dell’obbligo di collocare ogni carta nella colonna del proprio colore.
Le scelte, dunque, non si rivelano mai troppo complesse e gli effetti delle carte, a loro volta, sono in genere piuttosto intuitivi e quelle che attribuiscono punti tendono a indirizzare ulteriormente la propria tattica di gioco. Ad esempio ci sono carte che conferiscono punti crescenti a seconda del numero di carte che le circondano, così come altre che fanno scattare il loro bonus solo se sono a contatto con altre di certi colori, e così via. A volte, quindi, nel proprio turno si svolgeranno scelte sulla base di una forma di push your luck (tenta la fortuna), sperando che arrivino poi le carte giuste per ottenere, ad esempio, una maggioranza, mentre in altri casi il ragionamento può essere freddamente matematico (es. scarto, ottengo una pietra e la metto su quella carta ottenendo 4 punti extra …).
Nella primissima partita, lo segnalo, qualche incertezza può sorgere in merito all’interpretazione del concetto di vicinanza e adiacenza (per come l’ho inteso io le carte vicine di cui si parla sono le due delle colonne confinanti – con l’avvertenza che le due colonne ai lati idealmente sono vicine – mentre per l’adiacenza valgono anche le carte sopra e sotto nella stessa colonna, oltre alle due vicine), visto che il manuale, nella sua compattezza, non contiene esempi di gioco. Superata però questa piccola possibile impasse, tutto scorre abbastanza tranquillamente.
La logica che presiede il piazzamento ricorda a sua volta, con semplificazioni, quelle tipiche dei giochi si simulazione di costruzione di città, visto che si ricevono di sovente punti in virtù delle carte adiacenti che formano la propria griglia, ma, rispetto a titoli che sono incentrati solo su quella meccanica, il tutto è molto più lineare e fornisce più che altro occasione per una piccola riflessione addizionale, più che il punto di partenza per un puzzle game.
A livello pratico la meccanica del drafting garantisce un flusso di gioco praticamente invariato, come tempi, in qualsiasi numero di giocatori (da 2 a 4), anche se la versione a 2 gode, come intuitivo, di un maggiore controllo, legato anche alla consapevolezza che al turno successivo le carte residue torneranno subito nelle nostre mani, mentre quella a 3 o 4 rende più difficile prevedere cosa riceveremo di turno in turno.
Nella scatola, infine, possono essere contenute (a seconda della versione) anche alcune carte addizionali (jolly) che rappresentano una piccola espansione, utile ad incrementare leggermente il fattore interazione tra i giocatori.
È proposta poi anche una versione solitario, che ho trovato però utile soprattutto a capire il gioco per spiegarlo ad altri, più che nella logica di reale sfida.
A CHI PUÒ PIACERE E A CHI NO
Nel primo gruppo dovrebbe rientrare, a occhio, chi cerchi un titolo semplice e non troppo lungo da proporre come riempitivo in serate destinate a titoli più di peso o chi voglia sottoporlo a giocatori non troppo smaliziati (con l’avvertenza delle carte in lingua).
Nel secondo invece rientra chi ricerchi titoli di maggiore profondità e/o con maggiore controllo.
World Shapers è un gioco di carte basato su drafting alla 7 Wonders, collezione set e una spruzzata di costruzione città. Graficamente curato e con regole semplificate il giusto per poter essere proponibile a un pubblico ampio (è un 10+), gira in partite di poco più di mezz’ora (o meno, una volta preso il via …), ponendosi anche come potenziale fillerino.
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.