A seguire arrivarono poi Kanban, titolo dedicato alla costruzione di auto, dal regolamento così facile da capire che lo stesso autore ne riscrisse una sinossi su BGG, The Gallerist, forse il relativamente più immediato (ok, sono aggettivi difficili da utilizzare per questo autore) del gruppo e due riedizioni di Vinhos e Co2.
Vabbè, catalogo Lisboa come un titolo che rivedrò quando sarò più libero e ci metto un annetto per riprenderlo finalmente in mano. Nel frattempo il gioco è acclamato come un successo (sempre parlando della nicchia di riferimento) e si colloca nella top 100 di BGG (ora come ora al posto 79, con un bel 8.2 di voto), per cui, complice un 2018 disastroso che mi porta intorno a febbraio – marzo ad aver esaurito o quasi l’elenco dei titoli che voglio provare, eccomi di nuovo ad affrontarlo, stavolta con sufficiente motivazione per finire il manuale.
Essendo il gioco un gestione azioni, l’idea è che al proprio turno il giocante scelga una delle 5 carte che ha in mano e la giochi, svolgendo, a seconda della modalità di utilizzo della carta prescelta, una o più azioni collegate. Diciamo che le cose fattibili sono nel complesso nove (oltre alla possibilità di ottenere varie e numerose forme di bonus), prevedendo una parte di produzione e vendita di merci, una di acquisizione di obiettivi per fine partita, una di costruzione di un motore di punti vittoria / influenza ed una di edificazione, in una griglia, di ipotetici edifici pubblici e negozi che caratterizzano la vostra crescente nuova Lisbona. A seconda dell’azione che deciderete di svolgere, scegliendo tra 4 astratte opzioni (oltre alla quinta, che è di prendere un oro, in totale disperazione, e passare il turno), metterete su una serie articolata di comodi passaggi, da eseguirsi in simpatico ordine.
UN ESAME UNIVERSITARIO
Astenersi non interessati, si leggeva una volta negli annunci economici ed il richiamo è qui d’obbligo, perché cimentarsi nell’apprendimento di Lisboa non è un’attività da intraprendere con leggerezza o per mera curiosità.
Il manuale si sviluppa in 24 pagine o giù di lì ed è anche corredato da alcuni esempi di gioco, risultando nell’insieme meglio scritto di altri titoli del frizzante autore, tuttavia personalmente ho incontrato comunque enormi difficoltà a cogliere bene il flusso del gioco senza vedere, nel contempo, almeno un paio di tutorial online. Tenete conto che normalmente macina decide e decine di manuali ogni anni ed in genere do una sbirciata a video esplicativi in meno del 10% dei casi (e di guardarne due per intero, come in questo caso, mi capita 1-2 volte all’anno).
Leggendo una recensione di un utente di BGG che spiega di aver giocato Lisboa una trentina di volte, vedo che arriva a definirlo facile, ma ritengo che l’aggettivo, posto vicino al nome del gioco, crei semplicemente un ossimoro.
E’ vero che le azioni che si possono svolgere sono solo nove, ma la reale difficoltà alla quale si va incontro è il fatto che il giocatore non è posto di fronte alla classica alternativa da piazzamento lavoratori di scegliere una azione sul menù della casa, ma a quella di scegliere tra 5 opzioni (una non si usa mai ed è stata inserita come antibug per chi resta bloccato), grazie alle quali è possibile accedere, a seconda dell’opzione sfruttata, in genere ad almeno una coppia di azioni.
La difficoltà sta, qui, nel fatto che partendo da una struttura relativamente lineare, si è inserito su di essa un insieme importante di regole e sottoregole, cosicchè ogni azione che compie si deve svolgere in 5-7 comodi passaggi. Il bello è che, se si vuole ottenere un certo risultato sfruttando una strada, si dovrà seguire un certo iter, mentre se si decide di percorrere l’alternativa, la sequenza di passaggi sarà diversa e con diversi requisiti.
La mia sensazione di esame quindi è stata rinfocolata, dopo averla provata nella fase di studio, anche in quella di spiegazione delle regole, che alla prima esperienza mi ha preso un’ora e venti (compreso il setup). Alla fine, ripetute a modo le azioni tre volte, uno dei presenti inizia a farmi domande proprio tipiche degli esami, tipo “ma, senti, … quei sei cubetti che hai messo da parte, come si usano? … e su quella traccia, com’è che si sale e si scende ? … ma se voglio dell’influenza dove la prendo ?”. Ad ogni domanda è seguito più di un momento di silenzio, quindi è iniziata la riflessione e (non sempre) la risposta, che in alcune occasioni è stata ‘lo scopriremo solo giocando …”.
In sostanza: la struttura delle regole è abbastanza lineare, ma su di essa è presente un sostrato di regole e regolette che rende il tutto decisamente più complicato da digerire.
Un paragone alimentare?
Se vogliamo, dal cinghiale, spostarci all’ambito dei dolci, parlerei di un simpatico dolcetto al cocco, carota, zucchero e miele, ossia un filo pastosetto … 😉
FUGGI FUGGI GENERALE
Il mio gruppo di gioco era impaziente di provare Lisboa.
Tanto impaziente che quando l’ho preso la risposta più entusiasta è stata: “Mmmh!”.
Tanto impaziente che nessuno mi ha mai chiesto che fine aveva fatto nell’anno che ci ho messo a studiarlo e proporlo.
Tanto impaziente che quando ho annunciato che era pronto, per la prima volta abbiamo saltato la settimana di gioco, per impegni imprevisti. Lunedì il Berna è rientrato tardi da lavoro e non ce la faceva, giovedì Sergio voleva coinvolgere la gentile signora e a lei il gusto di selvatico rimane male in bocca, venerdì Carlo era stanco (è la prima volta che me lo ricordo stanco dal paleolitico ad oggi, di solito sembra una Duracell e quando lo chiami la risposta che ti attendi è sono nato pronto, quando ci vediamo?).
Di fronte a tale travolgente entusiasmo riesco ad intavolarlo giusto a mezzo tradimento, grazie al supporto di un Sergio afflitto da senso di colpa ed alla convocazione di un terzo chiamato all’ultimo senza dirgli cosa facevamo (a fine partita, verso le 2.30 di notte, ci ringrazierà sentitamente per averlo chiamato, segnalando la propria futura indisponibilità per convocazioni a sorpresa).
Il giorno dopo ci riprovo (sempre a tradimento), per consolidare le regole ed i miei nuovi commensali si guardano negli occhi in panico e con un loro linguaggio nascosto declinano con le più bizzarre scuse (ieri sera ho dormito male … devo andare via un attimo prima del solito … potremmo giocare anzi a Uno, che ho scoperto una variante per esperti … io il blu del tabellone lo vedo male perchè ho problemi di vista … sono allergico al Portogallo …). Fatto sta che sul tavolo ci vanno Cryptid e Chicago Express e Lisboa resta sullo scaffale.
Le nuove intavolate del gioco saranno destinate ad essere sempre tiri mancini, prendendo a sorpresa i commensali.
La realtà è che il gioco attira, perchè è nella top 100 di BGG e noi ci definiamo tutti amanti del cinghiale, ma intorno ad esso (e a Lacerda) gira un alone di complessità che richiede tanta buona volontà per mettersi al tavolo. Per fare un esempio Gallerist, che pure è uno dei suoi titoli relativamente più digeribili, lo ho tenuto, ma riesco a giocarlo mediamente, quando va bene, una volta all’anno (e quest’anno non l’ho ancora fatto …).
SENSAZIONI DI GIOCO
Il gioco è bello e non si discute. Su BGG gode di un 8.2 di media (il voto non sempre è un sintomo di qualità, ma è un indizio) ed è nella top 100 di sempre. E’ un gestionale complesso, dove le cose che si fanno sono tutte collegate tra loro e dove l’interazione si sente. E’ un piatto estremamente complesso ed elaborato, ma tutto ha alla fine un senso ed ogni cosa è collegata.
Premesso questo, è anche tanto barocco quanto oggi il trend è quello di puntare alla linearità ed al razionalismo (qui mi sposto nell’architettura) e va volutamente controcorrente. Il sistema operativo è sempre quello caro all’autore ed i suoi fan saranno lieti di trovare alcune logiche che lo contraddistinguono, con tracce sulle quali, muovendosi, si possono ottenere due risorse (vedi influenza e denaro), con la possibilità di giocare a certe condizioni anche nel corso del turno degli altri (i favori reali) e così via.
Nel contempo le azioni sono numerose e complesse nel loro sviluppo (i famosi sette comodi passaggi, che fanno tanto “allora, chi erano i sette Re di Roma? … chi è quello che mi scordo sempre?”) e c’è un pozzo di diverse carte obiettivo (i decreti) e di carte chiesa, ognuna con i suoi effettini diversi, la cui spiegazione porta via due belle facciate della vostra guida aiuto giocatore di otto pagine …
In pratica ognuno gioca con la sua bella sintesi del regolamento in mano e già questo dà l’idea di un gioco che non ci pensa nemmeno lontanamente a fare dei compromessi e che vuole la tua incondizionata attenzione per circa tre ore (quattro la prima partita) della tua vita.
Poi, se appartieni al ristrettissimo nucleo di quelli che: a) hanno una compagnia di giocatori tutti fan di Lacerda ; b) ritengono che Lisboa sia il loro gioco dell’anno ; c) boars rulezzz!, allora potresti anche pensare di eleggerlo gioco dell’anno, metterlo sul tavolo con una certa frequenza e godere del fatto di essere in grado di padroneggiare un gioco che è l’equivalente videoludico di un simulatore di volo di Boing 747. Ai bei tempi c’erano amici che passavano nottate intere a volare da Milano e Londra, parlandone il giorno dopo con assonnata soddisfazione per aver padroneggiato i comandi del bestione volante … 😉
In sostanza: oggi come oggi escono tremila titoli all’anno, per cui la scelta a disposizione dei giocatori è davvero ampia e ci vogliono anche titoli come questo, per completare il ventaglio delle offerte, essendo rimasto Lacerda uno dei pochi autori che si cimentano su queste latitudini (la Spielworxx ultimamente sembra aver perso un poco di smalto, la What’s Your Game propone titoli sempre di peso, ma un filo più lineari, la Splotter esce una volta ogni morte di Papa, …), per cui alla fine è sempre bello avere una sfida con la quale confrontarsi.
L’unica avvertenza è che il gioco è di quelli pesanti ed è nel contempo sicuramente molto pastoso, tanto che in certi momenti certe sue complessità paiono quasi fini a se stesse: non sempre una regoletta addizionale ci sta bene giusto perchè poteva starci e si ha l’impressione che siccome potevamo stupirvi con effetti speciali, lo abbiamo fatto.
ALTRE INDICAZIONI CLASSICHE
Come gira il gioco nelle sue varie composizioni?
Beh, in due ci sono degli accorgimenti per mantenere un poco di tensione, riducendo la griglia degli edifici, ma in 4 abbiamo sicuramente la composizione più claustrofobica, con i maggiori effetti di interazione.
Quest’ultima è sempre indiretta, ma è forte, tenendo conto che si compete tutti sulla stessa griglia di ricostruzione della città (che domina l’orizzonte di una gran parte dei punti) e che a fine partita sono distribuiti punti per maggioranze come se piovesse.
C’è anche una modalità solo play, che è stata oggetto di ampie discussioni tra chi vi si è dedicato: l’idea è che sia utile per capire il gioco ed entrare nei meandri del gioco, ma che non regga a lungo termine, essendo possibile manipolare il bot. Qui vi sto dicendo cosa ho raccolto il giro per internet, perchè di solito non mi dedico al gioco a uno.
Durata a partita? Se riuscite a rigiocarlo vi potrete assestare su durate più contenute (anche se i 30′ a partita di cui parla qualcuno mi sembrano uno sfrenato ottimismo o frutto di un gruppo immune da ogni spunto di paralisi da analisi e rodato da 5-6 partite ravvicinate insieme), mentre quando al tavolo c’è almeno un esordiente con meno di 3 ore dubito che ve la possiate cavare.
Componenti ed ambientazione?
Quanto ai primi l’edizione è della Eagle Games e la logica è quella seguita anche in Gallerist, per cui tutto o quasi è già deluxe, con tocchi di classe per chi ha preso l’edizione kiskstarter. Qualche pecca è sempre dietro l’angolo (minicubetti macerie, mininumeri sulle millemila tesserine ….), ma l’effetto complessivo è quello di materiai solidi e di una effetto grafico d’insieme (se non odiate il blu …) d’impatto.
L’ambientazione a mio avviso, leggendo le regole e passando attraverso il blu azul ed i ritratti d’epoca, l’ho trovata molto sentita, ma ho anche raccolto dai miei commensali (assorbiti e tramortiti dalla spiegazione delle regole?) pareri discordanti.
CONCLUSIONE
Lisboa è un bel cinghiale, di quelli che se ne vedono pochi di questi tempi, in un mercato che, pur ipertrofico, privilegia titoli più lineari. Barocco, complesso, con regole che si attorcigliano su se stesse, è il classico gioco che non avrebbe senso provare per una partita sola e poi lasciarlo lì, perchè la fatica per impararlo (almeno da parte chi studia le regole) è sproporzionata rispetto al risultato di provarlo e metterlo via e perchè prima di entrare nei suoi meccanismi ci voglio almeno un paio di partite, nel corso delle quali si naviga a vista cercando, più che altro, di fare tutto secondo le regole.
Ponderoso e massiccio, anche nei componenti, è un piatto costruito e complesso, per palati abituati a cibi dalla digestione lunga e faticosa.
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— alcune delle immagini riprodotte sono tratte dalla pagina kickstarter del progetto di finanziamento collettivo del gioco (qui il link). sono proposte ritenendole gradita forma di diffusione dei contenuti, ma saranno rimosse su semplice richiesta in caso contrario —
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