Il giocatore, infine, può muovere il proprio pedone druido di due caselle, seguendo determinate regole (che consentono a volte, usando una specifica risorsa, di teletrasportarsi e che dovrebbero costringere, salvo l’uso di appositi poteri, a muoversi solo in linea retta) e raccogliendo, nel farlo, le risorse che incoccia sul cammino (c’è un limite di accumulo …).
Nemeton percorre, come dicevo, questa strada, ma a differenza, per esempio, di Orbis, vuole costruire intorno ad ogni mossa una serie di possibilità e dipanare diverse strade.
Alla base il gioco infatti prevede semplicemente di piazzare una tessera (che fa produrre alcuni esagoni) e muovere il proprio pedone per raccogliere le risorse, utilizzandole poi per completare set (che danno punti).
Su questo costrutto poi sono state inserite diverse cose, che rendono il piatto decisamente più strutturato e speziato di quanto all’origine non sembrasse.
La prima peculiarità è quella legata allo studio delle mosse che possono essere compiute dal proprio pedone, perché le regole parlano di due passi nella stessa linea, ma poi consentono diverse eccezioni, sia fruendo delle apposite mosse speciali sia di quelli di una delle risorse (che teletrasporta). La seconda complessità è invece legata alle tessere animale, che si prelevano a loro volta con logiche da raccolta set e che consentono di svolgere, esaurendole, azioni bonus speciali.
Mettendo tutto insieme, direi che si parte da una sorta di versione boscosa di Splendor per arrivare ad un gameplay che invece propone ad ogni turno una sorta di puzzle enigmistico da risolvere, rendendosi necessario ad ogni mossa un piccolo studio per capire quali siano le mosse più efficienti da compiere, per ottenere il miglior risultato da ciò che il tavolo offre in quel momento.
Le cose da tenere d’occhio, alla fine, sono davvero numerose, perché è necessario studiare ogni volta un percorso che massimizzi la raccolta di risorse e si concluda magari nelle caselle occupate dagli alberi, nelle quali si può così completare la realizzazione di pozioni o la raccolta di animali.
Mettendo tutto insieme, quindi, si comprende come mai la scatola parli di 12+ come età minima e l’esperienza di gioco risulta decisamente più di spessore di quanto la meccanica di raccolta set di risorse possa far pensare di primo acchito.
L’interazione resta in larga parte indiretta, anche se la presenza altrui si sente, se non altro sotto forma di lotta per le risorse e per le carte obiettivo. Quanto alla scalabilità direi che la logica del gioco resta simile in ogni composizione, per cui anche in due, alla fine, il tutto gira adeguatamente.
COME E’ STATO ACCOLTO
Durante la fiera di Essen ho sentito parlare abbastanza del gioco, che è sporadicamente comparso nelle varie classifiche di gradimento immediate, mentre dopo l’evento non è che in giro per internet abbia avuto una gran cassa di risonanza.
Su BGG attualmente naviga, come voto, su di un 7.0, che probabilmente non rende troppa giustizia ad una prodotto che in effetti è assai più raffinato di quanto quel punteggio non lasci intendere. A leggere i vari commenti presenti si comprende come il pubblico si sia polarizzato, di fatto, sui classici estremi, per cui si può leggere di utenti entusiasti, che ne apprezzano la complessità (vedi fidjika : + artwork and material + System of appearance of resources : original and tricky. + Very thematic+ Plenty of depth + Great with 2 players too), così come di altri che da tale spessore di gioco sono stati invece scoraggiati (es. PBrennan: An abstract with a too wide decision tree for me to enjoy much, the game beholden to analysis paralysis as it is. On a turn, place a tile, which will generate resources in spaces shooting out from it using a fancy terrain algorithm.).
CONCLUSIONE
Nemeton è un gioco di raccolta set che propone una meccanica di base lineare sulla quale sono state poi aggiunte diverse peculiarità ed idee utili a donare spessore al gameplay. Ognuno dei 10 turni (circa) di gioco, quindi, richiede alla fine giusto un paio di attività, ma si risolve anche in una sorta di puzzle da risolvere, articolando tutto ciò che si possiede per ottenere da ciò il miglior risultato possibile. Tanta riflessione potenziale, quindi, che attrarrà chi sia alla ricerca di un titolo di peso non eccessivo, ma che stimoli l’analisi, potendo invece scoraggiare chi desideri qualcosa di più immediato e splendor-esco.
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.
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