Il gioco sfrutta un’idea di base semplicissima e la fa diventare un’esperienza di gioco gratificante e divertente. Forse arrivo in ritardo, visto che tutti conosceranno il titolo; sul gioco si è scritto molto e sul blog se ne è già parlato (qui), ma anche io volevo dire la mia: se vi interessa sapere ancora qualcosa (che forse non sapete) su questo gioco, ma soprattutto il perché potrete tranquillamente farlo giocare ai vostri piccoli, continuate a leggere.
I MATERIALI
Ci sono diverse edizioni di questo gioco; nella scatola portatile e attualmente in commercio si possono trovare:
- sessanta carte, divise nei colori rosso, giallo, bianco, verde, blu e multicolor;
- tre token errore;
- nove token suggerimento.
Questo è il contenuto della mia scatola. Un gioco che non fa dei materiali il suo punto forte, ma che potrete tranquillamente portare ovunque, consistendo in un piccolo mazzetto di carte e qualche token.
IL GIOCO… OVVERO ECCOVI LE REGOLE
Per il regolamento rimando all’articolo scritto oramai più di sei anni fa (qui) e che dimostra come il gioco si possa considerare a tutti gli effetti un grande classico.
Al regolamento non c’è davvero nulla da aggiungere, se non che oltre ai cinque colori le carte multicolore possono essere usate o come carte jolly o come sesto colore, rendendo, di fatto, più complicato il gioco.
CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI
Adoro Hanabi! Con un’intuizione assolutamente geniale, ovvero l’idea di giocare con carte di cui non si sa il valore, fa passare un’esperienza sempre bella, divertente e interessante. Questo è un altro dei miei grimaldelli sicuri per entrare nei portoni chiusi delle persone che assolutamente Io non gioco! A me non piace giocare. Quest’anno l’ho portato al mare per giocarlo con il mio Lorenzo: mi incuriosiva molto vedere quale sarebbe stata la sua reazione al gioco e, in tutta onestà, devo dire che mi ha stupito tantissimo (prima partita con papà e nonna 22 punti, seconda partita con papà 21 punti, terza partita con papà 25 punti e senza mai che ci fossero particolari aiuti da parte mia); confortato da questi risultati ho iniziato a metterlo nella borsa che veniva con noi in spiaggia: l’abbiamo giocato spesso, più di quanto mi sarei aspettato, e quello che mi ha colpito è che l’abbiamo giocato con bambini fra gli otto e i dieci anni, perdendo molto raramente e facendo, in un paio di volte, anche il massimo del punteggio. Mi ha stupito l’attenzione che i piccoli giocatori ci hanno messo e lo stupore (OVVIO) nel dover giocare con le carte rivolte al contrario; ovviamente c’erano bambini più o meno facilitati a giocare con una certa logica (… e magari qui qualche aiuto in più l’ho dato), ma ho visto tutti divertirsi, con piacere. È stato proprio questo atteggiamento positivo che mi ha convinto a scrivere una recensione di un gioco che è già presente sul BLOG (ogni tanto lo faccio, ma mai troppo volentieri).
Molto interessante notare la tipologia di consiglio che veniva dato da ogni giocatore, in base a quanto i giocatori erano entrati nelle logiche del gioco; è infatti possibile, attraverso una meta-comunicazione, fornire informazioni assolutamente infallibili, seppure non siano a informazione completa (questo Lorenzo lo ha capito subito). Per esempio, per capire se ho un tre giallo e un tre rosso e nessun altra carta gialla o rossa in mano e ho la sequenza gialla ferma al due, allora la frase: “questa è una carta gialla” sottende che è un tre giallo e che deve essere giocato appena possibile. Altrettanto interessante vedere come viene gestito lo scarto: ci possono venire fornite informazioni utili allo scarto, ad esempio un numero che è presente in tutte le sequenze, oppure dovremmo scegliere la carta da eliminare e il buon senso ci dice che la miglior carta da eliminare è quella che abbiamo in mano da più turni di gioco e che non riceve informazioni; queste meta-informazioni sono molto preziose e mi piace sempre verificare qual è il comportamento dei bambini, che, invece, tendono a scartare la carta che meno gli piace, a meno di non aver già capito il gioco in tutte le sue sfaccettature.
Il gioco sviluppa molto la deduzione e l’inferenza e aiuta molto a fornire degli strumenti per codificare l’informazione; ci sono diversi articoli interessanti sul web che spiegano come ottimizzare le scelte e i suggerimenti da dare (su tutti quello pubblicato su ILSA nel 2014, oltre a un interessantissimo e recente articolo su La Tana dei Goblin riguardo le convenzioni in Hanabi), ma il bello del gioco è proprio vedere come i diversi gruppi con l’accrescere dell’esperienza, anche all’interno della singola partita, creino dei codici impliciti di comunicazione, magari anche diversi tra un gruppo di gioco e un altro.
Qualcuno ritiene il gioco troppo semplice: a mio giudizio è semplice da risolvere, nel senso che è quasi impossibile perdere contro il gioco, ma è difficile ottenere un buon punteggio, soprattutto giocando con sei sequenze. Se si vuole, comunque, si possono incrementare o diminuire il numero di suggerimenti disponibili, di fatto modulando la difficoltà del gioco.
Per me il gioco è molto più piacevole a partire dai tre giocatori e lo trovo praticamente perfetto in quattro, mentre non mi piace particolarmente in due, quando viene un po’ meno il meta-gioco di individuare quale sia il consiglio giusto da dare ai diversi giocatori. Il regolamento indica il gioco come 8+ e mi trovo sostanzialmente d’accordo con questa età (anche se forse con un po’ di coraggio lo si può far giocare anche a bambini di sette anni); di sicuro è un gioco che non è giocabile solo da piccoli giocatori, ma veramente da tutti!
COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare il valore educativo del giocare e che “non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle. È perché non osiamo che sono difficili” da Seneca.
Ecco quindi in elenco le cose che Lorenzo (o gli altri bambini che lo hanno provato) hanno imparato giocando ad Hanabi:
- ci sono giochi che possono giocare i grandi da soli, ma con uguale divertimento anche grandi e nongrandi insieme;
- la collaborazione tra tutti i giocatori per affrontare la sfida difficile a cui pone davanti il gioco;
- saper consigliare al meglio i compagni di gioco, valutando in relazione alla fase di gioco l’informazione migliore da fornire;
- applicazione di metodologia condivisa e di codici di comunicazione;
- soprattutto DEDUZIONE e INFERENZA;
- che i cinesi sono molto bravi nel fare i fuochi d’artificio.
A PARTIRE DA QUANDO CI POSSO GIOCARE
Direi che è un gioco sconsigliabile da giocare prima degli otto anni: potrebbe essere abbastanza difficile per un bambino capire quando è il momento di fornire un’informazione piuttosto di giocare una carta. I tre errori non sono molti per i nongrandi e potrebbe risultare un pochetto frustrante perdere spesso, se non addirittura sempre (o al massimo si può incrementare il numero di errori possibili, come ho già scritto sopra).
PERCHÉ GIOCARE CON PAPÀ MA SOPRATTUTTO CON MAMMA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà: ecco qui i motivi in più per giocarli insieme.
Mamma, gioca ad Hanabi così potrai imparare a comunicare con tuo figlio con delle convenzioni, al di là del linguaggio… e pensa quanto ti potrà essere utile; e poi Hanabi è veloce, divertente e semplice e in tre è molto più divertente. Dai mamma, gioca con noi!
Il gioco, in tantissime versioni di cui la più economica cosata poco più di 7 euro, lo potete trovare su Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.
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