[Prime impressioni] Photosynthesis

scritto da Fabio (Pinco11)

Una delle note caratterizzanti della produzione di quest’anno è la estrema cura riservata alla qualità dei componenti (vedi Dragon Castle ed Azul, per fare due esempi) e il titolo del quale ci occupiamo oggi, ovvero Photosynthesis, di Hjalmar Hach, edito da Blue Orange e distribuito in Italia da Oliphante, si inserisce sicuramente in questo solco, proponendo tra i materiali quattro bei set di alberi in cartone tridimensionali.
Le meccaniche di gioco, come vedremo, sono facili (è un 10+ di età), tanto che la spiegazione sta in quattro pagine, ma la difficoltà starà nel padroneggiare le interessanti meccaniche che rendono questo titolo qualcosa di assai interessante e uno dei giochi in prima fila nel panorama ludico di questa stagione.

LE REGOLE IN POCHE PAROLE

A inizio partita ogni giocatore ha a sua disposizione una dotazione di alberi di varia dimensione (ciascuno ne ha un tipo di colore diverso), con altezze variabili, dai più piccoli (altezza convenzionale 1) ai medi (2), fino ai più grandi (3), ai quali si aggiungono alcuni gettoni seme.
Due di essi, di livello 1, sono posti a turno, alternandosi, sul tabellone, nella zona della cornice e quindi si parte.
Al proprio turno, semplicemente, ogni giocatore riceve un tot di punti azione, altrimenti detti punti luce (non parliamo di lampadine ...), e poi li spende, alternandosi i giocatori nel compiere tutte le proprie azioni, come una sorta di gestionalino, per prelevare materiale (alberi e semi) dalla riserva  (rendendolo disponibile per il piazzamento) e/o per piazzare semi e/o far crescere gli alberi, spendendo per ogni attività un tot di punti prefissato. 


La genialata sta essenzialmente nel meccanismo di attribuzione dei punti luce che si spendono (pensateli come punti azione), perché essi sono ad ogni turno attribuiti sulla base di quanta teorica luce arriva a ciascuno dei propri alberi (e della sua altezza), rispetto alla posizione del sole, che ad ogni turno si sposta ruotando intorno al tabellone, occupando ogni volta una delle sei posizioni su di esso indicate.
Qui la logica si capisce subito avendo di fronte il tabellone ed è quella che se ho davanti a me un albero della mia altezza o più alto, esso mi farà ombra, impedendomi di ricevere punti azione (luce) dai miei alberi che stanno dietro ad esso e che la sua ombra si proietterà indietro di tante caselle quanto è il suo livello.
I punti vittoria sono attribuiti in corso di partita quando si decide di rimuovere dal gioco i propri alberi di livello 3 e qualche punticino extra può arrivare coi classici resti di fine gara, che arriva dopo 3 o 4 (per la versione per esperti) giri del sole intorno al tabellone (quindi 18 o 24 turni). Un paio di regolette extra sono poi suggerite quale variante esperti.
Il blu, invece, prende solo un paio di punti dall’albero nella riga in fondo, mentre gli altri restano in ombra …
CHE L’OCCHIO ABBIA LA SUA PARTE

Sì, questo è uno dei titoli che messo sul tavolo fa davvero una gran figura, senza mezzi termini.
L’impatto degli alberi tridimensionali è davvero significativo, tanto che vi sfido ad apparecchiarlo su di un tavolo anche di un pub e a non vedervi assiepare intorno gente incuriosita.
Giocando, poi, la differenza delle tinte prescelte per gli alberi è tale da rendere ben visibili a colpo d’occhio le differenti fazioni e anche le altezze sono sufficientemente diverse per non dare adito a dubbi, per cui sotto il profilo della componentistica, direi che non ho davvero nulla da ridire, valutandola come ai top di gamma.
Se avete diverse opinioni al riguardo, ditemi pure, ma a mio modesto parere questo è il classico gioco che è un piacere alla vista e al tatto.
Anche l’ambientazione, pur rimanendo il gioco in radice un astratto, direi che è stata resa bene, perché la logica è quella della sensibilità alla esposizione al sole e in un certo senso il tutto è reso bene. Le regole addizionali, per altro, eliminano anche il potenziale aspetto che meno si legava con la logica di fondo, visto che stabiliscono che solo le posizioni non in ombra consentono di piantare semi e far crescere gli alberi, con un effetto devastante sul gameplay.

COME GIRA
Bene.
Avrete intuito che il gioco mi è piaciuto e lo premetto come chiave di lettura del tutto, ma cercherò comunque di identificare pure quale sia il pubblico che maggiormente potrebbe godere di questo titolo e quale invece che potrebbe risultarne meno attratto.
Partiamo da come si svolge il tutto, per dire che le regole sono piuttosto semplici da spiegare, almeno per chi ci abbia speso dieci minuti a leggerle, mentre l’averci fatto una partita elimina di solito ogni dubbio. L’età di riferimento, che è di dieci anni, rende l’idea di quanto il tutto possa essere immediato.
Nel contempo, però, il gioco richiede un poco di riflessione, da applicare per tutta la partita, per cui il giocatore occasionale puro più di qualche difficoltà la incontrerà sicuramente,  per cui è bene che, in fase di spiegazione o anche in corso di partita, qualche aiuto lo diate, se volete evitare che vi si perda per strada e che non voglia poi rigiocarci.
Nei primi giri, infatti, tutto fila ultraliscio, perché lo spazio sul tabellone è tantissimo e tutti tendono, all’inizio, a piantare i propri alberi relativamente distanti da quelli degli altri. Avendo poi due soli alberelli stentatini di primo livello, al primo giro si prendono giusto due punti azione, per cui altro non si può fare se non piantare un seme o due. Già qui, comunque, si dovrebbe fare attenzione a dove si mette il seme, calcolando dove girerà il sole nei turni seguenti, in modo tale che i due alberi che si andranno ad avere non si facciano, banalmente, ombra a vicenda troppo presto.
Quando poi si inizia a piantare il primo albero di primo livello e si sostituisce il seme, si andrà a scoprire che il seme rimosso dovrebbe tornare sulla propria plancia, ma che non c’è il posto per metterlo, se prima di compiere questa operazione non si è speso un altro punto azione per acquistare (ovvero rendere disponibile per l’uso) uno di essi. Si entra qui nella logica del dover gestire i materiali (alberi e semi), che possono essere nella riserva o disponibili per essere messi sul tabellone. Spostare il materiale dalla riserva allo stato disponibile (fisicamente li togli dalla plancetta personale e li metti a fianco) ha a sua volta un costo.
Procedendo si scopre poi che i costi per le operazioni in termini di punti azione aumentano con l’aumentare delle altezze, per cui se piantare un seme mi costa 1 punto, sostituire un albero di livello 2 con uno di livello 3 costa 3 punti e 4 ulteriori ne dovevo aver spesi prima per prelevare l’alberone in questione dalla riserva e rendermelo disponibile. Dovrò quindi pensare in qualche turno di tenere da parte punti azioni, per poter svolgere al turno seguente azioni più complesse.
Tutto è abbastanza lineare e si impara velocemente, ma in corso di partita qualche elemento di riflessione tutte queste cose lo richiedono,anche perché – e qui arriva un altro livello di riflessione – è essenziale capire quale sia il corretto timing delle cose. Per capirci, per esempio, è essenziale cogliere quando sia il caso di rimuovere un proprio albero di terzo livello, ottenendo i relativi punti (calano mano a mano che gli avversari fanno lo stesso prima di voi), ma rinunciando alla sua rendita.
L’ultimo livello di spessore del gioco, che è quello che può mettere in crisi chi ci si accosta pensando di essere davanti a un gioco facile facile (tradito dalla spiegazione da tre minuti di orologio), sta nel capire come tutte le cosette che vi ho riepilogato siano poi influenzate, in corso di partita, dalla presenza sul tabellone degli avversari.
Vi ho accennato all’inizio che l’ideona del gioco sta nel concetto di sole che gira, per cui ad ogni turno il punto di riferimento per il cambio delle ombre varia. Un bell’alberone che al giro prima era baciato dal sole in faccia, potrebbe così rimanere nascosto per due o tre giri di fila e la cosa, mano a mano che il gioco procede e il tabellone diventa ultraaffollato, si percepisce chiaramente.
A un giro, insomma, potresti avere 10-12 punti di rendita e a quello dopo essere sceso a 2: se la cosa si ripete al giro dopo, potresti essere tagliato fuori dalla vittoria, anche perché se hai pochi punti azione, gli avversari continueranno a farti crescere la foresta intorno, mettendoti sempre più in ombra (non ci sono per altro nelle regole meccanismi per salvare chi resta indietro, se non il fatto che gli altri vedendovi ultimo potrebbero non infierire …).
L’interazione, insomma, la scoprirete, giocando, essere molto forte, tanto che a volte gli avversari  vi daranno noia facendo crescere roba davanti a voi proprio per togliervi punti luce, ma in altri casi non lo faranno nemmeno apposta, in quanto la loro scelta sarà legata solo al desiderio primario di prendere loro la luce, rappresentando l’ombra che proiettano su di voi solo un piacevole effetto collaterale.
Guardate quanto posto …
È qui, nel pieno del gioco, che credo che capirete se sia un qualcosa che fa per voi e che potreste apprezzare grandemente oppure se il gioco richiede un eccesso di riflessione per i vostri gusti, che è l’unico potenziale disincentivo verso un gioco che per il resto ha tutto, ai miei occhi, per piacere.
… e come è diventato qualche turno dopo … 🙂
La macrocategoria, anche se qui l’idea di partenza è davvero simpatica e diversa dal solito, è quella, per esempio, di un Medina, ovvero dei giochi incentrati sul piazzamento e controllo territorio, ma il tutto è declinato in un modo brillante e piuttosto innovativo.
Ad onor del vero il sole che gira c’era anche in Helios, un Hans im Glück del quale però poco si era parlato all’epoca dell’uscita, e compare anche in Arborea, a sua volta uscito ad Essen, che propone logiche simili, con crescita delle piante in altezza (ma con materiali nemmeno lontanamente paragonabili a questi), però il sistema complessivo del gioco è di quelli che si distinguono per la fluidità.

È quindi un gioco davvero per tutti?
Sino a quel punto, pur essendo piaciuto a me, non ci arrivo.

Sul chi potrebbe non gradirlo mi sentirei di identificare la fascia degli occasionali puri che non hanno predilezione per gli astratti e per chi, pur essendo già scafato, non gradisca troppo titoli che comunque appartengono a quella macrocategoria e/o richiedono un livello di riflessione continuativa.
Per un giocatore alle primissime armi, inoltre, può risultare un pelo difficile da digerire, ma basta che si sia superato almeno il primo step di avvicinamento ai boardgames ed ogni remora potrebbe scomparire. L’occhio, per altro, dovrebbe aiutare, incoraggiando anche chi abbia timori a provare il gioco.
Parimenti, se avete al tavolo dei pensatori seriali, il tempo di attesa, che tra persone sportive non si sente nemmeno, potrebbe iniziare a pesarvi (ma questo vale anche per una semplice partita a dama).
Sulla scalabilità direi che il gioco gira sorprendentemente bene anche in 4, risultando però potenzialmente claustrofobico, visto che alla fine il tabellone resta sempre quello, per cui l’affollamento arriva di solito prima. Nella versione a 2, invece, il darsi noia diventa più calcolato e controllabile, invece che solo prevedibile, e si stuzzica di più la capacità di cogliere dove ci si deve infilare per bloccare l’altrui espansione.
CONCLUSIONI

Photosynthesis è un titolo che ho apprezzato sin dalla prova, alla CON di luglio, di una copia di preproduzione e che è stato realizzato con una attenzione ai componenti tale da renderlo un qualcosa che si ha davvero piacere di mettere sul tavolo.
Relativamente facile nelle regole di base, poi si può rivelare un bello strizzameningi (in fin dei conti anche gli scacchi si spiegano in due paginette …), per cui potrebbe intimorire i giocatori più occasionali, ma poi alla fine ci si ricorda che molti hanno iniziato a giocare a scacchi a 6-7 anni … 😉
Direi che se proprio non vedete il gioco da tavolo come un qualcosa da fare solo per rilassarsi, almeno una chance a Photosynthesis dovreste darla.
Son curioso di sentire anche i pareri di chi ci abbia giocato, per capire se collimino o meno con  miei …
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.

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