[Recensione] Montana

scritto da Fabio (Pinco11)


Prendi delle meccaniche classiche, come il piazzamento lavoratori e il controllo territorio. Aggiungi una plancia modulare come quelle che vanno oggi e le risorse sagomate in legno al posto dei vecchi cubetti.
Fai attenzione che la grafica sia quella giusta, ovvero seleziona come grafico Franz Klemens, lo studio grafico più presente in questo periodo nei titoli gestionali.
Infine, come autore, identifica Rüdiger Dorn, un nome conosciuto che annovera tra i suoi successi passati titoli come Goa, Il Vecchio, Istanbul.
Mescola il tutto ed otterrai Montana, della White Goblin Games, gioco (indipendente dalla lingua, salvo il manuale) per 2-4 giocatori, con tempo a partita dai 30 ai 60 minuti circa e livello di difficoltà collocato sul medio (medio-basso).


IL GIOCO IN POCHE PAROLE

Al centro del tavolo è posto il tabellone modulare, il quale riproduce un teorico panorama (esagonato) dello stato americano che dà il nome al gioco. Una casella è quella di partenza e da quella i giocatori potranno partire per colonizzare (sempre esagoni adiacenti ad altri già occupati) i vari esagoni, restituendo, nel farlo, esattamente i materiali ritratti su di essi.
Scopo del gioco è quello di essere il primo a collocare sul tabellone tutte le proprie tessere insediamento.
A livello pratico i giocatori si alternano nello svolgere, al proprio turno, una delle tre azioni possibili, ovvero 1) di prelevare due omini dalla riserva (si gira una ruota per determinarne il colore, che incide su quali risorse consentono di prelevare), 2) di piazzare omini sulla scheda azioni per prelevare le risorse o 3) di restituire le risorse richieste per piazzare fino a tre delle proprie tessere insediamento.
Il gioco è una sorta di corsa, perché vince il primo che si libera delle proprie tessere e il tutto è insaporito da alcuni accorgimenti inseriti nel gameplay, come la piccola fase di asta che scatta se si sceglie uno degli utilizzi consentiti per i lavoratori o come il rapido restringimento degli spazi azione, ciascuno dei quali è occupabile una sola volta, sino a che non siano stati occupati tutti gli spazi della relativa sezione, o come l’idea dei lavoratori in più colori per svolgere le diverse azioni disponibili.
I MATERIALI

Ottimi. In effetti una delle cose che attira sin da subito è proprio l’abbondanza dei componenti, in relazione al gameplay lineare proposto, con una quantità di cose che occupano il tavolo e che danno una visione d’insieme ricca e piacevole alla vista.
Grafica a sua volta classicheggiante (be’, oramai lo standard del classico lo sta fissando proprio Klemens), senza che i disegni ostacolino la visione d’insieme del gioco.
Simpatica e scenografica, infine, l’idea della rotella (gira la ruota …) che si fa girare (invece dei dadi …) per prendere gli omini …
COME GIRA

Ciò che stupisce, una volta messo sul tavolo e terminata la prima partita, è forse la rapidità con la quale il tutto si svolge e come le meccaniche siano state pulite e raffinate riducendo il tutto ai minimi termini.
A ben vedere nel gioco troverete tutto ciò che di classico ci si può aspettare dalla categoria, a partire dai noti omini lavoratore che si piazzano per svolgere le azioni, ma, dando un’occhiata alla scheda sulla quale si piazzano, si vedrà subito come alla fine essi consentano giusto di prendere uno dei quattro/cinque tipi di risorse disponibili (grano, legno, pietre, zucche e denaro) o (al limite) di innescare una piccola fase di asta (a base di zucche) per ottenere dei bonus e come non sia presente una fase di costruzione di un motore produttivo.
Ebbene sì, qui la natura del gioco stimola solo ad essere i più efficaci e i più rapidi nel liberarsi delle proprie tessere insediamento, per cui non c’è tempo da perdere nel cercare di potenziare le azioni e l’attenzione è assorbita dalla rapida lettura della mappa, per identificare la giusta sequenza di risorse da procurarsi per piazzare le proprie tessere e per sfruttare i bonus che le regole attribuiscono (a chi collochi una fila di quattro propri insediamenti ne fa piazzare uno omaggio e certe caselle consentono a prezzo ridotto di piazzare due tessere).
Buona è l’interazione, come tipico dei titoli di controllo territorio d’antan, in quanto la presenza altrui si sente sia nella fase di piazzamento lavoratori, visto che gli spazi azione si liberano solo quando tutti gli spazi della categoria in questione sono stati occupati, sia in quella di occupazione del Montana, visto che gli avversari cercheranno sempre di impedire il facile ottenimento dei bonus piazzamento.
Diversi sono poi i meccanismi utilizzati per limare le varie fasi di gioco, per cui trovate le mucche, che si ottengono come bonus colonizzando certi territori e che possono essere vendute in qualsiasi momento per ottenere le risorse necessarie per completare una certa azione, o le borracce, altro bonus da colonizzazione, che consentono un turno bonus. Tutto serve e tutto deve essere fruito sempre e solo al momento giusto.
In genere nelle partite fatte la distanza tra i giocatori si è rivelata sempre minima e più di una volta abbiamo dovuto far ricorso ai tie breaker per attribuire la vittoria (ossia più di un giocatore ha finito le proprie tessere nello stesso turno), per cui il gioco si conferma essere piuttosto stretto.
Sulla scalabilità devo dire che in due, per quanto il tabellone scali, si sente leggermente meno la presenza altrui e il tutto fluisce ancor più rapidamente, tanto che con qualche partita sulle spalle, abbiamo giocato anche due match nel giro di poco più di tre quarti d’ora.
VALUTAZIONI D’INSIEME
Montana si propone come un gestionalino leggero, nel quale giusto la presenza di un paio di elementi (la mini fase di asta e la presenza dei possibili upgrade di due tipi di risorse che essa consente) impediscono di classificarlo direttamente tra i family
Il complesso delle regole, infatti, lo indirizza tra i titoli della nuova generazione, nei quali tutto è stato raffinato e ripulito (per esempio se vuoi svolgere una certa azione e non hai gli omini del colore giusto, puoi di solito metterne due al posto di quello richiesto e potrai svolgere comunque l’azione, con l’effetto di comprimere l’alea), per proporre una esperienza di gioco il più possibile lineare e pulita, senza troppe complicazioni.
Scomparsa la fase di costruzione dei motori produttivi, l’essenza qui è quella di massimizzare gli effetti delle azioni e di coordinarle in modo tale da fare la cosa giusta al momento giusto, in una frenetica corsa contro gli altri giocatori, per essere i primi a colonizzare il numero di territori richiesti. Sotto questo aspetto il gioco ricorda Via Nebulaperò, mentre quest’ultimo per il resto gioca sulla costruzione reti, questo è incentrato sul piazzamento lavoratori e risulta alla fine anche più lineare.
Consigliato a chi è attirato dai gestionali, ma scoraggiato dalle possibili stratificazioni che essi portano spesso con sé e desidera un’esperienza di gioco di durata contenuta.

Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.

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