Scritto da Agzaroth
Approfittando della mia
trasferta milanese, colgo l’occasione per passare a salutare i ragazzi della
Tana di Goblin di Milano. Hanno la fortuna di aver trovato una sede
eccezionale, condivisa con altre associazioni, con tre (almeno io tre ne ho
viste) enormi sala attrezzate, bar e un’ampia selezione di giochi da tavolo a
cui attingere liberamente.
trasferta milanese, colgo l’occasione per passare a salutare i ragazzi della
Tana di Goblin di Milano. Hanno la fortuna di aver trovato una sede
eccezionale, condivisa con altre associazioni, con tre (almeno io tre ne ho
viste) enormi sala attrezzate, bar e un’ampia selezione di giochi da tavolo a
cui attingere liberamente.
All’inizio siamo solo io e
Cherecche, per cui, tra una chiacchiera e l’altra, scegliamo un paio di giochi
fattibili anche in due.
Cherecche, per cui, tra una chiacchiera e l’altra, scegliamo un paio di giochi
fattibili anche in due.
SAMURAI (di Knizia).
Cherecche confessa che i
giochi di maggioranze non sono il suo forte, ma decidiamo comunque di iniziare da
questo.
giochi di maggioranze non sono il suo forte, ma decidiamo comunque di iniziare da
questo.
Ricordavo di essermelo fatto
spiegare in passato, ma è stato come ripartire da zero. Si tratta di un
piazzamento tessere e maggioranze. La mappa raffigura l’antico Giappone diviso
ad esagoni. Su alcuni di questi sono posizionate da uno a tre pedine
rappresentanti Contadini, Religiosi e Politici. Ogni giocatore ha un certo
numero di tessere coperte (20), da cui attinge 5 che nasconde dietro uno
schermo. A turno si piazza una tessera sul tabellone, vicino alle pedine. Le
tessere riportano gli stessi simboli delle suddette pedine con un valore
numerico. Ci sono poi alcune tessere speciali uniche (ad esempio una ha
l’effetto di scambiare due tessere già piazzate sul tabellone) o dei jolly che
valgono per tutte le pedine. Comunque, il punto è che, una volta che un esagono
di pedine è completamente circondato da tessere, si conta chi ha la maggioranza
per un determinato simbolo e quel giocatore preleva la pedina corrispondente. A
fine gioco, per poter concorrere alla vittoria, occorre avere la maggioranza in
almeno una delle tre categorie (agraria, religiosa, politica), ma, per vincere,
conteranno poi i valori sommati delle altre due categorie, con un meccanismo
simile a quello di Tigris & Euphrates.
spiegare in passato, ma è stato come ripartire da zero. Si tratta di un
piazzamento tessere e maggioranze. La mappa raffigura l’antico Giappone diviso
ad esagoni. Su alcuni di questi sono posizionate da uno a tre pedine
rappresentanti Contadini, Religiosi e Politici. Ogni giocatore ha un certo
numero di tessere coperte (20), da cui attinge 5 che nasconde dietro uno
schermo. A turno si piazza una tessera sul tabellone, vicino alle pedine. Le
tessere riportano gli stessi simboli delle suddette pedine con un valore
numerico. Ci sono poi alcune tessere speciali uniche (ad esempio una ha
l’effetto di scambiare due tessere già piazzate sul tabellone) o dei jolly che
valgono per tutte le pedine. Comunque, il punto è che, una volta che un esagono
di pedine è completamente circondato da tessere, si conta chi ha la maggioranza
per un determinato simbolo e quel giocatore preleva la pedina corrispondente. A
fine gioco, per poter concorrere alla vittoria, occorre avere la maggioranza in
almeno una delle tre categorie (agraria, religiosa, politica), ma, per vincere,
conteranno poi i valori sommati delle altre due categorie, con un meccanismo
simile a quello di Tigris & Euphrates.
La partita scorre via veloce,
salvo qualche mio inevitabile momento di paralisi da analisi. Il gioco è molto
fluido ed elegante e, data la modularità del tabellone, mi pare possa scalare
egregiamente da 2 a 4 partecipanti. Ci sono alcune tessere che consentono di
piazzarne subito un’altra dietro, dando adito anche a possibili catene di
mosse. Il fatto di dover avere la maggioranza in almeno una categoria, oltre a
ricordarsi eventuali tessere speciali già utilizzate dall’altro, implica una
componente mnemonica che potrebbe non piacere a tutti. La pesca delle tessere
introduce un certo elemento fortuito, mai però eccessivamente pesante, anche
perché le tessere in totale sono 20 e se ne hanno sempre 5 a disposizione tra
cui scegliere.
salvo qualche mio inevitabile momento di paralisi da analisi. Il gioco è molto
fluido ed elegante e, data la modularità del tabellone, mi pare possa scalare
egregiamente da 2 a 4 partecipanti. Ci sono alcune tessere che consentono di
piazzarne subito un’altra dietro, dando adito anche a possibili catene di
mosse. Il fatto di dover avere la maggioranza in almeno una categoria, oltre a
ricordarsi eventuali tessere speciali già utilizzate dall’altro, implica una
componente mnemonica che potrebbe non piacere a tutti. La pesca delle tessere
introduce un certo elemento fortuito, mai però eccessivamente pesante, anche
perché le tessere in totale sono 20 e se ne hanno sempre 5 a disposizione tra
cui scegliere.
Alla fine vinco, così
decidiamo per la rivincita a Troyes.
decidiamo per la rivincita a Troyes.
TROYES
Anche di questo lessi il
regolamento a suo tempo e feci una mezza partita, ma il mio ricordo è piuttosto
vago. Cherecche me lo rispiega bene, anche se le regole non sono pochissime e
la simbologia è tutt’altro che di aiuto. Decidiamo così di partire, anche se
qualche dettaglio ancora mi sfugge.
regolamento a suo tempo e feci una mezza partita, ma il mio ricordo è piuttosto
vago. Cherecche me lo rispiega bene, anche se le regole non sono pochissime e
la simbologia è tutt’altro che di aiuto. Decidiamo così di partire, anche se
qualche dettaglio ancora mi sfugge.
Si tratta di un gioco di
gestione dadi in cui è possibile manipolare i suddetti ritirandoli,
capovolgendoli, rubandoli agli altri giocatori o da un pool neutrale e infine
sfruttandoli per attivare gli effetti delle varie azioni fornite dalle carte in
gioco. Per il resto c’è una meccanica collaterale di piazzamento lavoratori
(che servono però solo per ottenere i dadi e avere accesso alle azioni delle carte). Ogni giocatore viene poi dotato
di due carte obiettivo segreto che forniranno ulteriori PV a fine partita,
valide per tutti i giocatori. Per non appesantirmi troppo di nozioni, ho
guardato solo le mie, errore che si rivelerà fatale.
gestione dadi in cui è possibile manipolare i suddetti ritirandoli,
capovolgendoli, rubandoli agli altri giocatori o da un pool neutrale e infine
sfruttandoli per attivare gli effetti delle varie azioni fornite dalle carte in
gioco. Per il resto c’è una meccanica collaterale di piazzamento lavoratori
(che servono però solo per ottenere i dadi e avere accesso alle azioni delle carte). Ogni giocatore viene poi dotato
di due carte obiettivo segreto che forniranno ulteriori PV a fine partita,
valide per tutti i giocatori. Per non appesantirmi troppo di nozioni, ho
guardato solo le mie, errore che si rivelerà fatale.
Comunque, anche in questo
caso, dopo il primo turno, il gioco è intuitivo e scorre via molto bene, con
un’ampia scelta di azioni possibili e diverse tattiche applicabili, grazie alla
libertà di manipolazione dei dadi. Anche qui la fortuna ha un certo peso, ma
mai eccessivo o disturbante e nel complesso posso dire che sia uno dei migliori
giochi di gestione dadi che abbia mai fatto.
caso, dopo il primo turno, il gioco è intuitivo e scorre via molto bene, con
un’ampia scelta di azioni possibili e diverse tattiche applicabili, grazie alla
libertà di manipolazione dei dadi. Anche qui la fortuna ha un certo peso, ma
mai eccessivo o disturbante e nel complesso posso dire che sia uno dei migliori
giochi di gestione dadi che abbia mai fatto.
Faccio un ultimo turno
abbastanza brutto, per essere rimasto a corto di soldi, dato che mi sono
ricordato troppo tardi dell’azione speciale dei dadi gialli, che consente di
raccattare moneta.
abbastanza brutto, per essere rimasto a corto di soldi, dato che mi sono
ricordato troppo tardi dell’azione speciale dei dadi gialli, che consente di
raccattare moneta.
Capisco che, bene o male, ce
la stiamo comunque giocando ma, quando mi ricordo di controllare finalmente i
bonus di fine partita, è ormai troppo tardi: perdo 59 a 51.
la stiamo comunque giocando ma, quando mi ricordo di controllare finalmente i
bonus di fine partita, è ormai troppo tardi: perdo 59 a 51.
A fine partita faccio notare a
Cherecche un particolare divertente: lui, con animo più “american”, ha sempre
preferito spendere 1 punto prestigio per tentare la sorte con i rilanci dei
dadi scarsi; io, da buon “german”, preferivo spenderne 4 tutti assieme ma avere
la certezza di girare il dado (con gli 1 che diventano 6, per intenderci).
Cherecche un particolare divertente: lui, con animo più “american”, ha sempre
preferito spendere 1 punto prestigio per tentare la sorte con i rilanci dei
dadi scarsi; io, da buon “german”, preferivo spenderne 4 tutti assieme ma avere
la certezza di girare il dado (con gli 1 che diventano 6, per intenderci).
REPUBLIC OF ROME
La serata raggiunge infine il
suo apice con questo mastodonte del quale ho sempre sentito parlare. Avevo
letto il regolamento un paio di volte anni fa, lasciando poi perdere. Ho
riletto la versione aggiornata e revisionata, trovando comunque un grosso
scoglio (nonché un improvviso appisolamento…). Infine il mega riassunto messo
online da Klausz è riuscito a sbrogliare molti dubbi e perplessità che avevo,
dipanando finalmente una matassa che pareva inestricabile. Mancava giusto la
prova su strada.
suo apice con questo mastodonte del quale ho sempre sentito parlare. Avevo
letto il regolamento un paio di volte anni fa, lasciando poi perdere. Ho
riletto la versione aggiornata e revisionata, trovando comunque un grosso
scoglio (nonché un improvviso appisolamento…). Infine il mega riassunto messo
online da Klausz è riuscito a sbrogliare molti dubbi e perplessità che avevo,
dipanando finalmente una matassa che pareva inestricabile. Mancava giusto la
prova su strada.
Di cosa si tratta? È un titolo
basato essenzialmente sul binomio culo+diplomazia. I giocatori comandano una
famiglia di senatori e devono tentare di farsi assegnare varie cariche per
aumentare l’influenza dei propri
personaggi. Allo stesso tempo, i personaggi più influenti verranno presi
di mira dagli altri al tavolo con processi (per tentare di diminuirne
l’influenza) o addirittura assassinii, per eliminarli del tutto. A tutto fa da
corollario Roma e la sua amministrazione, nonché le innumerevoli guerre e
rivolte che le si scatenano contro a alle quali tutti i giocatori sono
chiamati a far fronte, in un clima di collaborazione. Possiamo dunque definirlo
un falso collaborativo: si deve cercare di far sopravvivere l’urbe per non
perdere tutti, ma le condizioni di vittoria premiano un singolo giocatore.
basato essenzialmente sul binomio culo+diplomazia. I giocatori comandano una
famiglia di senatori e devono tentare di farsi assegnare varie cariche per
aumentare l’influenza dei propri
personaggi. Allo stesso tempo, i personaggi più influenti verranno presi
di mira dagli altri al tavolo con processi (per tentare di diminuirne
l’influenza) o addirittura assassinii, per eliminarli del tutto. A tutto fa da
corollario Roma e la sua amministrazione, nonché le innumerevoli guerre e
rivolte che le si scatenano contro a alle quali tutti i giocatori sono
chiamati a far fronte, in un clima di collaborazione. Possiamo dunque definirlo
un falso collaborativo: si deve cercare di far sopravvivere l’urbe per non
perdere tutti, ma le condizioni di vittoria premiano un singolo giocatore.
É possibile vincere nei
seguenti modi:
seguenti modi:
– Un senatore ribelle marcia
su Roma e sconfigge le sue legioni (è quindi necessario sì inviare in guerra
senatori con un numero di legioni sufficienti a vincere, ma anche tutelarsi da loro possibili
rivolte).
su Roma e sconfigge le sue legioni (è quindi necessario sì inviare in guerra
senatori con un numero di legioni sufficienti a vincere, ma anche tutelarsi da loro possibili
rivolte).
– Un senatore è ribelle e lo
stato va in bancarotta o la popolazione si ribella (questo in seguito a un tiro
di dado su apposita tabella).
stato va in bancarotta o la popolazione si ribella (questo in seguito a un tiro
di dado su apposita tabella).
– Un senatore con 21 di
influenza riesce a farsi eleggere console a vita, oppure arriva a 35 di
influenza.
influenza riesce a farsi eleggere console a vita, oppure arriva a 35 di
influenza.
– Se viene pescata la carta
“Fine Era”, si conta la fazione con più influenza complessiva.
“Fine Era”, si conta la fazione con più influenza complessiva.
Roma perde anche quando ci
sono 4 o più guerre attive non combattute alla fine di un turno.
sono 4 o più guerre attive non combattute alla fine di un turno.
Senza farla lunga (perché
sarebbe davvero troppo lunga…), tutto il sistema di gioco è soggetto a pesca
carte e tiri di dado. Sui secondi è possibile applicare dei modificatori per
aumentarne le probabilità di successo, ma ci sono spesso risultati che portano
al fallimento indipendentemente dalle misure di sicurezza prese. In questo
senso il gioco è un prendere o lasciare: il fattore fortuna è pesante e
invadente.
sarebbe davvero troppo lunga…), tutto il sistema di gioco è soggetto a pesca
carte e tiri di dado. Sui secondi è possibile applicare dei modificatori per
aumentarne le probabilità di successo, ma ci sono spesso risultati che portano
al fallimento indipendentemente dalle misure di sicurezza prese. In questo
senso il gioco è un prendere o lasciare: il fattore fortuna è pesante e
invadente.
L’aspetto diplomatico è
fortemente caratterizzante: ogni volta, all’assegnazione delle cariche, bisogna
cercare di fare sì gli interessi di Roma (ad esempio mandando in battaglia i
senatori con valore militare più alto), ma anche i propri e soprattutto
limitare i giocatori che stanno prendendo il largo come valori di influenza. In
pratica tutto è condizionato dal tenere suppergiù le fazioni a pari livello, in
modo tale che tutti potenzialmente abbiano le medesime possibilità di vittoria.
A questo punto reinterviene comunque la fortuna, che può farti morire
improvvisamente un senatore forte, pescare la carta fine gioco quando sei in
vantaggio, farti fallire/riuscire un tiro decisivo per rubare un senatore ad un
altro giocatore.
fortemente caratterizzante: ogni volta, all’assegnazione delle cariche, bisogna
cercare di fare sì gli interessi di Roma (ad esempio mandando in battaglia i
senatori con valore militare più alto), ma anche i propri e soprattutto
limitare i giocatori che stanno prendendo il largo come valori di influenza. In
pratica tutto è condizionato dal tenere suppergiù le fazioni a pari livello, in
modo tale che tutti potenzialmente abbiano le medesime possibilità di vittoria.
A questo punto reinterviene comunque la fortuna, che può farti morire
improvvisamente un senatore forte, pescare la carta fine gioco quando sei in
vantaggio, farti fallire/riuscire un tiro decisivo per rubare un senatore ad un
altro giocatore.
Ad un certo punto il gioco finisce (per una carta pescata, per un tiro di dado sbagliato, ecc.) e chi è in vantaggio in quel momento vince, a meno di una sconfitta collettiva.
Alla fine abbiamo perso per
bancarotta e, dato che non c’erano senatori ribelli, è stata una sconfitta collettiva.
Mi sono divertito? Sicuramente. La compagnia era ottima e Gixx, Gionata,
Kenparker, Cherecche ed Eurek sono stati fantastici compagni di viaggio, tra
intrighi, trame e colpi bassi. La supervisione iniziale di Klausz è stata
fondamentale. Ci rigiocherei? No. O meglio, sì, ma a tempo perso, ad esempio on-line: non gli dedicherei un’altra serata, non è proprio il mio genere. Diplomazia e
fortuna esasperata non sono decisamente il mio pane, per quanto ai giochi
diplomatici io riesca sempre a cavarmela bene, il punto è che non sono di mio
gradimento. Il gioco è fortemente tavolo-dipendente e, mia sensazione, il 90%
della soddisfazione della serata è stato fornito dai compagni di partita,
piuttosto che dal gioco stesso.
bancarotta e, dato che non c’erano senatori ribelli, è stata una sconfitta collettiva.
Mi sono divertito? Sicuramente. La compagnia era ottima e Gixx, Gionata,
Kenparker, Cherecche ed Eurek sono stati fantastici compagni di viaggio, tra
intrighi, trame e colpi bassi. La supervisione iniziale di Klausz è stata
fondamentale. Ci rigiocherei? No. O meglio, sì, ma a tempo perso, ad esempio on-line: non gli dedicherei un’altra serata, non è proprio il mio genere. Diplomazia e
fortuna esasperata non sono decisamente il mio pane, per quanto ai giochi
diplomatici io riesca sempre a cavarmela bene, il punto è che non sono di mio
gradimento. Il gioco è fortemente tavolo-dipendente e, mia sensazione, il 90%
della soddisfazione della serata è stato fornito dai compagni di partita,
piuttosto che dal gioco stesso.
Il regolamento è macchinoso,
controintuitivo, pieno di eccezioni e semi-incomprensibile nella sua stesura
originale. Consiglio fortemente di trovare un gruppo che sappia già giocare,
perchè molte cose diventano immediatamente più chiare.
controintuitivo, pieno di eccezioni e semi-incomprensibile nella sua stesura
originale. Consiglio fortemente di trovare un gruppo che sappia già giocare,
perchè molte cose diventano immediatamente più chiare.
The Republic of Rome è un po’ come quei vecchi film capolavoro del passato. Mi spiego meglio: non se ne può negare l’importanza, la cura, l’influenza. E però è anche, nella percezione comune, terribilmente scricchiolante, macchinoso, inelegante. E non perché il giocatore medio non ne riconosca il valore, ma perché quel valore è ormai, inevitabilmente, passato, superato.
Probabilmente se un buon
autore lo riprendesse in mano, sfrondandolo del superfluo e limandolo in
qualche aspetto, ne verrebbe fuori anche un ottimo gioco di diplomazia. Così,
per me, resto solo un classico a cui ho avuto la soddisfazione di giocare una
volta. Una volta e poi basta, però.
autore lo riprendesse in mano, sfrondandolo del superfluo e limandolo in
qualche aspetto, ne verrebbe fuori anche un ottimo gioco di diplomazia. Così,
per me, resto solo un classico a cui ho avuto la soddisfazione di giocare una
volta. Una volta e poi basta, però.
— Le immagini sono tratte da BGG. Tutti i diritti sul gioco appartengono all’Autore ed alla Casa editrice. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco e saranno rimosse su semplice richiesta. —
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