Scritta da Fabio (Pinco11) e Chrys.
Comunque, torniamo al gioco: si tratta di un cooperativo della durata media di un oretta abbondante (meno i primi scenari, un po’ di più quelli dopo, causa il complicarsi degli scenari), sempre che non perdiate prima, e studiato per 2 a 4 giocatori (ma volendo può essere tranquillamente giocato come solitario); il gioco è fortemente dipendente dalla lingua, ma disponibile già in versione italiana. I giocatori si trovano a calarsi nei panni di altrettanti eroi (mago, guerriero, nano, ranger) impegnati nel compito di portare a termine diverse missioni, cruciali per il destino delle terre di Andor.
FABIO: quanto a difficoltà il titolo (pur richiedendo, per risolvere i quadri/missioni, una certo livello di ragionamento) non è di per sè complesso ed è quindi proponibile anche a relativi neofiti, mentre le dinamiche sono di esplorazione (della mappa) e di combattimento (con l’uso di dadi), il tutto fortemente imbevuto in un tema fantasy di fondo.
CHRYS: concordo a grandi linee, ma trovo che col progredire degli scenari la difficoltà cresce non di poco.. già dal terzo scenario il gioco lascia poco spazio all’improvvisazione e richiede di prendere attentamente in considerazione quello che si fa e soprattutto di gestire attentamente le azioni a disposizione, la posizione dei mostri e l’avanzamento del narratore. Prendere sottogamba qualcosa porta facilmente alla sconfitta (come avviene ad esempio in Pandemia) e si deve cercare di ragionare tenendosi anche un certo margine per tamponare la componente casuale (bisogna tener conto di un eventuale evento negativo, o di un combattimento sfortunato). I primi 2 scenari sono adattissimi a tutti ma dopo, pur non arrivando a livelli di difficoltà esagerati, si richiede comunque una capacità di pianificazione non proprio da “primo pelo”.
In sintesi in ogni avventura è ricostruita una sfida, elencando determinati obiettivi da raggiungere per gli eroi, singolarmente e/o in gruppo e la mappa delle terre di Andor, che è proposta divisa in decine di territori (numerati) è gradualmente invasa da manciate di creature del male. L’idea è quella che ad ogni turno di gioco ciascun eroe abbia a disposizione sette ore (unità di tempo), nelle quali dovrà muoversi per la mappa nel tentativo di compiere le missioni assegnategli (si tratta di cose del genere: trova un certo artefatto e portalo nel posto x o uccidi il mostro y, o porta un contadino in salvo… non di indovinelli o similia) e che il gruppo dovrà, nel farlo, porre attenzione a frenare l’orda avanzante dei mostri, evitando che essi riescano a raggiungere (nel numero indicato, ponendo fine alla partita) il castello.
Nel corso del gioco le statistiche di base degli eroi, che già all’inizio della partita sono diverse a seconda di chi si è scelto, possono essere incrementate (aumentando forza o volontà) o diminuite (perdendo punti vita o punti volontà). Sarà inoltre possibile, dal secondo scenario in poi, acquistare oggetti ai mercati: gli oggetti danno principalmente abilità aggiuntive (lo scudo permette di ignorare 2 volte il danno e/o eventi negativi, La borraccia di muovere caselle extra per ogni uso, il falco di dare oggetti a compagni lontani, ecc.). Gli oggetti sono veramente ben fatti, si posizionano sopra l’eroe e quando hanno usi multipli presentano facce differenti (ad esempio lo scudo da un lato è sano, al primo uso si gira sul lato rovinato, e al secondo uso si scarta).
I ‘cattivi‘ a loro volta ad ogni turno si muovono, seguendo un percorso prefissato (ogni territorio ha una freccia che indica verso quale altro territorio andrà il mostro), passando da casella a casella ed il gioco si dipana rilevando, con il procedere della partita sempre nuove carte avventura, in seguito all’avanzare dei turni o al conseguimento di obbiettivi intermedi.
Le battaglie sono risolte con il classico tiro di dadi, variando il numero di dadi da tirare ed i bonus da aggiungere sulla base delle capacità di eroi e mostri.
Opps, volevo dire ‘Andor’ 😉
Nelle nostre valutazioni il punto di partenza è rappresentato dall’ambientazione, che qui costituisce uno dei (numerosi) punti di forza de Le leggende di Andor. Le carte avventura infatti sono corredate da ampio testo esplicativo della situazione nella quale ci si trova, per cui chi apprezzi l’atmosfera fantasy dovrebbe trovarsi decisamente a suo agio ed immerso in una storia, sentendosi spiegare perchè gli è richiesto un certo pellegrinaggio per la mappa, piuttosto che sentirsi dire semplicemente ‘devi raggiungere la casella 57 e sopravvivere nel farlo’. Spieghiamoci: non è che sia allegato un libro da leggere, ma solo alcune righe di testo, per cui non attendetevi una ambientazione da gioco di ruolo, ma solo quanto necessario per insaporire l’azione. La cosa, chiaramente, con il ripetersi delle partite (gli scenari forniti sono cinque, uno dei quali di tutorial), diventa meno caratterizzante, ma lo spirito di partenza è quello di una buona commistione tra tema e meccaniche, con un particolare senso di urgenza che le regole ben trasmettono.
Passando ai componenti il gioco proposto sul tavolo produce davvero un bell’effetto scenico. La grafica, come era lecito attendersi da Menzel, noto per essere uno dei migliori illustratori (se vi piace il suo stile ‘classico’, da paesaggista), è infatti di gran livello, a partire dal tabellone di gioco, che potrebbe far la sua figura come dipinto, più che mappa di un boardgame e lo stesso si può dire per i materiali. A prima vista ci si potrebbe lamentare (cosa che ho fatto anche io, appena aperta la scatola) per la scelta di utilizzare, per raffigurare eroi e cattivi, delle sagome in cartone invece che delle miniature in plastica, ma alla fine ammetto che la scelta compiuta si rivela azzeccata lo stesso, con un adeguato impatto scenico (ma a costi più contenuti). Per il resto le carte avventura sono grandi e danno il senso, come tutto ciò che è nello scatolo, di una produzione ricca.
CHRYS: sono abbastanza in accordo con Fabio anche su questo punto (già lamentai la cosa nel mio articolo precedente) anche se va detto che esiste un secondo manuale riepilogativo con un capitolo per ogni azione (combattimento, ricerca, strega, ecc.) e per ogni oggetto di gioco (pozione, erba, arco, scudo, ecc.) proprio per evitare di dover andare a sfogliare le carte maxi-formato, magari di due scenari prima, dove si incontra la strega, e le regole base sono oggettivamente molto semplici e facili da imparare (infatti non sempre ho avuto necessità di far cominciare i miei giocatori dal primo scenario). Quello che a mio parere proprio manca sono gli esempi di gioco… quei famosi box che la FFG infila normalmente ovunque con un esempio di combattimento (da soli e in gruppo), di risoluzione della notte, di esplorazione, ecc.
Passiamo poi alle meccaniche di gioco, ossia al cuore pulsante delLe leggende di Andor. L‘idea di base mi piace, perchè si sollecitano i giocatori a collaborare tra loro (qui lascio da parte le considerazioni che si fanno sempre sui cooperativi, legate alla indipendenza dei partecipanti rispetto al leader del tavolo, dicendo che se i cooperativi non vi piacciono come genere, lasciate stare e basta, perchè non credo che questo titolo vi farebbe cambiare idea) in vista di un obiettivo non facile da raggiungere e per il quale si devono compiere mille ragionamenti.
FABIO: Qui giacciono altri miei dubbi, ossia il fatto che, dopo tanto ragionare, il tutto si risolve nel tiro del dado a sei facce e mi chiedo se abbia senso che alla fine sia tutto affidato così al caso. Mi si risponderà che è il gioco stesso che ti spinge a scegliere su quando prendersi dei rischi e quando andare più sul sicuro perdendo tempo e coinvolgendo altri, ma ancora replicherò che per andare tanto sul sicuro non ci sono granché margini, per cui alla fine si torna al ‘la va o la spacca’. Altri elementi aleatori sono presenti nella forma della pesca delle carte varie, che possono riservare pessime sorprese, così come nella esplorazione delle tesserine nebbia, cosicché il successo della missione può dipendere, alla fine, da come vi è girata la cosa in quella mano.
CHRYS: Personalmente non mi sono mai trovato con la sensazione di essere in mano ai dadi… una volta un avversario “statisticamente” non minaccioso ci ha seriamente feriti per via di tiri fortunati, ed un’altra volta ho perso quasi una giornata per affrontare un nemico (ma in quel caso lo affrontavo, per una serie di motivi, da solo ed il mio personaggio era debole… sapevo che era un incontro in cui al 50% sarei finito a terra io). Come nella quasi totalità dei giochi che implicano dadi si deve accettare che un 1 al momento sbagliato può uscire (causando danni/rallentamenti inaspettati), così come però anche un 6 al momento giusto (che magari ti fa guadagnare qualche ora ^^).
Il gioco ti da comunque numerosi elementi per compensare… non solo il combattere assieme (attività che rallenta ma da grossi vantaggi) ma anche e soprattutto oggetti: l’elmo ti fa sommare i doppi, lo scudo ti fa annullare eventi negativi (e se non vuoi sfidare la sorte son 2 pezzi d’oro ben investiti), il cannocchiale ti fa esaminare le tessere nebbia adiacenti prima di andarci sopra (devi comprarlo, impieghi, a volte, qualche azione in più ma ti salvi da nemici/eventi casuali) e così via. In generale le volte che ho perso, perché è un gioco che se non stai attento perdi facile, è sempre avvenuto perché non ci eravamo accorti di qualcosa, e mai per un tiro di dado. Ovviamente metto in conto che prima o poi accadrà… ma al di là del nervoso del momento, diciamola tutta: se ci trovassimo in una situazione del tipo “ultime ore dell’ultimo giorno, se non lo uccidiamo ora in due azioni abbiamo perso” forse abbiamo sbagliato qualcosa a monte. ^__^
FABIO: Altre perplessità le ho sulla longevità, che nel mio caso è stata bassissima, avendo scelto di mettere da parte il gioco giusto giusto dopo aver visto le missioni a disposizione. Mi risponderete che la cosa è normale, nel senso che se il gioco non ti attira lo metti via e la cosa non incide sulla sua longevità per chi lo gradisca, ma resto dubbioso, nel senso che una volta che si sia capito come gira l’avventura e quello che si deve fare, per quanto la presenza di elementi randomici faccia si che l’avventura in senso assoluto sia rigiocabile, alla fine si può arrivare a concludere che il vincere o perdere dipenderà (se si è vinto una volta) dal fatto che le cose girino per il verso giusto nella pesca e/o nei tiri di dado e non necessariamente sulla base del colpo di genio. Pochette sono quindi le cinque avventure proposte o almeno lo sono per un gioco del genere: anche qui comunque, se siete tra gli ottimisti, mi obietterete che sicuramente ne usciranno altre (una è effettivamente già uscita, ufficiale, e i fan sono al lavoro su altre amatoriali), donando la longevità della cui carenza mi lamentavo.
CHRYS: qui le nostre sensazioni divergono moltissimo… io lo sto giocando tantissimo e sono a quota 9 partite (sui primi quattro scenari); premetto di aver adottato la politica del “non provo lo scenario successivo finché non vinco almeno una volta il precedente. Detto questo anche rigiocare lo stesso scenario mi ha pienamente soddisfatto, in particolare lo scenario 3 che come il 5 ha un set-up sempre diverso, sia in fase preparatoria che nello svolgersi della storia. Ad esempio nel terzo scenario ogni volta
cambia:
– regione e tipo di mostri iniziali
– tipo e momento di arrivo
delle ondate successive
– le quest assegnate ai giocatori
– la sfida del
mago nero (4 diverse)
– momento di arrivo del principe
Su questo mi permetto di fare un esempio usando uno dei più famosi e venduti cooperativi che è Pandemic (Pandemia nell’edizione italiana): lì c’è un solo “scenario” e quello che cambia sono solo le 9 città infette all’inizio e l’ordine delle carte infezione… questo comporta sessioni più o meno facili, ma lo rende rigiocabile (e rigiocato da molti) all’infinito. Qui siamo davanti a qualcosa di esponenzialmente meglio, essendoci 5 scenari (6 con quello extra già uscito che trovate nell’anteprima assieme alla modalità solitario.. senza contare varianti o il personaggio extra che comunque seppur più limitatamente aumentano la rigiocabilità) di cui 2 con molte più diversificabili di quelle di Pandemic, e con un ambientazione molto più interessante. Diciamo che se vi siete stufati di Pandemic dopo 2 partite forse questo lo abbandonerete dopo 10, ma se al primo avete giocato una decina di partite questo potreste giocarlo almeno 50 volte senza annoiarvi. Io posso dirvi che dopo 9 partite ho ancora molta voglia di giocarlo (e chi l’ha provato me lo ha attivamente richiesto al tavolo in seguito), ma molto dipende dai vostri gusti e dal vostro gruppo… se poi siete di quei giocatori che comprano decine di giochi nuovi l’anno e che giocano lo stesso 3-4 volte di fila all’inizio e poi una volta ogni 3 mesi probabilmente questa discussione perde del tutto di senso. ^__^
Ultime indicazioni sono per chi voglia sapere se il gioco abbia o meno parentele con titoli alla Descent, ovvero di esplorazione labirinti ed a loro dico che le affinità si limitano alla struttura di fondo, ossia all’ambientazione fantasy ed all’idea della guerra tra buoni e cattivi, oltre che alla presenza di qualche statistica. Per il resto c’è una enorme differenza concettuale, trovandoci in due campi del tutto diversi, dove Descent gioca molto sulla parte delle statistiche e della crescita del personaggio, senza porsi troppi limiti di tempo, mentre qui è più curata la parte della ottimizzazione (ecco la gestionalità) ed efficienza.In definitiva Le Leggende di Andor si propone come produzione ricca ed ambiziosa, che sta riscuotendo un grande successo di pubblico e propone una ottima componentistica (pur con la pecca della manualistica assente) ed alcune belle idee, il tutto ben cucinato in salsa cooperativa. Nei paragrafi sopra avete visto le opinioni di entrambi… molto dipende da quello che state cercando, e come vedete le nostre opinioni/sensazioni, seppur a grandi linee concordi, divergono su longevità e pianificabilità.
Sicuramente da provare e potenzialmente un giocone da considerare per la propria collezione, di cui potreste essere entusiasti (come Chrys) ma anche non esserne alla fine (come Fabio) troppo affascinati: abbiamo voluto farvi sentire entrambe le campane su questi argomenti, anche perché non esiste a nostro parere una risposta giusta o sbagliata e molto dipende da cosa cercate in un gioco e dallo stile di gioco del vostro gruppo.
Ricordiamo che il titolo è dipendente dalla lingua, per via del testo sulle carte: per chi fosse interessato segnaliamo che è in vendita Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.
Nota: i diritti sui titoli citati spettano alle rispettive case produttrici, sempre indicate nel parlare dei vari giochi. Le immagini sono state tratte dai siti delle case in questione, scattate da Chrys o prese da Boardgamegeek.com (Henk Rolleman, Abyad, FAAx 87): ai proprietari dei giochi e delle immagini spettano tutti i diritti su di esse: vi è piena disponibilità a rimuovere ogni notizia od immagine su semplice richiesta o ad aggiungere specificazioni o chiarimenti —
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