[Recensione] L’isola del Tesoro

scritto da cogo71 (Andrea C.)
La vita non è una questione di avere delle buone carte, ma di giocare bene una mano scarsa.” Quale migliore incipit potevo scegliere per la recensione de L’Isola del Tesoro, se non un aforisma attribuito a Robert Louis Stevenson, autore del libro da cui il gioco è stato tratto? E in effetti in questo titolo sarà proprio la capacità dei giocatori di sfruttare al meglio le poche informazioni disponibili a fare la differenza.

Andiamo però con ordine, presentando come si deve il titolo: L’isola del Tesoro (aka Treasure Island) è un gioco di Marc Paquien illustrato da Vincent Dutrait della durata di 45 minuti circa, per 2-5 giocatori di età 10+, edito da Matagot e portato in Italia da ManCalamaro, che ringrazio per la copia recensore.


Ne L’Isola del Tesoro uno dei giocatori dovrà interpretare il pirata Long John Silver, mentre gli altri si caleranno nei panni dei componenti della ciurma del noto filibustiere, i quali, a seguito di un ammutinamento, cercheranno di impadronirsi del tesoro nascosto dal loro ex capitano nell’isola magnificamente illustrata nel tabellone di gioco. Si tratta di un gioco imperniato su informazioni nascoste, che sfrutta meccaniche di bluff e deduzione, basato sulla gestione della propria mano e su poteri variabili a seconda del pirata che andremo a interpretare, il tutto arricchito dalla possibilità di disegnare direttamente sul tabellone con dei pennarelli cancellabili.
La storia che fa da sfondo al gioco ci racconta che Long John Silver è stato fatto prigioniero da avidi pirati, i quali faranno di tutto per costringerlo a rivelare il luogo dove ha sepolto il suo prezioso tesoro. Durante la sua prigionia, Long John Silver dovrà rivelare una serie di indizi agli altri giocatori, che, non sapendo se l’indicazione ricevuta sia vera o falsa, dovranno tentare di trovare lo scrigno, prima che il famoso bucaniere riesca a liberarsi e correre a recuperare il forziere, battendo gli altri sul tempo.


I MATERIALI

Andiamo subito al sodo: i materiali di questo gioco sono davvero molto belli. A partire dalla scatola, che vanta una copertina splendida, ma le sorprese continuano anche dopo aver sollevato il coperchio. Il merito va senz’altro alla qualità delle illustrazioni: Vincent Dutrait è artista arcinoto ai gamer per aver realizzato la grafica di (solo per citarne alcuni) Darwinauts, Detective: City of Angels, Diplomacy, Elysium, Nagaraja, The Quest for El Dorado (neo-gioco dell’anno), Robinson Crusoe, Solenia… Qui il suo lavoro mi ha ricordato molto quanto fatto per Lewis & Clark. Grafica e illustrazioni non sono però le sole note positive: infatti, oltre a una splendida mappa double face (il retro ha una versione con effetto seppia, meno colorata, ma che facilita la leggibilità delle linee tracciate con i pennarelli), troviamo una serie  di strumenti ispirati al tema marinaresco: bussola, sestante, righello, un compasso grande e uno piccolo, un disco Grande Ricerca e uno Piccola Ricerca, un piccolo forziere del tesoro dentro cui Long John Silver può nascondere sotto forma di segnalini di cartone dei bonus per i giocatori e inoltre sono presenti un tabellone Calendario, 5 schermi, 5 miniature in resina colorata, 4 schede dei personaggi, una piccola mappa a uso di chi interpreterà Long John Silver, 4 mini mappe, 4 fogli per appunti, 6 token forziere, 8 token informazione, 11 indizi distretto, 8 indizi compasso, 7 indizi iniziali, 11 indizi Sigillo Nero, 4 segnalini ordine di turno, 2 piccoli righelli e i già citati pennarelli cancellabili (sul genere di quelli usati per le lavagne bianche) di 5 colori diversi. Il cartone è di ottima fattura, molto spesso e trattato per poterci scrivere sopra.

Davvero tanta roba e di alta qualità, ma non è tutto oro quello che luccica. Infatti all’atto pratico durante le partite fatte si sono evidenziati due problemi: il primo è che se non si sta attenti è molto facile cancellare i segni fatti con i pennarelli sul tabellone centrale, passandoci sopra con le mani mentre si tracciano altre linee o si sposta la propria miniatura (a proposito, non che sia una pecca enorme, ma manca qualcosa per ripulire i disegni alla fine della partita, cosa per altro fattibile con un fazzoletto di carta); il secondo e più rilevante problema è che sul lato colorato della mappa i segni fatti con il pennarello verde non si vedono affatto e anche quello arancio non si scorge facilmente. La situazione migliora sul lato “seppia” della mappa, ma in questo caso si perde qualcosa in termini di facilità di lettura della mappa stessa.

Per quanto riguarda il regolamento, anche questo è illustrato in maniera egregia, inoltre è organizzato abbastanza bene ed è ricco di esempi, suggerimenti e chiarimenti su quegli aspetti che potrebbero lasciare qualche dubbio. Sono presenti anche diversi brani tratti dal libro omonimo, inseriti per dare un’esperienza maggiormente immersiva al tutto. Segnalo anche che sul sito di ManCalamaro è possibile scaricare la versione aggiornata in PDF, che (nelle ultime pagine, quelle dedicate ai chiarimenti sulle carte suggerimento) propone la versione corretta della carta “Triangolo delle Bermuda”. Nella carta del gioco infatti è presente un refuso, in quanto si parla di “Torri Rosse”, quando nel tabellone principale le torri sono tutte nere (in entrambe le facce del tabellone). Niente di clamorosamente grave, ma alla nostra prima partita abbiamo perso un po’ di tempo prima di accorgerci dell’errore.
Nel complesso una volta intavolato L’Isola del Tesoro attrae facilmente l’attenzione dei curiosi, perché occupa una superficie importante sul tavolo, complici anche gli schermi necessari a tenere nascosti gli indizi raccolti dai singoli giocatori. Menzione d’onore per il compasso: pensavo sarebbe stato difficile da usare e invece funziona alla grande.

COME SI GIOCA

Come già accennato, uno dei giocatori interpreterà Long John Silver, che, oltre a tentare di vincere la partita, svolgerà un ruolo da master, perché sarà lui a decidere quando bluffare o dire la verità e quando e come aiutare i giocatori, fornendo indizi. Gli altri giocatori, che incarnano i pirati, cercheranno di trovare il tesoro di Long John interrogandolo e “scavando” su tutta l’isola prima che questi si liberi e vada a recuperare il prezioso bottino. Non vi illustrerò per filo e per segno ogni regola, ma chi è interessato al regolamento completo può utilizzare il link già segnalato in precedenza.
Il setup non è complicato, ma richiede un po’ di precisione. Si posiziona la plancia Isola del Tesoro al centro del tavolo e sul lato sud si piazza la plancia Calendario, che scandisce i turni di gioco, anche questa double face (a seconda del numero di giocatori). Si mescolano separatamente i suggerimenti iniziali e quelli con il marchio nero. Il giocatore che interpreterà Long John prende il pennarello nero e dietro al suo schermo nasconde il Forziere, i 6 segnalini Forziere e il segnalino Tesoro, la sua mappa e un mini-righello, i 6 Segnalini Informazione “Verità” e gli 11 Suggerimenti Territorio. Gli altri giocatori scelgono il proprio personaggio, prendono la miniatura e il pennarello del colore corrispondente, la plancia Personaggio, il segnalino Ordine di Turno e una mini-mappa da tenere nascosta. A questo punto, una volta individuati i punti da cui ogni pirata partirà per la propria ricerca (sono segnati sulla mappa con delle X del corrispondente colore), si è pronti per cominciare.

All’inizio della partita Long John Silver dovrà posizionare il tesoro in un punto qualunque della mappa, evidenziandolo sulla propria mappa dietro lo schermo.
La partita è composta da una serie di turni, finché non viene trovato il tesoro. Long John Silver e i pirati giocano in modo diverso, infatti Long John Silver aggiorna e risolve gli eventi del Calendario. Inoltre, risponde quando un pirata esegue un’azione di ricerca, mentre ad ogni giorno scandito dal Calendario, uno dei pirati svolge una serie di azioni. Quindi ad ogni turno Long John aggiorna il Calendario ed eventualmente risolve l’azione corrispondente al giorno raggiunto. L’aggiornamento del calendario consiste nello spostare il segnalino del pirata che occupa l’ultima posizione nell’ordine di turno sul primo spazio disponibile; il pirata appena spostato potrà quindi svolgere le proprie azioni subito dopo che Long John avrà risolto l’eventuale evento segnalato nella casella del Calendario. Gli eventi prevedono la rivelazione di un Suggerimento iniziale, la pesca di un segnalino bluff, la cattura di Long John Silver, lo scambio tra Suggerimenti iniziali e quelli a Sigillo Nero (molto più precisi dei primi) la rivelazione di un Suggerimento e infine, nell’ultima casella, la fuga di Long John Silver dalla torre dove è stato rinchiuso.

I pirati al proprio turno potranno svolgere 1 o 2 azioni a scelta, a seconda del numero di stelle mostrate nello spazio del Calendario su cui è posizionato il segnalino Ordine di Turno, tra azioni normali e azioni speciali. Le prime, uguali per tutti, prevedono:

  • Movimento a cavallo – consente spostamenti maggiori sulla mappa, ma senza la possibilità di cercare il tesoro;
  • Movimento a piedi e ricerca piccola – il movimento sarà ridotto, ma alla fine dello stesso sarà possibile effettuare una ricerca in un’area limitata;
  • Ricerca estesa – permette di cercare il forziere in un’area più vasta rispetto alla ricerca piccola, ma senza la possibilità di spostarsi dal punto in cui ci si trova.

Le azioni speciali, invece, sono tipiche di ciascun pirata, come indicato sulla plancia Personaggio. Alcune possono essere utilizzate solo un certo numero di volte: in tal caso il giocatore deve segnare una delle caselle vuote sulla propria plancia. Altre non sono limitate, ma contano come un’azione ogni volta che vengono utilizzate. Senza dilungarmi su ognuna di esse, sappiate che, come è lecito attendersi dal nome, si tratta di azioni ben più potenti di quelle normali e il più delle volte consentono di accedere a informazioni che rimarranno private e che non devono essere condivise con gli altri giocatori. A tal proposito chi interpreta Long John Silver utilizzerà lo scrigno di cartone per consegnare in maniera segreta l’informazione, mettendo al suo interno il suggerimento corrispondente.

La grande novità introdotta da L’isola del Tesoro è che la maggior parte degli indizi verranno direttamente disegnati sulla mappa di gioco, così come gli spostamenti dei personaggi e le zone in cui si è cercato il forziere, mentre i giocatori che interpretano i pirati aggiorneranno in segreto la propria mini-mappa con gli indizi personali in loro possesso. Fa un certo effetto segnare con il pennarello e l’ausilio del righello il tragitto dei pirati direttamente sul tabellone o utilizzare il compasso e i cerchi (grande o piccolo) per segnare le zone dove si è cercato il tesoro o dove invece sicuramente non è presente. Non temete, però: al termine della partita il tabellone tornerà pulito esattamente come prima. Questo disegnare sulla mappa dell’isola aiuta tanto a immedesimarsi nel ruolo e ritengo sia un’ottima trovata, realizzata in maniera egregia.
Se si arriva al diciannovesimo turno senza aver scoperto dov’è nascosto il tesoro, Long John Silver scappa dalla torre dove gli altri pirati avevano deciso di rinchiuderlo e cercherà di arrivare al tesoro prima di loro: se ci riesce vince la partita, ma se qualcuno dovesse precederlo, sarà costui ad aggiudicarsi la vittoria finale.
IMPRESSIONI

Comincio dal pregio più evidente di questo gioco, ovvero la presenza scenica: L’Isola del Tesoro ha dei materiali di prim’ordine e, una volta terminato il setup, il colpo d’occhio è di grande effetto. È un vero piacere soffermarsi a osservare la mappa dal lato colorato, ma anche quello illustrato con toni “seppia” ha il suo perché, ricordando proprio una vecchia cartina del tesoro come quelle che vediamo nelle numerose trasposizioni per il grande schermo di avventure piratesche. Tutti gli altri strumenti ispirati al tema navale non sono da meno e l’esperienza data dal poter “scrivere” direttamente sulla mappa regala sensazioni che nessun altro gioco (almeno tra quelli che ho potuto provare finora) è in grado di restituire: insomma per circa tre quarti d’ora ci si sente davvero come dei pirati alla caccia di un’incredibile fortuna.
Gli spunti originali non finiscono qui: infatti il meccanismo del calendario con l’ordine di turno dei pirati a scandire il passare dei giorni è un altro twist ben congegnato. Altro punto di merito di questo gioco è quello della sua natura ibrida, che mescola tanti ingredienti, amalgamandoli alla grande: il ruolo, quasi da master di un GDR, del giocatore che interpreta Long John Silver è molto stimolante e allo stesso tempo abbastanza delicato ed è infatti consigliabile affidarlo a un giocatore con esperienza, in grado di gestirlo al meglio. Molto buona anche l’interazione tra gli altri giocatori al tavolo, che all’inizio tenderanno a cooperare, sia per capire dove si trovi il tesoro, sia per decidere quale sia la torre più lontana dove segregare il loro ex capitano, ma, man mano che passano i turni e ci si avvicina a trovare la fatidica X dove è sepolto il bottino, la contesa diventa sempre più serrata e la collaborazione si tramuta pian piano in competizione sfrenata con tanto di bluff e contro-bluff per portare fuori strada gli avversari e raggiungere per  primi il malloppo.

C’è però un rovescio della medaglia (o del doblone ^_^). Innanzitutto la fortuna: la dea bendata è presente e in alcuni casi potrebbe portare a risultati imprevisti. Infatti potrebbe succedere che, a seguito di una ricerca casuale in uno dei primi turni, uno dei pirati trovi immediatamente il tesoro. È un’eventualità abbastanza rara, ma comunque possibile. Potrebbe anche verificarsi che il forziere venga sfiorato dalle ricerche, ma che non venga trovato per pochissimo e questo potrebbe anche portare a qualche discussione accesa: infatti se Long John Silver piazza il forziere in un punto privo di un chiaro riferimento, diventa difficile capire se il punto preciso fosse incluso o meno nella circonferenza della ricerca e anche se il regolamento invita, in caso di dubbi, a dichiarare il tesoro come trovato, la questione non è di facile risoluzione, anche perché il giocatore che interpreta il famoso filibustiere segna la posizione su una mappa decisamente più piccola di quella disegnata sul tabellone di gioco e quindi con un certo margine di approssimazione.
Il gioco, dopo una prima partita, gira piuttosto veloce. Anche per il “timing” ribadisco che il ruolo di chi interpreta Long John Silver è centrale: se si affida il compito a un pensatore seriale il ritmo della partita ne risentirà inevitabilmente, allo stesso tempo è importante che nel dare indizi agli altri giocatori, il “master” sia un buon attore e si renda credibile anche quando sta mentendo. Per il resto il downtime è quasi inesistente, perché, anche quando non è il proprio turno, è importante seguire le mosse degli altri, per cercare di leggere quali siano i dati in loro possesso e per eliminare le zone della mappa dove sicuramente non si trova il tesoro.

Il gioco scala bene fino a 3 giocatori, grazie all’escamotage di far utilizzare più di un pirata ai partecipanti, quindi lasciando praticamente invariati tutti i parametri della partita. In 2 chi interpreta i pirati dovrà gestire ben 3 personaggi, ma in questa modalità viene a mancare l’interazione e l’aspetto cooperativo,j rendendo le partite decisamente meno divertenti.
Per finire mi rimane qualche dubbio sulla longevità: se giocate la figura dei pirati l’esperienza potrebbe diventare ben presto ripetitiva e stancarvi dopo qualche partita. Diverso il discorso invece per chi interpreta Long John Silver, che svolge un ruolo molto più stimolante (ma anche difficile) e vario, tanto che non credo possa stancare a breve.

CONSIDERAZIONI FINALI

Se da un lato ero stato piacevolmente impressionato dalla componentistica fin da subito, quando ho visto per la prima volta il gioco a Play, confesso che le impressioni rispetto al gameplay durante la prima partita sono state deludenti, anche perché ne avevo sentito parlare un gran bene e mi aspettavo tanto da questo titolo. Complice una lettura superficiale del regolamento, la prima partita è stata un mezzo disastro. Per fortuna mi sono accorto degli errori nell’applicazione delle regole prima della fine della partita e così nelle successive ho apportato i giusti correttivi e ho deciso di dare al gioco un’altra chance.
Come ho già avuto modo di dire i materiali e la grafica sono promossi a pieni voti, anche se le tracce dei pennarelli in certe circostanze sono poco visibili e facilmente cancellabili. Molto bene anche l’interazione tra i giocatori, che danza a cavallo tra cooperazione e competizione, sfruttando al meglio le meccaniche di bluff e deduzione. L’idea di poter scrivere direttamente sul tabellone di gioco, oltre che originale, è molto intrigante e avvincente e l’idea del calendario con i giorni che passano donano una certa frenesia alla ricerca del tesoro, permettendo ai giocatori un buon grado di immedesimazione.
La grande libertà di movimento e di scelte inizialmente può spiazzare, ma allo stesso tempo è una caratteristica che difficilmente si trova nei giochi da tavolo: presta il fianco inevitabilmente a qualche problema di interpretazione quando si rende necessario individuare con precisione i settori della mappa e le zone di ricerca del tesoro.

Un’analisi a parte merita la figura di Long John Silver: il giocatore che lo interpreta può fare la differenza nel bene e nel male, perché ha un ruolo simile a quello del master in un GDR, ma in questo caso partecipa anche lui alla contesa per la vittoria finale, perciò dovrà dosare sapientemente gli indizi senza essere eccessivamente criptico per cercare di aggiudicarsi la vittoria, rovinando l’esperienza degli altri compagni seduti al tavolo.
In definitiva trovo l’Isola del Tesoro un gioco innovativo e con ottimi materiali, che con il giusto gruppo di gioco può regale un’esperienza molto immersiva e divertente soprattutto se chi interpreta Long John Silver sarà capace di dosare “ragione e sentimento”; consigliatissimo a chi adora il tema dei pirati e adatto anche a un pubblico giovane (ritengo il 10+ indicato sulla scatola perfettamente adeguato) se come “master” si siederà un “meno giovane” a fare da arbitro.

Vi segnalo che potete trovare Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.

PLAYLIST

Anche stavolta vi lascio alla mia personalissima “colonna sonora” da accompagnare al gioco appena recensito. Sarebbe stato troppo facile attingere dalla colonna sonora de I Pirati dei Caraibi oppure proporvi DJ Francesco o ancora citare almeno un paio di brani di Bennato, ma ho preferito sottoporvi qualche “chicca”, con contorno di tanta, tanta ironia. Buon ascolto!

  • Julio Iglesias – Sono un pirata, sono un signore [Studio 1978]:
    Non ho saputo resistere… benché sia la cosa più lontana dai miei gusti musicali, non potevo non segnalare il brano di Julio José Iglesias de la Cueva, cantante spagnolo che con 300 milioni di dischi venduti è l’artista latino di maggior successo di tutti i tempi (al settimo posto per la vendita di dischi nella storia della musica). Questo pezzo sancì il successo nel nostro paese di questo artista, che io ricordo cantare con una mano infilata nella giacca all’altezza dello stomaco.
  • Johnny Kidd & the Pirates – Shakin’ All Over [singolo 1960]:
    Il brano in sé non c’entra nulla con il tema piratesco, ma la band che per prima lo ha portato al successo aveva come frontman Frederick Albert Heath (autore del brano), noto come Johnny Kidd appunto, che si esibiva sul palco con una benda sull’occhio destro, agitando sciabole e indossando maglie a righe orizzontali. Il pezzo arrivò al primo posto in Inghilterra, ma rimase sconosciuto al resto del mondo, finché non fu ripreso oltre oceano da altri gruppi di successo tra cui The Guess Who. La somiglianza del nome con i più famosi The Who, band contemporanea, portò spesso a confonderle, tanto che nei concerti il pubblico chiedeva a una i pezzi dell’altra. Non è un caso che nel disco dal vivo Live At Leeds dei The Who sia presente proprio il pezzo in questione. Di seguito i video di diverse versioni: voi quale preferite?
  • G. & M. De Angelis – Sandokan [singolo 1976]:
    Dalla colonna sonora originale dello sceneggiato televisivo omonimo, è un brano dei fratelli Guido e Maurizio De Angelis, conosciuti anche come Oliver Onions. Non credo sia necessario presentare i due musicisti romani, legati in maniera particolare alle colonne sonore dei film del duo Bud Spencer e Terence Hill e autori anche delle musiche di due capisaldi della mia infanzia: Spazio 1999 e Orzowei. Il 30 ottobre l’edizione 2019 di Lucca Comics & Games si aprirà proprio con il concerto “…continuiamo a chiamarli Oliver Onions”, il nuovo spettacolo live del duo. A proposito: chi di voi sa dire perché hanno scelto di chiamarsi così? Ovviamente senza l’aiuto di Google.

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