White Winston
Vi ho mai parlato del perché non ami Topolino?
Facile. Perché adoro Dylan Dog.
Era il giugno del 1993 e avevo 8 anni, quando stanco di leggere quelle storie asettiche e prive di mordente raccontate su Topolino (e qui lo so, mi attirerò le critiche di molti do voi!), decisi di cambiare. Convinsi mia mamma ad accompagnarmi all’edicola all’angolo.
Le edicole… avete presente quei luoghi magici, ormai dimenticati, dove uscivi sempre con figurine, fumetti e collezionabili? Io le adoravo.
Entrando mi diressi verso il reparto fumetti e cominciai a sbirciare tra le varie copertine. Catturò la mia attenzione un albo (ristampa) con una copertina inquietante, con uomini incappucciati che portavano il corpo (morto?) di un uomo nudo, e in primo piano il volto di un giovane detective, vestito di rosso e nero, con un revolver (che poi avrei scoperto essere una Bodeo 1889) in mano. “Incubo di una notte di mezza estate”. Per me, che cercavo qualcosa di maggiormente impegnativo rispetto ai problemi di nonna Papera, provai subito un moto magnetico verso quel libriccino di 98 pagine, tutte rigorosamente in bianco e nero. Convinsi mia mamma a prenderlo (meno male che non è mai stata particolarmente bigotta in certe valutazioni) e, giunto a casa, me lo divorai in neanche 20 minuti. Rimasi folgorato. Amore, orrore, mistero, investigazione, fusi insieme in un crogiolo impuro, ma allo stesso tempo raffinato, che trasmetteva emozioni vere e profonde. Disegni diretti, senza filtri, la morte come compagna di viaggio (neanche tanto allegorica), il sesso e il sangue come costanti, l’umorismo spregiudicato (Groucho!!!), la realtà attraverso un personaggio vivo, reale e dannatamente imperfetto. Fu amore a prima vista.
Quest’anno sono 30 anni che quel ragazzo in giacca nera, camicia rossa e jeans, accompagna la mia esistenza. In certe cose mi sento molto simile a lui, nella ricerca romantica dell’amore (in senso ampio), nella convinzione che certi valori vadano oltre ogni cosa, nella sua umanità e imperfezione.

LE HAVRE
Le Havre è un gioco euro competitivo di Uwe Rosenberg (Agricola, Caverna, La Festa per Odino, Patchwork, Hallertau e tanti altri…), per 1-5 giocatori, durata 60-150 minuti, edito nel 2008 da Lookout Games e localizzato da Asmodee nel 2023 in una rinnovata edizione.
In Le Havre dovrete gestire un porto (francese), sfruttando le navi cariche di merci, che ogni giorno attraccano, e costruendo edifici in grado di trasformarle da materie prime a prodotti finiti e sempre più pregiati. Il gioco sfrutta la più classica delle meccaniche del piazzamento lavoratori, qui nella sua veste più “pura” di una sola azione per turno, abbinata alla trasformazione di risorse per mezzo dei poteri speciali degli edifici, propri, altrui e comuni.
Recensire Le Havre nel 2023 può sembrare un controsenso, visto che parliamo di un titolo di ben 15 anni fa (un’era geologica nel mondo dei giochi da tavolo), se non fosse che Asmodee ha deciso, dopo diversi anni di prezzi sui mercatini alle stelle, di ristamparlo in una versione identica all’originale (per regole e grafica) ma completa di tutto il materiale promo pubblicato e dell’espansione Le Grand Hameau.
Una pietra miliare del genere e il seguito temporale di Agricola, gioco che ha consacrato il suo autore Uwe Rosenberg nell’olimpo dei più grandi autori di giochi da tavolo di sempre. Vediamo quindi come questo masterpiece ha retto alla prova del tempo…

GRAFICA E MATERIALI
Il gioco si presente tale e quale come nelle edizioni precedenti, ovvero, niente restyling grafico.
Una plancia centrale che dove raccogliere gli edifici e le merci utilizzabili, una valanga di token in cartone e un nutrito mazzo di carte. Fatta eccezione per una piccola nave e un dischetto in legno, non ci sono neanche i classici meeple multicolore e multiforma che hanno reso celebre lo zio Uwe in tante altre produzioni.
La grafica è firmata dal grande Klemens Franz, vero e proprio scudiero di Rosenberg.
Diciamo che il comparto grafico e dei materiali è in tutto e per tutto fermo al 2008, e si vede. Funzionale allo scopo? Certo. Stupefacente? Neanche un po’. A voi la scelta quando peso dare a questi aspetti.

REGOLAMENTO
Per un’infarinatura delle regole di Le Havre vi rimando all’articolo scritto dal mitico Agzaroth nel 2014.
Se siete appassionati di giochi euro, le sue regole le assimilerete in 10 minuti in quanto, al netto di una complessità e una varietà di possibilità per niente limitate, le sue regole sono davvero asciutte e compatte. La difficoltà semmai può nascere quando si voglia tentare di memorizzare e familiarizzare con il seti dic arte standard ed edifici speciali (qui ampliato dall’espansione).
A proposito di espansione, essa impatta praticamente nulla sul gioco in termini di regole, in quanto si limita ad aggiungere un nutrito mazzo di carte edifici speciali, in grado di raddoppiarne la longevità.
Anche qui forse si nota quanto possa essere di altri tempi il gioco, quando ancora il base era il contenitore principale di tutte le regole e le espansioni erano davvero appendici per espandere un impianto principale già nutrito e autonomo.

IMPRESSIONI
Faccio due premesse:
- questa è la prima edizione di Le Havre che vede il mio tavolo; ciò nonostante posso vantare una lunga serie di partite giocate online nel corso degli anni;
- Rosenberg è sempre stato per me un autore di riferimento, non foss’altro perché adoro il piazzamento lavoratori, pur riconoscendone la curva nettamente discendente in termini di creatività che lo afflitto nel tempo, portandolo a diventare sempre più un’imitazione di sé stesso. Sono da sempre un grandissimo fan di Agricola e di La Festa per Odino e considero Le Havre il suo terzo titolo di peso per importanza, come fosse una sorta di trilogia del piazzamento lavoratori.
Le Havre è un gioco nettamente più asciutto degli altri due (vedi sopra), dove il piazzamento lavoratori viene ridotto all’osso, senza la necessità di essere contornato da altri particolari artifici.
Ciò nonostante, rimane un gioco complesso, dove ogni singola mossa necessita di tempo per essere pianificata (occhio al downtime in 4-5 giocatori). Non siamo ai livelli di Agricola per strettezza; c’è sempre il discorso legato alla necessità del cibo ma, vuoi perché può sempre essere sostituito da monete, risulta meno pressante del predecessore. Inoltre, vi sembrerà all’apparenza forse più largo, perché c’è sempre qualcosa “di buono” da fare, anche se magari non è la mossa ottimale (qui sta il succo del gioco, l’ottimizzazione).
L’essere punitivo in Le Havre si traduce nel rimanere facilmente indietro nella costruzione di un motore di gioco, se non riuscirete a sfruttare fino all’ultimo dei vostri neuroni per scegliere cosa e quando fare ogni mossa. Questo anche se, essendo sempre utilizzabili gli edifici altrui (pagando), a patto che in quel momento siano liberi da lavoratori avversari, non dovrete mai rinunciare a poter fare qualcosa per un errore di timing fatto in precedenza.

Ma White Winston, a conti fatti, quindi, come regge la prova del tempo?”
Cari lavoratori piazzati, direi “insomma”… Le Havre, più di Agricola e Odino, secondo me sente un po’ i suoi 15 anni sulle spalle, perché punta tutto su un impianto che oggi è stato largamente sfruttato, ampliato (e talvolta stuprato!). Inoltre, il suo punto più debole, a mio avviso, risiede nella ripetitività, che vi porterà, una volta costruito un motore, a sfruttarne sempre le stesse potenzialità più e più volte. Se in Agricola infatti dovevate fare per forza un po’ di tutto, qui potrete specializzarvi e diventare delle vere e proprie catene di montaggio atte a sfruttare 1-2 trasformazioni di risorse per accumulare più soldi possibili.
Detto questo, stiamo comunque parlando di un signor gioco, una pietra miliare, un meccanismo che gira alla perfezione e che è un must per qualsiasi appassionato del genere euro e del piazzamento lavoratori in particolare. Una partita a Le Havre vi lascerà comunque sempre soddisfatti e appagati. Se poi siete appassionati dei giochi eleganti e asciutti, allora il discorso cambia, e probabilmente lo apprezzerete ancor di più.

IL SOLITARIO
Nessun bot, nessuna campagna, nessun riferimento di punti. Qui siamo davvero all’essenza del solitario, dove l’unico scopo è battere il proprio punteggio precedente.
Che dire… poco in verità visto che il gioco è esattamente lo stesso. Probabilmente avrebbe giovato, magari approfittando anche della nuova edizione, di un “bot alla Suchy”, per simulare almeno la presenza di un altro giocatore attraverso l’occupazione degli edifici.
A molti so che piace (e parecchio) come solitario ma io vi direi che, se cercate un solitario elaborato, curato e interattivo, questo non è proprio il titolo adatto. A me per esempio è mancata almeno una tabella per capire se quanto buono potesse essere il punteggio raggiunto.
Online su BGG naturalmente trovate di tutto e di più… ma questa volta non ho avuto voglia e tempo di indagare e mi sono fermato alla dotazione standard della scatola.

CONCLUSIONI
Le Havre per me rappresenta un tassello fondamentale della produzione di Uwe Rosenberg (insieme ad Agricola, Patchwork e La Festa per Odino) e più in generale della genealogia dei giochi con piazzamento lavoratori. A differenza però di altri suoi illustri colleghi (ci metto anche Caylus ad esempio), lo trovo un po’ invecchiato e a tratti ripetitivo. Inoltre, non trovo che scali benissimo, con una modalità solitario piuttosto scarna e un downtime che appesantisce molto partite in 4-5 giocatori.
Ciò nonostante, è un titolo solidissimo, che genererà partite comunque tirate e bisognose di grande riflessione, per capire cosa, come e quando effettuare certe mosse, ottimizzando anche l’ultimo dei vostri turni.
Nota di merito per questa edizione va al mazzetto nutrito di carte edificio promo e di espansione, che aumentano certamente la longevità ma soprattutto la varietà, introducendo effetti più variegati e fantasiosi.
Quindi, in definitiva, non è automatico che entrerà nella vostra personale top10, così come che si ritaglierà un posto fisso e imperituro nella vostra libreria; in ogni caso Le Havre rimane comunque un gioco imprescindibile, uno dei capolavori del grande maestro Rosenberg, da provare e riprovare, anche solo per capire dove sono nati tanti altri titoli più contemporanei.
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it