Scritto con mosse Ninja da
LucaCiglione
Parleremo oggi di Demoniache Presenze, Libro Game edito nel 2023 da Librarsi e firmato da Fabrizio Fortino facente parte della collana “Minigame“. Si tratta del libro sviluppato in seguito al contest “I corti di Librogame’s Land ed è un librogame Horror, il che lo rende abbastanza peculiare.
“Nella tranquilla cittadina di Cuesta Verde vivono i Freeling, una famiglia da poco trasferitasi nella vecchia villa sopra la collina, proprio quella dove da ragazzina ti dicevano che vi erano stati commessi terribili omicidi. Eppure, queste voci, non ti hanno impedito di proporti come babysitter per il piccolo Robbie, unico figlio della coppia.“
Iniziamo
Demoniache presenze è un titolo inserito da Librarsi nella collana Mini game pensata per raccogliere librogame brevi e di cui abbiamo parlato con Il Corriere di Camelot e L’isola delle illusioni.

Ambientazione e Trama
L’ambientazione di “Demoniache Presenze” si ispira ampiamente all’atmosfera dell’horror degli anni ’80: una casa circondata da misteriose leggende, una babysitter che si ritrova sola con un bambino. Cosa potrebbe mai andare storto? In questo contesto, Fabrizio Fortino svolge un lavoro eccellente. Riesce a catturare tutti gli elementi caratteristici del genere e a trasporli in modo credibile sulla pagina, comunicando al lettore quel giusto senso di inquietudine.
Sebbene la trama non brilli per originalità – il bambino viene rapito da un’entità maligna e noi dobbiamo trovarlo, muovendoci all’interno di una casa che si rivela quasi labirintica – Fortino riesce a donare nuova vita a questo cliché narrativo. La sua abilità nel dipingere i dettagli, nel rendere palpabile l’atmosfera angosciosa della casa e nel creare personaggi tridimensionali contribuisce a elevare il racconto al di sopra delle semplici convenzioni del genere.
Il lettore si trova coinvolto in un viaggio attraverso i meandri bui e contorti della casa, sperimentando l’orrore insieme ai personaggi. Fortino trasmette al pubblico quel giusto pathos, quel senso di terrore che accompagna ogni pagina. La tensione cresce man mano che i personaggi si avventurano in luoghi sempre più oscuri e sinistri, e il lettore viene trascinato in questa suspense claustrofobica.
Le Meccaniche di Gioco
“Demoniache Presenze” è un librogame unico nel suo genere, dove le scelte del giocatore svolgono un ruolo marginale nel corso del racconto. Questo librogame può essere descritto come un vero e proprio puzzle game, dove la risoluzione del mistero richiede l’attenzione minuziosa del lettore. In questo intricato labirinto narrativo, il protagonista deve esplorare quasi ogni paragrafo, raccogliendo oggetti e imparando come utilizzarli in modo astuto.
Le meccaniche principali si concentrano sull’utilizzo dell’inventario, dove il giocatore deve raccogliere gli oggetti giusti e, in un modo simile a un gioco punta e clicca, imparare a utilizzarli nei posti appropriati. Questa linearità è abilmente intrecciata con l’elemento demoniaco del racconto. La storia e la casa esistono in due dimensioni distinte: quella reale e quella demoniaca. Gli oggetti trovati in una dimensione possono differire completamente in quella opposta. Pertanto, decidere quando transire tra queste due dimensioni diventa cruciale per risolvere il puzzle in modo accurato.
Per aumentare ulteriormente la complessità del gioco, l’autore, Fabrizio Fortino, introduce enigmi e indovinelli che aggiungono varietà all’esperienza di gioco. Questi rompicapi mettono alla prova l’ingegno del giocatore, offrendo sfide intriganti durante il percorso.
Per amplificare la tensione e l’immersione, Fortino ha aggiunto un limite al numero di oggetti che il giocatore può portare con sé. Questa restrizione, pur essendo realistica all’interno del contesto del gioco, può risultare frustrante per alcuni giocatori. Personalmente, ho trovato questa regola un po’ restrittiva, poiché non sembra aggiungere né togliere nulla alla trama complessiva. Tuttavia, questa è una questione soggettiva e può variare da giocatore a giocatore.
Ma si Muore
Ogni volta che faremo il passaggio dalla dimensione normale a quella demoniaca, subiremo una perdita di un punto nella nostra sanità mentale. Gli incontri spaventosi, paragonabili a improvvisi attacchi di paura nella vita reale, avranno lo stesso effetto, abbassando ulteriormente il nostro valore di sanità mentale. Partiremo con un valore iniziale di 15, ma se raggiungeremo lo zero, l’avventura giungerà a termine per noi.
Oltre a questa meccanica, che considero gestibile se siamo cauti e bilanciati nelle transizioni tra le dimensioni, ci sono anche diverse situazioni di morte istantanea, alcune delle quali piuttosto inaspettate. In teoria, queste situazioni dovrebbero farci ricominciare da capo.
Ho utilizzato il termine “in teoria” deliberatamente, perché all’interno di un percorso lineare come questo, nessuno si aspetta davvero che lo seguiremo alla lettera, nemmeno l’autore che ho avuto il piacere di intervistare come potete vedere nella parte finale dell’articolo. Quindi, sì, è vero, si muore, e spesso succede. Tuttavia, queste “morte istantanee” non sono affatto un punto di fine definitivo; piuttosto, sono divertenti intermezzi (per quanto morire possa essere divertente) all’interno della nostra avventura.

Editorialmente Parlando
Come nei volumi precedenti della collana, “Demoniache Presenze” si presenta con una rilegatura brossurata a colla di circa 80 pagine e un totale di 139 paragrafi. Le illustrazioni, spesso a pagina intera, sono evocative e funzionali nel coinvolgere il lettore nella storia. La versione standard include una scheda personaggio in cartoncino, mentre due buste aggiuntive (scaricabili dal sito di Librarsi) completano l’equipaggiamento nelle edizioni acquistate in fiera.
A chi è rivolto?
Demoniache Presenze è un librogame che presenta sfide particolari, richiedendo un certo impegno e attenzione da parte del lettore. Sebbene possa non essere adatto a tutti, offre un’esperienza di gioco unica per chi è appassionato dell’horror e dei puzzle. Gli amanti di questi generi troveranno nel libro un’opportunità eccitante per immergersi in una trama enigmatica e avvincente. Per coloro che sono curiosi di esplorare nuove ambientazioni e provare meccaniche di gioco differenti, potrebbe rappresentare comunque un’avventura intrigante, anche se non sono esperti di horror o enigmi. Tuttavia, se proprio odiate questi temi specifici, potrebbe risultare una lettura troppo intensa per i vostri gusti.
Certamente, data la natura degli elementi horror presenti in “Demoniache Presenze”, a mio parere è consigliata una fascia d’età di almeno 14 anni. Questo permette ai lettori di avere una maggiore maturità e comprensione dei temi trattati nel librogame, garantendo un’esperienza di gioco più appropriata.

Conclusioni
In conclusione, “Demoniache Presenze” si distingue per la sua atmosfera inquietante, la sfida coinvolgente e soprattutto l’ambientazione davvero curat e coivolgente.
Pur richiedendo un impegno maggiore da parte del lettore rispetto agli altri libri della collana, offre un’esperienza di gioco appagante per coloro che cercano un’avventura horror intrigante e complessa.
Quindi mi è piaciuto?
Ho letto con grande piacere “Demoniache Presenze”, essendo un appassionato delle avventure punta e clicca e degli enigmi in generale. La necessità di tornare sui miei passi e rileggere alcuni paragrafi alla ricerca del passaggio che mi bloccava ha catturato completamente la mia attenzione. Non sono riuscito a staccarmi dal libro fino a quando non l’ho terminato, il che è sorprendente considerando che l’horror non è di solito il mio genere preferito.
La capacità dell’autore di creare enigmi intriganti e di immergermi completamente nella storia è stata impressionante. Anche se l’argomento del libro è distante dai miei gusti personali, l’abilità dell’autore nel tessere una trama coinvolgente e nel presentare sfide di gioco avvincenti ha superato le mie aspettative. Mi sono trovato coinvolto emotivamente nei momenti di suspense e mi sono appassionato nel risolvere gli intricati puzzle presentati nel percorso narrativo.
Questo librogame mi ha insegnato che un’ottima storia e un gameplay ben costruito possono superare le barriere dei generi personali. Anche se inizialmente ero scettico riguardo all’aspetto horror, mi sono ritrovato ad apprezzare ogni pagina del libro. “Demoniache Presenze” è stata un’avventura coinvolgente, che mi ha tenuto incollato alle pagine fino alla sua conclusione. Sono grato di aver dato una possibilità a questo librogame e mi ha aperto gli occhi su quanto un’esperienza di gioco ben progettata possa superare le aspettative e conquistare anche i lettori più scettici.

Bonus Track: due parole con l’autore
Ciao Fabrizio, Demoniache presenze è il tuo primo libro edito, ci puoi raccontare un po’ della tua storia di autore, se è iniziata da tempo o se ti sei avvicinato solo adesso?
Ciao Luca e grazie per l’ospitalità. Mi sono affacciato nel mondo dell’editoria nel 2010, quando ho scritto e pubblicato il mio primo romanzo con una casa editrice romana. Da quel momento in poi, non mi sono più fermato, trovando nella scrittura il mio angolino segreto ideale in cui rifugiarmi. Ho pubblicato quattro romanzi (di cui uno in uscita a breve), una serie infinita di racconti su varie antologie e… un librogame. Non posso certo dire di essere un autore esperto, ma spero che coloro che mi leggono apprezzino il tempo e lo studio che ho dedicato (e continuo a dedicare) a questa passione.
Demoniache presenze ha partecipato, ben piazzandosi, al concorso dei Corti di LibroGame’s Land e poi è diventato un vero e proprio libro. Ci vuoi parlare di questa esperienza e perché no, raccontarci i cambiamenti e il processo di sviluppo che lo ha trasformato?
Quello fu il mio primo concorso dei Corti e Demoniache Presenze finì 3° tra i fuori concorso. Librarsi, tuttavia, lo selezionò per la pubblicazione. Fu chiaro da subito che quelle dieci paginette, date dal limite del bando, dovevano essere implementate per soddisfare i requisiti di un corto adatto alla pubblicazione, oltre che per poter esprimere quel minimo di angoscia e oppressione che volevo trasmettere nel lettore. Ho così esteso i paragrafi, ampliandone le descrizioni e gli stati d’animo della protagonista. Inoltre, è stato possibile aggiungere ulteriori stanze alla casa e una serie di location esterne.
Quello che mi ha colpito di Demoniache presenze è il genere Horror che non è un argomento particolarmente trattato. Come mai lo hai scelto?
È stato abbastanza casuale. La prima idea era quella di fare un corto claustrofobico dove un essere alieno braccava il protagonista, un Alien alla Ridley Scott, per capirci. Quello che mi portò a cambiare strada, però, fu il tema del bando che era “I due mondi”. Da quello nacque l’idea delle due dimensioni visitabili. Con Demoniache presenze ho attinto a piene mani dalla cultura horror anni 80-90 (come il titolo può suggerire) con cui sono cresciuto, proprio quella ricca di cliché. Ho voluto riproporre la classica teenager come protagonista, costretta a fare la baby sitter per guadagnarsi qualche spicciolo durante le serate estive. Solo che, come nel più classico dei copioni, il bambino di cui ci prediamo cura viene rapito da un’entità misteriosa. Insomma, a chi non è successo? Negli anni 80 era una cosa abbastanza comune.

Leggendo Demoniache Presenze e pensando alla dimensione demoniaca, ho in automatico fatto un parallelo con il sottosopra di Stranger Things. Ne sei stato influenzato?Quale sono in generale i media che lo hanno fatto?
Di sicuro il parallelo è lecito, anche se nella stesura è stato tenuto buono buono in un cantuccio. Più che altro ho attinto a vecchi giochi come Resident Evil e Silent Hill. Mi sono lasciato ispirare proprio dalle ambientazioni cupe e claustrofobiche di quest’ultimo.
C’e qualcosa che a posteriore cambieresti del libro?
Credo che il formato di corto sia la giusta misura per poter apprezzare al meglio Demoniache presenze. Per quanto avrei voluto dare molto più spazio al contesto horror, all’angoscia della protagonista e alle situazioni più dinamiche e meno all’esplorazione pura e semplice, non credo che cambierei qualcosa.
Demoniache Presenze ha meccaniche particolari, è più un puzzle game, nel quale leggeremo gran parte dei paragrafi. Questa scelta ti è sembrata rischiosa, come è stata accolta da editore e pubblico?
Come dicevo, è un corto game e questo formato regge benissimo questo tipo di meccanica. Per essere un libro di appena 139 paragrafi per un centinaio di pagine credo che intrattenga il lettore per un bel po’ di tempo. Venire a capo del puzzle, della giusta sequenza di oggetti/luoghi non è semplice e il fatto di dover spesso tornare sui propri passi è una conseguenza che potremmo definire logica. Se sei in una casa, e cerchi qualcosa, finirai per forza per gironzolare più e più volte in alcune stanze come l’atrio o i corridoi. E comunque, potete sempre visitarli nella dimensione demoniaca… se ne avete il coraggio!
Domanda di rito, quali sono i tuoi giochi da tavolo preferiti?
Se possiamo/vogliamo considerarli giochi da tavolo, mi trascino fin da piccolo (da quel lontano 1987 in cui comprai Blood Bowl) la passione per il Wargame. Che sia Warhammer 40k o un più completo Napoleonico, io l’ho giocato e collezionato. Per non parlare della pittura delle miniature, una passione che non mi stancherà mai. A ogni modo, non disdegno, per indole, i party game caciaroni.
Di quello che vuoi e saluta i lettori.
Leggete Demoniache presenze. Se siete pigri come me e non volete leggerlo, fatevelo leggere. Insomma, fidatevi di me come se lo avessi scritto io!
Un abbraccio a tutti e speriamo di vederci in giro per qualche fiera.

Ringraziamo Edizioni Librarsi per la Copia Review
–Le immagini sono tratte dal manuale, scattate da noi o prese dal sito della/e casa/e produttrice/i alle quali appartengono tutti i diritti sui giochi di cui si parla. Le immagini e le regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco.–
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