[Solo sul mio tavolo] Village Big Box

Avete mai sentito la frase retorica “è questione di punti di vista”?

Anni fa, con un caro amico che non c’è più, feci svariati viaggi di lavoro nella capitale della Repubblica del Congo, Brazzaville. Una volta, in uno di questi viaggi, andammo fuori città con dei clienti a vedere dei terreni, per valutare la costruzione di alcuni edifici. Considerate che le capitali di questi paesi dell’Africa Centrale sono degli enormi agglomerati di edifici, accozzaglie piene di smog, sporcizia e povertà; fuori da tutto ciò, ci sono invece distese di foreste, altipiani, campi, dove al massimo puoi trovare piccoli villaggi, abitati da comunità civilizzate (non parliamo di indigeni), anche se molto “spartane” (per usare un eufemismo) nel modo di vivere. Ricordo che durante una fermata in uno di questi villaggi, mi misi ad osservarli. Era domenica, e in quella che poteva essere la piazza del villaggio, c’erano 50 ragazzi giovani dagli 8 ai 25 anni circa, che giocavano in cerchio a giochi che forse potevano fare i nostri nonni per strada (bandierina, campana, etc.), danzavano, si divertivano a rincorrersi, lanciarsi un pallone. Ricordo un ragazzo con la maglia nerazzurra di Crespo (che non giocava già più nell’Inter da tipo 5-6 anni) che correva e rideva. Intorno a loro c’era un villaggio fatto di baracche, strade sterrate e probabilmente niente acqua corrente. Eppure sul volto di questi ragazzi vedevo solo sorrisi puliti, distesi, leggeri, sinceri, profondi. Poveri, certo, ma felici e con una dignità che alle nostre latitudini ci possiamo sognare.

Smartphone, chirurgia plastica, automobili, griffe, status sociali, diete, selfie, social media condizionatori di vita, la doccia tutti i giorni, la crema per le rughe, un gioco di Lacerda… e se fosse possibile vivere una vita felice anche in assenza di ciò che consideriamo così fondamentale? E se fosse tutta una questione di prospettiva? E se bastasse cambiare il punto di vista per rendersi conto che la felicità non dipende strettamente dal nostro conto corrente, dal nostro modo di vestire, dal nostro lavoro, dagli oggetti che possediamo, dalle nostre consuetudini sociali?

Quella, e varie altre esperienze in quel paese, mi hanno fatto riflettere molto su questi temi, nel tempo. Naturalmente non ho abbandonato tutto per vivere come un moderno S. Francesco, e ogni tanto piace anche a me spendere per farmi una cena a base di sushi o per comprare un costoso Kickstarter… però cerco quando possibile di ripensarci, quando lo stress sembra essere insormontabile e certi aspetti della vita sembrano prendere il sopravvento. Ripenso a quei sorrisi e mi ripeto che talvolta basta cambiare il punto di vista, per smussare drasticamente certi spigoli e ritrovare un po’ di serenità.

VILLAGE BIG BOX

Village Big Box è un gioco euro competitivo di Inka Brand e Markus Brand (Village, My Village), per 1-5 giocatori, durata 90-150 minuti, edito nel 2023 da eggertspiele e localizzato da Asmodee.

Parliamo della riedizione di un gioco che ormai può essere annoverato tra i classici del genere german, edito nel lontano 2011: Village. Questa, oltre ad essere una riedizione del gioco base, include anche le due espansioni “Locanda” e “Porto”, tutte le promo pubblicate, e una terza espansione inedita: “Matrimonio”.

Nonostante siano passati ormai 12 anni dalla sua uscita, nel corso del tempo Village è tornato varie volte alla ribalta per vari motivi.

Primo fra tutti perché molti giocatori lo annoverano nella propria cerchia dei classici intramontabili, anche grazie alla sua meccanica peculiare che ruota attorno all’invecchiamento dei propri meeple, fino alla loro dipartita.

Inoltre, è stato protagonista più volte nei mercatini e shop online, per una svendita di massa del base anni fa (mi pare a un prezzo di 15-20€) e per una supervalutazione delle sue espansioni, che ormai facevano parte di quel ristretto gruppo di feticci introvabili. Con buona pace degli speculatori, Village Big Box ha tagliato le gambe a questi meccanismi, riportando il gioco in una veste grafica e di materiali rinnovati, e soprattutto completo di qualsiasi cosa sia mai stata pubblicata, foss’anche la promo del numero estivo di Novella 2000.

GRAFICA E MATERIALI

Queste operazioni ormai si portano quasi sempre dietro un refresh di grafica e materiali, quando non avviene addirittura un reskin dell’ambientazione (tipo se quella originale finisce sotto la scure della censura, ma non è questo il caso).

Nel caso di Village Big Box, ci troviamo tra le mani un prodotto completamente rinnovato e arricchito. Sul lato materiali, oltre ad un pratico inserto capace di dividere e alloggiare tutti (ma proprio tutti!) i pezzi del gioco, con numerosi scomparti dedicati, si notano plance personali, libro delle cronache e navi double layer, e un pratico tabellone doppia faccia, con la possibilità di giocare al base o alla variante con il porto e le isole. Particolarmente utile e ben congegnata (vedremo poi perché) risulta anche la plancia automa (altra aggiunta di questa edizione), anch’essa double layer.

Non posso invece usare le stesse parole per il comparto grafico. Avevo letto molti giocatori amanti della vecchia edizione (che personalmente non posseggo) lamentarsi per una svolta grafica infelice. Effettivamente, il mix di illustrazioni un po’ fiabesche, un po’ patinate, a tratti quasi kitsch, con colori brillanti (troppo) e variegati, non la rende né particolarmente credibile, né tantomeno gradevole.
Il team di disegnatori pare essersi ispirato alle miniature presenti nei manoscritti medievali… se l’idea poteva essere buona, il risultato lascia un po’ a desiderare. Se volevate ottenere esattamente quel risultato, perché non affidarsi al n.1 di questo genere, ovvero, il grande Klemens Franz?!

REGOLAMENTO

Il cuore delle meccaniche di Village ruota attorno a due semplici idee.

La prima: a inizio di ogni round si riempiono casualmente tutti gli spazi azione con cubetti di vari colori presi da un sacchetto, rappresentanti le risorse base del gioco. Al proprio turno, per usufruire di una certa azione, basterà prelevare uno di questi cubetti (se ancora presente) facendolo proprio.

La seconda: dopo aver scelto l’azione e prelevato la risorsa bonus, arriva il momento di pagare per poter svolgere l’azione stessa. Il pagamento può quasi sempre avvenire in risorse, oppure in forza lavoro. In questo secondo caso, oltre a dover mandare uno dei propri familiari permanentemente a lavorare in quel luogo, si dovranno spendere anche “punti tempo”, che rappresentano la seconda risorsa base del gioco. Tempo ne avrete sempre quanto ne volete ma, oltrepassate certe soglie prefissate, vedrete morire uno dei vostri meeple, a vostra scelta, tra i più vecchi, ovvero tra quelli con il numero stampato più basso in gioco.

La morte dei meeple, oltre a rappresentare il contatore per la fine del gioco, può garantire anche dei bonus legati al fatto che il vostro familiare entri o meno nelle cronache del villaggio (questo dipende dallo spazio di provenienza nel momento della morte). Quindi in qualche modo rappresenta una sottrazione alla vostra forza lavoro, ma anche un investimento sul fine partita per avere più punti.

Tralasciando le varie espansioni (vi rimando ai link degli articoli con le espansioni che trovate nell’introduzione al gioco), parliamo invece del solitario.

Ogni volta che preleverete un cubetto, dovrete prelevarne un secondo nello stesso spazio o in uno a vostra scelta, dello stesso colore. I cubetti così persi, andranno inseriti nel primo spazio libero su una sorta di ruota, che ogni tot spazi occupati, vi costringerà a girare una tesserina, che potrebbe innescare l’obbligo di far morire un meeple neutrale, avvicendando così pian piano la fine della partita. Di fatto, il solitario è una partita contro sé stessi, a battere il punteggio precedente e a superare certe soglie prefissate dall’autore.

IMPRESSIONI

Village Big Box, tralasciando gli aspetti legati alla grafica, che certamente potevano essere maggiormente curati in termini proprio di gusto, rappresenta secondo me un buon esempio di riedizione in grande stile. Materiali rivisti, big box con organizer interno, riedizione di tutto (ma proprio tutto!) quello che è stato stampato negli anni, oltre che un paio di aggiunte (l’espansione matrimonio e il solitario) davvero succose e ben fatte.

Il gioco è un euro di peso medio, con meccaniche oliate e in grado di garantire un buon ritmo di gioco. La gestione delle tante risorse, ma soprattutto dei lavoratori e del loro tempo di vita, allargano le maglie del gioco in alcune fasi, per poi stringerle drasticamente quando si arriva verso il fine partita.

Questo soprattutto grazie al timing legato al fine partita, che viene innescata quando i posti disponibili nel cimitero o nel libro delle cronache (o in mare se usate anche l’espansione porto) vengono saturati dai familiari morti. Infatti, se a inizio partita vi sembrerà di poter raccogliere liberamente risorse e tessere tutte le vostre strategie in apparente tranquillità, a un tratto il flusso accelererà drasticamente, portando rapidamente la saturazione delle “tombe” e segando talvolta le gambe al compimento dei passi finali di una certa strategia.

Molto carino anche il twist che lega l’utilizzo della risorsa tempo (sempre disponibile e apparentemente illimitata), alla perdita di un familiare/lavoratore, all’ottenimento di bonus nel libro delle cronache. Questo legame crea tensione nella scelta del se e come usare il tempo, se e quando conviene far morire un familiare, azione che porta con sé punti ma sottraendo al contempo forza lavoro.

Se devo trovare un aspetto negativo, la peculiarità di certe scelte che potevano sembrare originali nel 2012, oggi ovviamente non lo sono più tanto, e sicuramente ci sono stati nel frattempo tanti altri titoli che hanno saputo giocare sui fattori tempo e timing, allargandone anche le prospettive e sviluppando tali aspetti in profondità.

LE ESPANSIONI

Provando a fare una rapida carrellata delle espansioni, direi che:

  • Locanda: aumenta il ventaglio di scelte con nuove possibilità (locanda, birrificio e birre), ma soprattutto introduce le carte, veri e propri elementi che donano utili boost durante la partita e al punteggio di fine partita. Classica espansione che aggiunge un tassello e amplia il quadro in maniera corretta e non stravolgente. A meno che non giochiate in famiglia, direi di aggiungerla a qualsiasi altra partita vogliate fare.
  • Porto: espansione a mio avviso più divisiva. Se da una parte i viaggi nel gioco base potevano sembrare una scelta non sempre ottimale e quindi sotto-sfruttata, dall’altra i viaggi in mare (che vanno a sostituire quelli a terra) diventano un passaggio assolutamente necessario e imprescindibile. Apparentemente, sembra esser stato risolto un “problema” del base, ribaltando completamente il rapporto di forza, da “poco utile” a “obbligatorio”. A me piace di più perché comunque mi obbliga a ragionare tenendo necessariamente di conto questo aspetto… però potrebbe soddisfare non tutti al 100%. Oltre a ciò, c’è anche l’introduzione degli obiettivi di fine partita, che danno un indirizzo iniziale per l’ottenimento di punti extra. Classico elemento ormai quasi imprescindibile per quasi ogni euro game.
  • Matrimonio: la nuova espansione appartiene più al filone della Locanda, in quanto introduce alcuni elementi nuovi, assolutamente opzionali nello sviluppo della propria strategia. In termini di regole, questa forse è l’espansione che ne aggiunge di più al base e la consiglierei solo per innalzare davvero il livello di peso del gioco, quindi per giocatori un po’ più scafati. Delle tre la meno importante, ma allo stesso tempo l’unica che può alzare un po’ di più l’asticella per chi ha necessità di chiedere di più.

IL SOLITARIO

Secondo me il solitario di Village Big Box rappresenta il pezzo forte di questa riedizione.

Estremamente pulito ed elegante, riesce a raggiungere l’obiettivo dell’efficacia, con poche regole e una plancetta tanto carina quanto ben studiata.

Parliamo di una sfida contro sé stessi a raggiungere un punteggio più alto possibile, dove un giocatore fantasma vi seguirà passo passo nelle vostre mosse, intralciandovi e accelerando la chiusura della partita. In un certo senso, nel solitario risulta ancor più accentuato l’aspetto della corsa, obbligandovi a selezionare con cura ogni singola scelta.

Inoltre, come avviene in pochi solitari d’eccellenza (mi viene in mente La Festa per Odino, ad esempio, o il più recente Shogun no Katana), la presenza dell’automa aggiunge uno strato di strategia e tattica al gioco, obbligandovi a pianificare non soltanto le vostre mosse, ma quello che esse innescheranno come contromossa dell’automa. Questa farà veramente la differenza tra ottenere un punteggio mediocre e uno alto, posticipando più possibile il fine partita.

CONCLUSIONI

Village Big Box, al netto di scelte grafiche infelici, è una buona riedizione del gioco originale, che contiene tutto e di più del materiale uscito in 12 anni di vita del titolo.

Può essere annoverato a ragione tra i giochi ormai classici del genere euro, che possono dire ancora qualcosa a distanza di molti anni dall’uscita. Quello che manca è forse quel quid in più per fare il salto di qualità finale ed entrare nel gotha degli intramontabili (Puerto Rico, Castelli della Borgogna, e soci…). In ogni caso, con questa big box, avrete tra le mani un gioco versatile, proponibile nella sua versione base a tavoli più leggeri, o nella versione full a giocatori setolati.

Nota di merito e menzione d’onore vanno al solitario che, ricordiamo, è una delle due esclusive di questa riedizione, insieme all’espansione matrimonio. Oltre a dimostrare una bella eleganza e una semplicità di gestione tra le migliori mai viste, introduce elementi che vanno ad articolare non di poco il ragionamento, creando un puzzle veramente piacevole, complesso e profondo. Se vi piace questa modalità (e se state leggendo questa rubrica, immagino di sì!), prendetelo in seria considerazione.

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Si ringrazia l’editore per la copia recensore, fornita in cambio di una recensione imparziale e intellettualmente onesta.

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