A livello pratico (qui trovate il link al manuale in inglese) l’idea di fondo è quella che ad inizio partita ognuno riceva una plancia personale, la quale contiene cinque teorici omini (uno per ogni categoria che trovavamo già nel vecchio Village, con, per esempio, il viaggiatore, il monaco ed il commerciante), qualche locazione già fruibile e lo spazio per accogliere (al suo fianco) le carte edificio che si andranno a comprare nel corso del gioco.
Il primo impatto che si ha avvicinandosi a My Village è, come accennavo, impegnativo, perché ci si trova di fronte ad una vera e propria distesa di carte edificio con locazioni ed effetti diversi, per cui la reazione è quella di rapportarsi al tutto con la diffidenza tipica di chi pensa che necessiterà di una lunga introduzione per poter giocare.
Ognuno cercherà quindi, nel corso della partita, di dedicarsi alla costruzione di edifici produttivi (di materie e/o punti) che rechino il più possibile numeri uguali tra loro, in modo tale da poter, con un’unica coppia di dadi, ottenere molteplici risultati nel medesimo turno.
Lo spirito è quello, infatti, che ovunque si trovi l’indicazione di un numero su fondo bianco, ciò significhi che si potrà usare la coppia di dadi prelevata in quel turno per attivare TUTTI gli edifici di quel tipo, mentre quando lo sfondo del numero è blu (in genere sul lato dell’edificio presente sul tavolo quando si preleva, al che viene poi girato) l’uso è singolo, facendo cessare subito il turno.
Le filiere produttive sono standard, quindi abbiamo le carte che ci permettono di realizzare i classici cavalli, carri e via dicendo ed i prodotti realizzati possono essere utilizzati sia per poter acquistare certe carte (vedi nel settore dei ‘viaggiatori’ o dei ‘monaci’) o per completare contratti commerciali (in precedenza prelevati dal mercato con apposita azione).
Ognuno nel corso della partita si indirizza verso una o più delle classiche molteplici strade per ottenere punti che sono tipiche di questa categoria di titoli ed in questo contesto è stata reinserita, quale timer di fine partita, ma anche quale sfida da fronteggiare, l’idea di fondo che aveva fatto la fortuna di Village, ovvero il concetto che con il passare del tempo gli omini muoiono.
Interessanti sono poi alcune ideuzze proposte, utili ad introdurre qualche spunto di novità, come quella dei punti ‘provvisori’ che si collezionano in corso di partita ma che necessitano di essere ‘portati a casa’ spendendo azioni, essendo altrimenti destinati, nel corso del gioco, ad andare perduti.
Come sempre, nei titoli di questo tipo, è prevista anche la possibilità di incidere sul risultato dei dadi, ma le risorse che lo consentono, purtroppo, sono da usare con estrema cautela.
Il fattore fortuna è chiaramente avvertibile, vista la presenza dei dadi, ma sono previsti anche meccanismi correttivi utili a far tenere sotto controllo la cosa (anche le carte sono in gran parte disponibili per la scelta e solo pochi mazzi vanno ‘a pescate’).
I componenti sono funzionali all’uso e la grafica è quella familiare di Village: nell’insieme il tutto risulta curato ed adeguato allo scopo (vedi il risparmioso ma intelligente uso di pirottini neri, che rappresentano diverse risorse a seconda di dove sono piazzati). Mie personalissime piccole perplessità sono legate forse al fatto che il gioco, preparato e piazzato sul tavolo, non è che sia poi di grande impatto, tendendo il tutto ad una tonalità beigiolina che non fa urlare al miracolo, ma nel contempo non ho neppure particolari obiezioni sulla leggibilità o visibilità delle cose, per cui non mi lamento.
L’interazione è presente, perché i giocatori competono tra loro per essere i primi a prelevare (e quindi scegliere) per primi certe accoppiate di dadi, così come poi le varie carte locazione sul tavolo, mai disponibili in più copie esatte, così come cercano al momento giusto di spendere un turno per diventare i primi a giocare, ma è tutt’altro che asfissiante, perché non si propone in forma diretta. Siamo quindi nel classico german politically correct.
A livello di scalabilità direi che il gioco è più che fruibile in qualunque formazione conservando la sua struttura nel passaggio dal testa a testa al multigiocatore, anche se la competizione per le carte sul tavolo nella versione a 4 diventa naturalmente più tesa, aumentando le possibilità di pestarsi i piedi indirizzandosi verso determinate numerazioni.
Sulla longevità è chiaro che una conoscenza approfondita delle carte locazioni porta con se la tentazione di sfruttare programmazioni predeterminate, ma i risultati dei dadi, complici poi i compagni di gioco che magari portano via quello che si sta cercando, può portare a dover adattare di partita in partita i progetti del prepartita.
VALUTAZIONI D’INSIEME
My Village è nel complesso un titolo molto solido e molto classico nella sua struttura di base, condensando al suo interno i frutti della evoluzione odierna dei gestionali.
Ci sono tanti edifici diversi, che forniscono variazioni di funzionalità di base articolate su cinque o sei filoni, con ogni carta che reca effetti non troppo dissimili tra loro, per cui è relativamente facile padroneggiare come il tutto gira già nel corso della prima partita.
Ci sono diverse somiglianze, sia grafiche che di logica di fondo (l’idea degli omini che muoiono e le diverse carriere che si possono seguire), con il fortunato Village, ma l’esperienza di gioco è alla fine del tutto diversa, per cui non siamo di fronte ad una versione ‘migliorata e corretta’ del predecessore, bensì ad un titolo del tutto autonomo (che sfrutta la presenza dei dadi come generatori di numeri casuali), che quindi, come era nella logica dell’editore, si propone come un logico acquisto per chi abbia buoni ricordi di esso.
Non troppo innovativo come struttura, è però un titolo tendenzialmente lineare, che accoglierà nelle sue braccia confortevoli chi sia alla ricerca di un qualcosa di un attimo impegnativo, ma non troppo.
Segnalo che il gioco è disponibile anche nel Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
— Alcune delle immagini riprodotte sono tratte dal sito di uno degli editori del gioco (Hobbity.eu). I diritti su gioco ed immagini appartengono ai relativi editori ed autori, citati qui o nell’articolo —
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it








