Fabio (Pinco11)
I NUMERI DI AKROPOLIS
Si colloca sulla strada aperta da titoli come Kingdomino (qui ne trovate una recensione, per capire di che parlo) il gioco del quale ci occupiamo oggi, ovvero Akropolis, edito dalla Gigamic ed ideato dal semi esordiente Jules Messaud (ha nel curriculum un unico altro titolo, a sua volta edito quest’anno), per 2-4 giocatori (ci sono anche regole extra per il solo play), 20-30′ a partita, 8+. Per il gioco è stata già annunciata (sin da settembre) come in arrivo anche una edizione italiana, grazie a Ghenos Games / dV Giochi.
Già dai numeri avrete intuito che siamo di fronte ad un family game ed aggiungo solo che l’ideale ambientazione, trasmessa praticamente solo dal titolo, è quella della costruzione di una città greca e che la logica è quella propria dei puzzle game che vanno tanto di moda in questo periodo.

AKROPOLIS IN POCO
Ad inizio partita ognuno riceve una tessera di partenza (un ‘poliesa’, ossia un polimino formato da esagoni) ed un tot di cubetti ‘pietra’ e sul tavolo si collocano un tot di tessere in fila che fanno da offerta.
Al proprio turno, semplicemente, ognuno preleva dall’offerta una tessera (la prima è gratis, quelle dopo richiedono di pagare un cubetto pietra per ognuna che si salta) e la piazza di fronte a se, in modo tale che la tessera piazzata (le tessere sono composte da tre esagoni) condivida almeno un lato con tessere già presenti. E’ possibile anche piazzare SOPRA ad altre tessere, con il limite che la sopraelevazione deve coprire almeno due tessere diverse e non si devono lasciare sotto buchi. Per ogni casella grigia che si copre si ottiene un cubetto ‘pietra’.
Si va avanti scoprendo nuove tessere quando ne resta solo una nell’offerta, ripetendo il tutto sino ad esaurimento tessere.
Segue la conta dei punti, che prevede di contare, per ciascuno dei 5 colori (tipi di edifici) il valore ottenuto (per i blu paga il gruppo di esagoni contigui x il numero di stelle sulle ‘piazze’ di quel colore, per i rossi pagano solo le tessere sul confine, per i viola solo quelle ‘interne’ e così via). Per approfondire ecco il link alle regole inglesi.

COME SI PRESENTA
L’ambientazione, come accennato, è piuttosto evanescente e non farete fatica a pensare di costruire una stazione spaziale, invece che una città greca, ma la cosa è tipica di molti titoli.
I materiali risultano più che adeguati allo scopo, tenendo conto che la visibilità a colpo d’occhio dei colori, che è la cosa più importante, è garantita. Per il resto pochi orpelli, tesseroni di spessore generoso e, soprattutto, un prezzo di copertina in linea con quello che ci aspettava per una scatola del genere 2-3 anni fa, visto che andiamo sui 25, max 30 euro.

COME GIRA AKROPOLIS
Il gioco va provato con qualcuno che già lo conosce per poterlo apprezzare a modo sin dalla prima partita, perchè, per esperienza personale, le regole sono poche e sintetiche, per cui qualche dubbietto alla prima esperienza potrete averlo. Se invece vi introduce uno che ha già giocato, le cose sono abbastanza semplici da poter giocare con consapevolezza sin dalla primissima partita.
Si tratta, in pratica, solo di prendere una tessera e piazzarla, cosa che può fare tranquillamente anche un bimbo di 6 anni, per cui il target familiare è del tutto rispettato.
Le partite, poi, visto che le scelte spesso sono poche, viaggiano veloci e già dopo una ventina di minuti (se non ci sono pensatori seriali al tavolo) vi ritroverete a chiudere e, ragionevolmente, a farne un’altra. Lo spessore, pur non esagerato, c’è, grazie al fatto che i vari colori richiedono diversi requisiti, per cui vi ritroverete a dover compiere qualche riflessione di base sul cosa prelevare e dove piazzare, tenendo conto dei limiti e bonus, ma nel contempo uno dei colori (il verde) non ha requisiti (pagano tutte le tessere edificio, moltiplicate per le stelline di quel colore) e la cosa riduce a 4 colori da memorizzare, due dei quali funzionano esattamente al contrario (il rosso paga solo per le caselle sul bordo ed il viola per quelle interne …).

DIFFICOLTA’ E VARIE
Le regole di Akropolis sono abbastanza, quindi, per consentire un minimo di riflessione, ma non tanto da far ‘bruciare’ nessun cervello. Su BGG, per capirci, lo valutano ad un livello di difficoltà di 1.60, a fronte di 1.22 di Kingdomino e ad 1.90 di Carcassonne, per cui siamo sul basico.
Nel contempo per ora (mentre scrivo) il voto medio è un bel 7.8, che è un qualcosa di assai elevato per titoli di questo livello (Kingdomino è 7.3 e Carcassonne 7.4), per cui la sensazione è che il piatto sia poco ricercato, ma che il suo lo faccia a modo, un poco come un bello spaghetto con sugo al basilico, che a volte, se tutto è buono, ti salva eccome la serata.
La scalabilità è buona (addirittura in due potreste avere la sensazione di fare TROPPO in fretta a chiudere la partita) e l’interazione è pressochè inesistente , visto che esiste solo sotto la forma di ‘portarsi via’ tessere e solo in due si può fare consapevolmente.
Soggettivamente nutro qualche dubbio sulla rigiocabilità in assoluto, ma se avete fatto decine di partite a Kingdomino probabilmente le rifarete anche a questo senza esitazioni.

CONCLUSIONI
Akropolis è un ottimo puzzle game per famiglie, con un set di regole di base abbastanza semplice, ma con quel minimo di spessore che invoglia a rigiocarlo. Non troppo innovativo, rispetto al predecessore spirituale Kingdomino introduce però abbastanza differenze (colori con regole autonome di punteggio, sovrapponibilità tessere e forma esagonale) per essere qualcosa che lo ricorda, ma del tutto diverso. Ad Essen si è fatto notare e non escludo che riesca a farlo anche nei mesi successivi.
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