[Recensione] Mice & Mystics

scritto da Agzaroth
Quando Fabio mi ha
passato questa scatola per la recensione, mi ha detto:
– guarda, ho iniziato a
leggere le istruzioni, ma mi è venuto a noia subito, fallo tu.
– Ma non lo avevi comprato per
tuo figlio?
– Sì, però adesso fallo tu.
– Ma mia figlia ha 2 anni e
mezzo…
– Giocaci da solo, tanto sei
abituato e poi questo si può fare: è un collaborativo puro con i cattivi mossi
dal sistema.
E così eccomi qua, a
raccontarvi la mia avventura solitaria con i 6 topini di Mice&Mystics e
soprattutto a dirvi cosa ne penso di questo gioco.

MATERIALI, AMBIENTAZIONE E
SETUP
Ci sono 10 scenari in
Mice&Mystics. Ogni scenario è il pezzo di una storia narrata
nell’introduzione di ogni partita. Di solito l’ambientazione per me riveste un
ruolo marginale, ma Mice&Mystics è al 90% ambientazione, quindi
qualche parola in più la spendo.
Il re Andon viene irretito
dalla bella e misteriosa Vanestra. Costei riesce pian piano ad insinuarsi nelle
pieghe del potere, oltre che nel letto del re e, complice la misteriosa e
inesorabile malattia del sovrano, lo sostituisce progressivamente in tutto e
per tutto, portando scompiglio e sofferenza nel regno. Il principe Collin e i
suoi fidi consiglieri tentano infine di spodestare l’odiosa matrigna, ma il
piano va a ramengo e vengono imprigionati. Dalle segrete riescono a scappare
trasformandosi in topolini-guerrieri (ci sono il guerriero, l’arciera, il mago,
la chierica, il ladro e il barbaro). Da quel momento in poi, nel tentativo di
smascherare e distruggere Vanestra, dovranno affrontare mille insidie nel loro
percorso attraverso il castello: dalle guardie della regina (appositamente
trasformate in ratti per dare la caccia più facilmente ai nostri), dalle
blatte, ai millepiedi, fino al famelico gatto di corte.
I materiali sono
eccellenti.
Le miniature dei topolini
e delle altre adorabili bestiole (blatte, ragni, millepiedi) sono di ottima
fattura, sebbene avrei preferito due colori diversi della plastica per
distinguere al volo alleati e nemici. Le stanze enormi, di cartone
spesso
, con illustrazioni bene realizzate ed evocative, senza nessun
reticolato artificiale a delimitare le caselle, ma solo una divisione in pietre
e mattonelle dei “reali” pavimenti, a fare da guida. All’inizio lascia un po’
interdetti, ma ci si fa subito l’occhio e il risultato è certamente più
immersivo
rispetto, ad esempio, ad una griglia esagonata. Il manuale delle
istruzioni è in effetti un po’ disorganico, con tanti concetti buttati lì alla
rinfusa, senza un quadro generale. Arrivati alla fine ci si rende conto di due
cose:
1) il gioco è
essenzialmente un tiro di dado
.
Certo, ci sarà da organizzarsi un po’, non andare proprio avanti come kamikaze,
però qualsiasi azione è veicolata dal dado e dal suo risultato. Anche le azioni
a disposizione, tolte le 2-3 che fai in occasioni speciali, sono principalmente
muovere e attaccare;
2) il sistema non è così
facile come uno se lo aspetta
. Almeno
come me lo aspettavo io. Avevo sempre sentito che fosse un gioco adatto ai
bambini, bello da provare con loro. E sicuramente lo è, però sotto la supervisione
di un adulto che spieghi le regole man mano. Perché ci sono diverse
eccezioni, casi particolari, opzioni
, che difficilmente si ricordano e si
imparano in prima battuta. Ogni singola stanza di ogni singolo scenario, poi ha
regole ed eccezioni tutte sue e anche il testo da leggere non è affatto poco,
tanto che il manuale stesso consiglia il più esperto dei giocatori di leggersi
l’avventura della serata prima della partita, in modo poi da essere preparato
per riassumerla agli altri.
Quindi la mia impressione
finale è che, data la natura narrativa e tematica del gioco e la poca
immediatezza che però la accompagna, il titolo possa effettivamente funzionare
al meglio solo con la formula 1 adulto narratore + bambini (più o meno
cresciti) che giocano.
In ogni scenario si allestisce
il tabellone con le varie stanze che lo compongono, si definisce l’obiettivo da
raggiungere e si prendo schede e miniature dei topolini. Di solito sono
richiesti 4 topolini, per cui, giocando in meno persone, qualcuno ne manovrerà
più di uno. Accanto al tabellone viene messo il tracciato del tempo e
dell’iniziativa, che serve a indicare l’ordine di azioni di topi e nemici in un
turno.
Le schede dei nostri eroi
riportano 5 valori:
– Vita: quante ferite può subire il topo prima di essere
catturato.
– Mischia: dadi combattimento tirati in un attacco corpo a
corpo.
– Difesa: dadi tirati contro gli attacchi altrui.
– Sapienza: necessaria per utilizzare alcuni oggetti.
– Velocità: valore da sommare a quello ottenuto dal dado.
Oltre a questi ciascuno ha
delle abilità speciali e delle armi/oggetti con bonus vari.
Si vince se si raggiunge l’obiettivo
prefissato dallo scenario entro una certa quantità di turni
. Si perde anche
se a un certo punto del gioco i topi sono tutti catturati.
IL GIOCO
All’inizio di ogni turno si
stabilisce l’ordine di iniziativa mescolandole carte dei topi e dei
nemici eventualmente nella stanza. Queste vengono disposte in colonna e  si attiveranno dall’alto al basso. Esaurita
la colonna, finisce un round di gioco, e il segna lino tempo viene spostato di
una casella.
E cosa può fare il topolino
nel suo turno? Muove e fa una azione, semplice.  Può muovere prima o dopo l’azione e in
aggiunta può effettuare anche azioni gratuite. Vediamo nel dettaglio.
– Muovere: si tira un dado con riportati i numeri da 1 a 3 e si
somma il risultato al proprio valore di movimento. Quelle sono le caselle
percorribili dal topo.
Azioni:
– Scattare: si tira un dado per il movimento e si avranno altre
1-3 caselle a disposizione.
– Attacco: si tirano i propri dadi combattimento più gli
eventuali dati da armi/abilità e si confrontano i simboli spada ottenuti con
gli scudi tirati dal bersaglio. Tutte le spade un eccesso tolgono 1 ferita. Con
le armi a distanza è necessario ottenere simboli arco, ma queste consentono di
attaccare ovunque nella stanza.
– Ricerca: tirando il dado e ottenendo una stella, si pesca una
carta dal mazzo Ricerca (di solito un oggetto/arma).
– Recupero: il topo si riprende dallo stordimento (in automatico)
o dall’intrappolamento (tirando una stella col dado).
– Esplorare: il topo cambia stanza, passando da una delle
porte/aperture. Può farlo solo se non ci sono più nemici nella stanza e, appena
esplora, anche tutti gli altri topi vengono spostati nella nuova stanza,
adiacenti all’ingresso.
Azioni Gratuite:
– Condividere: scambiare, con un altro topo, oggetti o pezzi di
formaggio (sono segnalini ottenuti col lancio dei dadi)
– Equipaggiare: cambiare l’equipaggiamento indossato. Ogni topo può
trasportare massimo 2 oggetti nella sacca, il resto va indossato. Ma ogni cosa
ha un ingombro e a volte si dovranno abbandonare cose per strada.
– Salire di livello: spendendo 6 pezzi di formaggio, un topo può scegliere
una nuova abilità speciale. Queste abilità permangono da un’avventura all’altra
e di solito forniscono azioni speciali o potenziamenti per le esistenti al
costi di qualche pezzo di formaggio.
I nemici muovono e attaccano
secondo schemi prefissati e indicati dalle loro carte, di solito assaltando il
topo  più vicino.
A latere di questo sistema,
c’è tutta una serie di eccezioni, casi particolari, regole speciali delle
stanze, degli oggetti e dei nemici che è probabilmente la parte noiosa di cui
mi aveva parlato Fabio, anche perché alcune di queste informazioni sono subito
fornite nel manuale base, dando l’impressione di un gioco ben più pesante di
quel che poi in realtà è
.
CONSIDERAZIONI
Come dicevo, Mice &
Mystics è una storia e come tale vissuto.
Se cercate competizione,
programmazione, strategia, girate al largo. Ok, un po’ di strategia
necessariamente c’è, parecchia tattica magari, anche soddisfacente a tratti, ma
soprattutto qui c’è il brivido del dado e lo svolgersi dell’ambientazione.
Seguire le avventure di
Collin, del saggio Maginos, di Nez, di Filch (il mio preferito) e degli altri è
effettivamente come leggere un piccolo libro, tanto che è quasi più la
voglia di fare un’altra avventura per scoprire come va avanti la storia
piuttosto che per il gioco in sé.
Ogni scenario è effettivamente
ben pensato e realizzato, con le tessere che compongono un mosaico evocativo di
stanze, fognature, cortili.
É simpatico e inusuale calarsi
nei panni di topini che vedono le cose da una prospettiva infinitamente più
piccola
. Forchette diventano armi letali, catapulte improvvisate con cui
scagliare acini d’uva come proiettili esplosivi; amo e filo sono la vostra
risorsa più preziosa, utilizzati per scalare ostacoli insormontabili come
tavoli e sedie; blatte, ragni e millepiedi che normalmente schiaccereste col
calcagno dello stivale sono giganteschi mostri famelici pronti a ghermirvi;
infine il gatto, un essere enorme, velocissimo, invincibile.
Di per sé il gameplay è
abbastanza banale e fortunoso
. Un tiro o una carta pescata al momento
giusto possono cambiarti la partita. Anche le singole sessioni sono a mio
parere un po’ troppo lunghe per quello che offrono, potendo a volte dilungarsi
anche per due ore.
Anche sul bilanciamento
c’è poco da dire: alcune abilità sono decisamente utili, se  non indispensabili, altre trascurabili. Anche
sugli oggetti si può fare la stessa considerazione. Ma se volete il
bilanciamento perfetto questo genere di giochi non dovete neanche guardarlo:
qui da padrone la fanno ambientazione e storia, non bilanciamento certosino e
analisi.
Certamente i piccoli
avventurieri, ignari della preparazione e delle regole ed eccezioni che stanno
dietro ad ogni stanza, potranno godersi appieno l’avventura e il narratore
potrà dirsi soddisfatto del risultato ottenuto.
C’è la possibilità di giocare
i 10 scenari come una campagna
ed è la scelta consigliata. Tra
un’avventura e l’altra i topini conserveranno praticamente solo le abilità
acquisite salendo si livello (6 pezzi di formaggio = 1 nuova abilità), quindi si
avvertirà una certa progressione
ma non vedrete trasformare il vostro
roditore in un supereroe. Il che per me è un bene, innanzitutto perché mantiene
tensione e bilanciamento, poi perché realisticamente non mi sono mai sembrati
verosimili i giochi in cui si parte scarsissimi e si diventa quasi invincibili.
Quello che non mi piace
molto è che il numero di topini per avventura sia fisso,
con a volte
qualche scelta obbligatoria. Questo comporta a volte la necessità di tenere più
di un personaggio, oppure di non poter mantenere in partita il proprio topo
preferito, a scapito dell’immedesimazione, che in questo genere di giochi è
fondamentale. Ne guadagna il bilanciamento ma ne perde l’ambientazione.
Il problema
dell’eliminazione giocatore è risolto

trasformando i topi sconfitti in “catturati”. Se i compagni liberi riescono a
mondare la stanza dai nemici, ecco che il topino sfortunato viene liberato e
può proseguire l’avventura con gli altri. Quindi o si vince tutti assieme o si
perde tutti assieme (tutti catturati o tempo scaduto) e questo incentiva lo
spirito di collaborazione del gruppo
e risulta meno frustrante per i
giovani giocatori.
Qualcuno l’ha paragonato a
HeroQuest
, consigliandolo anche come surrogato nell’attesa della riedizione
del vecchio capolavoro fantasy. C’è del vero, perché in Mice&Mystics
troviamo la stessa semplicità, linearità e coinvolgimento. HeroQuest è
più spietato e meno arzigogolato in alcuni passaggi e regole, probabilmente più
customizzabile. Come ambientazione io preferisco il fantasy classico e cupo di
HeroQuest, ma questo M&M ha il pregio di aver scovato un tema originale
ed averlo implementato benissimo in una storia coerente e ben sviluppata.
In conclusione, probabilmente
un titolo adatto solo a uno specifico target e poco soddisfacente per altri ma,
se rientrate nella giusta fascia di pubblico, potrebbe diventare uno dei giochi
più richiesti sul vostro tavolo dai piccoli avventurieri.
Eccovi il link alla pagina del Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it che propone la versione italiana del gioco.

Le immagini sono tratte da BGG e appartengono ai rispettivi autori (Colby Dauch, Godunow, Ken Watanabe). Sono state riprodotte pensando possano essere una gradita forma di pubblicità e varranno rimosse immediatamente su semplice richesta.

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