scritto da Agzaroth e Fabio (Pinco11)
Onitama lo avevo adocchiato già un paio di anni fa, ma l’editore ne aveva pubblicate poche copie, subito esaurite. Nel 2016 alla Arcane Wonders (quelli di Mage Wars) lo rieditano in una veste lussuosa e proporzionalmente costosa.
Non me lo lascio sfuggire e finalmente approda sul mio tavolo.
È un astratto per due giocatori, della durata di 15-20 minuti, vagamente ambientato in oriente dove mette in scena uno scontro tra due dojo di arti marziali.
Il sapore del gioco è, chiaramente, quello dell’astratto di stampo scacchistico, ma nel contempo si avverte l’estrazione orientale del gioco (l’autore è il giapponese Shimpei Sato), sia per le scelte grafiche, che nella tanto leggera quanto gradevole ambientazione di fondo prescelta.
Uscito nel 2014, grazie a questa riedizione il gioco sta conoscendo una seconda giovinezza, avendo guadagnato ottime valutazioni su BGG (dove ha voto medio di 7,7 ed ha scalato la top20 degli astratti.
MATERIALI
Se la prima edizione proponeva un gioco portatile ed economico, quella della Arcane Wonders è un piccolo gioiello. Scatola con chiusura magnetica, tappetino gommato come tabellone, carte enormi (fuori misura standard…) e pesanti pedine sagomate in plastica, raffiguranti un maestro e i suoi quattro allievi. Da notare che alcune carte riportano una mossa leggermente differente rispetto alla prima edizione, ma nulla in grado di inficiare il gioco.
Io impazzisco letteralmente di fronte ad un packaging ben riuscito, perché la cosa riesce ad attirare la mia attenzione ed a farmi venire voglia di giocare. È un po’ come quando una bella bella stilografica riesce ad attirarmi a scrivere, quando è magari una settimana che non produco niente che non sia rigorosamente stampato al computer.
Qui devo ammettere che è stato azzeccato un poco tutto, a partire dalla scacchiera che è realizzata con materiali che ricordano un maxi tappettino da mouse di una volta, nella stessa logica che ho già visto per il tabellone portacarte di Viceroy.
Le carte, a loro volta, sono essenziali, ma anche curate il giusto, con un ideogramma sopra, la dedica ad una teorica tecnica di combattimento ed il classico flavour text.
Nel mio immaginario forse meglio di così c’era solo la possibilità di inserire pezzi in legno, che mi avrebbero dato il top della soddisfazione, ma alla fine l’impatto visivo d’insieme è di quelli positivi.
REGOLAMENTO
Molto chiaro e semplice: Onitama ha due regole in croce ed è indipendente dalla lingua.
AMBIENTAZIONE
Se il Go è la guerra e gli Scacchi una battaglia, Onitama è una lotta tra due dojo di arti marziali. A livello di ambientazione, non si va oltre, sebbene i disegni posti a sfondo di carte e tabellone siano tutti perfettamente in tema e molto curati.
IL GIOCO IN BREVE
Su una scacchiera 5×5 si dispongono, lungo lati opposti, i due maestri avversari, al centro, con a fianco due allievi per lato.
La casella da cui parte il maestro è colorata e rappresenta il proprio dojo: portare il proprio maestro al dojo avversario fa vincere la partita (“via del fiume”); è possibile vincere anche mangiando il maestro avversario con una qualsiasi pedina (“via della roccia”).
Da 16 carte se ne sorteggiano 5 per la partita in corso: le altre vanno messe via. Due carte vanno a ciascun avversario, una nel mezzo, neutrale.
Ogni carta ha rappresentata una mossa: una casella nera – che è quella della posizione attuale della nostra pedina – e delle caselle grigie di destinazione. Si sceglie una delle proprie cinque pedine e si gioca una delle due carte, eseguendo la mossa corrispondente. Se la pedina finisce su una di quelle avversarie la “mangia”.
Finita la mossa, si mette la carta usata nel mezzo e la sostituisce con quella neutrale. Ora tocca all’avversario che agisce allo stesso modo, fino alla conclusione della partita.
Ogni mossa che utilizzerete arriverà quindi a disposizione dell’avversario con un turno di ritardo.
CONSIDERAZIONI
Partiamo dai materiali, certamente una gioia per gli occhi, ma forse un po’ esagerati per il gioco e forieri di un costo non proprio invitante. Personalmente poi, per questo genere di giochi e per l’ambientazione, il legno sarebbe stato più indicato, ma probabilmente ancora più caro.
Per quanto si sia tentato, con grafica e nomi delle mosse (che richiamano gli animali degli stili del Kung-Fu) di dare una buona connotazione tematica al tutto, rimane un astratto, con tutte le implicazioni del caso.
Guardando la meccanica principale, molti di noi si ricorderanno di aver già visto qualcosa di molto simile in Daimyo di Piero Cioni, in cui, con lo stesso sistema, le carte giocate per muovere le proprie pedine andavano agli avversari con un turno di ritardo.
Tra l’altro stessa ambientazione orientale (là erano samurai di clan rivali) e stesso sapore astratto. Sarà un caso? Non lo so, comunque era geniale in Daimyo, funziona altrettanto egregiamente in Onitama.
Questa meccanica, oltre ad essere efficace ed elegante, porta ai giocatori una serie di vantaggi:
– sorteggiando 5 carte su 16, aumenta di molto la rigiocabilità del titolo, garantendo partite sempre diverse.
– fornendo solo due carte tra cui scegliere, limita la paralisi da analisi, anche se in certi momenti sarà inevitabile, dato che si cercheranno di calcolare non solo le nostre future mosse, ma anche quelle a disposizione dell’avversario.
– il sistema di scambio carta permette un’ottima profondità, con la possibilità di ragionare almeno un turno avanti (meglio due o tre…).
Anche la doppia condizione di vittoria contribuisce a creare diverse strategie e “stili di combattimento”, favorendo un approccio più aggressivo o più conservativo, aprendo sempre nove strade ed occasioni che occorre saper cogliere.
A fronte delle poche regole e dell’essenzialità del sistema, Onitama può rivelarsi un vero brain burner, in cui il più esperto o semplicemente il più portato riesce a battere facilmente il principiante. Come tutti gli astratti del suo genere (Hex, Mijnlieff, Buffalo), piace a uno specifico segmento di giocatori e non ha caratteristiche tali da invogliare chi normalmente detesta questo tipo di giochi.
Quindi abbiamo un gioco vario, semplice, elegante, fluido, profondo, con bellissimi materiali. Nel suo segmento, uno dei migliori mai giocati.
Il primo impatto con il gioco ti fa pensare ad una versione ultra facile degli scacchi: vedi cinque pezzi, con il re e quattro pedoni e ti confronti con giusto cinque diverse carte movimento, per cui ragioni che sei davanti ad uno scacchi semplificato all’estremo. La memoria mi fa venire in mente The Duke, titolo che partiva da presupposti simili e la domanda spontanea è: “quanto potrà essere difficile una partita di scacchi con 5 pezzi per parte su di una scacchiera striminzita?”.
Poi inizi a giocare e capisci che tutto sta non tanto nelle mosse, che sono alla fine semplici, ma nel ritmo di gioco, ovvero nella capacità di prevedere il flusso delle carte.
Le diverse mosse disponibili in ogni partita sono solo 5, ma la chiave del gioco è quella che ogni volta che ne usi una, la devi mettere a disposizione ed essa diverrà così fruibile due turni dopo al tuo avversario (che la prenderà, infatti, solo alla fine del suo turno).
Nel giro di un paio di partite ci si prende la mano e si elaborano così le prime catene, comprendendo anche come in ogni partita i giocatori abbiano davanti un nuovo puzzle da risolvere, con una prima fase di inquadramento di ciò che sarà possibile e poi l’avvio delle ostilità.
La durata della partita, almeno parlando del numero di mosse, è in genere ridotta, perché il tabellone piccolo rende piuttosto rapido l’avvicinamento all’avversario e gradevolissima è l’idea delle due strade per la vittoria, perché ho ben notato come un re aggressivo, con la giusta combo di due o tre mosse possa rapidamente raggiungere la base avversaria (o una gloriosa morte in battaglia).
Andando nel pratico il giocatore di scacchi (o di astratti) avrà facilmente la meglio sugli occasionali, perché conosce gli strumenti di gioco e comincerà rapidamente a calcolare le sequenze di mosse, ma il suo meglio il gioco lo dà, probabilmente, nelle partite un pelo più sbarazzine e non esageratamente riflessive.
La sensazione (ci ho fatto solo alcune partite) è quella che chi gradisca l’idea di studiare il gioco per ‘risolverlo’ potrebbe trovarsi, dopo le prime tre o quattro mosse di ‘avvicinamento’ (o anche meno, a seconda delle carte disponibili) a fermarsi a riflettere per i classici dieci minuti e ad elaborare catene di 3-4 mosse obbligate, chiudendo così la partita.
Per un giocatore di scacchi tempi di attesa simili sono normali, mentre per gli occasionali subentra rapidamente la voglia di fare quattro chiacchiere 🙂
Diciamo che il gioco, a mio avviso si presenta come interessante e ben realizzato e propone il giusto mix tra potenziale profondità (si colloca, nella scala difficoltà, più vicino alla dama che agli scacchi) e divertimento accessibile a tutti. L’età indicata sulla scatola, che è 14+, è quindi fuorviante, perché lo vedo come proponibile già a bimbi di 8 anni, che sono perfettamente in grado di capire gli scacchi…
Quanto alla longevità, la scatola contiene 16 carte, per cui le combinazioni che esse generano (se ne usano solo 5 ogni volta) rendono il gioco sufficientemente durevole per chi abbia piacere di sottoporlo a ripetute prove.
Concordo con Agz sul fatto che l’edizione deluxe si colloca in una fascia di prezzo non bassissima, ma alla fine mi chiedo se lo avremmo preso ugualmente in esame con la stessa buona predisposizione se qualcuno ce lo avesse fatto provare in una veste da prototipo e, con tutte le cose che ci sono in giro, probabilmente risponderei di no. Del resto anche per gli scacchi si possono giocare in una scacchierina da viaggio da pochi euro o in una bella scacchiera in legno come quelle di una volta ed in questo ultimo caso un centone potrebbe non bastare …
CONCLUSIONE
Se avete un po’ di soldini da spendere, se vi piacciono gli astratti, se vi piacciono i filler a fortuna zero, se vi piacciono i giochi in cui ci sia da ragionare, questo gioco fa per voi senza se e senza ma.
Onitama è un titolo che assimilo ad Hive come categoria, ovvero un astratto con regole semplici (qui anche più che in Hive), sufficientemente profondo da attrarre i fan del genere e sufficientemente immediato da risultare immediatamente fruibile agli occasionali.
Una giusta via di mezzo che sembra avergli riservato una ottima accoglienza da parte del pubblico.
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