BAUZA
L’idea di base è quella che ad ogni turno ciascun giocatore riceva un certo numero di carte (pari al numero di periscopi + 1) e tra esse ne scelga una che giocherà di fronte a sé, formando una fila con quelle precedenti e che la cosa si ripeta per una quindicina di volte, formando ad ogni round (composto da cinque scelte) una fila sopra alla precedente, così da avere a fine partita una griglia 5×3 (circa, visto che ci sono possibilità di giocare più di una carta per turno).
Alla fine di ogni round e poi della partita ha luogo il classico calcolo di punti, articolato su diverse categorie, in modo tale da stimolare sia la raccolta di determinati gruppi di carte di tipo diverso e/o dello stesso tipo, sia da dare importanza anche al come le carte sono fisicamente piazzate e accostate tra loro.
L’ambientazione marina, dunque, è assolutamente ben resa, sia dalle tinte azzurro-blu delle carte che dai materiali, primo fra tutti i sommergibilini componibili che rappresentano le schede giocatore.
Le carte, come accennavo, rappresentando l’elemento necessario del gioco, girando tutto intorno ad esse e le stesse risultano, infatti, ben colorate e fumettose, con disegni che fanno comprendere, per il loro stile, chiaramente qual’è il target di pubblico prescelto, ovvero quello familiare.
Al loro fianco abbiamo i potenziamenti di ogni giocatore, che potevano essere resi con semplici gettoni o carte (anche di modesta dimensione), ma che qui, nella logica della produzione lussuosa, sono rappresentati, appunto, da dei sommergibili assemblabili (come puzzle), le cui parti stanno a indicare i vari livelli raggiunti (es. dei sommozzatori, carburante, periscopio, …) dal giocatore.
Una volta messo sul tavolo il gioco, quindi, fa una gran bella figura.
A QUALE PUBBLICO È RIVOLTO?
Il pubblico di riferimento è chiaramente quello familiare e del resto l’8+ sulla sulla scatola, assieme alle linee grafiche, lo fanno capire sin da subito (preciso che gli otto anni vanno bene se avete già svezzato i vostri figli con altri giochi, altrimenti può essere anche un 9/10+).
Chiarito che il gioco vuole rimanere leggero, nello stesso tempo sono proposte diverse idee, che valgono a farne salire un attimo il peso specifico, tanto da poter essere soggetto anche a diversi momenti di riflessione.
A ben vedere c’è infatti la possibilità di scegliere se puntare, soprattutto nei primi turni, sul potenziamento delle proprie abilità, così come, al contrario, a privilegiare il quasi tutto e subito, ovvero ad assumere una condotta più attenta a massimizzare i punti da ottenere anche nelle fasi di punteggio parziali che avvengono alla fine di ciascuna delle fasi di gioco.
Anche nel piazzamento delle carte, poi, è richiesta un minimo di attenzione, sia per ottenere la formazione del banco di coralli più grande possibile (qui si deve cercare di collocare le carte che li contengono una vicino all’altra), sia per massimizzare gli effetti dei subacquei (qui basta che i tesori siano presenti in carte contenute nella stessa colonna.
Classicamente, poi, a fine partita c’è anche una piccola dose aggiuntiva di alea, legata alla pesca dei tesori.
C’è ovviamente molta alea, legata alla pesca del mazzo, ma è chiaro che se non avete potenziato il periscopio (che incide sul numero di carte che pescate) poi non dovete lamentarvi che la fortuna non vi aiuta … 😉
Nel complesso, dunque, è un classico titolo il cui peso specifico è quello tipico della categoria base dello Spiel des Jahres, ovvero con regole tutto sommato semplici (ripeto, però, che per assoluti neofiti un paio di partite di prova per capire tutto ci vogliono tutte), componenti validi e rivolto a un pubblico familiare.
POSSIBILI ASPETTI NEGATIVI?
Nel complesso Oceanos si rivela un titolo più che valido, ma a voler fare le pulci direi che forse uno dei suoi potenziali maggiori pregi, ovvero la componentistica, si può rivelare anche un piccolo difetto (collaterale), nel senso che il setup, con tutti i pezzi di sommergibile, può rivelarsi anche lungo e il tutto un poco ingombrante sul tavolo, aspetti questi che possono distrarre e/o disincentivare i giocatori meno motivati.
Ciò, unito alla presenza di un paio di regole aggiuntive, che in verità ai miei occhi rendono il gameplay più interessante, alla prima esperienza può rappresentare un piccolo ostacolo per un assoluto neofita.
Per il resto direi che non parlerei tanto di difetti, quanto piuttosto della necessità di capire se state cercando un gioco del suo peso specifico (leggero) o qualcosa di più sostanzioso, ma se siete nella seconda categoria, allora semplicemente sarete alla ricerca di qualcosa di diverso.
CONCLUSIONI
Oceanos si rivela un ottimo titolo per famiglie, dotato di una componentistica molto curata (forse persino sovrabbondante), con regole di base semplici, ma anche con un paio di trovate e accorgimenti utili a far divertire anche chi, trai presenti intorno al tavolo, sia un pelo più smaliziato.
Rappresenta l’ennesima conferma della capacità dell’autore, Bauza, di rivolgersi efficacemente a un pubblico ampio.
Ringraziando l’editore per la copia di review concessa, ricordo che il gioco Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
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