[Prime impressioni] Dale of Merchants

scritto da Fabio (Pinco11)

A volte mi piace abbandonare i classici percorsi, ovvero i titoli editi dalle case più note, per andare un poco alla ricerca delle perle nascoste, di quelli che gli amici d’oltreoceano chiamano gli underdog.
Stavolta mi sono imbattuto in un piccolo editore finlandese (paese che già vanta editori famosi, come la Lautapelit, per esempio), la Snowdale Design, che altro non è se non un one man show, visto che il titolo da loro prodotto si chiama Dale of Merchants e ne è autore, con il classico gioco di parole, Saami Laakso (il cognome, in finlandese, vuole dire proprio valle, che in inglese è appunto dale).
Si tratta di un gioco di carte per 2-4 giocatori (10+ l’età, dipendente dalla lingua, visto che le carte hanno testo in inglese) a base di deck building che ricorda nei suoi principi di base titoli classici come Dominion, ma che poi è riuscito, grazie alle peculiarità che propone, ad attirare l’attenzione degli appassionati del genere.
La Devir ha annunciato l’uscita della versione italiana del gioco, atteso per la Play di Modena.

TUTTO NACQUE DA KICKSTARTER
Il progetto è stato lanciato e finanziato per la prima volta su Kickstarter nel 2015, raccogliendo i suoi 20.000 dollari grazie a circa 750 sostenitori (qui la pagina del progetto).
Ben illustrato, il gioco propone una meccanica di deck building diversa dal solito e gode di alcune preview positive, per cui ottiene senza troppe difficoltà il finanziamento, raggiungendo anche qualche strech goal.
L’anno seguente l’autore pensa, quindi, a un seguito, ovvero Dale of Merchants 2, il quale (qui la pagina del progetto) introduce nuove razze nel gioco: poiché il mazzo con il quale si svolge la partita è composto di volta in volta assemblando più sottomazzi (ciascuno che rappresenta un tipo di animale antropomorfo) il seguito rappresenta sia una espansione che un gioco standalone (che si può giocare da solo, senza possedere il primo).
Le ottime valutazioni nel frattempo ottenute su BGG (dove ora gode di un bel 7,4 di voto medio) aiutano e il nuovo progetto si chiude stavolta con la raccolta di più di 70.000 dollari e il numero di sostenitori è più che raddoppiato.
Tutto ciò contribuisce a incuriosirmi e non a caso ne parlo in uno degli articoli di preparazione ad Essen, dove me lo accaparro (entrambe le scatole, una regalatami dall’editore, grato per la menzione del gioco, e una che compro io stesso per completezza).
Poco reperibili altrimenti, il gioco può essere in caso acquistato dal sito dell’editore (qui il link) ed è disponibile anche in versione print and play a pochi euro.
IL GIOCO IN POCHE PAROLE
Nella scatola sono contenute 110 carte, ovvero 15 per ciascuna delle sei razze, e 20 di paccottiglia (junk).
Per prima cosa ad ogni partita si crea il mazzo di gioco, utilizzando tanti mazzetti razza quanti sono i giocatori + 1 (se avete entrambe le versioni del gioco, potrete quindi scegliere le combinazioni) e ogni giocatore riceve una carta di valore 1 di ogni tipo e alcune carte paccottiglia, fino ad avere 10 carte che compongono il suo mazzo. Ciascuno pesca 5 carte dal mazzo e le tiene in mano. Si mettono, quindi, 5 carte in tavola (sull’apposita plancetta), che sono quelle che si possono comprare. 
Senza andare troppo nei dettagli (qui trovate il manuale in inglese), l’idea è che al proprio turno il giocatore a cui sta possa a) comprare una carta dal mercato, scartando carte di valore corrispondente dalla propria mano (come nei classici deck building le carte scartate vanno nel proprio mazzo degli scarti. che si rimescola quanto finisce il mazzo di pesca); b) utilizzare una carta eseguendo l’azione speciale che essa consente (a volte l’azione prevede la possibilità di svolgere una seconda azione, dando luogo a combo);  c) scartare carte; d) giocare di fronte a sé carte di una razza per costruire un espositore.
L’azione d) rappresenta il profilo più innovativo del gioco, perché lo scopo della partita è quello di giocare di fronte a sé 8 mazzetti di carte (il primo che ci riesce vince), ciascuno composto da una o più carte dello stesso seme, il cui valore complessivo va da 1 (per il primo mazzetto) a 8, progressivamente.
È chiaro che le carte che si giocano di fronte a sé escono definitivamente dal proprio mazzo di pesca, per cui si dovranno combinare le esigenze di procedere speditamente nella formazione della sequenza con quelle di tenere in mano le carte più forti, per poterne acquistare di ulteriori.
COME GIRA?
Bene, gira proprio bene.
È ovvio che vi devono piacere i giochi di deck building, ovvero titoli come Dominion, Trains e via dicendo, nei quali nel corso della partita si comprano carte, che vanno a incrementare il proprio mazzo, contribuendo così ad aumentare le proprie possibilità di gioco future, ma se soddisfate questa premessa, il titolo dovrebbe essere di quelli interessanti per voi.
A livello di sviluppo della partita, infatti, la miscela tra le carte che si hanno in mano e le 5 che sono sul tavolo consente spesso di costruire anche delle belle combinazioni, considerando che diverse carte consentono di svolgere prima l’azione che esse prevedono e in aggiunta una seconda azione, per cui si possono svolgere delle belle combinazioni. Classicamente, poi, si cerca in corso di partita di sbarazzarsi delle carte junk (di basso valore) che si hanno all’inizio e di affinare il mazzo.
La vera novità, però, come accennavo, sta nel fatto che giocando si devono sacrificare definitivamente delle carte per costruire i propri stalli od espositori, ovvero gli otto mazzetti che consentono di vincere la partita, per cui la chiave del tutto sta, alla fine, nell’avere il giusto timing delle cose, ovvero di sapere per quanto tempo di deve andare avanti a costruire il mazzo prima di iniziare a buttare giù carte.
Tra le cose simpatiche aggiuntive vi è poi il fatto che sono disponibili 6 mazzi diversi di sei teoriche razze di animali antropomorfi (ad ogni partita se ne utilizzano da 3 a 6 a seconda del numero di giocatori) e che, con Dale of Merchants 2 ne sono disponibili ulteriori 6 (e una addizionale è stata prodotta come promo), così da poter dare al gioco un sapore diverso a seconda degli abbinamenti di razze che si metteranno in gioco (ognuna ha uno stile diverso per le carte con effetti, con una, per esempio, che punta sulla fortuna, una particolarmente interattiva, e così via).
A seconda di come si è costruito il mazzo, così, si può dare un diverso sapore alla partita, rendendo il tutto più apprezzabile per il tipo di giocatori al tavolo (per esempio chi odia gli effetti fortuna eliminerà la relativa razza e dado) o semplicemente più vario.
Interessante è anche la presenza di una regola addizionale che introduce la possibilità di un gioco a coppie (2 contro due), che in Dale of Merchants 2 è affinata anche grazie alle nuove razze.
IL PACKAGING

Esteriormente il tutto è stato realizzato in modo curato e professionale, con una grafica più che attraente (l’autore è anche illustratore del gioco) e carte di buona qualità (grazie al linen finish pubblicizzato su Kickstarter). La scatola è di dimensioni adeguate per contenere i due mazzi di carte e la plancetta del mercato (che serve più che altro per ricordare che le carte hanno un costo crescente a seconda della posizione in cui si trovano) è a sua volta un’aggiunta non strettamente indispensabile, ma gradevole, così come il dado (che serve per l’effetto casuale di una razza).
CONCLUSIONI

Dale of Merchants si propone come un gioco di deck building classicheggiante, ma ben realizzato e con un paio di ideuzze idonee a renderlo sufficientemente diverso dall’esistente da meritare di essere aggiunto alla collezione di chi ami il genere.
Curato nel packaging, con meccanismi sufficientemente oliati e la varietà indotta dalle numerose razze disponibili, si propone come valido filler, idoneo anche per qualche ripetuta nella stessa serata.
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