Il suo peso specifico, unito alla linearità delle regole, gli ha fatto però conquistare parecchie attenzioni, tanto che la TMG ha proposto una campagna Kickstarter per una sua riedizione, nella quale si è provveduto sia a una revisione della grafica, nella versione originale ancor più spartana di quella attuale e dove è stata proposta anche una versione deluxe, con monete di metallo e risorse rappresentate da segnalini in legno.
L’idea è quella che, prima di muovere il pedone, il giocatore possa piazzare o tre assistenti in tre caselle diverse o due in un’unica casella: il pedone che svolge l’azione al proprio turno deve muoversi solo attraverso caselle occupate da propri assistenti e svolgerà azioni solo nella casella di arrivo (dove dovrà esserci un assistente). L’azione eseguita, infine, avrà una forza (effetti) legata al numero di assistenti presenti e/o agli edifici del giocatore ivi collocati (questa opzione si attiva quando si svolge un’azione con forza 4 o 5).
Diciamo, quindi, che la valutazione d’insieme sulla componentistica è di più che adeguata allo scopo, anche se si nota la presenza dei cubetti-assistente e delle merci in cartoncino che fanno tanto gestionale d’antan.
Questo cozza un filo con il prezzo del gioco, che non è esattamente in fascia economy (cosa che può far riflettere anche l’acquirente compulsivo).
I volumi di vendita limitati che questo tipo di titoli ottengono spingono il tutto verso l’alto e capisco che potessero sconsigliare di indirizzarsi verso un’edizione della versione deluxe del gioco, che ben difficilmente poteva raccogliere in Italia una quantità di vendite adeguata.
Già al primo turno di gioco, dopo la spiegazione, il giocatore che si accosta a questo titolo per la prima volta non ha grosse difficoltà nel piazzare i suoi tre cubetti assistente (in genere in tre caselle vicine), poi collocare in gioco per la prima volta il pedone che svolge l’azione e farlo muovere nella casella desiderata, dove si unisce a un assistente, ottenendo un paio di risorse base. Al turno seguente, poi, lo stesso giocatore si indirizza sulla casella che consente di prelevare carte ordine e, cumulando le risorse prelevate con quelle di partenza, spesso riesce già a soddisfare il suo primo ordine, ricevendo da ciò l’idea di aver capito come tutto si svolge.
È con il passare dei turni che, gradualmente, questa sensazione si allontana e viene sostituita da quella che le cose, a volerle mettere insieme per benino e con efficienza, non sono poi così immediate.
Se la meccanica di base è quella del prendi risorse e restituiscile per soddisfare gli ordini, alzando un attimo lo sguardo, si verifica che ci sono anche diverse altre cosette che si possono fare, tra le quali, per esempio, mettersi a piazzare propri edifici nelle varie aree del tabellone, perché essi potenziano le proprie azioni e danno anche dei simpatici bonus immediati. Il fatto è che a inizio partita ne abbiamo in mano solo due, per cui ecco che rivolgiamo lo sguardo all’area che consente di ottenere la disponibilità di nuovi assistenti ed edifici.
Poi allarghiamo ancora lo sguardo e vediamo che ci sono diverse carte tecnologia che consentono di ottenere dei bonus permanenti interessanti. Poi ancora notiamo che ci sono un paio di sezioni nelle quali si vanno a piazzare assistenti e che danno a fine partita punti vittoria per le maggioranze. Poi notiamo le merci d’importazione e vediamo che se le scambiamo in una apposita sezione possiamo anche fare uno stonfo di punti.
Tutto si incrocia e i tempi di riflessione, di conseguenza, crescono, con il culmine verso le ultimissime mosse, dove tutti hanno accumulato spesso azioni bonus (gli agenti stranieri, che si acquisiscono quando si hanno davanti a sé coppie di carte con lo stesso simbolo paese – altra particolarità).
Gradualmente, quindi, esce lo spessore di questo titolo, che partiva come facile facile, ma che già mentre il vostro spiegatore vi illustrava le regole avevate intuito non essere poi così leggero.
Un cinghiale?
No. Il flusso del gioco resta comunque sufficientemente lineare e alla fine, dopo che si sono giocate un paio di partite, le meccaniche risultano già memorizzate, senza che creino più grosse difficoltà. Nel contempo non è un classico peso medio (ma un qualcosa di più), almeno non nel senso che sta maturando di questi tempi, nei quali tutto è limato e sintetizzato, perché in Yokohama abbiamo comunque le carte tecnologia, che danno poteri, abbiamo qualche spruzzo di maggioranza (due plance), abbiamo una gestione non solo delle risorse, ma anche dei materiali fruibili e ci sono, infine, delle regolette (tipo quelle delle nazionalità sulle carte), che influiscono poi sui punti finali e che rappresentano spunti del tipo di quelli che in un cinghiale vero e proprio troviamo in gran quantità.
Come difficoltà, quindi, direi che è un peso medio con i parametri di una volta.
Visivamente, direi che ricorda Istanbul, ma anche Colonisten (che per combinazione è a sua volta stato localizzato giusto quest’anno dalla stessa Cranio), per via della meccanica base dell’omino che si muove per svolgere l’azione di dove arriva.
Sull’interazione direi che non è altissima: la cosa che ti aspetti essere più importante, quando lo giochi la primissima volta, è il pagamento dello yen a chi si trova nella casella dove entri, ma alla fine la cosa nell’arco di una partita tende a non incidere così tanto, per cui alla fine la presenza altrui la senti più che altro per le maggioranze di fine partita (ma sono giusto due o tre e i punti ad essi legati in senso assoluto non sono tantissimi) e per la classica indiretta lotta per accaparrarsi per primi certe carte e i bonus immediati sulle tessere azione.
Scalabilità?
Buona: il tabellone si compone con un numero diverso di tessere a seconda dei giocatori e anche le condizioni di fine partita variano per tenerne conto, per cui l’esperienza di gioco resta, in sostanza, pressoché invariata.
CONCLUSIONI
Yokohama è un gestionale di media complessità (in scala gamer, mentre per un occasionale può essere il punto di arrivo ad esito di parecchie serate di introduzione ad altro) con il gusto del classico, che parte da concetti semplici (muovi il pedone ed esegui l’azione corrispondente, prendi merci e restituiscile per completare ordini, …) per assemblare un prodotto solido e ben oliato.
Graficamente e sui componenti il suo potenziale apprezzamento è soggettivo, ma tutto risulta chiaro e funzionale, con il risultato di proporre un esotico german made in Japan.
Nel complesso un titolo più che valido, che meritava effettivamente una distribuzione più ampia, che lo rendesse disponibile senza doverlo cercare in giro per il mondo.
Il gioco è disponibile, per chi avesse piacere, anche Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.
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