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| La scheda giocatore |
L’idea è quella che i giocatori gestiscano una delle razze (asimmetriche) disponibili, guidandola nella colonizzazione della galassia. Il primo passo della conquista di un pianeta consiste nella posa di una stazione mineraria (a inizio partita ognuno ne ha due) e nel corso della partita, dai due punti di partenza si spicca il volo per insediarsi su altri pianeti e/o per migliorare le strutture in questione (ce ne sono di altri 4 tipi, ciascuno dei quali fornisce diversi introiti).
Quattro sono le risorse disponibili (denaro, ricerca, minerali e dei similcubetti verdi, chiamati CIQ) intorno alle quali ruota il tutto e sei le azioni disponibili tra le quali si può al proprio turno scegliere (in alternativa si passa e si finisce il round). Tra di esse le più logiche sono la colonizzazione di un nuovo pianeta (previa contestuale terraformazione del suo terreno), il miglioramento di una struttura, la formazione di una federazione (come le città di TM, con la creazione qui di una sorta di rete di satelliti), l’avanzamento tecnologico e così via.
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| I terraformer |
Sullo sfondo c’è poi il ciclo del potere di TM, visto che sul tabellone compaiono sempre i dischettini viola che si muovono nelle tre teoriche vaschette di ricarica, arricchito stavolta da una quarta vasca, utile per svolgere l’azione di terraformazione dei pianeti transidmensionali (progetto Gaia), una cosetta simpatica che costa uno stonfo e si svolge in due comodi round (considerate che la partita ne dura sei in tutto …).
In corso di partita ai punti che si ottengono in vari modi (tra i quali si annota la presenza delle solite tessere punteggio di TM, che danno punti ad ogni giro sulla base di diversi tipi di azioni svolte) si aggiungono vari bonus, quali quelli (ora variabili) di fine partita.
SENSAZIONI
Per prima cosa quando ci si siede davanti a un piatto di cinghiale si deve avere la coscienza che si sta per mangiare qualcosa di diverso dal pollo.
Mi direte che questa è un’ovvietà, ma quando si gioca a Gaia la ritengo una premessa necessaria, perché si tratta a tutti gli effetti di un titolo di peso, nel quale è richiesta profonda riflessione e pianificazione a lungo termine, le quali a loro volta presuppongono il pieno possesso delle regole e meccaniche.
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| I cubetti sono ‘satelliti’ |
Alla prima partita, dunque, si andrà solo a scoprire come funziona il tutto e non è infrequente vedere dei motori di gioco clamorosamente inceppati già al secondo giro. Ad esaurire le risorse iniziali ci si mette un attimo e se, putacaso, hai scelto la strada sbagliata per svilupparti, non tenendo conto delle risorse che ti servivano per espanderti, al giro dopo ti inceppi e non riesci, semplicemente, che a stare al bordo della strada a vedere le bici degli altri che sfrecciano via.
Di meccanismi di recupero per chi si attarda, Gaia, non ne predispone.
Gli approfondimenti, inoltre, contribuiscono a complicare le cose, per cui il primo impatto può essere quello di risentire di una minore linearità dello sviluppo della partita rispetto al predecessore, che può generare sconcerto. Si tenga conto in questo che Gaia vuole essere anche un nuovo gioco, per cui non è detto che il fatto di allontanarsi da TM sia un male (altrimenti che te lo sei comprato a fare?).
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| Una federazione è nata … |
Il livello di complessità, quindi, è sicuramente cresciuto, non in modo geometrico, ma comunque in modo ben percepibile e il giocatore solo occasionale di TM, non aiutato come i fan del predecessore da una conoscenza almeno delle logiche di base che presiedono al gioco, deve essere preparato a digerire (ecco il cinghiale) una certa quantità di cose. Il manuale, devo dire la verità, non aiuta troppo, nel senso che è di quelli freddini, che ti dicono tutto, ma che si legge bene e fila via veloce come un trattato di analitica, per cui aiutano in questi casi anche i simpatici video (io ho visto quello di Miss Meeple e un paio di quelli americani, per esempio) che penso siano un must da vedere come prerequisito prima di sedersi al tavolo e ascoltare la spiegazione.
Ovviamente, per una partita multigiocatore, i 60 minuti del 60-150 sulla scatola sono solo uno specchietto per le allodole e non contate, tenendo conto di un livello di pensosità medio, di alzarvi prima dei 150′-180′ dal tavolo 🙂
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| I bonus attribuiti ad ogni turno |
Accennavo prima sull’interazione, dicendo che è in calo rispetto a TM e lo confermo. Resta la logica del creare delle specie di barriere contro la colonizzazione altrui, ma nel contempo i pianeti sono ora separati da spazio, che non è di nessuno, per cui è facile che l’avversario ora si infili in mezzo alla tua linea e passi oltre, dopo essersi sviluppato con la navigazione, anche se ogni passo tecnologico costa (eccome se costa). Quello che era in TM un modo per isolare l’avversario, ora diventa più difficile da fare.
Sensibili sono, inoltre, i poteri delle razze fornite ed essenziale è adattare, quindi, il proprio motore alle capacità di base sulle quali quella prescelta è fondata, pena il rimanere rapidamente fuori dalla lotta per la vittoria.
Scalabilità?
Personalmente credo che la versione a 4 sia la migliore, anche se quella a 3 gode della riduzione dei tempi di gioco legata alla presenza di una mente pensante in meno. Su questo tipo di titolo il testa a testa mi risulta poi (personalmente) meno entusiasmante, ma qui vado nel soggettivo, perché, grazie alla modularità del tabellone (che si stringe e allarga a seconda dei giocatori), lo spazio vitale resta grosso modo quello.
CONCLUSIONI
Gaia Project si rivela un ottimo seguito di Terra Mystica, contenendo quello che ci si può e deve attendere in questi casi, ovvero un impianto di base che ricalca il precedente (per accattivare i fan e dare il giusto senso di conoscenza delle logiche di fondo), ma anche tante novità, utili a non farlo percepire come un semplice pacchetto di espansione applicato a un nuovo sfondo.
Il peso specifico del tutto è significativo e il gioco deve essere approcciato con il giusto timore reverenziale e preparazione (video/manuale) da parte di tutti, per evitare che la serata diventi una sorta di trivia per lo spiegatore (… e questo come si fa? … e questo a cosa serve?). Vietato proporlo ai pensatori seriali (almeno se la mattina dopo andate a lavoro …), ma di sicura soddisfazione per i palati indirizzati ai gusti forti e gli stomaci preparati a una lenta digestione.
Un cinghiale, insomma, con zanne, unghie, pelo e tutto 🙂
E voi che lo avete provato e che siete stati fan di TM, che ne pensate???
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Si ringrazia l’editore per la copia di review concessaci.
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