Assordante il silenzio del cosmo
LarryG
E venne il momento di presentarvi un titolo che unisce alcuni dei nomi più (piacevolmente) noti del panorama ludico italiano e internazionale: Entropy.
Quando si leggono firme del calibro di Simone Luciani, Nestore Mangone e Tommaso Battista nello stesso progetto, le aspettative degli appassionati di eurogame sono alte. Perché dopo averci regalato perle come Darwin’s Journey e Barrage non esagero se dico che i tre autori giocano ormai in un campionato a parte.
Entropy è un gestionale edito da Board&Dice con edizione italiana a cura di Cranio Creations, per 1-4 giocatori (90-120 minuti, a seconda del gruppo) e con coefficiente di difficoltà di 3.57 su BGG.
L’avevo incrociato a PLAY ’26 solo giusto il tempo di guardarlo senza riuscire a sedermi al tavolo. Il titolo sarà possibile provarlo al COMBO Festival di Milano, il 3 e 4 ottobre, manifestazione organizzata da Ludo Labo, Studiolabo e la stessa Cranio Creations.

La prima cosa che vi posso dire è che Entropy è un cinghiale. La copertina e il tema vi raccontano la nascita dell’universo, ma sotto c’è un gestionale molto impegnativo che chiede ottimizzazione.
Sì, mi è piaciuto parecchio e per me è uno degli eurogame più solidi provati quest’anno. Non aspettatevi però uno di quei titoli che si apparecchiano, si spiegano in dieci minuti e dopo il primo giro avete già capito come ottenere il massimo dei punti.
Qualche spigolo c’è e non esiterò a riportarlo, ma l’esperienza al tavolo è stata sempre molto gradevole.
I. Componenti & Setup
La produzione è funzionale proprio come quella che ci aspettiamo da Board&Dice, senza troppe concessioni all’estetica fine a sé stessa (e va bene così).
Un “gioco a tutto tondo” lo descrive qualcuno, dominato da un tabellone centrale a rondella che occupa una buona porzione di tavolo. La quantità di materiale è abbondante tra pile di pianeti, asteroidi di quattro tipi, tessere bioma (normali e “maltempo” le chiamo io), mazzi di carte per forme di vita e obiettivi. Nella scatola sono presenti anche componenti in legno sagomati (batteri, piante e animali) che sono piacevoli al tatto e ben definiti.
L’artwork della copertina evoca subito un’atmosfera “aliena” con creature vegetali e animali bizzarre. Questo stile si ritrova soprattutto sulle carte Vita, mentre il resto del gioco mantiene uno stile scientifico molto semplice da leggere, con pianeti e stelle che ricordano quelli che si vedono in Cosmos: Odissea nello spazio.
Le plance personali (le “console”) sono ben pensate per tenere traccia delle evoluzioni delle proprie carte-abilità e dei token da utilizzare.
Il problema arriva quando bisogna tirare fuori tutto dalla scatola. Il setup non è uno dei più rapidi. Bisogna smistare, impilare, dividere e ci vogliono circa dieci minuti di preparazione attenta. Non aspettatevi un inserto organizzato e fortemente vi consiglio di andare di sacchettini. È una scelta che probabilmente aiuta a contenere il prezzo, ma l’apertura della scatola può essere un po’ travolgente. Io vi ho avvisati.
I player aid, quelli sì sono fatti bene perché chiari e tornano utili per tutta la partita.
C’è però una particolarità che conviene sapere prima ancora di iniziare a spiegare. Le regole delle icone relative alle carte-abilità uniche si trovano sulla scheda del singolo giocatore. Quindi se siete voi quelli che spiegano, occhio… potreste ritrovarvi a dover interpretare al volo qualcosa che l’altro ha davanti e voi no.




II. Come gira il gioco
Il tratto particolare di Entropy è un ingegnoso sistema a rondella dove muoviamo il nostro unico scienziato/meeple (mi viene in mente Terminus come altro gioco di esempio).
Il flusso è scandito da una serie di scelte concatenate che partono tutte dal tabellone centrale. A ogni turno, ci si muove da 1 a 3 spazi in senso orario, si esegue un’azione e si passa la mano. Semplice, no? In realtà la parte interessante arriva quando bisogna decidere dove fermarsi.
La Rondella e i suoi dilemmi
Il movimento su rondella è implementato con un doppio anello dove ogni sezione offre due opzioni: un’azione esterna “debole” e una interna più “potente” in termini di azioni, che richiede di spendere uno dei tre preziosi “token creazione” (stella, pianeta, carte).
Questa meccanica è tanto ben studiata quanto crudele, perché quando usate un token non potete semplicemente riprendervelo al turno dopo, ma resta impegnato finché il vostro scienziato non completa un giro intero della rondella, quindi spendere un token significa anche rinunciare a una delle altre azioni principali temporaneamente.

Un’altra implementazione premia invece la distanza percorsa, muovi di uno? Bonus migliore. Muovi di due? Bonus intermedio. Muovi di tre? Nessun bonus. Ma se lo spazio è occupato da un altro giocatore, la distanza “eseguita” aumenta, e potresti perdere il bonus. Delizioso… è una interazione che permette di disturbare le mosse degli avversari ed equilibrare le azioni di chi si muove di molto per recuperare velocemente i token creazione.
Le tre azioni principali sono:
- Evolvere una stella
- Aggregare (piazzare) un pianeta
- Creare vita (giocare una carta di vita)
Queste azioni richiedono ciascuna un token di creazione dedicato, se il token è già in mappa, l’azione non è eseguibile finché il giro non si completa e il token non viene recuperato. Esiste un token jolly, inizialmente non disponibile, che si sblocca completando due volte il giro. Le azioni dell’anello esterno non richiedono token e sono sempre eseguibili.
Ricordate che al recupero del token creazione è possibile scegliere tra:
- Ottenere un token entropia
- Attivare una stella (a scelta tra quelle possedute)
L’evoluzione delle stelle consente di passare da un livello iniziale (es. “1A”) a livelli superiori (2, 3, 4) seguendo diversi tracciati e spendendo energia. Cambiano bonus di attivazione e set di icone/condizioni richieste per la vita, influenzando la composizione efficiente di sistemi stella-pianeti-asteroidi.
La “console” del giocatore ospita carte-abilità e sono collocate parzialmente sotto la plancia, possono essere evolute con un’azione dedicata. La prima evoluzione “flippa” la carta per rendere visibile il bonus base, la seconda evoluzione la “gira” per rendere attivo il bonus avanzato, creando potenziamenti legati alle azioni principali.
Creare il tuo Universo
La parte più soddisfacente arriva quando iniziate a dare forma al vostro sistema solare. Prendi tessere pianeta, ci piazzi sopra i biomi adatti, magari qualche asteroide per aggiungere nuovi “tag” degli elementi (acqua, radiazioni, carbonio, calore). Poi passi al livello successivo utilizzando le carte Vita. Inizi con i batteri, che ti permettono di sviluppare le piante, che a loro volta aprono la strada alle creature animali. È una catena evolutiva che ha un suo senso tematico e si traduce in una progressione percepita durante la partita.
Le carte Vita chiedono determinate condizioni, e gli elementi necessari possono arrivare dal pianeta o dalla stella associata o dagli asteroidi collegati. Una stella vale per due pianeti, perché i suoi simboli vengono condivisi da tutti i pianeti del sistema, mentre quelli di un pianeta restano confinati lì. Quindi piazzare la stella giusta nel posto giusto può cambiare parecchio quello che avete a disposizione.
Su ogni pianeta ne possono stare al massimo tre di carte Vita, e non potete superare le cinque unità per ciascun tipo di vita.

La Corsa agli Achievement e il Fine Partita
Gli Achievement sono obiettivi pubblici che offrono un bel gruzzolo di punti a chi li completa per primo (ad esempio, avere 6 creature in totale). Il gioco entra nella sua fase finale quando vengono raggiunti due di questi obiettivi caratterizzati da una coccarda rossa e possono riguardare il raggiungimento della fine di uno dei tracciati punti oppure il numero massimo di forme di vita.
A quel punto si termina il round in corso, se ne gioca un altro completo e poi si passa al conteggio finale.
Il gioco non ha un numero fisso di round, ma finisce quando i giocatori spingono abbastanza sull’acceleratore raggiungendo due grossi obbiettivi. È una corsa contro il tempo e contro gli avversari.
III. Impatto e prime impressioni
Entropy ci ha messo alla prova sia in sfide a 4 che in 3 giocatori. Il primo impatto è un sovraccarico informativo che ci ha intimoriti per le troppe icone, troppe variabili, un regolamento che non si può memorizzare senza accumulare esperienza sul tavolo. Non è un gioco che si “impara” in dieci minuti ma è un titolo che richiede dedizione. Inquadrate questa complessità non come un limite del gioco, bensì come una caratteristica distintiva destinata a un pubblico di giocatori navigati.
Diego, il mio punto di riferimento come giocatore german esperto, concorda che la sensazione iniziale è quella di un puzzle di precisione, dove la bellezza del sistema rischia di essere oscurata dalla fatica necessaria per comprenderlo. Per apprezzarlo dovete superare questa barriera d’ingresso.


Sensazioni di gioco
La soddisfazione maggiore è arrivata dall’incastro delle azioni e abilità, dove ogni azione se ottimizzata può innescare una reazione a catena di azioni secondarie. Per esempio la creazione della Vita può attivare la carta-abilità che a sua volta attiva la ricompensa dei biomi.
Tutto questo lo dichiaro chiaramente, chiede attenzione! Tanta. In quattro giocatori i tempi morti possono farsi sentire parecchio, non tanto per la durata della partita in sé, quanto per il tempo che passa tra una vostra decisione e la possibilità di tornare a metterci mano. Mentre gli altri stanno ancora risolvendo il proprio puzzle, aspettare diventa parte della fatica della serata.
L’interazione fra giocatori è indiretta, ma può risultare “fastidiosa” e condizionare la pianificazione. “Condividere caselle” sulla rondella ha condizionato pesantemente le scelte perché vedere un avversario occupare lo spazio che avevi pianificato costringe a ricalibrare la strategia.
Da un lato la rondella regala un’interazione niente male, perché gli altri possono davvero intralciare le vostre mosse, dall’altro, il resto della partita resta parecchio vicino al solitario di gruppo.
È un titolo che premia chi sa leggere in anticipo le mosse altrui, che di contro introduce ad un altro punto a sfavore: la leggibilità del tavolo.
Nonostante le dimensioni ridotte dei singoli componenti, lo sviluppo del sistema solare occupa una superficie significativa che rende l’area di gioco caotica. Aggiungiamo che le dimensioni minute di simboli e carte rende arduo monitorare l’evoluzione delle plance avversarie. Personalmente mi è capitato più volte di concentrarmi talmente tanto sul mio sistema da perdere di vista quello degli avversari. Questo isolamento tattico comporta il rischio di non accorgervi in tempo che qualcuno sta preparando una combinazione capace di portare parecchi punti nel finale. È capitato anche a noi di arrivare al round finale senza essere pronti.
Aggiungo le informazioni importanti per valutarlo:
- Scalabilità: Il gioco si comporta come un solitario di gruppo. Che siate in due o in quattro, il puzzle rimane sostanzialmente lo stesso e la competizione è tutta sulla corsa agli obiettivi, non sul conflitto diretto. Rende meglio in 3, soprattutto perché contiene i tempi di attesa.
- Longevità: Qui risiede un limite. Dopo una manciata di partite, il menù degli obiettivi e le dinamiche del mercato diventano prevedibili. Si smette di “scoprire” e si inizia a giocare di fino, il che è gratificante per i puristi, ma potrebbe stancare chi cerca una variabilità infinita.
- Modalità Solitario: Discreto. Se cerchi un gestionale che ti lasci in pace, dove il silenzio è rotto solo dal rumore dei tuoi pensieri e dal piazzamento dei token, Entropy in solitario è un esercizio di meditazione contabile che può piacere.

IV. Conclusioni
Tirando le somme, il trio delle meraviglie ha confermato le aspettative. Entropy è un titolo che gioca in quel campionato di cui parlavo all’inizio, ma resta un gioco con un pubblico abbastanza preciso.
È un’opera di ingegneria ludica che richiede dedizione. Se cercate un’esperienza che vi accompagni per mano, lasciate perdere. Qui bisogna mettere in conto qualche partita di assestamento prima che tutto cominci a girare.
Gli spigoli ci sono e non è tutto perfetto. La gestione dei componenti richiede un po’ di tempo per il setup, il tavolo diventa presto un caos di token e la leggibilità delle plance avversarie rischia di sottrarvi energie. Spesso ci si ritrova a giocare in isolamento, quasi per necessità, per non perdere il filo del proprio motore.
Ma una volta entrati nel meccanismo, quello che resta in mano è un eurogame di grande precisione dove la rondella funziona benissimo, il sistema di sviluppo offre tantissime possibilità e regala una soddisfazione genuina quando riuscite finalmente a collegare stelle, pianeti, asteroidi, biomi e forme di vita esattamente come li avevate immaginati.
All’inizio vi lascia parecchio soli davanti a un mucchio di icone e vi dice arrangiatevi. Però si è guadagnato un posto nella mia collezione.
Entropy è esattamente quel silenzio sul nostro tavolo di cui ogni tanto abbiamo bisogno.
Cercate un’esperienza di un valido eurogame che vi lasci in pace? Datevi allora una possibilità come designer del cosmo.
Si ringrazia l’editore per la copia review
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