Fabio (Pinco11)
PAPYRIA PRIME IMPRESSIONI
Bernd Eisenstein è uno degli autori che appartengono alla bella tradizione della Essen di una decina (se non quindicina) di anni fa, che era quella della presenza di un buon numero di case editrici ‘one man show’, nella quali l’editore è anche ideatore dei titoli pubblicati (a volte anche grafico ed assemblatore delle scatole ..). Di suo avevo giocato il Peloponnes con il quale aveva aperto la sua casa, così come poi ho sperimentato numerosi dei titoli seguenti, tra i quali vi ricordo qui gli ottimi Pandoria e Discordia .

A questo giro al loro stand ho trovato Papirya, peso medio edito dalla sua Iron Games nel quale ci troviamo nella Mesopotamia del 1500 AC, che esploreremo con viaggiatori e navi, alla ricerca di scoperte, sviluppando miniere e costruendo templi e città. La difficoltà è stimata su BGG in 2.89 su base 5, quindi poco sopra uno Stone Age (2.46 ). Le meccaniche sono quelle del piazzamento lavoratori e tessere, nel contesto di un movimento a rotella.
PAPYRIA IN POCO
Al centro del tavolo troviamo il tabellone sul quale andremo a muoverci, il quale riproduce, in sostanza, due rondelle concentriche, ciascuna composta da una dozzina di spazi. In ognuno dei due ‘cerchi’ (appiattiti) ogni giocatore colloca un pedone ed una nave.
L’idea del gioco è quella che al proprio turno il giocatore muova uno dei due segnalini, andando a svolgere due delle tre azioni consentite in quello spazio: per la nave sarà possibile prelevare uno dei gettoni punteggio ed attivarlo, svolgendo nel contempo una delle altre due azioni presenti, mentre il viaggiatore svolge sempre le due azioni che raggiunge.

Tra le cose da fare abbiamo il prelevare una tessera paesaggio, che si va a prelevare e piazzare di fronte a se, creando un classico paesaggio, fatto di fiumi, montagne, boschi, ecc.., così come si possono costruire edifici (templi, città e miniere) su di esso, produrre risorse (pietre e papiri) e così via. Nel contempo, ogni volta che si passano punti chiave del percorso, è possibile spendere risorse per ottenere bonus speciali.
Da notare è che durante la partita è necessario non solo conquistare punti, ma anche avanzare nel percorso ‘conoscenza’, che fissa il numero massimo di punti che sono ottenibili da ogni singola azione di ‘scoring’.
A fine partita ha poi luogo la classica resa dei conti, con attiribuzione dei punti finali.
COME SI PRESENTA PAPYRIA
La componentistica di colloca nel range del classico ‘adatto allo scopo’, con materiali di discreta qualità, a partire dal tabellone di cartoncino spesso, passando per le tessere alla ‘Carcassonne’, per chiudere con i vari segnalini in legno, di dimensioni generose. La grafica è colorata il giusto, anche se non esageratamente fantasiosa, ma ha il pregio di non confondere il colpo d’occhio e la iconografia risulta abbastanza intuitiva.
L’ambientazione non è di quelle troppo sentite, rivestendo fini meramente cosmetici.

COME GIRA
Bene, gira questo Papyria. Devo riconoscere che, messo sul tavolo, è risultato una gradevole sorpresa agli occhi di tutti i miei commensali che lo hanno provato, giustificando l’ottimo 7.8 del quale è accreditato su BGG mentre scrivo.
L’impianto di base, pur non banale, risulta infatti piuttosto lineare e si spiega tutto sommato abbastanza rapidamente, facendo leva sul fatto che si è chiamati a prelevare ed assemblare tessere, andando poi a costruire su di esse diversi edifici.
Un poco più complesso risulta invece il metabolizzare le logiche dei punteggi e solo giocando si comprende come funziona il tutto, dovendo i giocatori costruire prima un piccolo ‘motore’ in almeno un paio di ambiti ed andando poi a prelevare le tessere punteggio che premiano le categorie nelle quali si è scelto di svilupparsi.
I tempi di riflessione, poi, risultano contenuti, grazie al fatto che la scelta tra azioni è in genere (almeno nella prima parte della partita, quando non si vanno a spendere pietre per muoversi per più di due spazi) limitata.

SENSAZIONI
Il punto di forza di Papyria sta, a mio avviso, nella fluidità del tutto, visto che la partita tende a scorrere sufficientemente rapida, proponendo però il giusto range di scelte, tale da donare al tutto un buon spessore e quindi da consentire di cogliere i risultati di una efficace pianificazione.
Pur non contenendo nulla di esageratamente innovativo, la capacità dell’autore è stata quella di saper proporre il giusto mix di cose, senza perdersi in ogni ambito in troppi fronzoli.
Per fare degli esempi, abbiamo la logica del percorso a rondella che ha fatto la fortuna di Mac Gerdts , così come la costruzione di un paesaggio sul quale costruire poi cose, che ha caratterizzato il Resafa dello scorso anno, ma intorno c’è anche l’idea del ‘limitatore’ di punti ottenibili dal singolo scoring, che è elevabile solo salendo nell’apposito percorso, e quella dei gettoni che fanno scattare i punteggi in corso di partita.
La miscela risulta assai efficace e richiede applicazione per ottenere in ogni cosa il giusto bilanciamento, non risultando possibile concentrarsi solo di una cosa.
PARAMETRI VARI
La scalabilità, grazie ai vari setup che modulano i materiali sulla base dei giocatori, è buona, così come un elemento variabilità è introdotto dalla uscita casuale di gettoni punteggio e della distribuzione ad inizio partita delle tessere azione.
L’interazione di per se non sarebbe altissima, ma tra giocatori attenti è facile che si intervenga, dopo le prime partite, per prelevare gettoni punteggio che siano troppo vantaggiosi per gli avversari, per cui piccole cattiverie saranno più che realizzabili.

CONCLUSIONI
Papyria è un validissimo peso medio, che mescola con successo diverse meccaniche note (rondella, piazzamento tessere, gestione azioni), mescolando il tutto con l’aggiunta di piccole idee idonee a proporre un buon spessore, nel contesto di un titolo di difficoltà contenuta. Sicuramente da tenere in considerazione per la capacità di ingolosire anche i giocatori più esperti, tenendo il timer della partita entro limiti più che accettabili (normalmente nei 90′).
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