Circa un mesetto fa, durante un viaggio in aereo, ho visto un film molto particolare, che racconta una storia. Ma più che incentrarsi sulle persone, è incentrato su un luogo: una casa. Le persone sono come attori di una scena, anzi di una scenografia, che in fondo è il vero protagonista della storia, e tutto il resto si svolge attorno, o per meglio dire dentro. Sto parlando di Here, ultimo film del buon Robert Zemeckis.
Quel film ha suscitato in me molte riflessioni, la vita come metafora di un teatro, dove andiamo in scena pensando di essere gli unici e soli protagonisti, quando invece non siamo altro che minuscoli figuranti di un qualcosa di immensamente più grande, dove il nostro “battito d’ali” è funzionale e spesso fondamentale, ma rimane pur sempre un dettaglio se paragonato al tutto. L’universo se ne fotte di noi. E in fondo è un po’ la metafora di questa rubrica, con storie e pensieri che da sempre hanno accompagnato il mio hobby preferito. Sono successe cose, tante per la verità, in questi 7 anni di recensioni, e il tavolo è stato solo la scenografia di fondo, di un susseguirsi di avvenimenti, rapporti umani, gioie immense, eventi tragici, legami sciolti, presenze importanti e cataclismi planetari (eh sì, abbiamo vissuto pure quelli!). Narrando in maniera diretta o indiretta, tra le righe, tante di quelle storie, ho quasi avuto l’impressione di esserne il protagonista… ma, a ben vedere, la mia non è altro che una parentesi all’interno di un’enciclopedia, l’annaspare disperato di un minuscolo microorganismo che nuota nell’oceano. L’universo se ne fotte di noi.

SHACKLETON BASE: A JOURNEY TO THE MOON
Shackleton Base: a Journey to the Moon è un gioco euro competitivo di Fabio Lopiano e Nestore Mangone (la stessa coppia di Autobhan) per 1-4 giocatori, durata 60-120 minuti, edito nel 2024 da Sorry We Are French e localizzato nel 2025 da Ghenos Games.
Siamo di fronte a un titolo 100% euro di piazzamento lavoratori, ambientato su una base lunare nel cratere Shackleton, dove impersoneremo delle società di colonizzazione, che dovranno contribuire allo sviluppo della base, attraverso la costruzione di strutture, la produzione di energia (e tante altre risorse) e la partecipazione a vari progetti di colonizzazione.
Fin qui potremmo dire nulla di nuovo sotto al sole… sennonché Shackleton Base: a Journey to the Moon, insieme al recente SETI: Search for Extraterrestrial Intelligence, rappresenta il pioniere di un nuovo genere di giochi euro, che basano la propria peculiarità non tanto su meccaniche innovative, quanto più su un pool di meccaniche opzionali, che possono intervenire in maniera casuale, combinandosi tra loro e rendendo ogni partita diversa. Nel caso specifico, parliamo delle 7 super corporazioni (ne utilizzeremo 3 in ogni partita), ciascuna con azioni, meccaniche e modalità per far punti, diverse e molto ben caratterizzate e ambientate.

GRAFICA E MATERIALI
Io adoro questo stile grafico, un po’ retrò, un po’ futuristico, ma comunque serio e perfettamente legato e calato nell’ambientazione. Anche la paletta dei colori, che ha nel suo colore principale il “bianco lunare” abbraccia l’ambientazione, lasciando ai colori sgargianti dei moduli delle basi lunari e degli astronauti, il compito di orientare il giocatore.
In una parola, Shackleton Base: a Journey to the Moon è graficamente, a mio avviso, perfetto.
Dal lato dei materiali, troviamo un altro ottimo, anzi eccellente, lavoro, di questo piccolo editore francese. Plance dual layer, componenti in cartone spesso, scatoline personalizzate per ogni compagnia e i meeple degli astronauti in legno che sono semplicemente deliziosi. Complessivamente, è una scatola davvero zeppa di componenti, tutti utili e funzionali al gioco e tutti perfettamente riponibili grazie alle pratiche scatoline. Unico dettaglio (davvero minimale) che non ho capito, è l’assenza dei dischetti biadesivi per fissare le plance… ma a parte questo, siamo di fronte a un altro ottimo lavoro.

REGOLAMENTO
Shackleton Base: a Journey to the Moon si fonda su meccaniche direi note, pescando a piene mani nella ludografia classica (vedi piazzamento lavoratori, con specializzazioni), fondendo elementi tradizionali con aspetti più contemporanei e legati a precedenti giochi degli autori (mi viene in mente il cratere che riprende concetti di Merv e Sankoré).
Sostanzialmente, siamo di fronte a un piazzamento lavoratori, con specializzazioni (3) che permettono di potenziare le azioni. Il cratere non è altro che una grande griglia dove poter costruire le proprie strutture e sfruttare presenze e maggioranze, in righe e colonne, per ottenere vari bonus. Il cuore del gioco, piazzamento astronauti e costruzione della base lunare, viene quindi arricchito di volta in volta da vari moduli, derivanti dalle 3 compagnie scelte a caso in un pool di 7 (che sono certo sia destinato ad aumentare in futuro). Queste vanno da meccaniche tutto sommato abbastanza semplici, come utilizzo di risorse per ottenere ricompense, ad altre più complesse come spedizione di strutture su Marte o costruzione di un sistema di difesa della base lunare da un’imminente impatto di un asteroide.

IMPRESSIONI
Shackleton Base: a Journey to the Moon è esattamente il gioco che mi aspettavo: un eurogame corposo, complesso, ma ricco di possibilità, variabilità e profondità. Interazione tanta quanto basta per costringervi talvolta a rivedere i vostri piani, regala partite dal flavour sempre diverso, grazie alla combinazione casuale delle compagnie.
Un aspetto che a me piace tantissimo in questi giochi è quello legato alla costruzione su territorio comune delle proprie strutture, in grado di innescare corse alle posizioni migliori per sfruttare al massimo le meccaniche di maggioranze. Molto interessante anche il sistema delle numerosissime risorse (3 base e le altre legate alle compagnie), ciascuna con peculiarità e utilizzi per precisi, nonché modalità per ottenerla.
Anche il doppio utilizzo degli astronauti, lavoratori da una parte e potenziamenti alle proprie strutture dall’altra, aggiunge un bello strato di complessità che metterà alla prova le vostre meningi. A tal proposito, la raccomandazione che mi sento di fare è che Shackleton Base: a Journey to the Moon si rivolge sicuramente a un pubblico esperto e abituato a questo genere di giochi. L’intreccio di tutte le meccaniche e la difficoltà nel riuscire a fare punti senza sprecare azioni lo rendono davvero un piatto bello speziato, nonostante non vi sia alcuna ridondanza a mio avviso nelle meccaniche.
Infine, adoro questa nuova tendenza dei giochi con i “moduli” (tipo anche SETI), che sono convinto diventerà presto un elemento ricorrente per creare giochi che partono da meccaniche note per restituire mix sempre diversi. Tra le compagnie presenti, troverete ovviamente quelle più semplici e meno impattanti, e quelle più complesse e in grado di condizionare di più la partita. La cosa bella è che non potrete mai ignorarne neanche una e dovrete trovare il modo di farle fruttare tutte al meglio. Attenzione in particolare a “To Mars”, che vi costringerà a spostare molte delle vostre strutture sul missile in partenza per Marte, rimescolando continuamente le carte in tavola nel cratere.

IL SOLITARIO
Il solitario di Shackleton Base: a Journey to the Moon è una sfida contro un automa, regolato da un regolamento abbastanza corposo e da un mazzetto di carte (che riprende le meccaniche inventate da Automa Factory in Progetto Gaia e successivamente riprese anche da altri). Più che altro, oltre alle numerose opzioni da tenere in considerazione per svolgere le azioni, ogni volta dovrete fare i conti anche con le aggiunte delle 3 compagnie, che influenzeranno naturalmente anche il comportamento del vostro avversario automatizzato.
Il risultato è una sfida durissima anche a livelli più bassi, con una gestione dell’automa non sempre lineare e a tratti un pochino farraginosa. Alla fine niente di trascendentale e nessun dubbio nello svolgimento delle sue azioni, però non siamo al cospetto di un automa elegante e lineare. Forse lo avrei asciugato un po’ di più, rendendo i suoi turni più rapidi e snelli, lasciando al giocatore la maggior parte dell’attenzione alle proprie azioni, piuttosto che al regolamento di quelle dell’automa. Nel complesso è comunque un buon automa, perfettamente funzionante, molto sfidante e che permette di conservare il 100% del flavour di un gioco in più giocatori.

CONCLUSIONI
Grafica perfetta, produzione eccellente, regolamento chiaro, corposo e ricco di variabilità, grazie al sistema delle compagnie da aggiungere ad ogni partita (3 in un pool di 7).
Il target rimane quello dei giocatori esperti, in quanto l’intreccio delle meccaniche e la variabilità da una partita all’altra lo rendono un pelino ostico per chi non è abituato a eurogame di peso. Ciò nonostante, non ho rilevato nessun elemento ridondante e il mix gira alla perfezione in tutte le combinazioni che ho sperimentato (tante!). Il gioco regala profondità e scelte interessanti, in un ambiente piuttosto stretto e con interazione tarata su questo tipo di esperienza (presente ma non eccessiva)
Il solitario è una sfida molto ardua, sia dal punto di vista regolistico per la gestione dell’automa nelle varie configurazioni del gioco, sia dal punto di vista del punteggio. Ciò nonostante, riesce a mantenere intatto lo spirito del gioco ed è in grado di tenervi incollati per davvero tante partite.
Shackleton Base: a Journey to the Moon è uno dei migliori eurogame usciti negli ultimi anni (lo metto al pari di Darwin’s Journey per intendersi) e non vedo l’ora di sapere quando uscirà la prima espansione (perché uscirà… vero?!?).

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