
Colonna sonora consigliata per la lettura della presente: “Viva Las Vegas” Elvis Presley, 2’21” – 1964. Gli autori dicono: “La plancia è un prato”. Noi, educatamente, annuiamo, ma quegli spazi ben allineati e quei numeri grandi sui quadrifogli mi ricordano parecchio il display di una slot machine. Insomma, in Lucky Numbers, Las Vegas sembra più vicina di un prato fiorito.
Tempo di lettura della presente: superiore, ma non di molto, alla durata della suddetta canzone.
Lucky Numbers – Scatena la tua fortuna (Make your own luck!) è un astratto leggero nel quale la fortuna conta, ma la vera abilità consiste nel prepararsi alla sfortuna. Il gioco di Michael Schacht nasce nel 2012; quello arrivato sul mio tavolo è però la riedizione pubblicata da Tiki Editions nel 2020, ridisegnato da Christine Alcouffe e portato in Italia da manCalamaro. Insomma, Lucky Numbers aveva già otto anni quando è partito alla volta di Las Vegas per rifarsi il look. E adesso non resta da scoprire se, sotto tutti quei quadrifogli, si nasconda davvero il jackpot. Prima di tentare la fortuna, però, diamo un’occhiata a grafica e materiali: perché anche il casinò più piccolo ha bisogno della sua scenografia.
Materiali e Grafica
Quanto è convincente la scenografia di questo casinò che insiste nel dichiararsi un prato? Ebbene, Lucky Numbers punta su semplicità e immediatezza. I materiali sono essenziali, ma solidi: 80 segnalini-quadrifoglio in cartone spesso, suddivisi in quattro colori e numerati da 1 a 20; 4 plance giocatore, su griglia 4×4, spesse quanto i segnalini. Completano i materiali un regolamento di 4 pagine, quello per il solitario con 40 puzzle ed una carta con la variante “Gioca di Nuovo!” progettata da Bruno Cathala. Graficamente, Lucky Numbers è una via di mezzo tra un’agenda Moleskine ed un quadro di Mondrian: plance pulite, numeri grandi, colori pastello e pochissime sfumature. Lucky Numbers è bello da vedere sul tavolo quanto funzionale e senza distrazioni. Rimane, almeno per me, la sensazione di avere davanti una plancia-slot machine: dal punto di vista estetico è zen, dal punto di vista della giocabilità è Las Vegas. Esiste, inoltre, una versione deluxe fino a 5 giocatori, con componenti maggiorati e accorgimenti per giocatori ipovedenti, tra cui Braille e regole audio. La scenografia è pronta, dunque: non resta che tirare metaforicamente la leva e scoprire come funziona questa strana slot machine senza monete.

Come si gioca
Ad inizio partita, ogni giocatore prende una plancia, mentre i 20 segnalini-quadrifoglio del proprio colore vengono mescolati coperti al centro del tavolo. Ognuno ne pesca 4 e li dispone, in ordine crescente, sulla diagonale della propria griglia 4×4. Restano così 12 spazi da riempire. Al proprio turno si pesca un quadrifoglio coperto al centro del tavolo oppure uno scoperto, quindi lo si colloca in uno spazio libero oppure al posto di uno già presente. In quest’ultimo caso, il quadrifoglio sostituito viene lasciato scoperto al centro del tavolo e diventa disponibile per tutti. La regola da rispettare è una sola: numeri sempre in ordine crescente, da sinistra a destra e dall’alto in basso. Vince chi completa per primo la propria griglia; se terminano i quadrifogli coperti, prevale chi ha meno spazi vuoti. Il regolamento propone anche una preparazione alternativa e una modalità torneo. La variante “Gioca di nuovo!” di Cathala concede, invece, un turno aggiuntivo quando si crea una diagonale adiacente di due quadrifogli con lo stesso numero, con la possibilità di concatenarne più di uno. Il solitario, introdotto con la riedizione Tiki, propone infine 40 puzzle da completare entro un numero prestabilito di mosse, riordinando righe e colonne: più rompicapo che partita contro un automa. Le regole, insomma, stanno tutte qui. Ma, come a Las Vegas, conoscere le regole del tavolo non significa ancora sapere quando puntare.
L’Esperienza di Gioco
A Las Vegas tutti sperano nel colpo di fortuna. In Lucky Numbers, invece, conviene imparare a sopravvivere alla sfortuna. Dopo poche partite mi sono accorto che il gioco non consiste tanto nell’aspettare il numero perfetto, quanto nel preparare la propria griglia affinché anche quello sbagliato possa trovare casa. Lasciare abbastanza spazio tra due valori, evitare di chiudersi troppo presto una riga o una colonna, decidere quando sostituire un quadrifoglio. Dietro regole quasi elementari si nascondono tante piccole scelte. Certo, la fortuna rimane seduta al tavolo con noi e qualche volta bara pure. Può capitare di aspettare per turni quel benedetto numero che non arriva, mentre un avversario pesca esattamente ciò che gli serve. Ma è proprio questa incertezza a dare ritmo alla partita e a rendere soddisfacente trasformare una pesca infelice in una soluzione possibile. Lucky Numbers non ti chiede di essere fortunato: ti chiede di lasciare abbastanza porte aperte quando la fortuna decide di guardare dall’altra parte. E il bello è che, cambiando il numero di giocatori, cambia anche quanto possiamo permetterci di affidare il nostro destino alla dea bendata.

Come Scala
Dopo decine di partite su BGA – e una discreta quantità di batoste, soprattutto contro i mostri che popolano l’Arena – ho scoperto a mie spese quanto Lucky Numbers sia meno banale e meno dipendente dalla fortuna di quanto sembri. In due la partita è stretta, ma più controllabile: esistono solo due copie di ogni numero e tenere d’occhio ciò che è già uscito diventa parte del gioco. L’allenamento paga parecchio e, contro un avversario esperto, una griglia gestita male diventa presto quasi impossibile da recuperare. Eppure ho perso la maggior parte di quelle partite continuando a divertirmi: sono tese, brevi e spesso aperte fino agli ultimi turni. Al tavolo ho ritrovato le stesse sensazioni. In tre e quatto aumentano le copie di ciascun numero, ma anche l’imprevedibilità – compresa la possibilità di pescare più volte proprio quell’1 che non sappiamo ormai dove mettere. Esclusa la prima partita con spiegazione, raramente abbiamo superato i 5-6 minuti effettivi per giocatore. Tra tutte le configurazioni, ho preferito quella in tre, che mi è sembrata offrire il miglior equilibrio tra controllo e alea. Molto apprezzate al tavolo anche la preparazione alternativa di Schacht, che permette di costruire progressivamente la diagonale iniziale rischiando di combinare guari ancora prima di cominciare e la variante di Cathala, soprattutto per la soddisfazione di concatenare più turni. Insomma, cambiano i giocatori e cambiano le probabilità, ma la tentazione di concedersi subito un’altra partita rimane sempre la stessa. Dopo tante puntate, qualche colpo di fortuna e molte più sconfitte di quante vorrei ammettere, è arrivato il momento di lasciare il tavolo e fare i conti col banco.

Conclusioni
Alla fine, il Banco ha vinto: Lucky Numbers rimane sul mio tavolo. È rapido da spiegare, ancora più rapido da giocare e abbastanza intelligente da non esaurirsi dopo poche partite. La fortuna c’è, naturalmente, e qualche pesca particolarmente infelice può decidere di metterci i bastoni tra le ruote; ma l’esperienza conta molto più di quanto le semplicissime regole lascino immaginare. A questo aggiungerei materiali solidi, una buona modalità solitario e due varianti che, per quanto mi riguarda, migliorano ulteriormente l’offerta. Lo consiglierei senza esitazioni a chi cerca un filler competitivo, immediato e adatto anche a giocatori occasionali, purché sia disposto ad accettare una buona dose di alea. Meno indicato, invece, per chi pretende il controllo assoluto e considera ogni pesca fortunata dell’avversario un affronto personale. Per una volta, quindi, possiamo anche credere agli autori: quello sulla plancia sarà pure un prato. Ma dopo decine di partite, io continuo a vederci Las Vegas. E, come cantava Elvis, Viva Las Vegas!
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