C’è stato un tempo in cui andavo letteralmente matto per i giochi di destrezza.
Il primissimo nome che mi viene in mente è il caro vecchio Shangai, con quel piacere di lasciare cadere le stecche e vedere come si incastravano tra loro. Crescendo, però, devo ammettere che i miei gusti si sono evoluti e raffinati (anche se qualcuno avrebbe da ridire su questo punto): sono stato sempre più attratto dai giochi capaci di colpirmi per la loro bellezza una volta intavolati. E ammettiamolo, questo desiderio di estetica e cura dei materiali molto spesso non andava affatto d’accordo con i giochi di abilità manuale. Poi, sulla mia tavola, è comparso questo gioco: Orcs Up! ed è riuscito nell’impresa di fondere armoniosamente la gioia infantile del costruire (e del distruggere) una torre con una bella presenza scenica.
Eppure unire l’estetica a una meccanica di impilamento non è affatto un’impresa facile. La sensazione che restituisce fin dai primi minuti di gioco però è esattamente quella di cercare di coordinare una truppa scalmanata e maldestra verso una meta forse troppo ambiziosa per le loro reali capacità.

Panoramica e ambientazione
A livello tematico, ogni giocatore guida una banda di orchi goffi e rumorosi che tenta impavidamente di scalare le mura del castello. L’ambientazione è comica, caciarona e volutamente sopra le righe: durante l’assedio i massi volano, le costruzioni traballano vistosamente e gli orchi finiscono spesso a testa in giù. Lo scopo finale è dimostrare che solo la squadra di orchi più astuta (o più fortunata) riuscirà a conquistare la vittoria. Per farlo, i giocatori dovranno accumulare punti posizionando i propri orchi il più in alto possibile sulle mura a fine partita, ottenendo fino a 5 punti per la fascia più alta, e accumulando vantaggi attraverso le cadute altrui.

Componenti e qualità dei materiali
Prima di addentrarci nell’unboxing di Orcs Up!, è doveroso fare un plauso alle menti che hanno creato questo gioco: il game design è firmato da Sara Valentino e Luca Bellini , mentre la veste grafica e le divertenti illustrazioni portano la firma della stessa Sara Valentino.
Il colpo d’occhio, una volta aperta la scatola, è notevole e l’unboxing è esso stesso parte dell’esperienza. L’elemento più geniale è sicuramente la plancia Castello, che si monta incastrando le alette posteriori attraverso appositi tagli direttamente sul fondo della scatola rendendo la confezione un elemento architettonico e funzionale del gameplay (nonchè il bellissimo fondo con la grafica funzionale all’ambientazione). A corredo troviamo 30 robusti pezzi Assedio in legno suddivisi in 6 forme differenti , 50 simpaticissime pedine Orco , e un grosso Masso tondo speciale. Non mancano carte Assedio, carte Masso, gettoni Eroe e carte Infermeria. I materiali in legno restituiscono un feeling tattile eccellente e l’artwork cartoonesco smorza con un sorriso la frustrazione dei crolli improvvisi (spesso, ma non solo, per mano altrui).
Richiede unicamente la propensione a non prendersi sul serio e ad accettare l’inevitabile distruzione dei propri piani…e delle proprie torri.

Come si gioca
Il turno è snello e immediato, ideale per non spezzare il ritmo al tavolo. Nel proprio turno, il giocatore attivo deve semplicemente giocare una carta dalla propria mano e usare il pezzo indicato su di essa. In pratica, si preleva dalla riserva il pezzo “Assedio” della forma corrispondente e lo si piazza con delicatezza sulla plancia Castello, appoggiandolo sulla base o sopra ad altri pezzi e pedine già presenti. Completata la costruzione, è obbligatorio piazzare una propria pedina Orco a diretto contatto con il pezzo appena giocato (sopra, sotto o lateralmente).
Ovviamente, la fisica è una maestra crudele. Se il pezzo che state piazzando cade rovinosamente durante l’operazione, perdete il diritto di piazzare il vostro Orco in quel turno. E se per caso, in un impeto di sbadataggine, fate crollare i pezzi avversari? Gli orchi nemici caduti finiscono dritti sulla vostra carta Infermeria , un errore che pagherete caro, dato che regalerete un gettone Eroe (che vale punti) a ogni giocatore danneggiato.
L’esperienza giocando
Al tavolo, l’esperienza di Orcs Up! è un mix di silenzi da operazione a cuore aperto e boati di risate e imprecazioni. Ma c’è una sfumatura psicologica che eleva l’esperienza: a un certo punto emerge un piacere sottile, quasi inconfessabile, nell’essere autenticamente “bastard inside“.

Grazie alle carte apposite, potete decidere di usare il Masso: lo si prende e lo si lascia cadere dall’alto della plancia Castello. Far cadere gli orchi nemici vi permette di conservare quelle pedine sulla carta giocata, e ognuna vi frutterà un prezioso punto a fine partita. Lo lanci sapendo perfettamente che l’impatto potrebbe far ruzzolare via anche i tuoi stessi orchi, che mestamente torneranno nella tua riserva, ma vedere quell’orchetto avversario piazzato spavaldamente lassù in cima che cade giù senza pietà… beh, valeva proprio la pena!

L’interazione è quindi ferocemente diretta, fisica ed emotiva, annullando i tempi morti.
Meccaniche e altro
Dal punto di vista delle meccaniche, con Orcs Up! siamo di fronte a un solido gioco di destrezza governato da una leggera gestione della mano. I giocatori pescano carte da un mazzo comune, il che introduce un elemento di fortuna: potreste trovarvi con in mano le forme meno adatte per la situazione architettonica attuale. Tuttavia, la manualità sovrasta nettamente la fortuna.
Dovrete adattarvi turno per turno alla precaria torre costruita collettivamente. La rigiocabilità è fisiologicamente altissima, tipica dei giochi di destrezza o giochi light in generale; l’unico vero limite risiede nella natura stessa del gioco, poiché sessioni prolungate potrebbero portare velocemente a stancarvi, rendendolo ideale per partite mordi-e-fuggi piuttosto che per intere serate.. Per quanto riguarda la scalabilità, il gioco riduce intelligentemente il numero di pedine Orco a disposizione in base al numero di giocatori, garantendo una durata equilibrata, anche se rende il suo meglio nel caos affollato di una partita a 4 o 5 partecipanti.

A chi potrebbe piacere ?
Siamo nel territorio dorato dei pesi leggeri e dei giochi introduttivi (“gateway”). È la quintessenza del “family game” che unisce genitori e figli in una competizione ad armi pari. Tuttavia, è anche un superbo riempitivo (filler) per i gruppi di gamer incalliti, perfetto per chiudere una serata all’insegna delle risate dopo aver fuso i neuroni su cinghiali german di tre ore.
Richiede unicamente la propensione a non prendersi sul serio e ad accettare l’inevitabile distruzione dei propri piani… e delle proprie torri.
Alla fine…
Orcs Up! riesce in un piccolo miracolo ludico: sdoganare il gioco di destrezza a chi cerca il piacere di vedere materiali bellissimi sul tavolo. È un titolo che si spiega in due minuti ma che garantisce aneddoti memorabili a fine partita. Se vi manca un gioco capace di risvegliare l’istinto dispettoso e la risata spontanea, pur vantando una presenza scenica, fate spazio sui vostri scaffali per questi maldestri orchi assedianti. Un piacevole light game per avviare e/o concludere una serata all’insegna dei giochi.
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.
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